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	<title>Redazione, Autore presso Deltaindex</title>
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	<description>Business a misura di talenti</description>
	<lastBuildDate>Thu, 16 Jul 2026 08:39:00 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Redazione, Autore presso Deltaindex</title>
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	<item>
		<title>Non i soldi, non il brand: ecco la classifica delle aziende che attraggono i giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 09:23:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Great Place to Work Italia premia venti aziende su input di 5.048 giovani collaboratori: fiducia all'88%, Leadership Index al 90%. I numeri confermano ciò che Delta Index misura da tempo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/non-i-soldi-non-il-brand-ecco-la-classifica-delle-aziende-che-attraggono-i-giovani/">Non i soldi, non il brand: ecco la classifica delle aziende che attraggono i giovani</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Chi vincerebbe una gara di popolarità tra le aziende italiane, secondo un ventenne di oggi? Non Ferrari, non una big tech americana, non una banca storica. Al primo posto c&#8217;è Edera Nordest, una società veneta di prestiti a dipendenti e pensionati. Sorpresi? I giovani lo sono molto meno di noi.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">È il verdetto della nuova edizione del ranking Best Workplaces for Gen Z, stilato da Great Place to Work Italia sulla base delle opinioni di 5.048 collaboratori nati dopo il 1998, su quasi 40mila rispondenti in 92 organizzazioni. Regole d&#8217;ingresso rigide: almeno 20 dipendenti in organico e un minimo del 10% di rispondenti Gen Z al questionario di clima aziendale.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Sul podio, insieme a Edera Nordest, salgono Bending Spoons &#8211; appena quotata al Nasdaq di New York &#8211; e la monzese Quantyca, specializzata in data management e advanced analytics. Tre aziende diversissime per settore e dimensione, unite da un solo denominatore comune: sanno ascoltare.</p>
<h4 class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold">Fiducia e leadership, il divario con la media italiana</h4>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">I numeri raccontano una distanza netta tra le aziende premiate e la media nazionale. Il Trust Index, l&#8217;indicatore che misura credibilità, rispetto, equità e coesione interna, si ferma all&#8217;88% nelle aziende best contro il 42% della norma italiana. Ancora più ampio lo scarto sul Leadership Index, che valuta la qualità dei comportamenti manageriali: 90% contro 39%.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Sono proprio i temi della leadership &#8211; competenza della direzione (93% contro 36%), coerenza dei responsabili (91% contro 33%), imparzialità dei comportamenti manageriali (86% contro 29%) &#8211; a spiegare buona parte del divario. Dati che, letti con la lente di Delta Index, confermano quanto la capacità di <strong>Trattenere</strong> i giovani talenti dipenda meno dallo stipendio e più dalla qualità di chi li guida ogni giorno.</p>
<h4 class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold">L&#8217;innovazione resta un terreno di scarsa diffusione</h4>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il capitolo più critico riguarda le opportunità di innovazione: nelle aziende premiate, quasi un collaboratore su due (48%) dichiara di averne &#8220;molte&#8221;, contro un marginale 6% della media italiana. Specularmente, oltre la metà dei giovani nelle aziende medie lamenta di averne &#8220;poche&#8221; (36%) o &#8220;nessuna&#8221; (16%), percentuali che nei Best Workplaces crollano rispettivamente al 9% e al 2%.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Anche l&#8217;ascolto e la valorizzazione dei contributi dei collaboratori segnano un divario marcato: 90% nelle aziende best contro il 28% della norma italiana, con trend simili per la promozione della sperimentazione (83% contro 26%) e per le opportunità di crescita professionale (84% contro 29%).</p>
<h4 class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold">I settori dei sogni: IT in testa, ma non solo</h4>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Guardando ai settori delle venti aziende premiate, a dominare è ancora una volta l&#8217;information technology, che pesa per il 35% del totale, seguito dai servizi professionali (25%). Completano il quadro retail, servizi finanziari e assicurativi, ospitalità (10% ciascuno), manifattura e advertising &amp; marketing (5%). Per dimensione, prevalgono le realtà più piccole: 7 aziende small (10-49 dipendenti), 5 medium small (50-149), 5 medium large (150-499), 2 large (500-999) e una sola realtà oltre i mille dipendenti.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il dato che più interessa l&#8217;Osservatorio è però un altro: nel triennio considerato dalla ricerca, il peso dei collaboratori nati dal 1998 in poi è salito dal 5% al 13% della popolazione aziendale complessiva. Una crescita che, per Alessandro Zollo, CEO di Great Place to Work Italia, «rappresenta il vero vantaggio competitivo concreto» in un Paese segnato dall&#8217;invecchiamento demografico.</p>
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		<title>Giovani precari, l&#8217;Inps apre la finestra per la stabilizzazione: esonero al 100% fino a dicembre</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/giovani-precari-linps-apre-la-finestra-per-la-stabilizzazione-esonero-al-100-fino-a-dicembre/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 13:32:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OCCUPAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OCCUPAZIONE. Con la Circolare n. 72 del 3 luglio 2026, l'Inps ha reso operativo l'esonero al 100% per chi trasforma un contratto a termine in un rapporto stabile: ecco chi ne ha diritto e come funziona davvero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/giovani-precari-linps-apre-la-finestra-per-la-stabilizzazione-esonero-al-100-fino-a-dicembre/">Giovani precari, l&#8217;Inps apre la finestra per la stabilizzazione: esonero al 100% fino a dicembre</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62 – il «decreto Lavoro» di cui Delta Index si è già occupata <a href="https://www.deltaindex.it/journal/il-bonus-giovani-torna-al-100-decreto-lavoro-del-1-maggio-con-messaggio-chiaro-assumere-bene-costa-meno/">a proposito del ritorno del Bonus Giovani al 100%</a> e delle <a href="https://www.deltaindex.it/journal/bonus-giovani-2026-arrivano-le-istruzioni-inps-ecco-cosa-devono-sapere-davvero-le-imprese/">istruzioni Inps che ne hanno definito i dettagli operativi</a> – non conteneva una sola misura per l&#8217;occupazione under 35. All&#8217;articolo 4 prevedeva anche un incentivo distinto, pensato non per chi assume ma per chi <strong>stabilizza</strong>: l&#8217;esonero contributivo per la trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. Ora, con la Circolare n. 72 del 3 luglio 2026, l&#8217;Inps ne ha definito le regole operative. Ed è una misura che merita attenzione quanto il Bonus Giovani, perché parla a una platea diversa: i precari che le aziende hanno già in organico.</p>
<p><strong>Una misura diversa dal Bonus Giovani, non cumulabile con esso</strong></p>
<p>È il punto da cui partire, perché genera confusione. Il Bonus Giovani premia le nuove assunzioni a tempo indeterminato di under 35 disoccupati. L&#8217;incentivo alla stabilizzazione, disciplinato dallo stesso articolo 4 ma con una logica autonoma, premia invece la trasformazione di un rapporto già esistente: chi ha un dipendente a termine e decide di renderlo stabile. Le due misure non sono cumulabili sullo stesso lavoratore. Le aziende che hanno collaboratori a termine prossimi alla scadenza dovranno quindi valutare, caso per caso, quale delle due convenga attivare, non è scontato che la risposta sia sempre la stessa.</p>
<p><strong>Chi ne ha diritto: la finestra è stretta</strong></p>
<p>I requisiti sono più selettivi rispetto al Bonus Giovani classico. Per accedere all&#8217;esonero, la trasformazione deve rispettare contemporaneamente queste condizioni:</p>
<ul>
<li>il contratto a termine da trasformare deve essere stato <strong>instaurato entro il 30 aprile 2026</strong>;</li>
<li>alla data della trasformazione, la sua durata complessiva non deve superare <strong>12 mesi</strong>;</li>
<li>la trasformazione stessa deve avvenire tra il <strong>1° agosto e il 31 dicembre 2026</strong>, senza soluzione di continuità;</li>
<li>il lavoratore, alla data della trasformazione, non deve aver compiuto <strong>35 anni</strong> (età massima: 34 anni e 364 giorni);</li>
<li>il lavoratore non deve essere <strong>mai stato occupato a tempo indeterminato</strong> nel corso dell&#8217;intera vita lavorativa, con il medesimo o con altro datore.</li>
</ul>
<p>Su quest&#8217;ultimo punto la circolare è dettagliata: un precedente periodo di apprendistato non è ostativo, così come un precedente rapporto di lavoro intermittente a tempo indeterminato o un rapporto di lavoro domestico. Lo è invece un precedente contratto a tempo indeterminato a scopo di somministrazione, anche se si è concluso per mancato superamento del periodo di prova o per dimissioni del lavoratore. Per questo l&#8217;Inps segnala l&#8217;esistenza di un&#8217;utility di verifica sul proprio sito, utilizzabile da aziende, intermediari e lavoratori stessi, per controllare in anticipo il possesso del requisito.</p>
<p><strong>Quanto vale e per quanto tempo</strong></p>
<p>L&#8217;esonero copre il 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi i premi Inail), per un massimo di <strong>24 mesi</strong>, entro un tetto di <strong>500 euro mensili</strong> per lavoratore. Per i rapporti part-time il massimale si riduce proporzionalmente; per le trasformazioni o le cessazioni avvenute nel corso del mese, la soglia giornaliera è di 16,12 euro. Non è previsto, in questo caso, il massimale maggiorato da 650 euro per le regioni della Zes Unica: la misura ha un unico tetto su tutto il territorio nazionale.</p>
<p><strong>Le condizioni che fanno decadere il beneficio</strong></p>
<p>Anche qui lo schema ricalca quello del Bonus Giovani, con qualche variazione:</p>
<p><strong>Incremento occupazionale netto.</strong> La trasformazione deve tradursi in un aumento reale dell&#8217;organico rispetto alla media dei 12 mesi precedenti, calcolato in Unità di Lavoro Annuo. Il venir meno dell&#8217;incremento in un dato mese fa perdere il beneficio per quel mese, senza possibilità di recupero.</p>
<p><strong>Nessun licenziamento nei sei mesi precedenti.</strong> Non possono accedere all&#8217;esonero i datori di lavoro che, nella stessa unità produttiva, abbiano effettuato licenziamenti per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi nei sei mesi prima della trasformazione.</p>
<p><strong>Nessun licenziamento nei sei mesi successivi.</strong> Se nei sei mesi dopo la trasformazione il lavoratore stabilizzato (o un collega con la stessa qualifica nella stessa unità produttiva) viene licenziato per giustificato motivo oggettivo, l&#8217;esonero viene revocato e il beneficio già fruito recuperato.</p>
<p><strong>Salario giusto e regolarità contributiva.</strong> Come per il Bonus Giovani, il trattamento economico non può essere inferiore a quanto previsto dal contratto collettivo di riferimento, ed è richiesto il possesso del Durc in corso di validità.</p>
<p><strong>I tetti di spesa: una dotazione molto più contenuta</strong></p>
<p>È forse il dato che le aziende dovrebbero notare per primo. I limiti di spesa autorizzati per questa misura sono <strong>18,2 milioni di euro per il 2026, 87,5 milioni per il 2027 e 69,3 milioni per il 2028, </strong>cifre sensibilmente più basse rispetto ai 109,7 / 252,4 / 135,4 milioni stanziati per il Bonus Giovani. Se il monitoraggio dell&#8217;Inps dovesse far prevedere l&#8217;esaurimento delle risorse, l&#8217;Istituto smetterà di accogliere nuove domande. In una misura con dotazione così ridotta, la tempestività nella presentazione della domanda pesa più che altrove.</p>
<p><strong>Come si fa domanda</strong></p>
<p>La procedura è la stessa impostata per il Bonus Giovani: modulo telematico sul «Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo)», sezione dedicata all&#8217;incentivo alla stabilizzazione. La domanda può riguardare sia trasformazioni già effettuate sia trasformazioni non ancora avvenute; in quest&#8217;ultimo caso l&#8217;Inps accantona le risorse e invita il datore di lavoro, via PEC o e-mail, a completare la trasformazione e la comunicazione obbligatoria entro <strong>10 giorni perentori</strong>, pena la perdita dell&#8217;importo accantonato.</p>
<p><strong>La lettura Delta Index</strong></p>
<p>Il Bonus Giovani guarda a chi un&#8217;azienda deve ancora convincere ad entrare. L&#8217;incentivo alla stabilizzazione guarda a chi un&#8217;azienda ha già dentro, e mette alla prova una domanda diversa: un&#8217;impresa che ha tenuto un giovane a termine per mesi, lo conosce, lo ha formato, è disposta a scommetterci in modo stabile, ora che il costo glielo consente quasi azzerato? La finestra è stretta (un contratto avviato entro aprile, trasformato tra agosto e dicembre) e la dotazione economica è limitata. Ma la misura arriva nel momento in cui, come Delta Index racconta ogni settimana attraverso i dati del proprio Osservatorio, il tema più critico nel rapporto tra aziende e Gen Z non è più solo attrarre: è trattenere chi si è già scelto di far entrare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/giovani-precari-linps-apre-la-finestra-per-la-stabilizzazione-esonero-al-100-fino-a-dicembre/">Giovani precari, l&#8217;Inps apre la finestra per la stabilizzazione: esonero al 100% fino a dicembre</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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		<title>Estate 2026, il lavoro chiama i giovani: a giugno 190mila posti. Ecco i profili ricercati</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/estate-2026-il-lavoro-chiama-i-giovani-a-giugno-190mila-posti-ecco-i-profili-ricercati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 14:49:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OCCUPAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Quasi 190mila posizioni riservate agli under 30 solo a giugno, una su due difficile da coprire. I dati del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e dell'Osservatorio Assolavoro DataLab fotografano un mercato estivo che offre molto ma fatica ancora a comunicarlo nella lingua dei giovani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/estate-2026-il-lavoro-chiama-i-giovani-a-giugno-190mila-posti-ecco-i-profili-ricercati/">Estate 2026, il lavoro chiama i giovani: a giugno 190mila posti. Ecco i profili ricercati</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva giugno e il mercato del lavoro italiano si mette in moto. Le imprese programmate per questo mese hanno dichiarato l&#8217;intenzione di assumere quasi 623mila persone. Nel trimestre giugno-agosto la cifra sale a 1,5 milioni di contratti. Numeri che sembrano una buona notizia. E in parte lo sono. Ma dietro i numeri grandi si nasconde un cortocircuito che l&#8217;Osservatorio Delta Index rileva ormai da mesi sul campo: il mercato offre, ma non sempre riesce a incontrare chi cerca lavoro.</p>
<p>La difficoltà di reperimento si attesta al 42% delle posizioni aperte: significa che quasi una posizione su due resta vacante non perché manchi la domanda, ma perché mancano candidati adeguati, o semplicemente candidati disposti a candidarsi. Un dato in lieve calo rispetto alle rilevazioni precedenti, ma strutturalmente elevato.</p>
<h3><strong>I giovani: 30% delle opportunità</strong></h3>
<p>La quota di entrate riservata agli under 30 è il 30% del totale, pari a circa 190mila posizioni solo a giugno. Una fetta rilevante, che sale ancora nei settori più attrattivi per la Generazione Z: i servizi finanziari e assicurativi vedono quasi la metà delle entrate destinate a under 30 (48,9%), seguiti dai servizi informatici e delle telecomunicazioni (44,6%) e dal commercio (40,7%).</p>
<p>La difficoltà di reperimento per i giovani è però ancora più acuta che per la media: si attesta al 45%. Questo dato, che Delta Index registra anche nelle proprie rilevazioni dirette sulle imprese, racconta una storia precisa: le aziende vogliono assumere giovani, ma faticano a trovarli o a convincerli. Il problema non è solo di competenze – è anche di comunicazione, di employer branding, di capacità di presentarsi come un luogo in cui vale la pena lavorare.</p>
<h3><strong>Le professioni più cercate e più difficili da trovare</strong></h3>
<p>Il mercato estivo non si riduce al turismo. Certo, la ristorazione e i servizi di alloggio guidano la domanda con 173mila ingressi previsti solo a giugno, ma le figure più difficili da reperire sono quasi tutte nel manifatturiero e nelle costruzioni. Gli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni presentano una difficoltà di reperimento del 75,6%; i fabbri ferrai e costruttori di utensili del 73,2%; i meccanici artigianali del 67,4%.</p>
<p>Tra i giovani, le professioni con la maggiore difficoltà di reperimento includono gli operai specializzati delle costruzioni (81%), i fabbri (81%), gli operatori della cura estetica (66%) e i tecnici informatici (62%). Professioni molto diverse tra loro, ma accomunate dallo stesso problema: la Generazione Z non le vede, non le conosce, spesso non le considera. E in molti casi le imprese non fanno abbastanza per renderle attrattive.</p>
<h3><strong>L&#8217;estate dell&#8217;agenzia: 50mila contratti di somministrazione</strong></h3>
<p>A completare il quadro arrivano i dati dell&#8217;Osservatorio Assolavoro DataLab, che stima oltre 50mila opportunità di lavoro tramite agenzia nel solo periodo estivo, legate alle professioni stagionali più richieste. La somministrazione, nel complesso e in tutti i settori, genererà entro settembre circa 400mila posizioni disponibili.</p>
<p>Le dieci categorie professionali più cercate nella stagione estiva 2026 raccontano un Paese che si rimette in movimento tra spiagge, ristoranti e grande distribuzione: standisti e commessi stagionali in testa, seguiti da camerieri e personale di sala, animatori e istruttori, cuochi e chef, receptionist e addetti al front office, baristi e personale di gelateria, bagnini e assistenti bagnanti, operatori wellness e SPA, magazzinieri e addetti alla logistica, addetti alle pulizie e housekeeping.</p>
<p><strong>Un elemento da non trascurare: </strong>chi entra nel mercato del lavoro tramite agenzia ha contratti con le stesse tutele e la stessa retribuzione del lavoro dipendente. E, per i più giovani, questa può essere la porta d&#8217;ingresso preferenziale: più di uno su due tra chi cerca lavoro tramite agenzia ha meno di 35 anni, e chi passa da questo canale raggiunge più rapidamente un contratto stabile.</p>
<h3><strong>Il nodo del mismatch: preparazione e comunicazione</strong></h3>
<p>Il Sistema Informativo Excelsior individua due cause principali della difficoltà di reperimento: la mancanza di candidati (26,7%) e la preparazione non adeguata rispetto alle competenze richieste (11,8%). Le due cause non sono equivalenti. La prima racconta un problema di orientamento e attrattività. La seconda racconta un problema di formazione.</p>
<p>Le criticità sono particolarmente accentuate nei comparti della metallurgia (difficoltà di reperimento al 62,6%), del legno-mobile (61,6%), del tessile-abbigliamento e calzature (60,3%) e nelle costruzioni (59,5%). Settori dove l&#8217;industria italiana è forte, competitiva, spesso innovativa — ma dove i giovani non arrivano, perché nessuno li ha mai portati a vedere cosa c&#8217;è dentro.</p>
<p>È esattamente qui che si inserisce il lavoro di Delta Index: misurare la distanza tra ciò che le aziende offrono e ciò che i giovani percepiscono; aiutare le imprese a capire dove si trovano e cosa possono fare per ridurla. Non basta avere posizioni aperte. Serve saperle raccontare.</p>
<h3><strong>La Lombardia: mercato vivace, difficoltà sopra la media</strong></h3>
<p>La Lombardia è la prima regione per volume di entrate previste a giugno, con oltre 91mila posizioni. La difficoltà di reperimento si attesta al 46%, leggermente sopra la media nazionale. Nel trimestre giugno-agosto le entrate programmate raggiungono 233mila unità, con un calo di circa 11mila rispetto all&#8217;anno precedente. Un segnale da monitorare, ma che non muta il quadro complessivo: il Nord resta l&#8217;area a più alta concentrazione industriale e, di conseguenza, con la maggiore domanda di profili tecnici e specializzati difficili da trovare.</p>
<h3><strong>Cosa dicono i dati all&#8217;Osservatorio</strong></h3>
<p>I numeri nazionali confermano ciò che Delta Index rileva direttamente nelle imprese del territorio: la domanda c&#8217;è, ma la capacità di attrarre — soprattutto giovani — è ancora insufficiente. Le aziende che investono sull&#8217;employer branding, che lavorano sul percorso di onboarding, che costruiscono relazioni con le scuole prima ancora che si apra un posto vacante, sono quelle che soffrono meno il mismatch.</p>
<p>Il mercato del lavoro estivo del 2026 non è solo una stagione di assunzioni: è un test di attrattività. E la Generazione Z legge con grande attenzione come le imprese si presentano quando hanno bisogno di lei.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/estate-2026-il-lavoro-chiama-i-giovani-a-giugno-190mila-posti-ecco-i-profili-ricercati/">Estate 2026, il lavoro chiama i giovani: a giugno 190mila posti. Ecco i profili ricercati</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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		<item>
		<title>Modello «Why Not», la coop che ha vinto la scommessa con i giovani più fragili</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/modello-why-not-la-coop-che-ha-vinto-la-scommessa-con-i-giovani-piu-fragili/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 08:33:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Why Not, cooperativa bergamasca, compie dieci anni: da 15 a 47 dipendenti, 36 iscritti alle categorie protette, ricavi oltre un milione. La scommessa era giusta: includere conviene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/modello-why-not-la-coop-che-ha-vinto-la-scommessa-con-i-giovani-piu-fragili/">Modello «Why Not», la coop che ha vinto la scommessa con i giovani più fragili</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Quarantasette dipendenti, età media trentasette anni, di cui trentasei iscritti alle categorie protette. Un fatturato che supera il milione di euro. Una nuova sede acquistata. Numeri che raccontano una storia insolita: quella di un’impresa che cresce senza tradire la propria missione, anzi facendone il motore della propria solidità.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">La cooperativa Why Not, fondata a Bergamo nel dicembre 2014, ha approvato il proprio bilancio sociale 2025 davanti all’assemblea dei cinquantacinque soci. Il documento fotografa un’organizzazione che in dieci anni ha percorso la strada dall’artigianato imprenditoriale alla maturità strutturale, mantenendo al centro una convinzione precisa: ogni persona con fragilità, se inclusa e formata nel modo giusto, può diventare una risorsa reale per le aziende.</div>
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<figure class="zoom-gallery new libera medium"><figcaption>
<figure id="attachment_10253" aria-describedby="caption-attachment-10253" style="width: 199px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-10253 size-medium" src="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" srcset="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1-199x300.jpg 199w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1-680x1024.jpg 680w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1-768x1156.jpg 768w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1-1020x1536.jpg 1020w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1.jpg 1063w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /><figcaption id="caption-attachment-10253" class="wp-caption-text">Why Not, cooperativa bergamasca con sede in via Falcone in città</figcaption></figure>
</figcaption></figure>
<p>L’idea di fondo è ribaltare la logica tradizionale dell’inserimento lavorativo. Invece di partire dall’offerta &#8211; la persona svantaggiata da collocare &#8211; Why Not parte dalla domanda: cosa cercano le aziende? Da questa analisi nasce il percorso formativo, cucito per rendere spendibili le competenze dei lavoratori più fragili in contesti produttivi reali. Nel 2025 l’area Backoffice ha visto otto nuove assunzioni tramite l’art. 14 del D.Lgs. 276/03, quattro nuove aziende partner e tre persone assunte direttamente dalle imprese al termine del percorso.</p>
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<div class="article-body-full">
<div class="position2">L’Area Academy ha erogato 2.853 ore di formazione in informatica, grafica, amministrazione di sistemi, cybersecurity. I destinatari: istituti professionali, cittadini adulti nei progetti Pnrr su quattro ambiti bergamaschi, persone con disturbi dello spettro autistico nel progetto AspieJob. Tra i partner: Red Hat, Engineering, AC Milan, Hisense, cooperative sociali ed enti del territorio.</div>
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<p>La crescita dell’organico racconta molto. Dieci anni fa Why Not contava quindici dipendenti, oggi quarantasette. I contratti a tempo indeterminato sono passati da otto a ventitré. «Offrire competenze digitali può abbattere barriere importanti per chi ha una disabilità», racconta Alberto Ronzoni, project manager della cooperativa. «Why Not crea uno spazio in cui gli intoppi sono parte del processo, non problemi per cui colpevolizzarsi».</p>
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<div class="article-body">
<p>«Questi dieci anni ci hanno dimostrato che il nostro modello funziona», sottolineano il presidente Massimo Radaelli e il vicepresidente, nonché direttore, Davide Minola. «Siamo partiti da una scommessa: che ogni persona con fragilità, messa nelle condizioni giuste, potesse diventare una risorsa vera per le aziende. Quella scommessa l’abbiamo vinta». Il 2025 ha coinciso con il decimo anniversario e con l’inaugurazione della sede in Via Falcone: trentacinque postazioni fisse, quattro di coworking, spazi fluidi e accessibili. L’acquisto ha portato le immobilizzazioni materiali da 200mila a 512mila euro. Vale la pena citare un dettaglio: gran parte degli arredi sono stati donati da un’azienda convinta dal progetto da una dipendente di Why Not, un episodio che dice molto sulla capacità dell’organizzazione di generare relazioni nuove a partire dai propri valori.</p>
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<div class="article-body">
<p>Il bilancio chiude con un utile di 28mila euro su ricavi di oltre 1,1 milioni, in crescita rispetto agli 870mila dell’anno precedente. I costi del personale &#8211; 788mila euro &#8211; sono la voce più rilevante: coerente con un’impresa il cui valore principale è il lavoro delle persone. Una cooperativa sociale bergamasca che dimostra, dati alla mano, che includere conviene. A tutti.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/modello-why-not-la-coop-che-ha-vinto-la-scommessa-con-i-giovani-piu-fragili/">Modello «Why Not», la coop che ha vinto la scommessa con i giovani più fragili</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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		<title>Bonus Giovani 2026, arrivano le istruzioni Inps: ecco cosa devono sapere davvero le imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 08:27:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OCCUPAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Con la Circolare n. 55 del 14 maggio 2026, l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) ha pubblicato le prime indicazioni operative per accedere al Bonus Giovani 2026. Il decreto era arrivato. Le buone intenzioni erano chiare. Ora c'è il manuale d'uso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/bonus-giovani-2026-arrivano-le-istruzioni-inps-ecco-cosa-devono-sapere-davvero-le-imprese/">Bonus Giovani 2026, arrivano le istruzioni Inps: ecco cosa devono sapere davvero le imprese</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62 &#8211; ribattezzato «decreto Lavoro» &#8211; aveva reintrodotto l&#8217;esonero contributivo al 100% per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani under 35. Delta Index ne aveva illustrato la struttura e le implicazioni strategiche subito dopo la pubblicazione. Ora l&#8217;Inps ha tradotto quella norma in procedure concrete, e ci sono dettagli che ogni responsabile delle risorse umane dovrebbe conoscere prima di attivare una pratica.</p>
<h3>Chi sono i destinatari: tre profili, tre regole diverse</h3>
<p>La circolare distingue con precisione le platee dei beneficiari, perché da questa distinzione dipende la durata dell&#8217;esonero.</p>
<p><strong>Molto svantaggiati (esonero 24 mesi).</strong> Rientrano in questa categoria i giovani under 35 privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, oppure da almeno 12 mesi se appartengono a categorie specifiche: chi non ha un diploma di scuola superiore o professionale (livello ISCED 3), chi vive solo con persone a carico, chi lavora in settori con forte disparità di genere e appartiene al genere sottorappresentato, chi appartiene a una minoranza etnica con necessità di rafforzare la propria formazione linguistica o professionale.</p>
<p><strong>Svantaggiati (esonero 12 mesi).</strong> Una platea più ampia, che include anche i giovani tra i 15 e i 24 anni e chi è privo di impiego da almeno sei mesi, secondo la definizione tecnica del decreto ministeriale 17 ottobre 2017.</p>
<p>La classificazione del lavoratore nella categoria corretta non è un dettaglio burocratico: determina se l&#8217;azienda beneficia dello sgravio per un anno o per due.</p>
<h3>I massimali: 500 euro ordinari, 650 nel Mezzogiorno</h3>
<p>L&#8217;esonero copre il 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi i premi Inail), entro un tetto mensile di <strong>500 euro per lavoratore</strong>. Per le assunzioni effettuate in sedi produttive ubicate nelle regioni della Zona Economica Speciale (Zes) Unica &#8211; Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria &#8211; il massimale sale a <strong>650 euro mensili</strong>.</p>
<p>Attenzione: il massimale più alto è legato al luogo di effettivo svolgimento della prestazione, non alla sede legale dell&#8217;azienda. Se il lavoratore viene trasferito fuori dalle regioni ZES, il tetto torna a 500 euro dal mese di paga successivo al trasferimento. Per i rapporti instaurati e conclusi nel corso dello stesso mese, la soglia si riproporziona a 16,12 euro al giorno (o 20,96 euro per la Zes Unica).</p>
<h3>Le condizioni che non si possono ignorare</h3>
<p>La circolare Inps è molto dettagliata sui requisiti. Eccoli in sintesi, perché ciascuno può far decadere il beneficio.</p>
<p><strong>Incremento occupazionale netto.</strong> L&#8217;assunzione deve produrre un aumento reale dell&#8217;organico, calcolato ogni mese rispetto alla media dei dodici mesi precedenti. Il calcolo avviene in Unità di Lavoro Annuo (Ula): i part-time pesano proporzionalmente alle ore lavorate. Se in un mese la base occupazionale scende sotto la soglia, il bonus per quel mese si perde senza recupero. Il requisito va verificato sull&#8217;intera organizzazione del datore di lavoro, incluse le società controllate o collegate.</p>
<p><strong>Divieto di licenziamenti nei sei mesi precedenti.</strong> Chi ha effettuato licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi nella stessa unità produttiva nei sei mesi prima dell&#8217;assunzione non può accedere all&#8217;esonero.</p>
<p><strong>Divieto di licenziamenti nei sei mesi successivi.</strong> Se nei sei mesi dopo l&#8217;assunzione viene licenziato il lavoratore assunto &#8211; o un lavoratore con la stessa qualifica nella stessa unità produttiva &#8211;  l&#8217;esonero viene revocato e il beneficio già fruito recuperato. Fanno eccezione i licenziamenti per sopravvenuta inidoneità assoluta al lavoro o per superamento del periodo di comporto.</p>
<p><strong>Salario giusto.</strong> Il trattamento economico del lavoratore non può essere inferiore a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale applicabile al settore, firmato dalle organizzazioni più rappresentative. Non è un salario minimo per legge: è una condizione di congruità che l&#8217;azienda deve attestare in fase di domanda.</p>
<p><strong>Regolarità contributiva (Durc).</strong> La fruizione dell&#8217;esonero è subordinata al possesso del Documento Unico di Regolarità Contributiva in corso di validità.</p>
<h3>Come si fa domanda: il portale delle agevolazioni</h3>
<p>Le aziende devono presentare domanda telematica all&#8217;Inps tramite il modulo disponibile sul sito istituzionale, nella sezione «Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo) – Bonus giovani 2026». La circolare precisa che verrà data comunicazione della messa a disposizione del modulo con successivo messaggio dell&#8217;Istituto.</p>
<p>La domanda può essere presentata sia per assunzioni già effettuate sia per rapporti non ancora instaurati. In quest&#8217;ultimo caso, l&#8217;Inps accantonerà le risorse e invierà una comunicazione via PEC (o e-mail) al datore di lavoro, che dovrà procedere all&#8217;assunzione e alla relativa comunicazione obbligatoria (Unilav/Unisomm) entro <strong>10 giorni</strong>. Il termine è perentorio: il mancato rispetto comporta la perdita degli importi accantonati.</p>
<h3>Cosa non è cumulabile</h3>
<p>L&#8217;esonero non è cumulabile con altri sconti contributivi, inclusa la cosiddetta Decontribuzione Sud. Non si cumula con l&#8217;incentivo per l&#8217;assunzione di lavoratori disabili (legge 68/1999) né con quello per i beneficiari della NASpI (indennità di disoccupazione).</p>
<p>È invece compatibile &#8211; senza riduzioni &#8211; con la maggiorazione del costo deducibile per le nuove assunzioni prevista dalla legge di bilancio 2025, e con l&#8217;esonero dell&#8217;1% riservato alle aziende in possesso della Certificazione della parità di genere.</p>
<h3>I limiti di spesa: c&#8217;è un tetto complessivo</h3>
<p>La circolare ricorda che le risorse non sono illimitate. I tetti di spesa autorizzati sono: 109,7 milioni di euro per il 2026, 252,4 milioni per il 2027 e 135,4 milioni per il 2028. Se l&#8217;INPS dovesse rilevare, anche in via prospettica, il raggiungimento dei limiti, cesserà di accogliere nuove domande. Chi arriva dopo rischia di trovare la finestra chiusa.</p>
<h3>Il contratto di somministrazione</h3>
<p>Una precisazione rilevante per chi utilizza lavoratori in somministrazione: i benefici si trasferiscono in capo all&#8217;utilizzatore, non all&#8217;agenzia di somministrazione. La valutazione dell&#8217;incremento occupazionale netto va quindi effettuata presso l&#8217;impresa che utilizza il lavoratore, non presso l&#8217;agenzia. Il massimale (500 o 650 euro) dipende dal luogo in cui il lavoratore svolge effettivamente la prestazione.</p>
<h3>La lettura Delta Index</h3>
<p>La circolare Inps trasforma un decreto di principio in uno strumento operativo. Le norme ci sono, le procedure si stanno definendo. Ma la logica dell&#8217;incentivo &#8211; come abbiamo scritto ad aprile -non cambia: lo sgravio abbassa il costo dell&#8217;assunzione, non il costo dell&#8217;abbandono. Un giovane under 35 svantaggiato che entra in un&#8217;azienda attrattiva ci resta. Uno che entra in un&#8217;azienda che non sa trattenerlo se ne va comunque, bonus o non bonus, e l&#8217;impresa perde sia il talento sia, in alcuni casi, il beneficio già fruito. La compliance operativa descritta dall&#8217;Inps è necessaria. La costruzione dell&#8217;attrattività aziendale è indispensabile.</p>
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		<title>Colletti blu e Generazione Z: la domanda c&#8217;è, ma la percezione è ferma al passato</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/colletti-blu-e-generazione-z-la-domanda-ce-ma-la-percezione-e-ferma-al-passato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 08:42:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Una ricerca LinkedIn su oltre 1.000 professionisti italiani fotografa un paradosso che l'Osservatorio Delta Index conferma: le professioni tecniche e operative sono sempre più richieste, ma continuano a essere percepite come una seconda scelta. La Generazione Z è al centro di questa contraddizione. E la Lombardia non fa eccezione.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Hospitality e ristorazione al 78%, retail al 67%, logistica al 66%: sono le percentuali di dipendenza dai cosiddetti <strong>&#8220;colletti blu&#8221;</strong> registrate da LinkedIn nei tre settori più rilevanti per l&#8217;economia italiana. Senza questi profili tecnici, manuali e operativi, interi comparti si fermano. Eppure nel racconto pubblico del lavoro queste professioni occupano ancora uno spazio marginale, schiacciato da un immaginario che associa il successo alla scrivania e al titolo universitario.</p>
<p>È il paradosso che emerge dalla ricerca condotta da LinkedIn su un campione di 1.000 professionisti italiani, intervistati tra il 17 e il 22 aprile 2026. Una fotografia che l&#8217;Osservatorio Delta Index, attivo nell&#8217;analisi dell&#8217;attrattività delle imprese del Nord Italia verso le nuove generazioni, riconosce pienamente: è esattamente il divario che misuriamo ogni volta che un&#8217;azienda ci chiede di valutare la propria capacità di attrarre giovani talenti. La domanda di lavoro tecnico esiste, ed è robusta. Il problema è la narrazione che manca.</p>
<h3>Gen Z: è la più divisa, non la più contraria</h3>
<p>Tra i dati più significativi c&#8217;è quello che riguarda la <strong>Generazione Z,</strong> i nati tra il 1995 e il 2009. Il 49% considera le professioni tecniche una garanzia per il futuro. Ma il 48% associa ancora il successo ai lavori d&#8217;ufficio. Un equilibrio quasi perfetto che racconta qualcosa di preciso: la Gen Z non rifiuta il lavoro manuale in blocco. <strong>È divisa.</strong> Ed è questa divisione interna a renderla diversa dalle generazioni precedenti: i Millennials si attestano al 58% nel considerare solide le professioni tecniche, la Gen X al 60%. La generazione più giovane registra la percentuale più bassa, ma la ragione non è il disinteresse: è la mancanza di racconto.</p>
<p>La Gen Z è la prima cresciuta interamente nell&#8217;era dei social media, dove il lavoro visibile è quello che si fotografa e si condivide. Il termoidraulico che installa una pompa di calore ad alta efficienza non appare nei feed. L&#8217;ufficio con la scrivania di design, sì. Il problema non è la Gen Z: è la narrazione che le imprese non hanno ancora imparato a costruire. Lo conferma un dato culturale: il <strong>66% degli italiani</strong> dichiara che le aspettative di famiglia e società pesano fortemente sulle scelte professionali. Il 64% considera ancora le professioni tecniche una &#8220;seconda scelta&#8221;. Sono bias antichi, trasmessi informalmente nel tempo, che nessun annuncio di lavoro da solo è in grado di abbattere.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #3366ff;"><strong><em>«Le professioni tecniche soffrono di un problema di percezione: sono viste con gli occhi del passato, mentre funzionano già con logiche del futuro». Marcello Albergoni, Country Manager LinkedIn Italia</em></strong></span></p>
<h3>Lombardia: riconoscimento alto, visibilità bassa</h3>
<p>Il focus regionale della ricerca &#8211; Lombardia, Lazio e Campania a confronto &#8211; offre elementi particolarmente utili per le piccole e medie imprese del territorio in cui opera Delta Index. La Lombardia è la regione dove le professioni tecniche godono del maggiore riconoscimento come percorsi solidi: il <strong>60% dei lombardi</strong> le considera una garanzia per il futuro, contro il 53% di Lazio e Campania. L&#8217;associazione tra lavoro tecnico, buona retribuzione e stabilità è più forte in Lombardia (64%). Il 73% dei lombardi ritiene che l&#8217;intelligenza artificiale (IA) sostituirà alcune attività senza eliminare interi ruoli: una visione pragmatica, coerente con la cultura produttiva di un territorio abituato a misurare il valore del lavoro in termini concreti.</p>
<p>Eppure il <strong>68% dei lombardi</strong> ritiene che le opportunità nel comparto tecnico non siano comunicate efficacemente. E il 65% le considera ancora una &#8220;seconda scelta&#8221;. Il paradosso lombardo è nitido: le imprese ci sono, il lavoro è buono, le prospettive sono reali, ma questo non raggiunge i giovani nel momento decisivo in cui costruiscono le proprie aspettative. È esattamente il nodo che Delta Index intercetta nel pilastro <strong>Attrarre</strong>: la capacità di un&#8217;impresa di rendere visibile e desiderabile la propria identità lavorativa agli occhi della Gen Z.</p>
<h3>Stipendio, equilibrio vita-lavoro e reti informali</h3>
<p>La ricerca identifica le leve di attrattività. Il <strong>46% degli italiani</strong> indica stipendi più alti e migliori benefit come fattore prioritario. Il 38% cita l&#8217;equilibrio tra vita privata e lavoro. Il 28% cerca maggiore sicurezza occupazionale. Sono esattamente le dimensioni che Delta Index misura nel pilastro <strong>Trattenere</strong>: welfare aziendale, clima organizzativo, possibilità di crescita professionale. C&#8217;è poi un elemento strutturale rilevante: il 61% degli italiani ritiene che conoscere le persone giuste conti più delle competenze nella ricerca di lavoro. Un dato che conferma come, nei settori tecnici e artigianali, la reputazione sul territorio sia un asset di attrattività tanto reale quanto il contratto offerto.</p>
<h3>La lettura di Delta Index: una conferma esterna</h3>
<p>L&#8217;ultimo Rapporto Delta Index aveva già documentato le criticità nel rapporto tra le piccole e medie imprese lombarde e la Generazione Z. Il turnover dei giovani under 27 in hospitality e ristorazione si attestava al 72,98% nel 2024, scendendo al 62,33% nel 2025. Numeri che descrivono un mercato in cui i giovani entrano ed escono con una velocità che le imprese faticano a intercettare. I dati LinkedIn offrono ora una conferma esterna e autorevole: il mismatch non è solo quantitativo, ma è soprattutto <strong>culturale e comunicativo</strong>. Le imprese producono valore, offrono stabilità, garantiscono prospettive reali di crescita. Ma non riescono a renderle visibili a una generazione che costruisce le proprie aspettative attraverso ciò che vede raccontato.</p>
<p>È per questo che il pilastro <strong>Attrarre</strong> rimane il nodo più critico per la maggior parte delle imprese che si rivolgono al nostro Osservatorio. Non si tratta di pubblicare un annuncio di lavoro: si tratta di costruire una narrazione autentica e consistente dell&#8217;identità aziendale, capace di parlare alla Gen Z nel linguaggio e nei luoghi in cui si muove.</p>
<h3>Tre direzioni operative per le imprese</h3>
<p><strong>Prima: comunicare con autenticità.</strong> Il 66% degli italiani ritiene che le opportunità nel comparto tecnico non siano visibili. Non servono spot patinati: servono storie vere di percorsi di crescita, sui canali che la Gen Z frequenta.</p>
<p><strong>Seconda: essere trasparenti sulla retribuzione,</strong> anche in vista della Direttiva europea sulla Trasparenza retributiva, e dimostrare in modo strutturato la capacità di garantire equilibrio tra lavoro e vita privata.</p>
<p><strong>Terza: investire nell&#8217;orientamento scolastico,</strong> costruendo rapporti continuativi con istituti tecnici, percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IFP) e Istituti Tecnici Superiori (ITS), incontrando i giovani prima che i bias si consolidino definitivamente.</p>
<p>La Gen Z non è contro il lavoro tecnico. È in attesa di un racconto credibile che glielo faccia conoscere dall&#8217;interno. Le imprese che sapranno costruirlo &#8211; con autenticità e con metodo &#8211; avranno un vantaggio reale nella competizione per i talenti nei distretti produttivi del Nord Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/colletti-blu-e-generazione-z-la-domanda-ce-ma-la-percezione-e-ferma-al-passato/">Colletti blu e Generazione Z: la domanda c&#8217;è, ma la percezione è ferma al passato</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Studenti in azienda prima di scegliere: Skillherz apre le porte a 18 settori</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/studenti-in-azienda-prima-di-scegliere-skillherz-apre-le-porte-a-18-settori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 08:10:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ORIENTAMENTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ORIENTAMENTO. Iscrizioni al via il 18 maggio. I ragazzi e le ragazze dalla 3^ alla 5^ superiore potranno fare visite online o in presenza. Le aziende interessate ad aprire i propri spazi possono ancora aderire. Nell’articolo tutte le indicazioni per giovani e imprese relative alle iscrizioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/studenti-in-azienda-prima-di-scegliere-skillherz-apre-le-porte-a-18-settori/">Studenti in azienda prima di scegliere: Skillherz apre le porte a 18 settori</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Scegliere cosa fare da grandi senza aver mai visto dall’interno un’azienda. È il paradosso in cui si trovano molti giovani quando si siedono davanti al modulo di iscrizione all’università o a un corso professionale: devono decidere, ma spesso decidono al buio. Secondo i dati dell’Osservatorio Delta Index, un ragazzo su tre non ha mai messo piede in un contesto lavorativo reale. Un numero che pesa, soprattutto in un territorio come quello del nord Italia dove le imprese sono a portata di mano e il tessuto produttivo è tra i più vivaci d’Europa.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">È da questa consapevolezza che <b><a href="http://www.skillherz.com/" target="_blank" rel="noopener">Skillherz</a> </b>, brand partito da Bergamo e presente in diversi capoluoghi della Lombardia, lancia le visite aziendali. Da anni al fianco dei giovani nei momenti di scelta, con percorsi educativi basati sull’esperienza diretta e oltre 700 studenti già orientati su diversi territori, <b>Skillherz</b> <b>porta ora i ragazzi dentro le imprese</b>, fisicamente o virtualmente. Ma attenzione: la visita non è il punto di partenza, è una tappa. Prima si lavora su se stessi, sulle proprie attitudini e inclinazioni, su ciò che si è e su ciò che si vorrebbe diventare. Chi si iscrive per la prima volta entra in un percorso strutturato, non in una gita aziendale. La visita è il momento in cui quanto emerso nel lavoro interiore incontra la realtà concreta del mondo produttivo.</div>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Fare orientamento, per noi, non significa distribuire dépliant sulle professioni o raccontare cosa si studia in una facoltà &#8211; spiega Paolo Maria Ferrari, Ceo e fondatore di Skillherz &#8211; significa mettere i ragazzi di fronte alla realtà, aiutarli a capire chi sono e dove potrebbero stare bene, prima ancora che scelgano dove andare».</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure class="zoom-gallery new libera left">
<p><figure style="width: 270px" class="wp-caption alignleft"><a title="Paolo Ferrari, founder e ceo di Skillherz" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/5/4/photos/studenti-in-azienda-prima-di-scegliereskillherz-apre-le-porte-a-18-settori_480502fa-478f-11f1-81eb-0b0129f3ab79_1920_1707.jpg" data-credits="FOTO BEDOLIS" data-title="Paolo Ferrari, founder e ceo di Skillherz"><img decoding="async" class="lozad" title="Paolo Ferrari, founder e ceo di Skillherz" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/5/4/photos/cache/studenti-in-azienda-prima-di-scegliereskillherz-apre-le-porte-a-18-settori_480502fa-478f-11f1-81eb-0b0129f3ab79_1920_1707_v3_large_libera.jpg" alt="Studenti in azienda prima di scegliere:Skillherz apre le porte a 18 settori" width="270" height="240" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/5/4/photos/cache/studenti-in-azienda-prima-di-scegliereskillherz-apre-le-porte-a-18-settori_480502fa-478f-11f1-81eb-0b0129f3ab79_1920_1707_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Paolo Ferrari, founder e ceo di Skillherz</figcaption></figure><figcaption></figcaption></figure>
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<p>Le visite aziendali nascono per colmare quel gap denunciato dai dati: portare gli studenti &#8211; dalla terza alla quinta superiore &#8211; all’interno di realtà aziendali rappresentative di 18 settori produttivi. Non un solo settore, non una sola impresa: diciotto mondi differenti, perché ogni ragazzo possa esplorare ambiti diversi e non limitarsi al primo che capita. E qui sta una delle specificità di questo progetto rispetto a quanto si trova normalmente sui territori. Non si tratta di un singolo evento aziendale, né di un’alternanza scuola-lavoro improvvisata. Le visite di Skillherz si inseriscono in un percorso di orientamento che ha una sua architettura: prima la conoscenza di sé, poi l’incontro con il mondo reale, poi la rielaborazione dell’esperienza.</p></div>
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<p>«Negli anni abbiamo capito che i ragazzi hanno bisogno di esperienze che lascino il segno &#8211; spiega Ferrari &#8211; quando uno studente parla per venti minuti con un ingegnere, con un designer o con un operatore sanitario, e capisce cosa fa davvero quella persona ogni giorno, quella conversazione vale più di ore di orientamento tradizionale. È da lì che è nata l’idea delle visite aziendali: trasformare la curiosità in consapevolezza, grazie a chi il lavoro lo fa ogni giorno».</p>
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<p>L’obiettivo non è trovare subito un lavoro, né scegliere una professione guardando un’etichetta. È capire come funziona un’azienda dall’interno: come sta in piedi, quante figure diverse la tengono in vita, quante competenze convivono sotto lo stesso tetto. Un’azienda non è un mestiere. È un ecosistema. E un ragazzo che lo capisce a sedici anni ha già fatto un passo enorme rispetto a chi arriverà a vent’anni senza averci mai riflettuto.</p>
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<div class="article-body">
<p>Le visite si articolano in due modalità. Da un lato le visite online, della durata di un’ora, condotte su piattaforma Google Meet con un massimo di cinquanta partecipanti per garantire interazione reale e non la passività di una lezione frontale. Durante l’incontro gli studenti non sono semplici spettatori: vengono coinvolti in attività pratiche, possono fare domande dirette ai professionisti e navigare insieme a loro nel mondo dell’azienda ospitante. A guidare l’esperienza c’è sempre un educatore Skillherz che affianca il referente aziendale, assicurando che il racconto sia accessibile, stimolante e calibrato sull’età dei partecipanti.</p>
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<div class="article-body">
<p>Dall’altro lato ci sono le visite in presenza, pensate per creare un’esperienza ancora più immersiva e legata al territorio: gli studenti entrano fisicamente negli spazi produttivi, toccano con mano i processi, respirano l’atmosfera di un luogo di lavoro vero. In questo caso, la prossimità geografica diventa un valore aggiunto: avvicinare un ragazzo a un’azienda che potrebbe un giorno diventare il suo datore di lavoro è già, in sé, un atto di radicamento territoriale oltre che di orientamento.</p>
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<p>I 18 settori coperti spaziano dalla Finanza &amp; Business alla Sanità &amp; Cura, dal Green all’Agroalimentare, dalla Logistica all’Informatica &amp; Digitale, dall’Arte &amp; Cultura alla Moda, fino all’Industria Meccanica, Chimica e Metalmeccanica. Le <b>iscrizioni per gli studenti apriranno il 18 maggio</b>: per consultare il calendario e registrarsi è possibile visitare<a href="http://www.skillherz.com/" target="_blank" rel="noopener"> <b>www.skillherz.com</b> </a>o la pagina dedicata <b><a href="http://www.skillherz.com/studenti/visite-aziendali-estive/" target="_blank" rel="noopener">www.skillherz.com/studenti/visite-aziendali-estive/</a> </b>. Le visite sono rivolte agli studenti dalla terza alla quinta superiore.<b> Le aziende interessate</b> a mettere a disposizione la propria realtà produttiva &#8211; in presenza o da remoto &#8211; possono ancora contattare Skillherz all’indirizzo<b> imprese@skillherz.com</b>.</p>
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		<title>«ABB» apre ai ragazzi di Skillherz: «Per loro un&#8217;esperienza che lascerà il segno»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/abb-apre-ai-ragazzi-di-skillherz-per-loro-unesperienza-che-lascera-il-segno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 07:33:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ORIENTAMENTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ORIENTAMENTO. Skillherz porta i ragazzi del triennio delle superiori nelle imprese. Irene Caprì, Hr Business Partner, Distribution Solutions, ABB Italia: «Da noi le visite aziendali diventano uno strumento di orientamento reale»</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Le aziende non sono solo il contesto in cui i ragazzi lavoreranno un giorno, possono diventare il primo posto in cui imparano a immaginarsi adulti. Non si tratta di vendergli un’opportunità di lavoro, ma di mostrargli com’è fatto il mondo che li aspetta.</p>
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<div class="article-body-full">
<div class="position2">Ed è esattamente questo il senso del coinvolgimento delle imprese del territorio nelle visite aziendali di <b><a href="http://www.skillherz.com/" target="_blank" rel="noopener">Skillherz</a> </b>: avere una rete di imprese partner disposte a trasformare una visita in un’esperienza di orientamento vera, online o in presenza.</div>
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<div class="article-body">
<p>Le visite online sono pensate per essere accessibili a tutti gli studenti, ovunque si trovino. Quelle in presenza, invece, seguono una logica di prossimità: le aziende che aprono fisicamente i propri spazi lo fanno anche nell’ottica di costruire un rapporto con i giovani del territorio, quelli che domani potrebbero essere i loro colleghi, i loro tecnici, i loro progettisti. Un investimento nel futuro che parte dalla conoscenza reciproca.</p>
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<div class="article-body-full">
<div class="position2">Tra le prime realtà ad aderire al progetto c’è ABB, colosso globale della tecnologia con una presenza radicata a Bergamo fin dal 1934 &#8211; anno in cui nasceva, con il marchio SACE, quello che sarebbe diventato uno dei centri strategici mondiali per il settore dell’elettromeccanica e dell’energia.</div>
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<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="764">La sede di Bergamo non è nuova al rapporto con le scuole: da anni costruisce relazioni continuative con gli Itis e gli Ipia del territorio bergamasco, accompagnando studenti dalla terza superiore fino al post-diploma con lezioni tecniche e testimonianze aziendali progettate insieme ai docenti e integrate nei programmi scolastici.</div>
<div class="article-body">
<p>I temi spaziano dall’automazione e dalla meccatronica alla sicurezza, dalla sostenibilità di prodotto all’intelligenza artificiale, fino alle soft skills e all’orientamento al lavoro. ABB è inoltre presente al Job Festival di Confindustria Bergamo, partecipa ai career day degli istituti tecnici e professionali del territorio e collabora attivamente con Its Lombardia Meccatronica Academy per l’attivazione di tirocini e la valutazione di profili per possibili inserimenti occupazionali.</p>
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<div class="article-body">
<p>Un impegno che si traduce anche in sfide concrete: ABB ha affiancato con tutor dedicati gli studenti del Marconi di Dalmine in una challenge di istituto, e partecipa con regolarità a iniziative come il Green Day promosso da M4E.</p>
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<div class="article-body">
<p>«Il dialogo tra scuola e mondo del lavoro è fondamentale. Accogliere gli studenti in ABB, nelle sedi di Bergamo e Dalmine, significa da un lato offrire loro un’occasione concreta per collegare ciò che studiano alle applicazioni reali, ma anche per scoprire professionalità e competenze spesso poco conosciute, dall’altro è per noi un modo concreto di restituire valore al territorio» racconta da ABB Irene Caprì, HR Business Partner, Distribution Solutions, Italia.</p>
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<div class="article-body">
<p>La distanza tra l’aula o un libro di testo e un processo produttivo reale è ancora enorme. «Crediamo che entrare in azienda, vedere gli impianti, fare domande e confrontarsi con chi lavora ogni giorno sul campo sia un’esperienza che lascia il segno. È anche così che si accende la curiosità verso le discipline tecniche e scientifiche» continua Caprì.</p>
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<div class="article-body">
<p>Non si tratta di presentare l’azienda, ma di aiutare i ragazzi a capirsi attraverso un settore, per ridurre quella distanza prima che diventi un problema. Perché un ragazzo che entra in un’impresa sapendo già cosa cerca, è un ragazzo che, se sceglie quel settore, lo sceglie davvero. È questa la scommessa più ambiziosa del progetto: non accelerare le scelte, ma migliorarle. E per farlo servono aziende disposte a mettersi in gioco, a raccontarsi senza filtri a ragazzi che ancora non sanno bene cosa cercano, ma che, se incontrano la persona giusta nel posto giusto, spesso lo capiscono prima del previsto.</p>
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<p><b>Le iscrizioni ad aziende di 18 settori economici per gli studenti apriranno il 18 maggio</b>: per consultare il calendario e registrarsi è possibile visitare <a href="http://www.skillherz.com/" target="_blank" rel="noopener"><b>www.skillherz.com</b> </a>o la pagina dedicata <a href="http://www.skillherz.com/studenti/visite-aziendali-estive/" target="_blank" rel="noopener"><b>www.skillherz.com/</b> <b>studenti/visite-aziendali-estive/</b> </a>. Le visite sono rivolte agli studenti dalla terza alla quinta superiore. <b>Le aziende interessate</b> a mettere a disposizione la propria realtà produttiva &#8211; in presenza o da remoto &#8211; possono ancora contattare Skillherz all’indirizzo <b>imprese@skillherz.com.</b></p>
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		<title>Dal 100 al 50 per cento: meno bonus per assumere i giovani. Ma non è lì il vero problema</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/dal-100-al-50-per-cento-meno-bonus-per-assumere-i-giovani-ma-non-e-li-il-vero-problema/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 15:01:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OCCUPAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OCCUPAZIONE. Dal 100% al 70%, fino al ritorno al 50%: nel 2026 gli incentivi per assumere giovani si riducono. Ma il mismatch resta, segno che il problema non è il costo del lavoro, ma l’attrattività delle imprese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/dal-100-al-50-per-cento-meno-bonus-per-assumere-i-giovani-ma-non-e-li-il-vero-problema/">Dal 100 al 50 per cento: meno bonus per assumere i giovani. Ma non è lì il vero problema</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora nubi all’orizzonte per il mercato del lavoro legato ai giovani. Nel giro di poche settimane, infatti, il bonus per assumere giovani passerà dal <strong>100% dei contributi al 70%</strong>, e poi se non ci saranno nuove proroghe tornerà al <strong>50% strutturale</strong>. Tradotto: assumere un giovane costerà progressivamente di più. Oppure, semplicemente, tornerà tutto come prima senza politiche del bonus.</p>
<h3><strong>La discesa degli incentivi</strong></h3>
<p>Fino al 2025 il quadro era chiaro: <strong>100% di sgravio contributivo</strong>, fino a 500 euro al mese (650 nel Mezzogiorno), per due anni. Nel 2026 cambia tutto: <strong>Gennaio – aprile 2026</strong>: sgravio al <strong>70%</strong> (100% solo con incremento occupazionale), poi <b>d<strong>a maggio 2026</strong></b>: ritorno al sistema ordinario con <strong>50% di sgravio</strong>, fino a 3.000 euro annui. In mezzo, un tetto che resta: massimo <strong>500 euro al mese</strong> (650 nelle Zes). La traiettoria è evidente: meno incentivo, più costo. E soprattutto meno certezza per le imprese, che si trovano a programmare le assunzioni dentro un quadro che cambia nel giro di pochi mesi.</p>
<h3><strong>Una leva che si accorcia</strong></h3>
<p>Per anni gli incentivi hanno rappresentato una leva concreta, quasi automatica. Si abbassava il costo del lavoro e si creava una spinta all’ingresso dei giovani. Una logica lineare, che ha avuto anche effetti positivi nel breve periodo. Ma questa leva, oggi, si sta accorciando. E mentre si accorcia, emergono con più chiarezza i limiti strutturali del sistema. Perché la domanda che resta sul tavolo è semplice: se anche con il 100% di incentivo le aziende faticavano a trovare giovani, cosa succederà con il 70% o con il 50%?</p>
<h3><strong>Il punto che sfugge</strong></h3>
<p>Qui si apre il vero tema. La riduzione dei bonus viene letta come un problema per le imprese. Ed è vero, sul piano operativo. Ma allo stesso tempo rende più visibile un elemento che finora è rimasto in secondo piano: il mismatch non nasce dagli incentivi. Nasce da una distanza. Le aziende cercano giovani, ma spesso li cercano con modelli organizzativi, linguaggi e aspettative che non intercettano più la Generazione Z. I giovani cercano lavoro, ma non trovano contesti in cui riconoscersi davvero. Nel mezzo, gli incentivi hanno funzionato come una copertura temporanea. Hanno facilitato alcune assunzioni, ma non hanno costruito relazione.</p>
<h3><strong>Non è (solo) una questione di costo</strong></h3>
<p>Se il problema fosse stato solo economico, il 100% di sgravio avrebbe dovuto cambiare radicalmente lo scenario. Non è successo. Ed è qui che la lettura Delta Index diventa utile: il tema non è quanto costa assumere un giovane, ma quanto quell’azienda è percepita come un luogo in cui vale la pena entrare. Uno sgravio può abbassare una barriera. Non può creare attrattività. E senza attrattività, il problema si sposta semplicemente più avanti: difficoltà di inserimento, turnover, disallineamento.</p>
<h3><strong>Un sistema non strutturale</strong></h3>
<p>C’è poi un altro elemento che pesa: la natura stessa degli incentivi. Le misure continuano a essere temporanee, rimodulate, prorogate. Un sistema che cambia di anno in anno, spesso di mese in mese, e che rende difficile una pianificazione stabile delle politiche HR. Questo non solo riduce l’efficacia degli incentivi, ma alimenta un approccio tattico: si assume quando conviene, non quando serve. E il lavoro giovanile diventa una variabile dipendente.</p>
<h3><strong>Il rischio reale</strong></h3>
<p>La riduzione dei bonus rischia quindi di produrre un doppio effetto. Da un lato, un impatto immediato sui costi per le imprese. Dall’altro, un effetto più profondo: togliere un alibi. Perché senza l’incentivo pieno, emerge con più forza la domanda che finora è stata evitata: cosa rende davvero un’azienda attrattiva per un giovane? Formazione, crescita, qualità dell’esperienza, chiarezza dei percorsi. Non sono elementi nuovi. Ma diventano centrali proprio quando la leva economica si indebolisce.</p>
<h3><strong>La domanda giusta</strong></h3>
<p>Per questo il punto non è se i bonus aumentano o diminuiscono. Il punto è che, anche quando erano al massimo, non erano sufficienti. E allora la domanda cambia: non quanto incentivo serve per assumere un giovane, ma cosa serve perché quel giovane scelga davvero quell’azienda. Finché questa risposta resta sullo sfondo, ogni riduzione di bonus verrà vissuta come un problema. Ma il problema, in realtà, è già lì.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/dal-100-al-50-per-cento-meno-bonus-per-assumere-i-giovani-ma-non-e-li-il-vero-problema/">Dal 100 al 50 per cento: meno bonus per assumere i giovani. Ma non è lì il vero problema</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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		<title>Oltre mezzo milione di assunzioni, ma il mismatch cresce</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/oltre-mezzo-milione-di-assunzioni-ma-il-mismatch-cresce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 10:16:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OCCUPAZIONE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=9854</guid>

					<description><![CDATA[<p>OCCUPAZIONE. Il Bollettino Excelsior di gennaio 2026 prevede oltre 526mila assunzioni nel mese e più di 1,4 milioni nel trimestre. Ma il 27% destinato ai giovani si scontra con difficoltà di reperimento più alte della media e con un persistente mismatch di competenze.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mercato del lavoro italiano apre il 2026 con numeri ancora rilevanti sul fronte della domanda, ma con una frattura che continua ad allargarsi: quella tra ciò che le imprese cercano e ciò che i giovani sono disposti – e preparati – a offrire. È quanto emerge dal Bollettino Excelsior di gennaio 2026, appena pubblicato da Unioncamere e Ministero del Lavoro, che prevede 526.820 nuove entrate nel solo mese di gennaio e oltre 1,4 milioni nel trimestre gennaio-marzo.<br />
Numeri importanti, che però raccontano una crescita fragile, segnata da difficoltà strutturali di reperimento e da un progressivo disallineamento generazionale.</p>
<p><strong>Giovani: solo il 27% delle assunzioni, ma con più criticità</strong></p>
<p>All’interno di questo scenario, i giovani fino a 29 anni rappresentano il 27% delle entrate complessive. In valore assoluto, significa circa 142.600 opportunità nel mese di gennaio. Un dato che, letto isolatamente, potrebbe sembrare positivo. Ma il raffronto con il mercato complessivo restituisce un quadro più complesso.</p>
<p>Per i giovani, infatti, la difficoltà media di reperimento sale al 47%, superando quella generale che si attesta al 45,8%. Un segnale chiaro: quando le imprese cercano giovani, faticano ancora di più a trovarli con le competenze richieste, soprattutto nei ruoli tecnici e operativi .</p>
<p><strong>Il paradosso delle professioni più richieste</strong></p>
<p>Il mismatch emerge con forza osservando le professioni. Le figure dove le imprese dichiarano le maggiori difficoltà di reperimento tra i giovani non sono ruoli “del futuro”, ma mestieri già oggi centrali per la tenuta del sistema produttivo:</p>
<ul>
<li>operai specializzati nelle costruzioni e nelle rifiniture,</li>
<li>manutentori e meccanici,</li>
<li>tecnici della salute,</li>
<li>operai delle lavorazioni alimentari.</li>
</ul>
<p>In molti di questi profili, oltre il 60% delle posizioni risulta di difficile copertura. Il problema non è la mancanza di posti, ma la scarsità di competenze coerenti e di percorsi formativi efficaci nel renderli attrattivi per le nuove generazioni.</p>
<p><strong>Contratti: ai giovani più precarietà che progetto</strong></p>
<p>Un altro elemento di distanza emerge analizzando le forme contrattuali. Sul mercato complessivo, il tempo determinato e la somministrazione continuano a rappresentare una quota rilevante delle assunzioni. Ma per i giovani il fenomeno è ancora più marcato: l’ingresso nel lavoro avviene spesso attraverso contratti brevi, apprendistato o forme ibride, che faticano a trasformarsi in percorsi di crescita strutturati.</p>
<p>Il risultato è un mercato che chiede flessibilità ma offre, soprattutto ai giovani, poca visione di medio-lungo periodo. Un aspetto che incide direttamente sulla capacità delle imprese di trattenere capitale umano una volta formato.</p>
<p><strong>Titoli di studio: servono competenze, non solo anni di scuola</strong></p>
<p>Excelsior conferma un dato che l’Osservatorio Delta Index intercetta da tempo: non è il livello di istruzione in sé a fare la differenza, ma la sua spendibilità. I titoli più richiesti restano quelli tecnico-professionali: meccanica, meccatronica, logistica, elettronica, informatica.</p>
<p>Eppure, proprio su questi indirizzi si concentrano le maggiori difficoltà di reperimento. Il sistema formativo continua a produrre competenze che non incontrano pienamente i fabbisogni delle imprese, mentre le aziende faticano a entrare nei percorsi educativi in modo strutturato e continuativo.</p>
<p><strong>Il dato di fondo: il lavoro c’è, l’attrattività no</strong></p>
<p>Il Bollettino Excelsior di gennaio 2026 restituisce quindi un messaggio chiaro: il lavoro non manca, ma manca un ecosistema capace di rendere quel lavoro desiderabile per i giovani. Non è solo una questione di salari o di contratti, ma di orientamento, cultura organizzativa, formazione e prospettiva.</p>
<p>È esattamente su questo punto che si inserisce la chiave di lettura dell’Osservatorio Delta Index: il vero tema non è quante assunzioni si programmano, ma quanto le aziende sono pronte ad attrarre, selezionare, formare e trattenere le nuove generazioni. Finché questo passaggio non diventerà una priorità strategica, il mismatch continuerà a riproporsi, mese dopo mese, bollettino dopo bollettino.</p>
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