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	<title>Bruno Bonassi, Autore presso Deltaindex</title>
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	<description>Business a misura di talenti</description>
	<lastBuildDate>Thu, 18 Jun 2026 15:56:52 +0000</lastBuildDate>
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	<item>
		<title>Banca d’Italia: «Lavoro record ma i giovani restano ai margini del futuro»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:56:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
		<category><![CDATA[IN RISALTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Il rapporto annuale della Banca d’Italia sulla Lombardia certifica numeri di occupazione mai visti prima. Ma scavando nei dati emerge un paradosso che le imprese non possono ignorare: i giovani crescono quasi soltanto nei servizi ad alta conoscenza.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Il tasso di disoccupazione in Lombardia nel 2025 ha toccato il 3,0%, ai minimi storici. Il tasso di occupazione ha raggiunto il 69,6%. Sul paper, non c’è nulla da temere. Eppure la <b>Banca d’Italia</b> segnala una crepa strutturale che chi si occupa di capitale umano non dovrebbe sottovalutare: la disoccupazione tra i 15 e i 24 anni resta al 10,9%, quasi quattro volte il valore medio regionale. E quattro contratti a termine su dieci riguardano lavoratori under 25. <b>Per molti giovani l’ingresso nel lavoro non è un approdo stabile</b>: è una sequenza di contratti a scadenza, con tutto ciò che comporta in termini di progettazione del futuro.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Il calo silenzioso della partecipazione</h3>
<p class="position2"><span style="font-size: 16px;">Uno dei dati più significativi è anche uno dei meno citati. Tra il 2009 e il 2025, il tasso di partecipazione al mercato del lavoro della fascia 15-34 anni è sceso dal 65,5% al 55%. Dieci punti in sedici anni. Per le aziende che si chiedono perché il bacino di candidati giovani si sia assottigliato, questa è una parte della risposta: non è solo demografia. Quei giovani ci sono, ma una fetta ha smesso di presentarsi alla porta. Se le condizioni di ingresso &#8211; contratti precari, retribuzioni iniziali basse, percorsi di crescita poco leggibili &#8211; non bastano a convincerli, scelgono altro.</span></p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Dove crescono i giovani: solo nei KIS</h3>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="46479">L’occupazione giovanile in Lombardia tra il 2014 e il 2024 è cresciuta quasi esclusivamente nei servizi ad alta intensità di conoscenza (KIS &#8211; Knowledge-Intensive Services). Nei settori manifatturieri tradizionali e nel commercio, i giovani sono diminuiti o fermi. Questo ha due letture. I giovani si concentrano nei settori che creano più valore. Ma i settori con più bisogno di ricambio generazionale &#8211; inclusa la manifattura lombarda, che vale il 21% del prodotto interno lordo regionale &#8211; non riescono ad essere percepiti come destinazioni appetibili. Il rapporto lo dice chiaramente: sarà decisivo che agli investimenti in tecnologie avanzate si accompagni la capacità di attrarre e trattenere giovani talenti.</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Il nodo salariale</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Le retribuzioni sono cresciute del 3,5% nel 2024 in termini nominali. Ma in termini reali i salari medi lombardi nel 2023 erano ancora inferiori dell’1,4% rispetto al 2008. Quindici anni di crescita nominale non hanno compensato la perdita di potere d’acquisto. Circa metà dei lavoratori under 35 con contratto a tempo pieno guadagna meno di 30.000 euro lordi all’anno. A Milano, il canone medio di affitto ha raggiunto 17,3 euro al metro quadro: per 75 metri quadri assorbe oltre il 30% del reddito netto medio, la soglia di sostenibilità convenzionalmente accettata. La Generazione Z fa i conti, eccome. Un’azienda che si limita a offrire lo stipendio di mercato senza costruire intorno ad esso un progetto credibile di crescita, welfare e stabilità sta perdendo la partita prima ancora di iniziarla.</p>
</div>
<div id="scroll4" class="article-body">
<h3>Formazione e intelligenza artificiale</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il 28% delle aziende industriali lombarde ha già adottato soluzioni di intelligenza artificiale, e un ulteriore 11% prevede di farlo entro fine 2026. Ma Banca d’Italia nota che solo una minoranza le integra davvero nei processi produttivi. Questo ritardo ha un risvolto diretto sul capitale umano: la Generazione Z, prima generazione digitale nativa, si trova a disagio in ambienti dove la tecnologia è ancora marginale. Le imprese che investono in AI e formazione continua diventano più attrattive per i candidati qualificati e costruiscono un argomento potente anche sul fronte della retention.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>I numeri della Banca d’Italia, letti attraverso la lente del capitale umano, consegnano un messaggio preciso alle imprese: il mercato del lavoro lombardo è formalmente in salute, ma nasconde squilibri generazionali che non si risolvono da soli. Chi si muove con strumenti ordinari &#8211; un annuncio, un colloquio, uno stipendio di mercato &#8211; compete in campo affollato per una risorsa sempre più scarsa. Chi costruisce un’offerta strutturata si posiziona in modo radicalmente diverso.</p>
</div>
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		<title>VIDEO &#8211; Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «Le imprese cercano l’IA. Ma le persone restano la vera priorità»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:58:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Elisa Zambito Marsala (Intesa Sanpaolo) commenta i dati raccolti da «Look4ward»: «Le aziende cercano profili sull’IA, ma le soft skill sono diventate la prima priorità del mercato del lavoro».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/le-imprese-cercano-lia-ma-le-persone-restano-la-vera-priorita/">VIDEO &#8211; Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «Le imprese cercano l’IA. Ma le persone restano la vera priorità»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Dall’osservatorio Look4ward &#8211; nato nel 2023 con l’Università Luiss Guido Carli e gestito da Intesa Sanpaolo &#8211; arriva una fotografia nitida e in parte sorprendente del mercato del lavoro italiano. Le imprese cercano competenze sulle nuove tecnologie, intelligenza artificiale compresa. Ma non è lì che si gioca la partita più importante.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2"></div>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Emerge una necessità di avere profili competenti sulle soft skill», spiega Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo. Personalità forti, pensiero critico, affidabilità etica, lavoro di squadra, costruzione di alleanze. Non attributi accessori: competenze prioritarie, sempre più richieste da un mercato che cambia in modo rapido e continuo.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il quadro che emerge da Look4ward identifica due livelli di fabbisogno. Il primo è tecnico-verticale: le imprese cercano profili formati sulle nuove tecnologie, sull’intelligenza artificiale, su business che fino a pochi anni fa non esistevano e per i quali si attinge oggi al mercato internazionale. Il secondo livello &#8211; e qui sta il nodo &#8211; è quello delle competenze trasversali. Non come complemento al profilo tecnico, ma come requisito autonomo, spesso dirimente.</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure class="zoom-gallery new libera left">
<p><figure style="width: 265px" class="wp-caption alignleft"><a title="Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/le-imprese-cercano-lia-ma-le-persone-restano-la-vera-priorita_ddee4d98-68a6-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_2879.jpg" data-credits="Gian Vittorio Frau" data-title="Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="lozad" title="Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/le-imprese-cercano-lia-ma-le-persone-restano-la-vera-priorita_ddee4d98-68a6-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_2879_v3_medium_libera.jpg" alt="Le imprese cercano l’IA. Ma le persone restano la vera priorità" width="265" height="398" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/le-imprese-cercano-lia-ma-le-persone-restano-la-vera-priorita_ddee4d98-68a6-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_2879_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo (Foto di Gian Vittorio Frau)</figcaption></figure></figure>
</div>
</div>
<p class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="24805">I dati dell’Osservatorio Delta Index raccontano la stessa traiettoria dal lato delle imprese del territorio. Nella dimensione «Selezionare» del Report Delta Index, il punteggio medio delle aziende analizzate nella gestione del processo di selezione si ferma a 2,71 su 5. Un dato basso, che si spiega con una struttura ancora prevalentemente basata sul colloquio standard. Solo 18 aziende su quelle monitorate dichiarano di adottare attività integrative &#8211; simulazioni, prove on the job, valutazione strutturata delle competenze trasversali &#8211; con il coinvolgimento diretto delle aree aziendali interessate. Le altre si fermano prima. Sanno cosa cercano. Non sempre sanno come cercarlo.</p>
<div class="article-body">
<p>È un cambio di prospettiva che molte aziende faticano a tradurre in pratica. La selezione tradizionale tende a concentrarsi sulle competenze dichiarate, sui titoli, sulle esperienze pregresse misurabili. Le soft skill si dichiarano rilevanti nei colloqui, ma raramente diventano il criterio di valutazione centrale. Il Report Delta Index individua qui uno dei cortocircuiti più frequenti: le piccole e medie imprese spesso cercano queste qualità, ma faticano a riconoscerle durante il colloquio. E i giovani, dal canto loro, faticano a raccontarsi su questa dimensione perché non sono stati sufficientemente allenati a farlo.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il tema tocca anche la formazione. Non è un problema che si risolve solo dentro le mura aziendali. «L’allenamento sulle soft skill deve avvenire il prima possibile, già nei primi anni di scuola», ricorda Zambito Marsala. Chi non inizia presto non sviluppa quella struttura che poi aiuta, in modo istintivo, ad affrontare la complessità. Un ragazzo che arriva sul mercato del lavoro con una laurea ma senza quella struttura &#8211; senza capacità di decidere, di costruire relazioni, di gestire l’incertezza &#8211; incontra un mercato che non sa dove metterlo.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>La dimensione «Formare» del Report Delta Index conferma questa lettura. Il punteggio medio delle aziende sulla capacità di trasmettere soft skill e competenze procedurali in ingresso è 2,8 su 5. Le micro e piccole imprese &#8211; quelle con meno di 50 addetti &#8211; sono le più esposte: meno struttura, meno risorse dedicate, meno tempo. Eppure sono proprio quelle che, nel tessuto produttivo del Nord Italia, assorbono la quota maggiore di giovani in ingresso.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Sul fronte dell’intelligenza artificiale, il messaggio che arriva da Look4ward è chiaro: l’IA non è un sostituto delle persone, è uno strumento che le persone devono saper governare. E per governarla serve esattamente ciò che l’algoritmo non possiede: spirito critico, capacità relazionale, giudizio etico. Le aziende lo sanno. Il sistema formativo sta ancora capendo come rispondere.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/le-imprese-cercano-lia-ma-le-persone-restano-la-vera-priorita/">VIDEO &#8211; Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «Le imprese cercano l’IA. Ma le persone restano la vera priorità»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>VIDEO &#8211; Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «La Gen Z? È uguale per Intesa Sanpaolo e per le Pmi della Lombardia»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/video-elisa-zambito-intesa-sanpaolo-la-gen-z-e-uguale-per-intesa-sanpaolo-e-per-le-pmi-della-lombardia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 14:05:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Per Elisa Zambito Marsala, manager ai vertici di Intesa Sanpaolo, grande banca e piccola impresa incontrano la stessa Generazione Z. Cambiano i contesti. Non cambiano le domande.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-elisa-zambito-intesa-sanpaolo-la-gen-z-e-uguale-per-intesa-sanpaolo-e-per-le-pmi-della-lombardia/">VIDEO &#8211; Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «La Gen Z? È uguale per Intesa Sanpaolo e per le Pmi della Lombardia»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è una domanda che sembra semplice ma non lo è: la Generazione Z incontrata da una grande banca sistemica è la stessa che incontra ogni settimana una piccola impresa manifatturiera della Lombardia? La risposta, per chi lavora sul campo, potrebbe sorprendere.<br />
Elisa Zambito Marsala guida la Direzione Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo, il gruppo bancario più grande d’Italia, ed è tra i principali artefici di «Build Your Future», il programma che ha incontrato in presenza oltre 35.000 studenti delle superiori e delle università. L’Osservatorio Delta Index, attraverso Skillherz, ne incontra altri 20.000, prevalentemente nelle piccole e medie imprese del Nord Italia. Numeri simili, contesti opposti. E la risposta di Zambito Marsala è: assolutamente la stessa generazione.<br />
Una generazione che vuole capire il mondo<br />
Ciò che emerge dall’osservatorio di una banca sistemica è una generazione che non chiede rassicurazioni, ma ispirazione. Una generazione che vuole capire dove sta andando il mondo, che ha bisogno di essere messa di fronte ai grandi trend trasformativi, dalla digitalizzazione accelerata dall’intelligenza artificiale alla blue economy, dai fondali marini alla space economy, dalla global health alla nuova geografia economica internazionale.<br />
Non si tratta di argomenti astratti. Sono, per Zambito Marsala, temi profondamente connessi alle caratteristiche geografiche, demografiche e produttive dell’Italia: ambiti su cui il nostro Paese può costruire una distintività reale a livello europeo e internazionale. L’obiettivo di «Build Your Future» è rendere i ragazzi più consapevoli rispetto alle competenze chiave richieste da un mercato del lavoro in trasformazione rapida e costante. E questo vale &#8211; sottolinea Zambito Marsala &#8211; per uno studente di Milano esattamente come per uno di Bergamo o di Lecco.<br />
Cambia il contesto, non le aspirazioni<br />
Il punto è qui: non è la geografia a fare la differenza, né la dimensione dell’azienda che li accoglierà. Quello che accomuna questi ragazzi, da Nord a Sud, dalle metropoli ai territori, è la qualità delle domande che si pongono. Sono le stesse. Le aspirazioni sono le stesse. Ciò che cambia è il contesto in cui quelle domande trovano &#8211; o non trovano &#8211; risposta.<br />
Questo è esattamente il terreno su cui l’Osservatorio Delta Index lavora quotidianamente con le imprese del territorio: non c’è una Generazione Z di serie A e una di serie B. C’è una generazione che chiede di essere capita, e un sistema produttivo che ancora fatica a farlo in modo strutturato.<br />
La sfida comune di banca e PMI<br />
La convergenza tra l’osservatorio di una banca con milioni di clienti e quello di un osservatorio dedicato alle piccole e medie imprese non è casuale. È la conferma che il tema dell’attrattività verso i giovani non è una questione di scala: non si risolve con budget di comunicazione più grandi o con brand più noti. Si risolve con la capacità di intercettare ciò che questa generazione cerca davvero, consapevolezza del futuro, connessione con ciò che conta, spazio per costruire qualcosa di senso.<br />
È questa la prima delle pillole tematiche estratte dall’intervista che l’Osservatorio Delta Index ha realizzato con Elisa Zambito Marsala. Ogni settimana, un nuovo approfondimento su un tema diverso: le soft skill, il modello di selezione che va oltre il voto di laurea, l’orientamento, la fuga dei talenti. L’intervista integrale è disponibile nella sezione Journal su deltaindex.it.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-elisa-zambito-intesa-sanpaolo-la-gen-z-e-uguale-per-intesa-sanpaolo-e-per-le-pmi-della-lombardia/">VIDEO &#8211; Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «La Gen Z? È uguale per Intesa Sanpaolo e per le Pmi della Lombardia»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «Scuola e impresa: formare insieme, non in sequenza»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/banca-intesa-sanpaolo-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 07:52:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INTERVISTA ESCLUSIVA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Elisa Zambito Marsala, manager ai vertici di Intesa Sanpaolo, nell’intervista all’Osservatorio Delta Index: «Le soft skill sono diventate competenze prioritarie, e l’allenamento deve iniziare presto»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/banca-intesa-sanpaolo-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza/">Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «Scuola e impresa: formare insieme, non in sequenza»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>C’è una banca che ha incontrato negli ultimi due anni 40.000 studenti italiani. Li porta a esplorare l’economia del futuro &#8211; dai fondali marini all’intelligenza artificiale &#8211; e ne ha sostenuti 830 per andare a vivere un anno intero all’estero, in una famiglia straniera, in una scuola con un’altra cultura, in una lingua diversa. Non è un programma di orientamento. È una dichiarazione strategica: il capitale umano si costruisce prima che arrivi in azienda, e chi aspetta che arrivi formato ha già perso. La scuola deve aiutare a costruire conoscenza e personalità, l’azienda deve sostenere il mondo accademico con l’esperienza e la formazione continua. Elisa Zambito Marsala guida la struttura Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo &#8211; il gruppo bancario più grande d’Italia &#8211; e dall’osservatorio Look4ward monitora i fabbisogni di competenze del sistema produttivo italiano. L’Osservatorio Delta Index l’ha incontrata per capire cosa vede davvero chi studia il mercato del lavoro dall’alto di una banca sistemica, e cosa chiedono i giovani che le aziende del territorio ancora non sanno dare loro.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2"><b>Lei guida la struttura Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo. Per una banca sistemica, considerare l’education fortemente strategica è una scelta che ci piacerebbe approfondire.</b></div>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Una banca sistemica ha una responsabilità nei confronti del Paese. In un contesto caratterizzato da trasformazioni sempre più rapide e costanti, sostenere la formazione e la ricerca significa investire nelle competenze dei leader di domani e quindi nel futuro dell’Italia. Il nuovo Piano d’Impresa 2026-2029 prevede azioni su più livelli, con obiettivi concreti e misurabili. Programmi di ispirazione per gli studenti, come “Build Your Future”, collaborazioni accademiche con le università e il sostegno alla ricerca con gli Osservatori, come Look4ward, l’osservatorio sull’evoluzione delle competenze».</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2"></div>
</div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a title="Elisa Zambito Marsala tra i giovani studenti della Bocconi" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/3/photos/banca-intesa-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza_6e82327a-5f1f-11f1-bd25-9823d43f8df2_1920_1045.jpg" data-title="Elisa Zambito Marsala tra i giovani studenti della Bocconi"><img decoding="async" class="lozad" title="Elisa Zambito Marsala tra i giovani studenti della Bocconi" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/3/photos/cache/banca-intesa-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza_6e82327a-5f1f-11f1-bd25-9823d43f8df2_1920_1045_v3_large_libera.jpg" alt="Banca Intesa: «Scuola e impresa: formare insieme, non in sequenza»" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/3/photos/cache/banca-intesa-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza_6e82327a-5f1f-11f1-bd25-9823d43f8df2_1920_1045_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption>Elisa Zambito Marsala tra i giovani studenti della Bocconi</figcaption></figure>
<p><b>«Build Your Future» ha incontrato 40.000 studenti. Delta Index ne incontra altri 20.000, soprattutto nelle piccole e medie imprese del Nord Italia. I dati si assomigliano, o una grande banca nazionale e le Pmi di territorio vedono Generazioni Z diverse?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Sono assolutamente la stessa generazione. Quello che emerge attraverso “Build Your Future” è una volontà forte di ispirarsi, di capire dove sta andando il mondo. Noi raccontiamo ai ragazzi i principali trend trasformativi: la digitalizzazione accelerata dall’intelligenza artificiale, la blue economy ed i fondali marini, la space economy, la globalizzazione. Temi correlati alle caratteristiche geografiche e demografiche del nostro Paese, su cui l’Italia può costruire una vera distintività a livello europeo e internazionale. L’obiettivo è renderli più consapevoli rispetto alle competenze chiave richieste da un mercato del lavoro in rapida trasformazione. Questo vale per uno studente di Milano come per uno di Bergamo o di Lecco: la Generazione Z è la stessa, le domande che si pongono sono le stesse, sono i contesti che cambiano».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Dal vostro osservatorio Look4ward, quali sono le aspettative dei giovani che le imprese &#8211; soprattutto quelle a gestione familiare del Nord Italia &#8211; faticano di più a soddisfare?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Look4ward nasce per studiare i fabbisogni delle imprese: competenze tecniche verticali, competenze trasversali e competenze su nuovi business che prima non esistevano e per cui non abbiamo ancora formato profili adeguati. Quello che emerge con forza è la necessità di profili competenti sulle soft skill. Personalità solide, capaci di governare la tecnologia e di adattarsi a un contesto molto più fluido rispetto al passato. Le imprese hanno bisogno di persone che sappiano usare il pensiero critico, che siano eticamente affidabili, che sappiano lavorare in squadra e che abbiano capito che costruire alleanze è un asset strategico. Le piccole e medie imprese spesso cercano tutto questo, ma faticano a trovarlo e a riconoscerlo nei colloqui. E i giovani, dal canto loro, faticano a raccontarsi su questa dimensione perché non sono stati sufficientemente allenati a farlo».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Look4ward nasce nel 2023 in collaborazione con la Luiss. Qual è stata la scoperta più sorprendente sui fabbisogni di competenze per il futuro?</b></p>
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<div class="article-body">
<p>«Che il tema aperto non è tanto la mancanza di competenze tecniche: quelle, con il tempo e la formazione giusta, si acquisiscono. Il vero punto chiave è che la formazione dovrà sempre di più supportare i giovani nella costruzione delle competenze trasversali e della propria personalità. Quando conduciamo colloqui, incontriamo i migliori laureati del Paese. Non analizziamo esclusivamente il voto di laurea, ma consideriamo anche gli ambiti che li appassionano davvero. Cerchiamo di esplorare il loro approccio ai problemi e cosa li motiva di più. Le persone autentiche e realmente appassionate, sono tendenzialmente individui capaci di trovare motivazione nel lavoro quotidiano e soluzioni in momenti complessi. Abbiamo bisogno di persone creative, che abbiano spirito critico, che non si fermino di fronte alle soluzioni più ovvie».</p>
</div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium">
<p><figure style="width: 968px" class="wp-caption alignnone"><a title="Elisa Zambito Marsala premia i giovani della Luiss" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/3/photos/banca-intesa-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza_70247a34-5f1f-11f1-bd25-9823d43f8df2_1920_1280.jpg" data-title="Elisa Zambito Marsala premia i giovani della Luiss"><img decoding="async" class="lozad" title="Elisa Zambito Marsala premia i giovani vincitori di borse di studio della Fondazione Intercultura" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/3/photos/cache/banca-intesa-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza_70247a34-5f1f-11f1-bd25-9823d43f8df2_1920_1280_v3_large_libera.jpg" alt="Banca Intesa: «Scuola e impresa: formare insieme, non in sequenza»" width="968" height="645" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/3/photos/cache/banca-intesa-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza_70247a34-5f1f-11f1-bd25-9823d43f8df2_1920_1280_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Elisa Zambito Marsala premia i giovani vincitori di borse di studio della Fondazione Intercultura</figcaption></figure></figure>
<p><b>Soft skill, adattabilità, capacità relazionali: le scuole le insegnano davvero o le dichiarano soltanto? È un compito della scuola o del mondo del lavoro?</b></p>
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<div class="article-body">
<p>«Le soft skill sono diventate competenze prioritarie, e l’allenamento deve iniziare il prima possibile, già nei primi anni di scuola. Se non si comincia presto, non si sviluppa quella struttura che poi aiuta, in modo istintivo e naturale, ad affrontare la complessità. La complessità è una caratteristica di questo nostro tempo: il contesto geopolitico è instabile, i mercati cambiano rapidamente e abbiamo bisogno di persone in grado di analizzare, decidere, trovare soluzioni e costruire alleanze. Ma anche sul posto di lavoro l’allenamento deve continuare: non è un percorso che finisce con il diploma o la laurea. Scuola e impresa devono collaborare insieme, non in sequenza. Chi pensa che la formazione finisca quando il ragazzo entra in azienda, si riferisce ad un modello formativo non più attuale».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>C’è un problema profondo di orientamento. Ma il nodo non è solo scegliere il mestiere giusto: molti ragazzi non sanno cosa significa davvero lavorare in azienda. E le aziende, soprattutto le più piccole, non sanno come farsi capire. Come si risolve questo doppio disorientamento?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Dobbiamo integrare sempre di più i percorsi scolastici e accademici con il tessuto industriale, produttivo e dei servizi. L’orientamento diventerebbe molto più efficace se questi due mondi si avvicinassero maggiormente. Porterebbe a una maggiore sincronizzazione tra i fabbisogni delle imprese e i profili che il sistema formativo produce. Non possiamo pensare di far frequentare agli studenti percorsi scolastici o accademici scollegati dal mondo del lavoro. Questa integrazione ridurrebbe il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e contribuirebbe a contrastare un tasso di disoccupazione giovanile che in Italia continua a essere tra i più elevati in Europa. Non è un tema di risorse, è necessaria una strategia più ampia e sistemica. Dobbiamo lavorare tutti insieme per favorire questo cambiamento».</p>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="34454"><b>Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro è uno dei principali freni all’occupazione giovanile italiana. Dal suo osservatorio, dove si rompe davvero la catena?</b></div>
<div class="article-body">
<p>«Si rompe con la motivazione. Non solo nella formazione o nelle competenze tecniche. Dobbiamo lavorare maggiormente sullo stimolo dei ragazzi a scoprire le proprie passioni e vocazioni. La motivazione umana è l’energia più forte che abbiamo a disposizione, più forte di qualsiasi opportunità professionale. Un ragazzo appassionato trova sempre il modo per realizzare i suoi obiettivi. Uno studente che ha scelto il percorso giusto sulla carta, ma senza una vera passione, si ferma al primo ostacolo. La catena si rompe lì: quando il sistema formativo non ha aiutato sufficientemente il ragazzo a capire chi è e cosa lo muove davvero. E aggiungo: non è una responsabilità dei ragazzi, ma di un sistema che per troppo tempo ha misurato il valore di una persona solo con i voti e i titoli senza valorizzare la capacità di “accendersi”».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Con Intercultura avete accompagnato oltre 830 studenti a trascorrere il quarto anno delle superiori all’estero: cinquanta Paesi diversi, una famiglia diversa, una scuola diversa. Cosa cambia davvero in un ragazzo dopo quell’anno, e perché questo dovrebbe interessare anche un’azienda del territorio?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Noi crediamo profondamente che i percorsi di internazionalizzazione supportino la costruzione di personalità solide e forti. Non si impara solo una lingua: si impara a convivere con culture anche profondamente diverse, a partire dal cibo, dalle abitudini quotidiane, dai valori fondamentali. Questi percorsi aiutano ad aprire la mente, a integrare nuove possibilità, ad acquisire quella flessibilità che il mercato del lavoro chiede con sempre maggiore urgenza. E c’è un effetto di contaminazione importante: un ragazzo che torna da un anno in Giappone o in Brasile porta con sé un modo di vedere il mondo che arricchisce qualsiasi team. Per un’azienda del territorio, assumere una persona con quella formazione significa portare dentro una prospettiva che non si trova sui libri. Abbiamo aumentato il numero dei Paesi di destinazione proprio perché volevamo che i ragazzi potessero scegliere contesti sempre più lontani e diversi da quello italiano».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Ma molti di quei ragazzi poi si innamorano del posto e non tornano. La fuga dei talenti è uno dei problemi strutturali del Paese. Dove si gioca davvero la partita dell’attrattività italiana?</b></p>
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<div class="article-body">
<p>«Dobbiamo lavorare sulle distintività italiane per essere attrattivi, non solo per i nostri talenti, ma anche per i talenti internazionali. Il tema non è convincere i ragazzi a restare per forza: è costruire un sistema in cui valga la pena tornare, o arrivare dall’estero. Questo significa investire sulla qualità dei percorsi formativi, sul collegamento tra università e impresa, sulla valorizzazione del merito. Significa anche sostenere la mobilità in entrata. Un Paese che attrae cervelli dall’estero è un Paese che ha risolto il problema alla radice: non trattiene per paura, ma attira per qualità. E la qualità si costruisce con iniziative di attrattività concrete, non con slogan».</p>
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<div class="article-body">
<p><b>Intesa Sanpaolo collabora con oltre sessanta atenei italiani, e prestigiose Università internazionali come Oxford e Cambridge. La vera sfida però è portare questo ecosistema dentro le piccole e medie imprese. Come si fa?</b></p>
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<div class="article-body">
<p>«La chiave è non separare mai il mondo della ricerca da quello produttivo. Inoltre, non si tratta di trasferire conoscenza, ma di costruire una relazione continua tra chi produce sapere e chi lo applica. Le Pmi non hanno bisogno di meno ricerca: hanno bisogno di ricerca che parli il loro linguaggio e che produca soluzioni nei loro tempi».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>C’è un tema che lei ha citato e che raramente compare nelle agende delle grandi aziende: la parità di genere. Non è un tema passato di moda?</b></p>
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<div class="article-body">
<p>«Tutt’altro. Sarebbe un errore pensarlo. Indipendentemente dal contesto globale, quello dell’inclusione di genere è un tema strutturale ed etico. Il divario di genere nei percorsi formativi e nelle carriere professionali è, purtroppo, ancora reale. Come Intesa Sanpaolo stiamo sostenendo percorsi formativi, ricerche e dottorati che supportino le donne e non solo nelle materie STEM. La leadership femminile non è un tema di quote: è un tema di dispersione di talento. Le donne che non raggiungono il loro potenziale per ragioni strutturali rappresentano una perdita di valore per il Paese. E questo diventa particolarmente rilevante in un contesto demografico complesso come quello italiano».</p>
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<div class="article-body">
<p><b>Se dovesse indicare una sola priorità su cui il sistema Italia dovrebbe investire nei prossimi cinque anni per non perdere questa generazione, quale sarebbe?</b></p>
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<div class="article-body">
<p>«Le soft skill. Non sto dicendo che le competenze tecniche non contino, sono fondamentali. Ma siamo entrati in un’epoca nuova: dopo l’intelligenza artificiale arriverà qualcos’altro, il contesto geopolitico è instabile, la storia si ripete in forme che credevamo superate. In questo scenario, sono le competenze trasversali che ci aiutano a interpretare i momenti, a essere flessibili, ad adattarci. La capacità di gestire le relazioni in modo strategico, il pensiero critico, l’etica: queste non sono competenze accessorie. Sono quelle che faranno la differenza dei leader di domani».</p>
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<div class="article-body">
<h4></h4>
<h4>SCHEDA: la biografia<br />
Manager ai vertici di Intesa</h4>
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<div class="article-body">
<p><b>Elisa Zambito Marsala è nel Gruppo Intesa Sanpaolo dal 2002</b>, dove ha ricoperto ruoli in pianificazione strategica, innovazione e formazione. È stata Amministratore Delegato e Direttore Generale di Intesa Sanpaolo Formazione fino a luglio 2022. <b>Oggi guida la Direzione Education Ecosystem and Global Value Programs, a diretto riporto del Chief Institutional Affairs and External Communication</b>. È responsabile delle relazioni con università e scuole a livello nazionale e internazionale e con le istituzioni sull’education. È tra i principali artefici di «Build Your Future», il programma che ha raggiunto, in presenza, 40.000 studenti delle superiori e delle università. Coordina la partnership con Intercultura che ha portato 830 studenti un anno all’estero, in 50 Paesi. Ha ideato e sviluppato l’Osservatorio Look4ward, nato nel 2023 con l’Università Luiss Guido Carli, dedicato ai fabbisogni di competenze del sistema produttivo italiano. È docente all’Università Pontificia Salesiana.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/banca-intesa-sanpaolo-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza/">Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «Scuola e impresa: formare insieme, non in sequenza»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Gen Z, il welfare serve a sopravvivere ma non basta a costruire il futuro</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/gen-z-il-welfare-serve-a-sopravvivere-ma-non-basta-a-costruire-il-futuro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 07:46:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TRATTENERE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. L’Osservatorio di DoubleYou (Gruppo Zucchetti) fotografa uno scarto che le aziende non vedono: i giovani chiedono mobilità e formazione. Ma spendono il 77% del budget in buoni acquisto: «Necessità, non scelta»</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Immaginate un distributore automatico. Ci metti un euro, scegli quello che vuoi, e lo ottieni subito. Che sia uno snack o una bibita, non c’è bisogno di alcun elaborato ragionamento: scegli, schiacci e ottieni. È la metafora più precisa per descrivere il rapporto che molte aziende italiane hanno ancora oggi con il <b>welfare aziendale: uno strumento da erogare, non una leva da costruire</b>.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">L’<b>Osservatorio Welfare 2026 di DoubleYou (Gruppo Zucchetti)</b>, realizzato su un campione di oltre 3.000 aziende e più di 500mila lavoratori, fotografa un mercato che si dichiara maturo ma tradisce ancora i segni di una maturità incompiuta. I numeri sono solidi: l’87% del credito welfare disponibile viene effettivamente speso dai lavoratori. Il benefit medio pro capite si attesta a 1.040 euro, sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Il sistema funziona. Il problema è che funziona in modo troppo prevedibile. Perché come evidenzia spesso l’<b></b> <b>Osservatorio Delta Index (partner dell’Osservatorio Zucchetti Hr</b>) quando si guarda alla Generazione Z &#8211; quella che nei prossimi anni rappresenterà la quota crescente di lavoratori da attrarre, selezionare, formare e trattenere &#8211; il quadro cambia radicalmente. E costringe a fare domande scomode.</div>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Il cassetto delle emergenze</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La Gen Z riceve in media 720 euro di credito welfare all’anno: il valore più basso tra tutte le generazioni. E ne spende il 77% in fringe benefit, cioè i buoni acquisto per la spesa, la benzina, i beni di prima necessità. Non perché non voglia altro. Ma perché con quel budget non può permettersi altro. Il welfare diventa un cuscinetto per i bisogni immediati, non uno strumento di sviluppo personale o professionale.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Il paradosso emerge quando si incrociano questi dati con quelli sul wellbeing: il 45% della Gen Z indica la mobilità sostenibile come priorità, tre o quattro volte in più rispetto a tutte le altre generazioni. I giovani vogliono che l’azienda entri nella loro vita quotidiana in modo concreto, non con benefit di facciata. E ancora: il 27% della Gen Z cita il benessere finanziario come priorità, una percentuale simile a quella dei Baby Boomers, ma per ragioni opposte. I Boomers pensano alla previdenza complementare, i giovani a come arrivare alla fine del mese.</div>
</div>
<div data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="23742"></div>
<h3 class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="23742">Il welfare non conosce la Gen Z</h3>
<div class="article-body">
<p>C’è poi il dato che dovrebbe far riflettere le direzioni Hr: solo il 5% della Gen Z considera prioritario il sostegno alla genitorialità, contro il 32% dei Millennials. Non è indifferenza, è che quella fase della vita non è ancora arrivata. Il welfare non può permettersi di offrire a tutti lo stesso pacchetto standardizzato e aspettarsi che funzioni allo stesso modo per tutte le fasce d’età. Eppure è esattamente quello che accade nella maggior parte dei casi.</p>
</div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/5/25/photos/gen-z-il-welfare-serve-a-sopravvivere-ma-non-basta-a-costruire-il-futuro_9c103d1a-580b-11f1-ad6b-fba6a2155a3b_1920_1749.jpg"><img decoding="async" class="lozad" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/5/25/photos/cache/gen-z-il-welfare-serve-a-sopravvivere-ma-non-basta-a-costruire-il-futuro_9c103d1a-580b-11f1-ad6b-fba6a2155a3b_1920_1749_v3_large_libera.jpg" alt="Gen Z, il welfare serve a sopravvivere ma non basta a costruire il futuro" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/5/25/photos/cache/gen-z-il-welfare-serve-a-sopravvivere-ma-non-basta-a-costruire-il-futuro_9c103d1a-580b-11f1-ad6b-fba6a2155a3b_1920_1749_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></figure>
<p>Lo conferma Andrea Catania, Advisory Director di DoubleYou (Gruppo Zucchetti): «Dai dati del nostro Osservatorio emerge un punto molto netto: tra gli under 35 non manca l’interesse per un welfare più qualificato e trasversale, manca però spesso un allineamento tra ciò che chiedono e ciò che riescono realmente a utilizzare. La Gen Z esprime priorità specifiche: spiccano mobilità sostenibile, formazione, sviluppo professionale e benessere finanziario, dimensioni fortemente orientate al futuro e alla crescita personale. Se però osserviamo i comportamenti di spesa, queste stesse dimensioni restano marginali: il 77% del loro budget si concentra sui buoni spesa, contro una media del 58%».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Lo scarto, spiega Catania, non va letto come contraddizione: «Parliamo di una generazione fortemente colpita dalla perdita di potere d’acquisto, che trova nei buoni una facile valvola di sfogo. Ma sbaglieremmo a dedurre che questo esaurisca i bisogni dei più giovani. Il fringe benefit è la soluzione più accessibile nel contesto in cui operano: credito welfare più basso, minore anzianità, spesso minore accompagnamento nella scelta. Millennials e Gen X, quando hanno più disponibilità, si spostano su bisogni strutturati: genitorialità, istruzione, previdenza. Nella Gen Z questa evoluzione non parte, non per mancanza di interesse ma per mancanza di condizioni abilitanti. Il rischio, soprattutto in chiave di attraction, è evidente: le aziende parlano ai giovani con un’offerta che intercetta bisogni immediati, mentre la domanda reale è già su mobilità, competenze e autonomia economica. Finché questo gap resta aperto, il welfare rischia di essere percepito come un bonus travestito, non come un elemento distintivo dell’esperienza di lavoro». Il report evidenzia un’altra distanza: il 56% dei lavoratori associa il benessere a incentivi e benefit concreti, mentre per l’82% degli Hr manager la priorità è il benessere psicologico. Due mondi che si parlano ma non si ascoltano. E il 65% dei lavoratori vorrebbe uno strumento integrato con il portale welfare per ricevere comunicazioni personalizzate e partecipare attivamente alle scelte aziendali: solo il 39% degli Hr ritiene questa esigenza rilevante. C’è un bisogno di essere visti, riconosciuti, inclusi, che l’azienda media non sta ancora intercettando.</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Da strumento a infrastruttura</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La questione riguarda, prima ancora della retention, l’attraction: la capacità di far scegliere la propria azienda a un giovane che ha davanti a sé molte opzioni. Un giovane che valuta dove lavorare non vede quasi mai, negli annunci o nelle pagine careers, una descrizione concreta del welfare offerto. Vede foto di uffici luminosi e frasi sul teamwork. Il welfare viene trattato come un plus da svelare dopo l’assunzione, non come un argomento da mettere sul tavolo già in fase di selezione. È un’opportunità sprecata. E a renderla ancora più evidente c’è un ultimo dato: il 46% delle aziende ammette di non essere ancora pronta sul tema della trasparenza salariale. Welfare, benessere e retribuzione continuano a viaggiare su binari separati, mentre per la Gen Z fanno parte di un’unica domanda: vale la pena lavorare qui?</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Conclude Umberto Cassinari, Ceo e co-fondatore di DoubleYou (Gruppo Zucchetti): «Le aziende oggi possono costruire esperienze capaci di accompagnare i lavoratori nella vita vera di ogni giorno, dalla crescita professionale alla salute, dalla genitorialità alla stabilità economica. È qui che il welfare cambia le carte in tavola anche in fase di attraction. Perché oggi, soprattutto per le nuove generazioni, scegliere un’azienda significa valutare anche la qualità dell’esperienza che potrà offrire: quanto ascolta, quanto sa essere vicina ai bisogni, quanto investe davvero sul benessere e sul futuro. Un welfare ben progettato non serve solo a trattenere: racconta, già prima dell’assunzione, che tipo di cultura aziendale si sta scegliendo».</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Elvio Mauri (dg Fondimpresa): «Formare costa meno che perdere un giovane ogni sei mesi»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/fondimpresa-formare-costa-meno-che-perdere-un-giovane-ogni-sei-mesi/</link>
					<comments>https://www.deltaindex.it/journal/fondimpresa-formare-costa-meno-che-perdere-un-giovane-ogni-sei-mesi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 08:05:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FORMARE]]></category>
		<category><![CDATA[INTERVISTA ESCLUSIVA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=10227</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Intervista a Elvio Mauri, direttore generale del fondo interprofessionale più grande d’Italia: «Per le aziende oggi formare non è generosità, è sopravvivenza. E la Generazione Z cerca un posto di lavoro dove possa crescere».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/fondimpresa-formare-costa-meno-che-perdere-un-giovane-ogni-sei-mesi/">Elvio Mauri (dg Fondimpresa): «Formare costa meno che perdere un giovane ogni sei mesi»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Quando un giovane entra in azienda, impara in fretta e soprattutto chiede di crescere. Se dopo sei mesi se ne va, non è per lo stipendio, ma per la mancanza di un percorso. Succede ogni giorno, in migliaia di piccole e medie imprese italiane. E spesso chi dovrebbe offrire quel percorso &#8211; la formazione continua &#8211; ha già le risorse per farlo, ma non lo sa o non ci pensa. Elvio Mauri, direttore generale di Fondimpresa, il fondo interprofessionale più grande d’Italia, conosce questo corto circuito meglio di chiunque altro. Ben 207.183 aziende e 5.144.930 lavoratori aderenti: numeri che raccontano un potenziale enorme. E un utilizzo ancora parziale, soprattutto dove servirebbe di più.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2"><b>Il vostro Rapporto 2025 dice che il 92% dei lavoratori percepisce coerenza tra la formazione ricevuta e le esigenze aziendali. Un dato molto alto. Come lo interpreta?</b></div>
</div>
<div class="article-body">
<p>«È un dato che ci dice che quando la formazione si fa, funziona. Le persone la sentono utile, concreta, applicabile. Il problema non è la qualità: è la quantità. E soprattutto la distribuzione. C’è un mondo &#8211; le grandi e medie imprese organizzate &#8211; che ha già incorporato la formazione come asse strategico: la pianifica, la finanzia, la misura esattamente come si pianifica il budget commerciale. E poi c’è un altro mondo, fatto di piccole realtà, che ancora non ha fatto questo salto culturale. Lì il potenziale è enorme e in gran parte inutilizzato. Quella percentuale del 92% va letta con questa chiave: parla di chi la formazione la fa già. Non dice nulla su chi non la fa ancora».</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<p class="zoom-gallery new libera left"><b>Eppure le imprese italiane continuano a formare meno dei competitor europei. Dove sta il paradosso?</b></p>
</div>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Nel mix dimensionale. L’Italia ha un tessuto produttivo unico al mondo per la sua concentrazione di piccole imprese. Questo è un punto di forza sotto molti aspetti, ma sulla formazione pesa. Non è solo una questione di risorse: è una questione di cultura, di struttura organizzativa, di capacità di progettare. Quando sono arrivato in Fondimpresa nel 2017, il contributo medio annuo per lavoratore era 72 euro. Oggi siamo ai 105 euro, quindi poco più di 30 euro. Ma la cosa significativa è che nello stesso periodo la spesa complessiva è cresciuta del 10%. Vuol dire che le aziende che formano, formano di più. Ma quelle che non formano restano ferme».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Quante aziende usano davvero le risorse disponibili?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Circa la metà delle nostre aziende aderenti usa il proprio conto formazione in modo diretto, con piani aziendali o interaziendali. Un altro terzo accede ai cosiddetti avvisi di sistema. E poi c’è una quota &#8211; grosso modo un quinto &#8211; che non usa nulla. Questi sono i condomini che versano le quote all’amministratore ma non chiamano mai il tecnico quando si rompe il riscaldamento. È una metafora che uso spesso, perché rende l’idea: i soldi ci sono, il meccanismo funziona, ma non tutti sanno o vogliono attivarlo».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Il 90% delle aziende aderenti è una PMI. Ma sono proprio le PMI quelle con meno capacità di progettare formazione. Cosa fate di concreto?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Abbiamo costruito strumenti dedicati. Il contributo aggiuntivo, per esempio: se sei una piccola impresa con un conto formazione limitato, puoi accedere a un finanziamento aggiuntivo di circa 3.000 euro per progetto. Non sono nel tuo portafoglio accantonato &#8211; arrivano dal sistema &#8211; e ti permettono di fare formazione come un’azienda più grande. È un meccanismo redistributivo, pensato esattamente per chi ha meno capacità autonoma di investire».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Il vostro Avviso 2/2024 era dedicato proprio alle PMI di minori dimensioni. Che risposta avete avuto?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«La risposta è stata buona: 4.88 o piani per 5.463 aziende con un impegno di 7.401.434 euro Ma dobbiamo essere onesti: la sfida non è solo attrarre le domande, è far capire alle imprese il valore di quello che stanno costruendo. Spesso l’imprenditore piccolo vede la formazione come un costo, non come un investimento. Come una pratica burocratica da assolvere, non come uno strumento di crescita. Il nostro lavoro è anche, e forse soprattutto, culturale. Dobbiamo raccontare in modo diverso. E abbiamo anche bisogno di alleati: associazioni di categoria, consulenti del lavoro, commercialisti. Sono loro i primi interlocutori dell’imprenditore piccolo. Se non passano il messaggio, noi facciamo fatica ad arrivare».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>I lavoratori under 30 sono appena il 9% dei formati da Fondimpresa. I giovani, quelli che devono ancora arrivare in azienda, sembrano quasi esclusi dal sistema. È un segnale di allarme?</b></p>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="25719">«Devo fare una precisazione importante, perché quel dato è parziale. Il 9% riguarda gli avvisi sull’innovazione tecnologica. Ma noi abbiamo anche avvisi sulle politiche attive, che sono rivolti proprio agli occupandi, non ai già occupati. Dal 2019, con quegli avvisi, abbiamo contribuito a creare quasi 10.000 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato. Queste sono persone &#8211; spesso giovani &#8211; che sono entrate nel mercato del lavoro attraverso percorsi formativi finanziati da noi. Quindi il quadro è più articolato».</div>
<div class="article-body">
<p><b>Però il tema resta: chi deve ancora arrivare in azienda spesso non viene raggiunto dagli strumenti formativi tradizionali.</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Vero. Ed è per questo che stiamo lavorando su canali di comunicazione completamente diversi. Abbiamo sponsorizzato il Concertone del Primo Maggio e avviato una collaborazione con RTL per una serie di podcast dedicati ai giovani lavoratori, con l’obiettivo di raccontare il mercato del lavoro attraverso i loro occhi. E stiamo costruendo testimonial credibili, persone che attraverso la formazione hanno cambiato mansione, sono cresciute, si sono realizzate. Il giovane non legge il rapporto di monitoraggio. Ma ascolta chi gli assomiglia. E noi dobbiamo comunicare negli spazi da loro vissuti».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>I dati di Delta Index mostrano che molte aziende scoprono tardi di avere un problema di attrattività verso i giovani, e spesso il nodo è proprio la formazione, intesa come crescita professionale offerta. Come si comunica questo alle imprese?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Con la concretezza. La Generazione Z le nuove generazioni in generale, quelle più formate, è assolutamente consapevole del proprio valore e lo porta al tavolo della trattativa. La formazione è uno degli elementi che valutano per scegliere un datore di lavoro. Le imprese che lo hanno capito lo usano come leva attrattiva, e lo comunicano nei processi di selezione, nelle descrizioni delle posizioni aperte, nei colloqui. Quelle che non lo hanno capito continuano a chiedersi perché i ragazzi dopo sei mesi se ne vanno. La risposta è quasi sempre lì: non vedono un percorso. Non sanno dove saranno tra due anni. E per la Generazione Z quella risposta non è negoziabile».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Il Rapporto evidenzia che la formazione tecnologica aumenta di 6-7 punti percentuali la probabilità di cambio mansione e assunzione di nuove responsabilità. Per un giovane è un segnale di crescita. Come lo comunicate alle imprese?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Con questo dato, che è potente. Cambiare mansione, acquisire responsabilità nuove: sono esattamente le cose che un under 30 cerca. Non vuole il ruolo fisso. Vuole sapere dove andrà tra due anni. La formazione tecnologica è il meccanismo concreto che rende possibile questa mobilità interna. Raccontarlo in questi termini all’imprenditore &#8211; non come obbligo o come buona pratica, ma come strumento di retention &#8211; funziona molto meglio».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Il vostro Avviso 4/2025 è dedicato all’intelligenza artificiale. La domanda è arrivata dalle imprese o avete dovuto spingere voi?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Entrambe le cose. C’è una fascia di imprese &#8211; le più strutturate, quelle con una funzione HR attiva &#8211; che ci aveva già segnalato il tema. Ma per la grande maggioranza abbiamo dovuto aprire noi il dialogo. E anche qui il rischio è lo stesso di sempre: formiamo i profili impiegatizi di fascia d’età centrale, che sono già dentro l’organizzazione e hanno il canale aperto. I giovani e i lavoratori operativi rischiano di restare ai margini di questa transizione. È il paradosso: l’IA trasformerà soprattutto certi lavori manuali e di routine, ma chi li fa è spesso il meno raggiunto dai percorsi formativi».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Misurare gli effetti della formazione è indicato nel Rapporto come priorità. Ma quasi nessuna PMI lo fa. Come si cambia questa cultura?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«È la domanda più difficile. Le cose misurabili sono facili: sai l’inglese o non lo sai, sai usare Excel o non lo sai. Ma misurare l’impatto della formazione sui risultati aziendali è complesso, richiede tempo, richiede strumenti. E le PMI hanno pochi di entrambi. Il tema è culturale prima ancora che tecnico: per anni la formazione è stata vissuta come una prestazione sociale passiva: “ti do i soldi perché è giusto farlo, perché lo dice il contratto collettivo”. Non come una scelta imprenditoriale attiva. Quello che posso dire è che la direzione è chiara: dobbiamo accompagnare le imprese a costruire indicatori, anche minimi. Non serve un sistema di valutazione sofisticato. Basta iniziare a chiedersi, tre mesi dopo un corso, se qualcosa è cambiato nel lavoro quotidiano. Anche solo questa domanda è un inizio».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Se potesse cambiare una sola cosa nel sistema italiano della formazione continua, quale sarebbe?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«La consapevolezza. Che formare è un atto strategico, imprenditoriale, competitivo. L’Italia ha un patrimonio manifatturiero e di know-how che non ha eguali al mondo. Penso alle eccellenze dei nostri distretti, alle piccole e medie imprese del Nord che esportano qualità in tutto il pianeta. Ma se questo sistema non trasferisce il proprio sapere alle nuove generazioni, lo perde. Il problema demografico è già qui: nel 1964 nascevano un milione di bambini in Italia; l’anno scorso meno di 350.000. I numeri dicono tutto. Tra qualche anno le aziende si accorgeranno che non ci sono abbastanza persone formate per sostenere la produzione, per portare avanti la tradizione, per innovare i processi. Quel giorno, chi ha investito in formazione sarà avanti. Non solo competitivo: sopravviverà. Tutti gli altri inseguiranno, e per qualcuno potrebbe essere troppo tardi».</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/fondimpresa-formare-costa-meno-che-perdere-un-giovane-ogni-sei-mesi/">Elvio Mauri (dg Fondimpresa): «Formare costa meno che perdere un giovane ogni sei mesi»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Orientamento, aziende aperte agli studenti delle superiori: ecco le prime 8. Iscrizioni dal 18</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/orientamento-aziende-aperte-agli-studenti-delle-superiori-ecco-le-prime-8-iscrizioni-dal-18/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 09:17:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ORIENTAMENTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Ai blocchi di partenza l’iniziativa organizzata da Skillherz. Dal 23 giugno realtà imprenditoriali di diversi settori accolgono gli studenti dalla 3ª alla 5ª superiore: le iscrizioni al via da lunedì 18. Altre aziende posso ancora aggiungersi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/orientamento-aziende-aperte-agli-studenti-delle-superiori-ecco-le-prime-8-iscrizioni-dal-18/">Orientamento, aziende aperte agli studenti delle superiori: ecco le prime 8. Iscrizioni dal 18</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Mancano poche settimane e le porte si apriranno. Dal 23 giugno, le prime otto aziende del territorio accoglieranno gli studenti delle scuole superiori nell’ambito delle visite aziendali estive di Skillherz, il progetto che porta i ragazzi direttamente dentro le imprese, fisicamente o virtualmente, per trasformare la curiosità in consapevolezza. Le iscrizioni aprono lunedì 18 maggio su www.skillherz.com. Il calendario è in continuo aggiornamento: nuove aziende e nuove date si aggiungeranno nelle prossime settimane.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Le realtà già confermate coprono otto settori produttivi diversi: <strong class="nero">Chorus Life </strong>per Costruzioni &amp; Immobiliare, <strong class="nero">Studio Bnc</strong> per Finanza &amp; Business, <strong class="nero">Tino Sana </strong>per Arredo &amp; Design,<strong class="nero"> Salf</strong> per Industria Chimica &amp; Farmaceutica, <strong class="nero">Oriocenter</strong> per Commercio &amp; Retail, <strong class="nero">Moma Comunicazione </strong>per Comunicazione &amp; Media, il <strong class="nero">Teatro Donizetti</strong> per Arte, Cultura &amp; Creatività e <strong class="nero">Abb</strong> per Industria Meccanica &amp; Automazione. Un elenco che racconta già da solo l’ambizione del progetto: non un solo settore, non un solo tipo di impresa, ma una mappa quanto più possibile completa del mondo del lavoro. Da un grande polo commerciale come Oriocenter a una realtà culturale come il Teatro Donizetti, da un’azienda farmaceutica come Salf a un colosso tecnologico come Abb e a uno tra i più importanti studi di commercialisti in Italia come Bnc. «Abbiamo scelto di coprire settori molto diversi tra loro, e lo abbiamo fatto di proposito &#8211; Paolo Maria Ferrari, Ceo e fondatore di Skillherz -. Un ragazzo di sedici anni spesso non sa nemmeno cosa non conosce: ha in testa due o tre mestieri e costruisce il suo futuro su quello. Portarlo dentro un teatro, un’azienda farmaceutica e uno studio di comunicazione, con il tempo per fare domande e ragionare, significa allargare il campo di possibilità prima che si restringano da sole. Ogni ragazzo potrà partecipare a più visite in settori diversi».</div>
</div>
<div class="article-body">
<p>La domanda che accomuna tutte le visite è quella che Skillherz mette al centro del proprio metodo: «Mi immagino a lavorare in questo settore?». Non si tratta di trovare subito un lavoro, né di scegliere una professione guardando un’etichetta. Si tratta di capire come funziona un’azienda dall’interno, quante figure diverse la tengono in vita, quante competenze convivono sotto lo stesso tetto. Perché un’azienda non è solo un mestiere: è un ecosistema. Un progetto che nasce da un dato preciso: secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Delta Index, un ragazzo su tre non ha mai messo piede in un contesto lavorativo reale. «I ragazzi non hanno bisogno di un altro powerpoint. Hanno bisogno di esperienze che lascino un segno &#8211; spiega Ferrari -. Quando uno studente parla per venti minuti con un ingegnere, con un designer o con un operatore finanziario, e capisce cosa fa quella persona ogni giorno, quella conversazione vale più di ore di orientamento tradizionale».</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Le iscrizioni per i ragazzi</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Le visite sono rivolte agli studenti dalla terza alla quinta superiore e si svolgeranno con il supporto di un educatore Skillherz che affiancherà il referente aziendale in ogni incontro. Per iscriversi è possibile visitare il sito www.skillherz.com o la pagina dedicata<b> <a href="https://skillherz.com/studenti/visite-aziendali-estive/" target="_blank" rel="noopener">www.skillherz.com/studenti/visite-aziendali-estive/</a>.</b></p>
</div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Altre aziende possono aderire</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Le aziende interessate ad aderire al progetto &#8211; aprendo le proprie porte agli studenti in presenza o da remoto &#8211; possono ancora contattare Skillherz all’indirizzo mail <b>imprese@skillherz.com</b>.</p>
</div>
<div class="article-body">
<h4><b>Per maggiori informazioni collegarsi al sito <a href="http://www.skillerz.com/" target="_blank" rel="noopener">www.skillherz.com</a></b></h4>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/orientamento-aziende-aperte-agli-studenti-delle-superiori-ecco-le-prime-8-iscrizioni-dal-18/">Orientamento, aziende aperte agli studenti delle superiori: ecco le prime 8. Iscrizioni dal 18</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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		<item>
		<title>In Lombardia un 1° Maggio con gran sete di giovani: nelle piccole imprese la domanda under 30 supera le grandi</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/in-lombardia-un-1-maggio-con-gran-sete-di-giovani-nelle-piccole-imprese-la-domanda-under-30-supera-le-grandi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 16:25:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Secondo il Focus Lavoro di Confartigianato Lombardia, le micro e piccole imprese programmano il 32,6% degli ingressi rivolti a under 30, oltre tre punti in più rispetto alla media del mercato. Ma il 54,7% di quei profili risulta già oggi introvabile</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/in-lombardia-un-1-maggio-con-gran-sete-di-giovani-nelle-piccole-imprese-la-domanda-under-30-supera-le-grandi/">In Lombardia un 1° Maggio con gran sete di giovani: nelle piccole imprese la domanda under 30 supera le grandi</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">C&#8217;è una domanda che rimbalza ogni Primo Maggio nelle sedi delle associazioni di categoria, dei sindacati, nei convegni sul lavoro: dove sono finiti i giovani? La risposta, almeno in Lombardia, arriva questa volta dai dati. E dice una cosa precisa: li cercano soprattutto le piccole imprese e l&#8217;artigianato, molto più delle grandi aziende e delle multinazionali. È quanto emerge dal Focus Lavoro pubblicato da Confartigianato Lombardia in vista del 1° maggio 2026, un&#8217;analisi dettagliata che incrocia i dati Excelsior di Unioncamere con le previsioni del Sistema Informativo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I numeri sono chiari e, per certi versi, sorprendenti.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>Una domanda che cresce</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Nel 2025, le micro e piccole imprese (MPI) lombarde (quelle con</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">meno di 50 dipendenti) hanno programmato 178.510 ingressi di under 30, pari al 32,6% del totale delle assunzioni previste. Una quota che non solo supera di oltre tre punti percentuali la media complessiva del mercato del lavoro lombardo (ferma al 29,5%), ma che è cresciuta di 3,1 punti rispetto al 2021, quando si attestava al 29,4%. Nello stesso periodo, la variazione per le imprese più grandi è rimasta quasi piatta, a +0,8 punti. Detto in modo ancora più diretto: le piccole imprese e l&#8217;artigianato stanno aumentando la loro fame di giovani a un ritmo quattro volte superiore rispetto al resto del mercato.</p>
<blockquote class="ml-2 border-l-4 border-border-300/10 pl-4 text-text-300">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Lombardia</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">«In Lombardia le micro piccole imprese e le aziende artigiane sono assetate di giovani perché garantiscono quella continuità del fare e il know-how che altrimenti rischiano di andare dispersi e perché, già oggi, rappresentano uno dei principali motori dell&#8217;innovazione. Gli ingressi programmati dalle MPI lombarde di under 30 rappresentano il 32,6% del totale, oltre 3 punti in più rispetto al complessivo del mercato del lavoro.</p>
<figure id="attachment_10182" aria-describedby="caption-attachment-10182" style="width: 184px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-10182" src="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/massetti-aprile26-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" srcset="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/massetti-aprile26-184x300.jpg 184w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/massetti-aprile26-626x1024.jpg 626w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/massetti-aprile26-768x1255.jpg 768w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/massetti-aprile26-940x1536.jpg 940w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/massetti-aprile26-1253x2048.jpg 1253w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/massetti-aprile26.jpg 1336w" sizes="(max-width: 184px) 100vw, 184px" /><figcaption id="caption-attachment-10182" class="wp-caption-text">Eugenio Massetti, presidente Confartigianato Lombardia</figcaption></figure>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Una MPI può dare grande soddisfazione a un ragazzo che desidera crescere: non sei chiuso in una singola mansione né confinato in una fase del processo. Puoi vedere come nasce un&#8217;idea, come si trasforma in prodotto o servizio, come incontra il cliente. Nelle nostre realtà l&#8217;impegno personale si vede e fa la differenza, il talento lascia traccia. E le imprese hanno voglia di investire sui giovani, tanto che &#8211; quando una nuova risorsa entra in azienda &#8211; si impiegano, in media, 15 mesi di formazione».</p>
</blockquote>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>Il paradosso: li cercano, ma non li trovano</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Qui si apre però il paradosso che caratterizza il mercato del lavoro lombardo. Delle oltre 178.500 posizioni under 30 ricercate dalle MPI, ben 97.650 risultano di difficile reperimento: il 54,7% del totale. Un dato che sale ancora nelle imprese artigiane: su 25.000 profili under 30 ricercati, il 62,4% (circa 15.000 persone) è praticamente introvabile. Per capire la dimensione del problema basta confrontarlo con la media generale: la difficoltà di reperimento si attesta al 48,1% per tutte le imprese, mentre per le artigiane tocca il 62,7%. Uno scarto di quasi 15 punti percentuali che racconta quanto questo tessuto produttivo sia esposto alla crisi demografica in atto. I dati provinciali rivelano le situazioni più critiche: Cremona (60,4%), Pavia (60,4%) e Mantova (58,3%) guidano la classifica delle province lombarde dove risulta più difficile trovare under 30 per le MPI. Ma anche nelle province tradizionalmente più dinamiche la pressione è intensa: a Bergamo la difficoltà di reperimento si attesta al 53,5%, a Brescia al 56,8%, a Lecco al 56,8%.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>Il tempo non è dalla parte di nessuno</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">La difficoltà non si esaurisce nella fase di ricerca. Anche quando un giovane viene trovato e inserito, la strada è lunga: le micro e piccole imprese impiegano mediamente oltre un anno (in alcuni casi fino a 15 mesi) per rendere pienamente operativa una nuova risorsa. È il costo invisibile della trasmissione del saper fare, di quel know-how artigianale che non si trasferisce con un manuale ma con il tempo, l&#8217;affiancamento, la pratica quotidiana. Ed è proprio per questo che il 68% delle imprese artigiane e delle MPI lombarde ha dichiarato di aver trattenuto il personale anche in presenza di un calo della produzione. Non è fedeltà sentimentale: è calcolo economico. Perdere una persona formata, in un contesto dove trovarne un&#8217;altra richiede mesi, significa rischiare la continuità operativa.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>La demografia come destino</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Dietro questi numeri c&#8217;è una trasformazione strutturale che i dati Istat fotografano con impietosa precisione. Nei prossimi vent&#8217;anni (2026-2046), la Lombardia vedrà crescere la popolazione over 65 del 35,9%, mentre quella under 35 si ridurrà del 7,6%. In termini assoluti: 874.752 anziani in più, 251.330 giovani in meno. Le province che soffriranno di più sul fronte giovanile sono proprio quelle del manifatturiero avanzato: Bergamo (-9,9%), Lecco (-10,2%), Como (-8,8%). Le stesse province che oggi esprimono la domanda più intensa di lavoro qualificato under 30. Nell&#8217;artigianato, questa transizione è già in atto da oltre un decennio. Tra il 2014 e il 2025, la componente di lavoratori autonomi artigiani under 30 si è ridotta del 50,7%, mentre quella degli over 55 è cresciuta del 29,8%. Tra i dipendenti, il divario è ancora più netto: +114,6% per gli over 55, +33,1% per gli under 35.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>I giovani come leva di innovazione digitale</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">C&#8217;è però un dato che ribalta il racconto tradizionale, quello che dipinge le piccole imprese come realtà conservatrici, lente nell&#8217;adozione del digitale. Nelle MPI che hanno almeno un dipendente under 30, la quota di aziende che integra e utilizza strumenti di intelligenza artificiale raggiunge il 24%, sette punti percentuali in più rispetto alle imprese che non hanno giovani in organico. Il dato è rilevante perché smentisce il pregiudizio: non è la dimensione aziendale a determinare la propensione all&#8217;innovazione digitale, ma la composizione generazionale del team. I giovani portano con sé una familiarità con gli strumenti digitali che, innestata sul know-how dei lavoratori senior, produce risultati misurabili.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>I profili cercati</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">La domanda si concentra su figure tecnico-operative precise: elettricisti nelle costruzioni civili, acconciatori, muratori, idraulici, meccanici e montatori di macchinari industriali, conducenti di mezzi pesanti, riparatori di automobili, attrezzisti e operatori di macchine utensili, montatori di carpenteria metallica. Il 68,7% della domanda richiede un diploma professionale o secondario, in particolare negli indirizzi meccanico, elettrico, elettronico, edile e termoidraulico. Sono i mestieri che costruiscono case, che riparano impianti, che tengono in funzione le linee produttive della manifattura lombarda. Mestieri concreti, spesso sottovalutati dall&#8217;orientamento scolastico, ma decisivi per l&#8217;economia reale.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>La lettura Delta Index</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Questa fotografia si sovrappone in modo significativo a ciò che l&#8217;Osservatorio Delta Index rileva ogni anno nel suo Report sull&#8217;attrattività delle aziende verso la Generazione Z. Le piccole e medie imprese lombarde &#8211; il cuore pulsante del sistema produttivo di Bergamo, Brescia, Como, Lecco e delle altre province del Nord &#8211; mostrano spesso un paradosso simile: alta voglia di giovani, bassa capacità di comunicarla e strutturarla. Il problema non è solo trovare i giovani. È costruire un&#8217;offerta di lavoro che risponda alle attese di una generazione abituata a cercare senso, crescita, riconoscimento. La visione espressa da Massetti &#8211; quella di un&#8217;impresa dove il talento lascia traccia, dove si vede nascere un&#8217;idea e diventare prodotto &#8211; è già una forma potente di attrattività. Manca, in molti casi, la capacità di raccontarla con strumenti adeguati. Il Primo Maggio 2026 consegna quindi alle piccole e medie imprese lombarde un messaggio chiaro: la corsa ai talenti under 30 è già aperta. Chi non si attrezza oggi per partecipare, domani potrebbe non avere più la squadra per correre.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/in-lombardia-un-1-maggio-con-gran-sete-di-giovani-nelle-piccole-imprese-la-domanda-under-30-supera-le-grandi/">In Lombardia un 1° Maggio con gran sete di giovani: nelle piccole imprese la domanda under 30 supera le grandi</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il bonus giovani torna al 100%. Decreto lavoro del 1° Maggio con messaggio chiaro: assumere bene costa meno</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/il-bonus-giovani-torna-al-100-decreto-lavoro-del-1-maggio-con-messaggio-chiaro-assumere-bene-costa-meno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 08:10:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OCCUPAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OCCUPAZIONE. Il decreto 1° maggio 2026 reintroduce l'esonero pieno per chi assume giovani under 35. Ma rispetto al passato cambia la logica di fondo: lo sgravio è condizionato all'incremento occupazionale reale, il salario deve rispettare i contratti collettivi più rappresentativi - una clausola che vale per tutti i bonus del decreto - e la misura punta a diventare strutturale. Un passo avanti ma anche una domanda inevitabile per le imprese.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Fino al 30 aprile 2026, il bonus per assumere giovani under 35 sopravviveva grazie a una proroga tecnica del decreto Milleproroghe. Una proroga con una scadenza e senza certezze. Chi faceva pianificazione HR lo sapeva: il sistema stava camminando su un filo. E la traiettoria era già stata descritta: dal 100% di sgravio contributivo del 2025, si era già passati al 70% per il primo quadrimestre 2026, destinato al 50% strutturale in assenza di ulteriori interventi. Un percorso in discesa, che l&#8217;Osservatorio Delta Index aveva segnalato a marzo in queste pagine. Con il decreto del 1° maggio 2026, il governo Meloni ha interrotto quella discesa. Ha reintrodotto il 100% di sgravio e &#8211; novità decisiva &#8211; ha dichiarato l&#8217;intenzione di rendere la misura strutturale. Non più una leva a scadenza programmata, ma un pilastro del sistema di incentivi all&#8217;occupazione giovanile.</p>
<h3>Come funziona adesso: il 100%</h3>
<p>Il nuovo bonus giovani copre il 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (escluso l&#8217;Inail) per le assunzioni a tempo indeterminato di personale non dirigenziale under 35. I destinatari sono giovani privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, oppure da almeno 12 mesi se rientranti in specifiche categorie di svantaggio.</p>
<p>Il tetto mensile è fissato a 500 euro per lavoratore, che salgono a 650 euro per le assunzioni nelle sedi produttive di Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria. La durata è di 24 mesi nella formula ordinaria, ridotta a 12 mesi per alcune fattispecie specifiche.</p>
<p>Rispetto al passato, però, lo sgravio non è automatico: per accedervi occorre che l&#8217;assunzione produca un incremento occupazionale netto. Il calcolo va fatto mese per mese rispetto alla media dei dodici mesi precedenti, con ponderazione per i part-time e al netto delle riduzioni avvenute in società controllate, collegate o riconducibili allo stesso soggetto. Non è un dettaglio: è la condizione che separa il bonus giovani da un sussidio generalizzato.</p>
<p>C&#8217;è anche un anticorpo contro le assunzioni di facciata: se nei sei mesi precedenti l&#8217;assunzione il datore ha effettuato licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi nella stessa unità produttiva, il bonus non spetta. E se nei sei mesi successivi viene licenziato il lavoratore assunto o un lavoratore con la stessa qualifica nella medesima unità il beneficio viene revocato e recuperato.</p>
<h3>La vera novità: il salario giusto</h3>
<p>C&#8217;è un elemento del decreto che merita attenzione particolare, perché non riguarda solo il bonus giovani: vale per tutti e tre gli esoneri contributivi del provvedimento. Gli incentivi spettano solo se la retribuzione rispetta il cosiddetto «salario giusto», ancorato ai contratti collettivi firmati dai sindacati più rappresentativi per ciascun settore. Non si tratta di un salario minimo fissato per legge. È una condizione di congruità: un&#8217;azienda che assume pagando meno di quanto prevede il contratto collettivo di riferimento non può accedere allo sgravio. Lo Stato riduce il costo del lavoro, ma in cambio chiede che quel lavoro sia retribuito correttamente.</p>
<p>Sul piano operativo, questo introduce una nuova verifica per le funzioni HR. Oltre alla regolarità contributiva (il Durc) le imprese dovranno dimostrare la congruità del trattamento economico rispetto al contratto applicato. Un livello aggiuntivo di compliance, che però porta con sé una contropartita: il bonus non premia più qualsiasi assunzione, ma quella fatta bene.</p>
<h3>Strutturale o no? La vera posta in gioco</h3>
<p>La parola chiave del decreto &#8211; per chi si occupa di pianificazione del lavoro &#8211; è «strutturale». Non un&#8217;altra proroga di tre mesi, non un rinnovo a fine anno. Un&#8217;intenzione dichiarata di rendere questo sistema permanente. Delta Index lo aveva scritto a marzo: il problema del bonus giovani non era solo il suo importo, ma la sua natura provvisoria. Un sistema che cambia di mese in mese alimenta un approccio tattico: si assume quando conviene, non quando serve. E questo non costruisce né organizzazioni né relazioni stabili con i giovani.</p>
<p>Se l&#8217;intenzione strutturale si tradurrà in misura effettivamente stabile dipenderà dalle coperture finanziarie &#8211; la bozza del decreto contiene ancora importi non quantificati, segno che il provvedimento dovrà passare dal vaglio finanziario prima di assumere forma definitiva &#8211; e dalla tenuta politica nei prossimi mesi. Per ora, è il segnale più netto che il mercato del lavoro giovanile attendeva.</p>
<h3><strong>Le altre misure del decreto: il quadro completo</strong></h3>
<p>Il decreto 1° maggio non si esaurisce nel bonus giovani. Accanto all&#8217;esonero contributivo per gli under 35, il provvedimento muove su altri fronti rilevanti per le imprese. La clausola del salario giusto vale per tutti.</p>
<p><strong>Bonus donne</strong>: l&#8217;esonero totale dei contributi previdenziali per chi assume donne svantaggiate &#8211; entro un massimale di 650 euro mensili (800 nelle aree Zes) per 24 mesi &#8211; viene prorogato per il 2026 e avviato verso una stabilizzazione analoga a quella del bonus giovani. Vale per donne prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, o 12 mesi per categorie svantaggiate. Il decreto aggiunge anche un esonero dell&#8217;1% (fino a 50.000 euro annui) per le aziende certificate secondo il sistema di parità di genere: una misura che trasforma la certificazione da bollino reputazionale in vantaggio economico concreto.</p>
<p><strong>Bonus Zes Unica</strong>: per le assunzioni a tempo indeterminato nelle zone economiche speciali del Mezzogiorno &#8211; estesa dal 20 novembre 2025 anche a Marche e Umbria &#8211; è previsto un esonero integrale dei contributi fino a 650 euro mensili per 24 mesi. La platea è però più circoscritta: spetta esclusivamente ai datori di lavoro con non più di 10 dipendenti, e il lavoratore deve avere almeno 35 anni ed essere disoccupato da almeno 24 mesi. Una misura mirata al riassorbimento di adulti in condizione di lunga disoccupazione nelle aree più fragili.</p>
<p><strong>Cumulabilità</strong>: gli esoneri non sono sommabili tra loro né con altri sconti contributivi, ma sono compatibili con la maggiorazione del costo ammesso in deduzione per le nuove assunzioni prevista dalla legge di bilancio. L&#8217;INPS sarà chiamato a monitorare il rispetto dei tetti di spesa e, al raggiungimento anche prospettico dei limiti, non potrà accogliere ulteriori richieste.</p>
<p><strong>Detassazione di salari e produttività</strong>: il decreto proroga la cedolare secca al 5% sugli incrementi retributivi dei rinnovi contrattuali sottoscritti dal 1° gennaio 2024, per lavoratori con reddito fino a 33.000 euro. La detassazione all&#8217;1% dei premi di produttività viene confermata, così come l&#8217;aliquota agevolata del 15% sulle maggiorazioni per lavoro notturno, festivo, in turno o straordinario, entro un limite annuo di 1.500 euro.</p>
<p><strong>Fondo Nuove Competenze</strong>: viene incrementato di 500 milioni di euro per il 2026, destinati a finanziare ore di formazione legate alle transizioni digitale, ecologica e organizzativa, coprendo retribuzione oraria e oneri contributivi. Per chi lavora con la Generazione Z, questo fondo è una leva concreta: i giovani che non trovano crescita se ne vanno. Investire in formazione non è un benefit, è una condizione di permanenza.</p>
<p><strong>Rider e gig economy</strong>: il decreto recepisce la direttiva UE 2024/2831 sul lavoro tramite piattaforme digitali, introducendo la presunzione di rapporto di lavoro subordinato quando si riscontrano elementi di direzione e controllo, nuovi obblighi di trasparenza degli algoritmi e il principio della supervisione umana nelle decisioni che riguardano i lavoratori.</p>
<p>La domanda che resta aperta non è se il bonus giovani al 100% sia sufficiente. La risposta la conosciamo già: anche quando era al massimo, le imprese faticavano a trovare giovani. Il decreto fa le cose giuste: proroga, struttura, condiziona alla qualità dell&#8217;assunzione e alla correttezza retributiva. Ma la vera sfida rimane quella che nessun incentivo fiscale può risolvere da solo: costruire aziende in cui i giovani vogliano davvero entrare. Il bonus abbassa una barriera. L&#8217;attrattività la costruisce l&#8217;impresa.</p>
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		<title>La «RAL» negli annunci: la norma è in arrivo ma il 68% non si muove</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 09:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. La Direttiva UE sulla trasparenza retributiva è ormai alle porte, ma un’azienda su tre ignora gli obblighi imminenti. Tra le piccole imprese, una su due. Eppure indicare la retribuzione negli annunci aumenta le candidature fino al 67%.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Ad aprire l’«Human Revolution Day» è stata Cristina Zucchetti, Presidente di Z Holding e Responsabile Risorse Umane del Gruppo Zucchetti, padrona di casa nel senso più concreto del termine, visto che la giornata si è svolta all’interno del nuovo Zucchetti Village di Lodi, inaugurato di recente. Un’emozione, ha detto, accogliere colleghi e partner in questa nuova casa, e farlo proprio nell’auditorium intitolato al fondatore, il padre Domenico Zucchetti. Ma il saluto si è fatto subito sostanza: «Le risorse umane sono al centro di tutto. Non come funzione di supporto, ma come hub strategico che connette direzione, manager e collaboratori. Il futuro delle aziende passa dalla capacità di gestire le persone con intelligenza, con strumenti adeguati e con una visione di lungo periodo».</p>
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<p><figure style="width: 145px" class="wp-caption alignright"><a title="Cristina Zucchetti" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_6108f74a-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_2879.jpg" data-title="Cristina Zucchetti"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad" title="Cristina Zucchetti" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/cache/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_6108f74a-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_2879_v3_medium_libera.jpg" alt="La «RAL» negli annunci: la norma è in arrivo ma il 68% non si muove" width="145" height="218" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/cache/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_6108f74a-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_2879_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Cristina Zucchetti</figcaption></figure></figure>
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<p>Una cornice che ha dato il tono all’intera giornata. L’Osservatorio Zucchetti HR 2026 &#8211; giunto alla sua sesta edizione, con oltre 1.500 aziende coinvolte nell’indagine &#8211; è stato presentato da Luca Stella, Innovation Manager della Business Unit HR e Presidente dell’Advisory Board, con una premessa metodologica non banale: quest’anno è stata rimossa dalle priorità sottoposte al campione l’opzione «automazione dei processi», che storicamente raccoglieva la maggioranza delle preferenze oscurando il quadro delle altre aree gestionali. Il risultato è un ritratto più preciso di dove le imprese italiane stiano davvero investendo.</p>
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<h3>La trasparenza salariale</h3>
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<p>Il tema che domina la scena normativa è la Direttiva europea sulla Trasparenza retributiva. Un’azienda su tre dichiara di ignorarne totalmente gli obblighi imminenti; tra le piccole imprese la quota sale a una su due. «Le trasformazioni più incisive devono partire da un cambiamento culturale &#8211; ha dichiarato Luca Stella -. Ed è ciò che dovrà innescare la normativa sulla trasparenza salariale. Si tratterà di ragionare in termini di organizzazione in cluster, sui sistemi di job architecture, per mappare competenze e compiere analisi del gender pay gap. Non è un adempimento burocratico: è una rivisitazione profonda del modo in cui le aziende pensano alla retribuzione e alla comunicazione verso il mercato del lavoro».</p>
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<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_61a19338-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_409.jpg"><img decoding="async" class="lozad" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/cache/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_61a19338-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_409_v3_large_libera.jpg" alt="La «RAL» negli annunci: la norma è in arrivo ma il 68% non si muove" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/cache/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_61a19338-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_409_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></figure>
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<h3>Recruiting e onboarding</h3>
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<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="2515">Sul recruiting, Martina Colombara, Group Chief People Officer di Kerakoll, intervenuta alla tavola rotonda della mattinata, ha messo il dito nella piaga: «Il punto non è assumere. È ripensare come le persone entrano nelle organizzazioni, come crescono e come restano. Dobbiamo convincere i giovani con l’esperienza che sia una buona cosa venire nella nostra azienda piuttosto che in un’altra. E questo è un lavoro culturale». Solo un terzo delle aziende, ha ricordato, ha un processo di onboarding davvero strutturato: «Ancora è molta burocrazia, non uno strumento di fare cultura. Le persone dovrebbero già prima di entrare in azienda cominciare a pensare a dove stanno andando».</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>L’IA: l’opportunità da governare</h3>
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<div class="article-body">
<p>Solo il 12% delle aziende utilizza l’intelligenza artificiale in modo integrato nei processi HR strutturati. Luca Stella, che ha moderato la tavola rotonda sull’AI con il professor Mariano Corso del Politecnico di Milano e la professoressa Patrizia Catellani dell’Università Cattolica, ha inquadrato il problema senza giri di parole: «Non stiamo governando il processo. Due utilizzatori su tre non usano nemmeno gli strumenti aziendali messi a disposizione. Sembriamo inconsapevoli, e sembra che non ci si voglia davvero preparare».</p>
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<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure class="zoom-gallery new libera left">
<figure style="width: 191px" class="wp-caption alignleft"><a title="Luca Stella" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_6227e4f6-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_1521.jpg" data-title="Luca Stella"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad" title="Luca Stella" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/cache/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_6227e4f6-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_1521_v3_large_libera.jpg" alt="La «RAL» negli annunci: la norma è in arrivo ma il 68% non si muove" width="191" height="151" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/cache/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_6227e4f6-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_1521_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Luca Stella</figcaption></figure>
<p>Mariano Corso ha sintetizzato il paradosso con una metafora: «È come illudersi di arrivare al raccolto senza aver preparato il terreno. Solo un terzo delle piccole aziende ha fatto una qualche formazione sull’IA. E il 65% dei lavoratori dice che la propria impresa non ha fatto nulla per aiutarli. Nulla». Il rischio, ha aggiunto, è che i giovani &#8211; i più veloci ad adottare gli strumenti &#8211; siano anche i primi a vedere le proprie mansioni a basso valore sostituite, aggravando ulteriormente il già critico dato sul turnover generazionale.</figure>
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<h3>Formazione e benessere</h3>
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<p>In un quadro di sfide simultanee, emerge però un segnale positivo: Formazione e sviluppo del personale raccolgono il 59% delle preferenze come priorità di investimento nel 2026, il benessere si attesta al 53%. «La formazione non è più percepita solo come un costo &#8211; ha concluso Stella -. È diventata uno strumento strategico, tanto più nella relazione con le nuove generazioni, che considerano le opportunità di apprendimento uno degli elementi decisivi nella scelta di un datore di lavoro». Un segnale che, se tradotto in investimenti reali, potrebbe cominciare a muovere anche il dato più ostinato: quello del turnover.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove/">La «RAL» negli annunci: la norma è in arrivo ma il 68% non si muove</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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