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	<title>ATTRARRE Archivi - Deltaindex</title>
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	<description>Business a misura di talenti</description>
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	<title>ATTRARRE Archivi - Deltaindex</title>
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	<item>
		<title>Il divario di stipendio si assottiglia. Ora i giovani recuperano terreno</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/il-divario-di-stipendio-si-assottiglia-ora-i-giovani-recuperano-terreno/</link>
					<comments>https://www.deltaindex.it/journal/il-divario-di-stipendio-si-assottiglia-ora-i-giovani-recuperano-terreno/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Bonzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 07:47:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. I dati Inps sul settore privato mostrano un cambio: in dieci anni la differenza tra i salari degli under 35 e quelli dei senior si è ridotta. Seghezzi (Adapt): «Ci sono meno ragazzi, quindi valgono di più».</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Domanda e offerta. È la regola che da sempre governa l’economia: e applicandola al mercato del lavoro, in tempi di transizione demografica si può rivelare un’inedita opportunità favorevole per le nuove generazioni. Lo raccontano i numeri, superando stereotipi e luoghi comuni: se i giovani sono sempre di meno, le aziende sono costrette a «contendersi» i talenti; in questo scenario, una chiave per attrarre o per trattenere i giovani è la retribuzione, che in quelle fasce d’età sta aumentando più di un tempo.</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure style="width: 157px" class="wp-caption alignleft"><a title="Francesco Seghezzi, presidente Adapt" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_488e2d38-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_2880.jpg" data-title="Francesco Seghezzi, presidente Adapt"><img decoding="async" class="lozad" title="Francesco Seghezzi, presidente Adapt" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_488e2d38-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_2880_v3_medium_libera.jpg" alt="Il divario di stipendio si assottiglia.I giovani recuperano terreno" width="157" height="236" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_488e2d38-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_2880_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Francesco Seghezzi, presidente Adapt</figcaption></figure>
<p class="zoom-gallery new libera left">Succede, in proporzione, persino in un Paese che attraversa una lunga – e ben nota – stagione di glaciazione salariale. <b>Francesco Seghezzi, presidente dell’Associazione Adapt e docente all’Università degli Studi di Bergamo</b>, ha analizzato i dati dell’Inps sui dipendenti del settore privato, evidenziando come tra il 2014 e il 2024 i salari degli under 35 siano cresciuti più rapidamente di quelli degli over 50, riducendo il divario generazionale. Più nello specifico, su scala nazionale nel 2014 il «premio salariale» dei lavoratori con più di cinquant’anni d’età – ovvero la forbice salariale in favore dei «senior», rispetto ai colleghi più giovani – era pari al 62,9%, mentre nel 2024 è sceso al 48,8%.</p>
</div>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>La dinamica</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Una buona notizia», la definisce Seghezzi, entrando poi nel dettaglio: «Mentre si parla spesso di occupazione giovanile sottolineando gli elementi negativi, specie nel post-Covid abbiamo assistito a una diminuzione della differenza salariale tra lavoratori anziani e lavoratori giovani. Certo, la situazione rimane comunque critica rispetto al resto dell’Europa, ma per l’Italia è una tendenza positiva». Il salario, tipicamente, si lega alla «carta d’identità»: più si sale con l’età e più aumenta, sia perché si scalano le gerarchie aziendali (a posizioni apicali corrispondono buste paga più consistenti) sia per i meccanismi premiali dovuti alla permanenza prolungata nella stessa azienda (gli «scatti»).</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Ora, però, la forbice si sta assottigliando. Perché? «Siamo ancora nella fase delle ipotesi – premette il ricercatore -, ma sicuramente il fatto che oggi ci siano meno giovani rispetto al passato innesca la legge della domanda e dell’offerta, rendendo i giovani più richiesti e, di conseguenza, potenzialmente meglio pagati. Non solo si sta riducendo il numero dei tirocini e dei contratti a termine, che portano a compensi più bassi, ma ora con più frequenza l’impresa sceglie di fare un investimento e interviene quindi sulla leva salariale. Chiaro, c’è forse anche un problema inverso: i salari delle persone mature crescono meno del passato, e questo può essere un tratto di vulnerabilità».</div>
</div>
<div class="article-body">
<blockquote class="quote-article-cont">
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">«Tra operai e impiegati under 35 lombardi gli stipendi crescono quasi il doppio dei senior»</span></h3>
</blockquote>
<p>Dentro tale congiuntura s’inserisce anche l’elevata mobilità lavorativa degli ultimi anni. La «great resignation», la stagione delle «dimissioni di massa» che ha animato la ripresa post-pandemica favorendo il passaggio da un’azienda all’altra, può aver contribuito a rafforzare il potere contrattuale delle nuove generazioni: «Il numero delle dimissioni si è ormai stabilizzato su livelli molto alti – rileva Seghezzi -: le aziende sono chiamate a pagare di più i propri dipendenti per trattenerli oppure per assumerli». È nel momento del colloquio, ad esempio, che si coglie un ritrovato potere contrattuale per i più giovani.</p>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="29752"></div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_49231d9e-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_1741.jpg"><img decoding="async" class="lozad" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_49231d9e-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_1741_v3_large_libera.jpg" alt="Il divario di stipendio si assottiglia.I giovani recuperano terreno" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_49231d9e-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_1741_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></figure>
<p>Un altro driver è rappresentato dal profilo professionale: la sfida per la competitività – dalla transizione digitale a quella ambientale, passando per una più trasversale attenzione all’innovazione – chiama le aziende a ricercare profili sempre più formati e specializzati. Ed è proprio nei giovani – più istruiti di un tempo e dotati di skills che non padroneggiano i colleghi più anziani – che si possono trovare questi nuovi lavoratori, con remunerazioni maggiori rispetto al passato.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Quella generazionale, comunque, è una delle tante fratture che attraversano il mercato del lavoro italiano: «In Europa la differenza salariale tra giovani e anziani è più contenuta – ricorda Seghezzi -. Ma l’Italia è un Paese di dualismi: basti pensare alle differenze salariali tra lavoratori e lavoratrici».</p>
</div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Il caso lombardo</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Le dinamiche nazionali più incoraggianti trovano riflesso anche in Lombardia. Analizzando nuovamente il database dell’Inps, stavolta circoscritto alla base regionale, emerge come tra il 2014 e il 2024 le retribuzioni medie annue dei lavoratori dipendenti lombardi nel settore privato fino ai 34 anni d’età siano passate da 17.109 a 20.697 euro lordi, con un incremento del 21%; si tratta di una progressione quasi doppia rispetto a quanto segnato dagli over 50, che hanno visto salire le proprie retribuzioni del 12,9% (da 33.071 a 37.327 euro).</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>L’accelerazione parte dal basso, perché il gap si sta compattando soprattutto nelle mansioni più basse: sempre in Lombardia, nel decennio le retribuzioni degli operai fino ai 34 anni sono salite del 17,6%, contro il 13,3% degli over 50; tra gli impiegati, gli under 35 registrano un +20,9% contro il +9,8% dei senior. Tra i quadri l’andamento è sovrapponibile (retribuzioni al +22,2% gli under 35 e al +20,3% per gli over 50), mentre i dirigenti restano un segmento ancora poco popolato dai giovani (e ne risentono le retribuzioni: +2% quelle degli under 35 contro il +22% degli over 50).</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Terra di opportunità</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La Lombardia è ancora una terra di opportunità per i giovani? «Sì, i dati lo confermano – risponde il presidente dell’Associazione Adapt -, anche se occorre mettere a sistema alcuni aspetti. Milano, ad esempio, sconta l’elevato costo della vita, avvertito in maniera più significativa dai giovani». Di nuovo, l’elemento generazionale si salda ad altri fattori. «Le persone mature hanno mosso i primi passi della carriera in periodi nei quali grazie al proprio stipendio avevano un più facile accesso a un bene come la casa: per chi ha acquistato un’abitazione nei decenni scorsi e ora è proprietario, oggi un rallentamento della crescita dei salari (ciò che accade per gli over 50, ndr) incide in misura minore. Diversamente, per i giovani la situazione abitativa resta complessa nonostante i miglioramenti dei salari».</p>
</div>
<div class="article-body">
<blockquote class="quote-article-cont">
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">«È al colloquio che i giovani sentono il loro nuovo potere contrattuale»</span></h3>
</blockquote>
<p>Nonostante sia difficile far quadrare i conti, la Lombardia resta la regione d’Italia con le retribuzioni più alte, e al tempo stesso continua ad attrarre giovani dal resto del Paese, spesso laureati in cerca di una professione allineata alle proprie competenze. «A Milano si registra una quota crescente di pendolarismo &#8211; conclude Seghezzi -: è un trend che può portare benefici alle città e alle province limitrofe, dove il costo della vita è più contenuto».</p>
</div>
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			</item>
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		<title>Inclusione, il gap che pesa: le aziende faticano a convincere la Generazione Z con i fatti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Lai]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 08:39:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Survey di Aidp (Direzione personale) commentata da Carlamaria Tiburtini: «L’89% considera la “Dei” strategica, ma solo il 37% del top management si impegna davvero».</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>La contraddizione è figlia dei nostri tempi. Lo sentiamo dire troppo spesso, ma ciò non limita la verità della frase, soprattutto se parliamo di mondo del lavoro. L’89% delle aziende italiane considera la Dei (Diversity, equity &amp; inclusion) un obiettivo strategico. Eppure, quando si passa dalle dichiarazioni ai comportamenti organizzativi, il consenso si riduce sensibilmente. È la fotografia scattata dalla Survey 2026 del <b>Centro Ricerche Aidp </b>(Associazione italiana per la direzione del personale), guidato dal professor Umberto Frigelli insieme all’Area <b>Diversity &amp; Inclusion</b> coordinata da <b>Carlamaria Tiburtini</b>, su un campione di oltre 300 professionisti Hr. Il dato racconta una trasformazione ormai avviata. Oltre il 90% delle organizzazioni dichiara di aver integrato almeno in parte i principi Esg (Environmental, social and governance), la responsabilità sociale d’impresa e il benessere organizzativo nelle proprie strategie. La meta è ancora molto lontana. Solo il 37% del top management dimostra un pieno commitment sui temi della Dei, della sostenibilità e del benessere organizzativo. La maggioranza esprime un sostegno parziale, mentre una quota residuale continua a considerare queste tematiche marginali rispetto alle priorità di business.</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure style="width: 365px" class="wp-caption alignleft"><a title="Carlamaria Tiburtini di Aidp" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/8/photos/inclusione-le-aziende-faticano-a-convincere-la-gen-z-con-i-fatti_86f7edae-6311-11f1-a11a-3ef0d82a78ec_1920_1320.jpg" data-title="Carlamaria Tiburtini di Aidp"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="lozad" title="Carlamaria Tiburtini di Aidp" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/8/photos/cache/inclusione-le-aziende-faticano-a-convincere-la-gen-z-con-i-fatti_86f7edae-6311-11f1-a11a-3ef0d82a78ec_1920_1320_v3_large_libera.jpg" alt="Inclusione: le aziende faticano a convincere la Gen Z con i fatti" width="365" height="251" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/8/photos/cache/inclusione-le-aziende-faticano-a-convincere-la-gen-z-con-i-fatti_86f7edae-6311-11f1-a11a-3ef0d82a78ec_1920_1320_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Carlamaria Tiburtini di Aidp</figcaption></figure>
<p class="zoom-gallery new libera left">Anche sul fronte della cultura interna emergono segnali di fragilità. Per tutti gli ambiti analizzati, la maggioranza dei dipendenti mostra un livello di consapevolezza soltanto parziale. La piena comprensione dei temi resta confinata a una minoranza. «Da una parte crescono consapevolezza, rappresentazione e attenzione verso i diritti delle persone appartenenti ai gruppi di diversità; dall’altra aumentano polarizzazione, resistenze culturali e, in molti Paesi, vere e proprie regressioni normative &#8211; osserva Carlamaria Tiburtini, referente nazionale Aidp Inclusion -. Non è un tema distante da noi perché la qualità democratica di un Paese entra inevitabilmente anche dentro le organizzazioni».</p>
</div>
</div>
<div class="article-body">
<p>La conseguenza è un divario tra aspettative delle persone e risposta delle aziende. Un divario che può avere effetti diretti sulla produttività. «Sul benessere, un delta elevato può aumentare stress, demotivazione, senso di disallineamento e rischio di burnout &#8211; spiega Tiburtini -. Sulla produttività, questo squilibrio può tradursi in minore concentrazione, performance meno costante, assenteismo, quiet quitting e maggiore turnover. Per la Gen Z contano molto autenticità, feedback frequente, inclusione, equilibrio vita-lavoro e impatto del proprio ruolo. Quando questi fattori mancano, la produttività tende a risentirne rapidamente».</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Il punto è rilevante perché riguarda direttamente uno dei nodi più critici per le imprese italiane: la retention dei talenti. Negli ultimi anni il turnover giovanile è diventato uno degli indicatori più osservati dai direttori Hr. La crescente mobilità professionale della Gen Z obbliga le aziende a interrogarsi sulla propria capacità di costruire ambienti di lavoro credibili e coerenti. Il principale ostacolo allo sviluppo di politiche più mature è rappresentato dalla prevalenza delle priorità di business, indicata dal 50% dei rispondenti. Seguono le resistenze culturali interne e lo scarso coinvolgimento del management. Le difficoltà economiche, spesso considerate il problema principale, vengono citate da meno di un quarto del campione.<a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/8/photos/inclusione-le-aziende-faticano-a-convincere-la-gen-z-con-i-fatti_8769b4a2-6311-11f1-a11a-3ef0d82a78ec_1920_1944.jpg"><img decoding="async" class="lozad" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/8/photos/cache/inclusione-le-aziende-faticano-a-convincere-la-gen-z-con-i-fatti_8769b4a2-6311-11f1-a11a-3ef0d82a78ec_1920_1944_v3_medium_libera.jpg" alt="Inclusione: le aziende faticano a convincere la Gen Z con i fatti" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/8/photos/cache/inclusione-le-aziende-faticano-a-convincere-la-gen-z-con-i-fatti_8769b4a2-6311-11f1-a11a-3ef0d82a78ec_1920_1944_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></div>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Per anni abbiamo parlato di diversity come di un tema reputazionale &#8211; afferma Tiburtini -. Oggi sappiamo che non basta più perché l’inclusione non è un progetto parallelo e non è una campagna di comunicazione. Le organizzazioni più mature sono quelle che hanno capito che inclusione significa cultura manageriale. Significa chiedersi chi prende parola nelle riunioni, chi viene considerato leadership material, chi può essere autentico senza pagare un prezzo e chi resta fuori dai network informali del potere».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>La sfida riguarda anche il cosiddetto stipendio emotivo. La ricerca internazionale «Footprints: Young People’s Values, Hopes and Expectations» (Pontificia Università della Santa Croce) condotta su oltre 9.000 giovani tra i 18 e i 29 anni ha mostrato come una quota significativa della Gen Z sia disposta a lasciare un lavoro stabile e ben retribuito se il contesto organizzativo viene percepito come tossico. «Ai leader bisogna parlare di business. Solo quando l’impatto di politiche non inclusive arriva a toccare i KPI aziendali ci si rende conto dell’opportunità persa. Temo che oggi lo stipendio emotivo non sia preso nella sua giusta considerazione e gli impatti potranno in alcuni casi essere molto negativi e difficili da recuperare».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Accanto alle politiche di genere cresce l’attenzione verso l’equità e la trasparenza nelle carriere, nelle retribuzioni e negli avanzamenti professionali. Un tema destinato a diventare sempre più centrale anche alla luce delle nuove normative europee. Competitività è ormai sinonimo di concretezza. La parola d’ordine per la Gen Z è «credibilità»: lo spartiacque che determina se costruire il proprio futuro professionale in una azienda o cercarlo altrove.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/inclusione-il-gap-che-pesa-le-aziende-faticano-a-convincere-la-generazione-z-con-i-fatti/">Inclusione, il gap che pesa: le aziende faticano a convincere la Generazione Z con i fatti</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Modello «Why Not», la coop che ha vinto la scommessa con i giovani più fragili</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/modello-why-not-la-coop-che-ha-vinto-la-scommessa-con-i-giovani-piu-fragili/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 08:33:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Why Not, cooperativa bergamasca, compie dieci anni: da 15 a 47 dipendenti, 36 iscritti alle categorie protette, ricavi oltre un milione. La scommessa era giusta: includere conviene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/modello-why-not-la-coop-che-ha-vinto-la-scommessa-con-i-giovani-piu-fragili/">Modello «Why Not», la coop che ha vinto la scommessa con i giovani più fragili</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Quarantasette dipendenti, età media trentasette anni, di cui trentasei iscritti alle categorie protette. Un fatturato che supera il milione di euro. Una nuova sede acquistata. Numeri che raccontano una storia insolita: quella di un’impresa che cresce senza tradire la propria missione, anzi facendone il motore della propria solidità.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">La cooperativa Why Not, fondata a Bergamo nel dicembre 2014, ha approvato il proprio bilancio sociale 2025 davanti all’assemblea dei cinquantacinque soci. Il documento fotografa un’organizzazione che in dieci anni ha percorso la strada dall’artigianato imprenditoriale alla maturità strutturale, mantenendo al centro una convinzione precisa: ogni persona con fragilità, se inclusa e formata nel modo giusto, può diventare una risorsa reale per le aziende.</div>
</div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium"><figcaption>
<figure id="attachment_10253" aria-describedby="caption-attachment-10253" style="width: 199px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="wp-image-10253 size-medium" src="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" srcset="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1-199x300.jpg 199w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1-680x1024.jpg 680w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1-768x1156.jpg 768w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1-1020x1536.jpg 1020w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1.jpg 1063w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /><figcaption id="caption-attachment-10253" class="wp-caption-text">Why Not, cooperativa bergamasca con sede in via Falcone in città</figcaption></figure>
</figcaption></figure>
<p>L’idea di fondo è ribaltare la logica tradizionale dell’inserimento lavorativo. Invece di partire dall’offerta &#8211; la persona svantaggiata da collocare &#8211; Why Not parte dalla domanda: cosa cercano le aziende? Da questa analisi nasce il percorso formativo, cucito per rendere spendibili le competenze dei lavoratori più fragili in contesti produttivi reali. Nel 2025 l’area Backoffice ha visto otto nuove assunzioni tramite l’art. 14 del D.Lgs. 276/03, quattro nuove aziende partner e tre persone assunte direttamente dalle imprese al termine del percorso.</p>
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<div class="article-body-full">
<div class="position2">L’Area Academy ha erogato 2.853 ore di formazione in informatica, grafica, amministrazione di sistemi, cybersecurity. I destinatari: istituti professionali, cittadini adulti nei progetti Pnrr su quattro ambiti bergamaschi, persone con disturbi dello spettro autistico nel progetto AspieJob. Tra i partner: Red Hat, Engineering, AC Milan, Hisense, cooperative sociali ed enti del territorio.</div>
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<p>La crescita dell’organico racconta molto. Dieci anni fa Why Not contava quindici dipendenti, oggi quarantasette. I contratti a tempo indeterminato sono passati da otto a ventitré. «Offrire competenze digitali può abbattere barriere importanti per chi ha una disabilità», racconta Alberto Ronzoni, project manager della cooperativa. «Why Not crea uno spazio in cui gli intoppi sono parte del processo, non problemi per cui colpevolizzarsi».</p>
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<p>«Questi dieci anni ci hanno dimostrato che il nostro modello funziona», sottolineano il presidente Massimo Radaelli e il vicepresidente, nonché direttore, Davide Minola. «Siamo partiti da una scommessa: che ogni persona con fragilità, messa nelle condizioni giuste, potesse diventare una risorsa vera per le aziende. Quella scommessa l’abbiamo vinta». Il 2025 ha coinciso con il decimo anniversario e con l’inaugurazione della sede in Via Falcone: trentacinque postazioni fisse, quattro di coworking, spazi fluidi e accessibili. L’acquisto ha portato le immobilizzazioni materiali da 200mila a 512mila euro. Vale la pena citare un dettaglio: gran parte degli arredi sono stati donati da un’azienda convinta dal progetto da una dipendente di Why Not, un episodio che dice molto sulla capacità dell’organizzazione di generare relazioni nuove a partire dai propri valori.</p>
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<div class="article-body">
<p>Il bilancio chiude con un utile di 28mila euro su ricavi di oltre 1,1 milioni, in crescita rispetto agli 870mila dell’anno precedente. I costi del personale &#8211; 788mila euro &#8211; sono la voce più rilevante: coerente con un’impresa il cui valore principale è il lavoro delle persone. Una cooperativa sociale bergamasca che dimostra, dati alla mano, che includere conviene. A tutti.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/modello-why-not-la-coop-che-ha-vinto-la-scommessa-con-i-giovani-piu-fragili/">Modello «Why Not», la coop che ha vinto la scommessa con i giovani più fragili</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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		<title>Matteo consegnava pizze, ora lavora per Amazon in Lussemburgo. Cosa ci dice delle aziende italiane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Busi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 10:36:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Matteo Gallinotto, 25 anni, dall'Italia al Lussemburgo passando per Domino's e i magazzini: la sua storia racconta perché la Generazione Z non cerca un Paese migliore, ma un'azienda che la faccia crescere davvero</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/matteo-consegnava-pizze-ora-lavora-per-amazon-in-lussemburgo-cosa-ci-dice-delle-aziende-italiane/">Matteo consegnava pizze, ora lavora per Amazon in Lussemburgo. Cosa ci dice delle aziende italiane</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">C&#8217;è un equivoco di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="19">fondo nel modo in cui spesso </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="48">guardiamo ai giovani </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="69">professionisti che scelgono di lavorare </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="109">all&#8217;estero: la consideriamo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="137">una fuga, quando spesso è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="163">una mobilità che non </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="184">nasce dal desiderio di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="207">&#8220;andarsene&#8221;, ma dalla </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="229">necessità di &#8220;diventare&#8221;.</span></p>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2">La pizza, i magazzini e la domanda che cambia tutto</span></strong></p>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Il momento esatto </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="18">in cui un giovane </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="36">decide di costruire il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="59">proprio futuro lontano </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="82">dall&#8217;Italia non avviene </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="106">quasi mai nelle aule </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="127">universitarie, ma quasi sempre </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="158">nella fatica dei </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="175">cosiddetti &#8220;lavoretti&#8221;. È quanto </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="208">successo a Matteo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="226">Gallinotto, venticinquenne </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="253">originario di Vimercate e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="279">oggi Account Manager </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="300">per Amazon in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="314">Lussemburgo, che ha capito di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="344">voler costruire il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="363">proprio futuro all&#8217;estero </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="389">mentre consegnava pizze </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="413">per Domino&#8217;s e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="428">spostava merci nei </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="447">magazzini: «Guardavo i miei </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="475">colleghi più anziani di me e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="504">mi immaginavo alla </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="523">loro età in quel </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="540">lavoro. Una volta mi è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="563">capitato di lavorare con un </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="591">signore in pensione che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="615">faceva il cameriere per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="639">riuscire ad arrivare a fine </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="667">mese e mi sono </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="682">chiesto: è questo il mio </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="707">destino?».</span></p>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Quell&#8217;immagine è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="17">il vero punto di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="34">partenza per comprendere </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="59">una dinamica che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="76">l&#8217;Osservatorio Delta Index mappa </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="109">costantemente e che le </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="132">imprese italiane faticano </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="158">ancora a decifrare: la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="181">Generazione Z non scappa per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="210">un rifiuto ideologico del </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="236">proprio Paese, ma per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="258">un&#8217;insaziabile, vitale e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="283">pragmatica fame di crescita.</span></p>
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<blockquote class="ml-2 border-l-4 border-border-300/10 pl-4 text-text-300">
<h3 class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]" style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="4">«Alle superiori ero uno studente terribile. Ho fatto il record dei 10 debiti. Poi ho lasciato tutto e sono partito. Ed è stata la scelta giusta»</span></strong></span></h3>
</blockquote>
</div>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Oggi Matteo non è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="18">solo un professionista </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="41">inserito in una grande </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="64">multinazionale, ma un vero esperto </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="99">delle dinamiche giovanili. Un </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="129">ruolo conquistato proprio </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="155">partendo da un percorso </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="179">atipico e pieno di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="198">ostacoli, che ha saputo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="222">trasformare in leve </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="242">motivazionali. «Alle superiori ero uno </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="281">studente terribile», </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="302">confessa senza filtri, «ho </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="329">fatto il record dei 10 </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="352">debiti, non credo che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="374">nessuno ne abbia mai presi così </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="406">tanti. Ho provato a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="426">fare i test d&#8217;ingresso per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="453">l&#8217;università a Milano, ma non </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="483">ne ho passato nemmeno </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="505">uno. Così ho ripiegato su </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="531">Bergamo». Da quel </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="549">pendolarismo sui treni </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="572">regionali tra Milano e Bergamo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="603">è scattata la necessità </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="627">di guardare altrove, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="648">spingendosi prima in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="669">Germania per la magistrale </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="696">e poi verso realtà </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="715">aziendali come Audi e Amazon.</span></p>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Un percorso di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="15">adattamento, partito dal basso: «Ho </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="51">visto che qui in Germania </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="77">vendevano porzioni di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="99">lasagne surgelate a tredici </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="127">euro l&#8217;una, così ho </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="147">iniziato a stampare degli </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="173">annunci e li incollavo in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="199">giro per la città. Ogni </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="223">venerdì cucinavo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="240">sedici porzioni di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="259">lasagne e le vendevo a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="282">cinque euro l&#8217;una, e pensavo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="311">che il mio lavoro </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="329">sarebbe stato quello del </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="354">tipico italiano che vende </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="380">cibo all&#8217;estero».</span></p>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2">Dal curriculum all&#8217;orientamento: aiutare i pari</span></strong></p>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Questa </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="7">gavetta è ciò che gli ha </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="32">permesso di diventare un </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="57">osservatore estremamente </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="82">lucido, consapevole </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="102">delle profonde </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="117">dinamiche che muovono il mercato </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="150">lavorativo estero: «Ho imparato a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="184">vedere, cercare e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="202">trovare le opportunità </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="225">che il Paese offre. </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="245">Questo mi ha permesso di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="270">progredire velocemente </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="293">nella mia carriera e mi ha </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="320">dato gli strumenti necessari </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="349">per aiutare gli altri a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="373">fare lo stesso». Da lì </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="396">ha deciso di fondare un </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="420">progetto parallelo che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="443">ad oggi lo mette </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="460">quotidianamente in contatto con le </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="495">urgenze dei suoi coetanei: «Ho </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="526">creato una piattaforma da </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="552">zero, in cui aiuto i ragazzi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="581">a capire dove stanno </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="602">sbagliando sul curriculum e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="630">come sistemarlo al </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="649">meglio. Ho fatto consulenze a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="679">centinaia di persone, so come si </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="712">muovono le aziende e cosa </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="738">cercano», racconta. «Il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="762">mio aiuto è quello di spiegare </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="793">loro quali posizioni sono </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="819">compatibili con gli studi che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="849">hanno fatto e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="863">accompagnarli fino al primo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="891">colloquio».</span></p>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2">Il nodo della crescita: perché il Nord Europa vince</span></strong></p>
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<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Grazie alla sua </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="16">doppia veste di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="32">professionista e consulente per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="64">giovani, Matteo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="80">individua una frattura </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="103">fondamentale tra il sistema </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="131">italiano e quello </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="149">nordeuropeo: la rapidità con cui si </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="185">viene immessi in un circuito di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="217">vera responsabilità. La parola </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="248">chiave è &#8220;crescita&#8221;, ed è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="274">l&#8217;unico reale collante in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="300">grado di trattenere un giovane. </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="332">«Qui si investe fin dal primo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="362">anno di università nei </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="385">giovani, tramite sistemi ad hoc», </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="419">spiega analizzando la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="441">sua esperienza in Germania. </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="469">«C&#8217;è il sistema </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="485"><em>werkstudent</em> che consente di lavorare </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="522">circa venti ore a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="540">settimana. Il giovane finisce </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="570">l&#8217;università che ha già qualche anno </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="607">di esperienza </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="621">lavorativa». Un divario netto </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="651">rispetto a ciò che osserva nel </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="682">nostro Paese: «In Italia </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="707">non esiste, non è la normalità </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="738">avere un lavoro d&#8217;ufficio </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="764">e fare anche la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="780">triennale contemporaneamente».</span></p>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Se</span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2"> la Generazione Z cambia </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="27">continuamente lavoro, lo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="52">fa perché rifiuta i tempi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="78">morti di una gavetta </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="99">tradizionale intesa come semplice </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="133">anticamera </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="144">dell&#8217;operatività.</span></p>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21"></div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<blockquote class="ml-2 border-l-4 border-border-300/10 pl-4 text-text-300">
<h3 class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]" style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="4">«In Germania esiste il werkstudent: lavori 20 ore a settimana mentre studi. Finisci l&#8217;università con anni di esperienza. In Italia non è la normalità»</span></strong></span></h3>
</blockquote>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21"></div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2">La cultura del rispetto: autonomia, orari, confini</span></strong></p>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">L&#8217;altro grande </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="15">indicatore di attrattività è la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="47">qualità della vita </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="66">aziendale, che all&#8217;estero si </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="95">traduce in una concezione </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="121">radicalmente diversa </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="142">dell&#8217;autorità e del tempo. «Qui viene </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="180">garantito equilibrio, c&#8217;è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="206">qualità di lavoro e non mi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="233">stresso, esco sempre verso le 17», </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="268">racconta Matteo. Non è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="291">solo una questione di benefit </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="321">strutturali, ma di cultura </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="348">del rispetto: «Generalmente </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="376">in Italia il capo si </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="397">permette di chiederti cose che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="428">non sono scritte nel </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="449">contratto, lo dà per scontato. Qui </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="484">invece ti rispetta e ti </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="508">lascia autonomia, non è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="532">autoritario ma flessibile». È una </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="566">dinamica che va ben oltre la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="595">latitudine geografica, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="618">diventando un monito per il nostro </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="653">management: «Il problema è la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="683">mentalità italiana: non è qualcosa </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="718">che succede solo in Italia, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="746">ma anche nelle aziende </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="769">italiane all&#8217;estero, che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="794">si portano dietro questo modus </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="825">operandi».</span></p>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Al contrario, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="14">i contesti internazionali </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="40">puntano su un welfare invisibile </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="73">ma tangibile: </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="87">«Innanzitutto le aziende estere </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="119">offrono benefit, che non è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="146">scontato. Vengono </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="164">rispettati i diritti dei lavoratori, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="201">ad esempio in Germania è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="226">normale lavorare solo 35 ore a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="257">settimana; non vedi soldi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="283">in più entrare ma sai che hai </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="313">lavorato 5 ore in meno della </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="342">norma, o hai il venerdì </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="366">pomeriggio sempre libero. Il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="395">lavoro finisce in ufficio e non </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="427">devi essere costantemente </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="453">reperibile».</span></p>
</div>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2">Il prezzo dell&#8217;altrove: sacrifici che non si raccontano</span></strong></p>
</div>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">La </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="3">panoramica di Matteo mette in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="33">evidenza anche alcuni </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="55">aspetti negativi: non </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="77">decanta l&#8217;estero a priori, anzi, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="110">ne svela i costi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="127">altissimi, sfatando il mito di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="158">un paradiso senza ostacoli. </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="186">«È stato difficile creare </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="212">la mia rete di amicizie </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="236">da zero, l&#8217;ho dovuto rifare </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="264">più volte», ammette. «La </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="289">parte più difficile è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="311">rientrare a casa per un tempo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="341">limitato, rendermi conto del </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="370">tempo che è trascorso </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="392">nel vedere i miei parenti </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="418">invecchiati. Non è facile </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="444">accettare di essere l&#8217;unico </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="472">assente alle occasioni di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="498">famiglia». Inoltre, le </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="521">barriere non sono solo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="544">linguistiche, ma spesso </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="568">profondamente culturali: «Ho </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="597">lavorato in un&#8217;azienda </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="620">tedesca, con soli </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="638">tedeschi e con mentalità </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="663">tedesca e mi è capitato </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="687">che mi facessero </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="704">pesare la mia </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="718">provenienza».</span></p>
</div>
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<blockquote class="ml-2 border-l-4 border-border-300/10 pl-4 text-text-300">
<h3 class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]" style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="4">«La parte più difficile è rientrare a casa e rendermi conto del tempo trascorso, vedere i miei parenti invecchiati. Non è facile essere l&#8217;unico assente alle occasioni di famiglia»</span></strong></span></h3>
</blockquote>
</div>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2">Tornare, ma per scelta: il messaggio alle imprese italiane</span></strong></p>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Eppure, a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="10">fronte di questi enormi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="34">sacrifici personali, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="55">emerge lo snodo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="71">cruciale della sua </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="90">analisi. Anche con le </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="112">stesse condizioni </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="130">economiche e di crescita </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="155">offerte a Lussemburgo, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="178">non sarebbe </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="190">rimasto nel suo Paese di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="215">origine: «Anche se in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="237">Italia ci fossero </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="255">state le stesse </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="271">condizioni, sarei partito </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="297">comunque. Qui c&#8217;è una </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="319">forte crescita a livello </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="344">personale e professionale: </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="371">entri in contesti </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="389">completamente diversi da quelli </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="421">in cui sei </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="432">cresciuto, conosci persone </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="459">con stimoli e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="473">capacità differenti e impari </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="502">molto più in fretta. </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="523">Cambia proprio il modo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="546">di vedere le cose, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="565">perché capisci che il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="587">mondo è grande e non </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="608">esiste solo la tua città </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="633">o il tuo Paese».</span></p>
</div>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">L&#8217;esperienza </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="13">fuori dai confini </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="31">diventa così una </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="48">competenza in sé: «Questo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="74">aumenta anche la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="91">capacità di riconoscere </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="115">le opportunità. In </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="134">un mondo sempre più </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="154">competitivo, soprattutto </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="179">nelle grandi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="192">multinazionali, servono </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="216">competenze forti. L&#8217;estero </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="243">permette proprio questo: </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="268">entrare in contesti più </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="292">internazionali e strutturati, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="322">dove le skill si </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="339">sviluppano più in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="357">fretta».</span></p>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">La narrazione di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="17">Matteo Gallinotto </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="35">smonta la retorica della </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="60">&#8220;fuga dei cervelli&#8221; e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="82">consegna alle aziende </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="104">italiane una prospettiva di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="132">speranza e una chiara </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="154">direzione strategica. Il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="179">giovane non parte per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="201">scappare, ma per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="218">allenarsi. «Mi piacerebbe in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="247">futuro tornare in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="265">Italia, perché resta il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="289">Paese che amo», </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="305">conclude Matteo. «Però, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="329">nella realtà </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="342">attuale, un rientro avrebbe </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="370">senso solo dopo aver </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="391">costruito un percorso </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="413">solido all&#8217;estero, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="432">raggiunti risultati concreti </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="461">e sviluppato </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="474">competenze di alto livello. </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="502">La mia </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="509">consapevolezza è che se tornassi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="542">ora farei un passo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="561">indietro a livello di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="583">stipendio e di qualità </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="606">vita-lavoro. Perderei anche </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="634">l&#8217;indipendenza che mi sono </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="661">costruito qui e che è sempre </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="690">stato il mio obiettivo. </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="714">Essere costretto a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="733">rientrare per me sarebbe un </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="761">fallimento, vorrei che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="784">quella scelta nascesse da </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="810">un desiderio e non da </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="832">una costrizione».</span></p>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Il</span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2"> messaggio per il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="20">nostro sistema d&#8217;impresa </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="45">è chiaro: dobbiamo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="64">smettere di leggere la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="87">mobilità giovanile come un </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="114">tradimento e iniziare a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="138">vederla come </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="151">un&#8217;opportunità di sistema. La Gen </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="185">Z resta, o </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="196">ritorna, solo dove vede un </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="223">margine di crescita. La </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="247">vera sfida per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="262">l&#8217;attrattività italiana non è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="292">impedire ai giovani di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="315">partire per esplorare il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="340">mondo, ma costruire </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="360">realtà aziendali così </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="382">dinamiche, mature e pronte </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="409">alla sfida globale da </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="431">diventare la destinazione </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="457">naturale in cui questi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="480">professionisti sceglieranno di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="511">tornare, per portare </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="532">finalmente il loro valore a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="560">casa.</span></p>
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		<title>Dalla gavetta alle stock option: Matteo, 25 anni, racconta la sua esperienza all&#8217;estero con il «modello olandese»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Busi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 07:20:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Matteo, 25 anni, lavoro ad Amsterdam come commerciale nel settore della tecnologia: «Qui è permesso sognare e puntare in alto». Il modello olandese sfida il management italiano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/dalla-gavetta-alle-stock-option-matteo-25-anni-racconta-la-sua-esperienza-allestero-con-il-modello-olandese/">Dalla gavetta alle stock option: Matteo, 25 anni, racconta la sua esperienza all&#8217;estero con il «modello olandese»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se immaginassimo uno chef, un massaggiatore e un parrucchiere a disposizione dei dipendenti di un ufficio tech di un&#8217;impresa italiana subito penseremmo a delle figure sprecate, che implicano inutili costi. Per il mercato lavorativo olandese, invece, sono elementi fondamentali per l&#8217;attrazione aziendale e la produttività dei giovani under 27. Ma sono solo alcuni degli innumerevoli benefit offerti dalle imprese in Olanda e a raccontarcelo è Matteo Picco, classe 2000 di Bergamo e attuale commerciale nel settore della tecnologia, che da 5 anni si è trasferito per lavoro ad Amsterdam: «Ho fatto esperienza in diverse aziende, sono partito da &#8220;Florazu&#8221;, per poi spostarmi alla &#8220;433&#8221; fino a &#8220;Betty Blocks&#8221;. Da poco sono sbarcato in &#8220;Fidamy&#8221;, specializzata in soluzioni di embedded insurance (assicurazioni integrate)».</p>
<p><strong>Il divario che inizia dal primo colloquio</strong></p>
<p>Il caso specifico olandese, analizzato attraverso la lente dell&#8217;Osservatorio Delta Index, non deve essere letto come una semplice celebrazione dell&#8217;efficienza estera, ma come un&#8217;illustrazione concreta di ciò che manca all&#8217;Italia per attrarre i giovani in un&#8217;epoca di profondo cambiamento. Mentre i dati del Barometro del primo impiego 2026 di LinkedIn segnalano in Italia una contrazione delle assunzioni entry-level del 18,8% su base annua, l&#8217;Olanda risponde con una strategia di investimento aggressiva sui giovani.</p>
<p>Il divario tra i due mercati inizia già al primo contatto. In Olanda, il processo di selezione è guidato da una pragmatica trasparenza: la prima domanda posta dai recruiter è solitamente relativa alle aspettative economiche del candidato. Matteo racconta che in ogni colloquio la prima domanda posta dal datore di lavoro è: «Tu che cosa ti aspetti dall&#8217;azienda, anche a livello economico?». In Italia lo stipendio è spesso un tabù, un&#8217;informazione che viene omessa e che emerge solo alla fine; ad Amsterdam è il punto di partenza. I numeri danno ragione a questo modello: Matteo riferisce di salari che, per posizioni analoghe, partono da una base di 65 mila euro annui, con una capacità di crescita rapidissima.</p>
<figure id="attachment_10206" aria-describedby="caption-attachment-10206" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-10206" src="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/05/Picco-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/05/Picco-225x300.jpeg 225w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/05/Picco-768x1024.jpeg 768w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/05/Picco-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/05/Picco.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><figcaption id="caption-attachment-10206" class="wp-caption-text">Matteo Picco</figcaption></figure>
<p>«Qui è permesso sognare e puntare in alto. Quando ho detto al mio capo che volevo arrivare a diventare head of sales entro tre anni mi ha supportato subito, riflettendo insieme su cosa servisse per raggiungere un obiettivo che, in fondo, era comune».</p>
<p><strong>Smart working: non un benefit, un requisito</strong></p>
<p>Altro elemento che caratterizza la realtà lavorativa olandese è il modo in cui viene percepito lo smart working. In Olanda, la flessibilità non è più un elemento di competitività, ma un requisito minimo di sopravvivenza sul mercato. Mentre nel contesto italiano si assiste a una presenza forzata anche quando la mole di lavoro è minima, le aziende olandesi lo utilizzano come una vera strategia di reclutamento. Nel caso di Matteo, i datori di lavoro hanno adattato la modalità ibrida alle sue esigenze, con un obiettivo preciso: permettergli di tornare in Italia con frequenza per «coltivare le proprie radici». Non è solo welfare, è intelligenza gestionale: l&#8217;azienda si adatta alla vita del dipendente per renderlo inamovibile e produttivo. «Ho colleghi che lavorano settimane da remoto, mentre sono in vacanza. Qui siamo responsabili di noi stessi» spiega Matteo. <strong>«Qui si lavora per obiettivi. Io ho un target annuo da raggiungere, al mio datore non interessa quanto tempo impiego per portare a casa il risultato. Se sono bravo posso permettermi molto tempo libero»</strong>.</p>
<p>In Olanda, l&#8217;equilibrio vita-lavoro è un dogma. «Si finisce sempre alle 17 e i giovani non devono dimostrare sacrifici più di quelli previsti dal contratto». Il paradosso, agli occhi di un osservatore italiano, è che spesso è il dirigente a fermarsi oltre l&#8217;orario per smaltire l&#8217;arretrato, mentre i dipendenti sono liberi di scegliere persino i periodi di ferie in totale autonomia. Questa dichiarazione di rispetto e fiducia è ciò che permette di trattenere le risorse in settori ad alta pressione.</p>
<p><strong>L&#8217;ufficio come ecosistema di benessere</strong></p>
<p>Forse il punto che più stride con la narrativa italiana è il pacchetto di attrattività totale, ovvero i cosiddetti benefit aziendali. L&#8217;ufficio ad Amsterdam non è solo un luogo di lavoro, ma un ecosistema di benessere. «<strong>È usanza comune mettere a disposizione bici elettrica, palestra in sede, ristorante con chef</strong>. Ho lavorato anche in contesti che offrivano <strong>cinema, parrucchiere, massaggiatore, telefono e assicurazioni sanitarie</strong>» racconta Matteo. «Oltre a tutto questo la cultura olandese celebra il &#8220;Friday drinks&#8221;: <strong>ogni venerdì alle 16 inizia una festa interamente a spese dell&#8217;azienda, che offre musica, drink e un clima di festa</strong>».</p>
<p>Ma non è tutto. A questo si aggiunge l&#8217;annuale vacanza di team building finanziata dall&#8217;azienda: «Sono i cosiddetti off-site, 5 giorni in cui l&#8217;amministratore delegato viaggia con i propri dipendenti. Il rapporto con lui non è gerarchico, risulta autorevole senza essere autoritario».</p>
<p><strong>Diventare soci, non solo dipendenti</strong></p>
<p>Un altro elemento chiave è l&#8217;ownership: Matteo riferisce che, a volte, come nel caso di Fadmy, i contratti prevedono addirittura quote aziendali (stock options), acquistabili al valore attuale in vista di future quotazioni in borsa. Questo trasforma il giovane lavoratore da semplice esecutore a socio del successo d&#8217;impresa. È una visione che sembra far parte del DNA economico olandese: proprio qui nacque infatti, nel 1602, la Compagnia delle Indie Orientali (VOC), la prima società al mondo a emettere azioni, inaugurando una cultura della partecipazione finanziaria che ancora oggi definisce il rapporto tra impresa e collaboratore.</p>
<p><strong>I giovani in campo dal primo giorno</strong></p>
<p>Lavorare in una città che ospita i quartieri generali di giganti come Heineken, Nike e Google innalza inevitabilmente il livello della competizione e delle competenze. Matteo riporta l&#8217;esempio del suo attuale team, composto da ex consulenti di Boston Consulting Group, professionisti provenienti da Porsche, Meta o con master conseguiti presso l&#8217;Insead.</p>
<p>In questo contesto internazionale, i giovani sono considerati risorse su cui investire pesantemente. Mentre in Italia la &#8220;gavetta&#8221; può durare anni, in Olanda la promozione può arrivare già dopo dodici mesi. «È come nel calcio: bisogna buttare i giovani in campo. L&#8217;errore è contemplato fin dall&#8217;inizio per poter dare responsabilità subito. L&#8217;idea è: ti do le chiavi della macchina in mano e tu cominci a guidare; l&#8217;esperienza te la fai sul campo».</p>
<p>Per le imprese che seguono l&#8217;Osservatorio Delta Index, questo scenario non deve rappresentare un motivo di scoraggiamento, ma un manuale d&#8217;istruzioni. La domanda finale che il caso di Matteo pone al management italiano è stimolante: quanto è disposta un&#8217;azienda a investire non solo sulla competenza tecnica, ma sulla qualità della vita di chi quella competenza deve esercitarla? Il futuro della nostra competitività non dipende da «quanto sono bravi gli olandesi», ma da quanto velocemente sapremo trasformare queste eccezioni in una nuova, necessaria normalità.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giovani, risorsa sempre più scarsa: l&#8217;allarme di Confindustria conferma ciò che le imprese vivono ogni giorno</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/giovani-risorsa-sempre-piu-scarsa-lallarme-di-confindustria-conferma-cio-che-le-imprese-vivono-ogni-giorno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 16:05:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Il Rapporto di Previsione Primavera 2026 del Centro Studi Confindustria dedica un intero capitolo al tema dei giovani nel mercato del lavoro. I dati sono netti: meno ragazzi, meno occupati, più emigrati. Ma il vero nodo non è solo demografico. È la distanza tra le politiche e ciò che accade nelle aziende.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/giovani-risorsa-sempre-piu-scarsa-lallarme-di-confindustria-conferma-cio-che-le-imprese-vivono-ogni-giorno/">Giovani, risorsa sempre più scarsa: l&#8217;allarme di Confindustria conferma ciò che le imprese vivono ogni giorno</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Guerre, dazi, incertezza. Già il titolo del Rapporto di Previsione Primavera 2026 di Confindustria restituisce il clima in cui si muovono le imprese italiane: un PIL che cresce dello 0,5%, un&#8217;inflazione in risalita al 2,5%, un conflitto in Medio Oriente che aggiunge volatilità a un quadro internazionale già segnato dai dazi americani e dalla debolezza della domanda europea. L&#8217;occupazione rallenta, le retribuzioni reali restano al palo e l&#8217;incertezza spinge le famiglie a risparmiare anziché consumare. È dentro questo scenario che il Centro Studi Confindustria sceglie di dedicare un intero focus — il capitolo 4.5 — a un tema che chi legge questa rubrica conosce bene: <strong>i giovani come risorsa sempre più scarsa per l&#8217;economia italiana</strong>. Una scelta significativa: collocare il problema generazionale non tra le questioni sociali di contorno, ma al centro dell&#8217;analisi macroeconomica del Paese.</p>
<p><strong>Il dato demografico: un cambiamento strutturale, non congiunturale</strong></p>
<p>I numeri parlano con una chiarezza che non lascia spazio a interpretazioni. Nel 2005 i 15-34enni rappresentavano il 25% della popolazione italiana. Nel 2025 sono scesi al 20,6%. Le proiezioni Istat indicano che nel 2070 saranno il 18,6%, con una perdita di circa 3,2 milioni di giovani in termini assoluti. Non è una fase passeggera: la base demografica su cui si costruisce la futura forza lavoro si sta restringendo in modo irreversibile. Già entro il 2040 la popolazione in età lavorativa perderà 5 milioni di unità.</p>
<p>Chi segue l&#8217;Osservatorio Delta Index ritroverà in queste cifre le stesse evidenze emerse nel confronto con esperti come Alessandro Rosina: un Paese che dal 2008 ha cominciato a perdere abitanti e che entro il 2050 potrebbe ritrovarsi con quasi 9 milioni di potenziali occupati in meno. Il Rapporto Confindustria conferma, con dati aggiornati, che questa non è più una previsione da demografi. È il presente delle aziende che assumono.</p>
<p><strong>L&#8217;Italia occupa meno giovani di tutti, e il Sud resta lontanissimo</strong></p>
<p>Il confronto europeo è impietoso. Nel 2024, nella fascia 15-24 anni, solo il 19,7% dei giovani italiani risultava occupato. In Germania la percentuale superava il 51%. La media dell&#8217;Eurozona era oltre il 36%. Il divario si riduce salendo di età &#8211; tra i 25-29enni l&#8217;Italia arriva al 63,1%, tra i 30-34enni supera il 73% &#8211; ma resta significativo, segno che il problema si concentra nella fase di ingresso nel mercato del lavoro. Il Mezzogiorno accentua tutto: nella fascia 15-24 anni il tasso di occupazione al Sud è del 13,5%, con un divario di quasi 38 punti rispetto alla Germania. Il Nord Italia, con il 24,2%, si avvicina almeno alla media dell&#8217;Eurozona. Ma è tra i 25-29enni che il quadro si fa più drammatico: al Sud lavora meno di un giovane su due (46,9%), mentre al Nord si arriva al 74,2%. Per le imprese del territorio &#8211; quelle che Delta Index monitora ogni giorno &#8211; questi numeri si traducono in un paradosso concreto: una domanda di lavoro che non trova risposte in un Paese dove i giovani sono già pochi e in molti casi non vengono valorizzati.</p>
<p><strong>NEET in calo, ma ancora troppi</strong></p>
<p>Un segnale positivo c&#8217;è: la quota di NEET (giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione) è scesa al 15,2% nel 2024, in forte riduzione dal picco del 26,2% toccato nel 2014. Tuttavia l&#8217;Italia resta sopra la media dell&#8217;Eurozona. Il fenomeno, come documentato anche dalla ricerca TEHA presentata al Forum Ambrosetti e ripresa nelle nostre pagine, ha un costo stimato di 24,5 miliardi di euro l&#8217;anno. Confindustria attribuisce parte del miglioramento a una maggiore integrazione tra sistema educativo e mondo produttivo, attraverso i PCTO e gli ITS Academy. Ma avverte: per una riduzione strutturale dei NEET serve rafforzare gli strumenti di orientamento e rendere più efficaci i collegamenti tra formazione e lavoro.</p>
<p><strong>L&#8217;istruzione paga, ma meno che altrove</strong></p>
<p>Un dato che merita attenzione riguarda la transizione dalla scuola al lavoro. Nel 2024, tra i 20-34enni diplomati o laureati, in Italia solo il 67,6% lavorava entro tre anni dal titolo. In Germania il 90,4%, nella media dell&#8217;Eurozona l&#8217;81%. Laurearsi conviene &#8211; il tasso di occupazione dei laureati è nettamente superiore a quello dei diplomati &#8211; ma il rendimento dell&#8217;istruzione in Italia è più basso che nel resto d&#8217;Europa. E questo nonostante il nostro Paese produca già pochi laureati: il 30% dei giovani, contro il 40% in Germania e il 50% in Francia. È un cortocircuito: pochi giovani si laureano, e anche tra quelli che lo fanno le opportunità restano limitate. Le cause? Da un lato possibili limiti nella composizione dei percorsi universitari. Dall&#8217;altro, una domanda di lavoro qualificato ancora relativamente debole, legata anche alla struttura del tessuto produttivo italiano: piccole imprese, bassa produttività, percorsi di carriera meno strutturati.</p>
<p><strong>La fuga dei cervelli: 190mila giovani emigrati in cinque anni</strong></p>
<p>Nel quinquennio 2019-2023, oltre 190mila giovani italiani hanno lasciato il Paese. Più della metà possedeva un titolo universitario, una quota che cresce anno dopo anno, arrivando al 50,9% nel 2023. Circa un decimo dei giovani laureati italiani si è trasferito all&#8217;estero, con picchi tra ingegneri e informatici, proprio i profili più ricercati dalle imprese. I dati Almalaurea confermano: il 5% dei laureati lavora all&#8217;estero già a un anno dal titolo, il 6% a cinque anni. Le retribuzioni d&#8217;ingresso italiane, pur in lento avanzamento (+7% dal 2022), restano contenute nel confronto internazionale. Per chi opera nel mondo delle risorse umane, il messaggio è limpido: l&#8217;attrattività non si gioca più solo a livello locale. Un&#8217;azienda di Bergamo, Milano o Brescia non compete soltanto con le imprese della provincia accanto, ma con quelle di Monaco, Amsterdam, Dublino. Come ha ricordato anche il professor Massimo Anelli della Bocconi in un&#8217;intervista a Delta Index, il problema è culturale: in Italia il lavoro è ancora percepito troppo spesso come un costo, mentre all&#8217;estero è trattato come un fattore di produttività.</p>
<p><strong>Le politiche: troppi bonus, poca struttura</strong></p>
<p>L&#8217;analisi di Confindustria sulle politiche pubbliche è particolarmente incisiva. L&#8217;esonero contributivo per l&#8217;assunzione di giovani, introdotto nel 2018 e potenziato a più riprese, ha assorbito circa 1,9 miliardi di euro nel 2024. Eppure le attivazioni agevolate per gli under 30 si sono quasi dimezzate: da 175mila nel 2023 a 95mila nel 2024. Il Rapporto documenta nel dettaglio come le regole dell&#8217;esonero siano cambiate ripetutamente &#8211; percentuali di sgravio, tetti massimi, fasce d&#8217;età, requisiti &#8211; generando incertezza normativa e complessità applicativa. Le imprese faticano a programmare le assunzioni quando le condizioni mutano di anno in anno, talvolta anche all&#8217;interno dello stesso esercizio. Ma la critica più profonda riguarda l&#8217;impostazione stessa delle politiche: sgravi e bonus agiscono sul costo del lavoro, non sulle cause strutturali della bassa occupabilità giovanile. Il mismatch di competenze resta il freno principale: nella prima metà del 2025, il 70% delle imprese con ricerche in corso segnalava difficoltà di reperimento, con punte nelle competenze tecniche e manuali.</p>
<p><strong>Le proposte: dallo sgravio alla strategia</strong></p>
<p>Le raccomandazioni del Centro Studi Confindustria si articolano su quattro assi: riformare i percorsi formativi e scolastici per allinearli alle esigenze del mercato; anticipare l&#8217;inserimento lavorativo durante gli studi attraverso l&#8217;apprendistato duale e tirocini ben regolamentati; introdurre incentivi mirati al reddito dei giovani lavoratori (come la &#8220;Start Tax&#8221; proposta da Nannicini e Orecchia); rafforzare le politiche di accompagnamento con servizi di orientamento, sostegno alla mobilità e conciliazione vita-lavoro. La chiusura del capitolo è significativa: <strong>trattenere i talenti deve diventare un obiettivo di politica industriale</strong>. Non una questione sociale, non un tema da convegno. Una leva strategica per la capacità innovativa del sistema produttivo e per lo sviluppo economico del Paese.</p>
<p><strong>Lo sguardo di Delta Index: dalle macro-politiche alla realtà delle imprese</strong></p>
<p>Leggere il Rapporto Confindustria con gli occhi dell&#8217;Osservatorio Delta Index significa riconoscere un quadro coerente con ciò che emerge ogni settimana dal confronto diretto con le imprese e le nuove generazioni. I dati macro confermano le dinamiche micro: la difficoltà di attrarre giovani, il disallineamento tra aspettative e offerta, la competizione internazionale per i talenti, il peso della formazione come leva di attrattività. Ma c&#8217;è un aspetto che il Rapporto non può intercettare e che invece rappresenta il cuore del lavoro di Delta Index: il cambiamento culturale necessario dentro le organizzazioni. Le policy nazionali sono importanti, ma non sostituiscono la capacità delle singole aziende di ripensare il proprio modo di selezionare, formare, trattenere e far crescere i giovani. Dall&#8217;ascolto delle nuove generazioni alla ridefinizione dei modelli di leadership, dalla flessibilità organizzativa alla costruzione di percorsi di carriera credibili. I numeri di Confindustria ci dicono che il tempo degli alibi è finito. I giovani sono pochi, saranno sempre meno, e quelli che ci sono hanno alternative. La vera domanda per le imprese non è più &#8220;come trovo persone?&#8221;, ma &#8220;perché un giovane dovrebbe scegliere proprio noi?&#8221;. È la domanda a cui Delta Index aiuta le aziende a rispondere. Ogni giorno.</p>
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		<title>Attrarre la Gen Z, non basta dirlo. È lo spazio a rivelare l’organizzazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 09:58:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Non solo architettura e design: il nuovo «Zucchetti Village» a Lodi diventa un caso di studio per capire come i luoghi di lavoro vengono valutati dai giovani</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>C’è un equivoco diffuso nel modo in cui le aziende raccontano le nuove sedi: si insiste sull’architettura, sulla sostenibilità, sulla spettacolarità degli ambienti. Alla Generazione Z, però, non interessa tanto che un luogo di lavoro sia «bello», quanto che sia vivibile, attraversabile, usabile. È da questo punto di vista che l’<strong class="gsto">Osservatorio Delta Index </strong>ha voluto guardare il nuovo<strong class="gsto"> Zucchetti Village</strong> di Lodi, più per valutarlo in chiave under 27 che per celebrarlo. L’inaugurazione del campus &#8211; alla quale ha partecipato anche Delta Index &#8211; ha offerto uno spunto utile per ragionare su un tema centrale nel rapporto tra imprese e Gen Z: lo spazio come messaggio organizzativo. Perché per i giovani il luogo di lavoro non è neutro, ma racconta in modo implicito come un’azienda concepisce il tempo, le relazioni, la gerarchia.</p>
</div>
<div class="article-body">
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<figure style="width: 364px" class="wp-caption alignleft"><a title="Il Green Hub, spazio per il confronto" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/1/7/photos/attrarre-la-gen-z-non-basta-dirloe-lo-spazio-a-rivelare-lorganizzazione_0a7e3660-ebad-11f0-b2fc-f9785b85cf98_1920_1440.jpg" data-title="Il Green Hub, spazio per il confronto"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad" title="Il Green Hub, spazio per il confronto" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/1/7/photos/cache/attrarre-la-gen-z-non-basta-dirloe-lo-spazio-a-rivelare-lorganizzazione_0a7e3660-ebad-11f0-b2fc-f9785b85cf98_1920_1440_v3_large_libera.jpg" alt="Il Green Hub, spazio per il confronto" width="364" height="273" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/1/7/photos/cache/attrarre-la-gen-z-non-basta-dirloe-lo-spazio-a-rivelare-lorganizzazione_0a7e3660-ebad-11f0-b2fc-f9785b85cf98_1920_1440_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Il Green Hub, spazio per il confronto</figcaption></figure>
<p class="zoom-gallery new libera right">Nel Village non domina l’idea dell’ufficio chiuso e assegnato, ma quella di ambienti aperti e modulari, pensati per essere attraversati nel corso della giornata. Le postazioni non sono tutte uguali né rigidamente ancorate a una funzione. Questo elemento risponde a una richiesta chiara della Gen Z: poter alternare concentrazione e confronto, lavoro individuale e lavoro informale, senza sentirsi «ingabbiati» in un layout immutabile. Uno degli spazi più significativi è la library, non concepita come luogo silenzioso e separato, ma come area di sosta, consultazione, incontro. È un dettaglio che parla di apprendimento continuo, ma anche di un’idea di formazione non confinata all’aula o al corso strutturato. Un tema centrale per una generazione che chiede crescita professionale costante, ma rifiuta modelli formativi rigidi e verticali.</p>
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<figure style="width: 379px" class="wp-caption alignright"><a title="Una delle sale dedicate al gioco" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/1/7/photos/attrarre-la-gen-z-non-basta-dirloe-lo-spazio-a-rivelare-lorganizzazione_0bedc9fc-ebad-11f0-b2fc-f9785b85cf98_1920_1440.jpg" data-title="Una delle sale dedicate al gioco"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad" title="Una delle sale dedicate al gioco" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/1/7/photos/cache/attrarre-la-gen-z-non-basta-dirloe-lo-spazio-a-rivelare-lorganizzazione_0bedc9fc-ebad-11f0-b2fc-f9785b85cf98_1920_1440_v3_large_libera.jpg" alt="Una delle sale dedicate al gioco" width="379" height="285" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/1/7/photos/cache/attrarre-la-gen-z-non-basta-dirloe-lo-spazio-a-rivelare-lorganizzazione_0bedc9fc-ebad-11f0-b2fc-f9785b85cf98_1920_1440_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Una delle sale dedicate al gioco</figcaption></figure>
<p class="zoom-gallery new libera left">Accanto a questi ambienti trovano spazio aree dedicate alle attività ludiche come il «Game Hub» e ricreative (Green Hub, sala ristoro e terrazza panoramica sul tetto), non come benefit marginale, ma come parte del ritmo quotidiano. Tavoli informali, spazi per la pausa, zone che favoriscono la socialità spontanea. Per la Gen Z, che fatica a riconoscersi in contesti esclusivamente performativi, questi luoghi incidono sulla percezione del clima aziendale più di molte dichiarazioni di principio. Il messaggio che passa non è quello di un’azienda «amica», ma di un’organizzazione che riconosce che il lavoro non è fatto solo di task, ma anche di relazioni, micro-pause, momenti di decompressione. Ed è proprio su questo terreno che molte imprese oggi perdono attrattività: ambienti funzionali, ma incapaci di generare senso di appartenenza.</p>
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<p>I numeri di Zucchetti &#8211; oltre 9.000 dipendenti nel Gruppo (1.500 nel Village di Lodi) e più di 2.600 persone impegnate in ricerca e sviluppo &#8211; raccontano una realtà strutturata, chiamata a confrontarsi con un mercato del lavoro sempre più competitivo sul fronte dei giovani talenti. «Gli spazi non sono un elemento decorativo, ma parte del nostro modo di lavorare», spiegano Alessandro e Cristina Zucchetti, sottolineando come il progetto del Village nasca dall’idea di mettere le persone nelle condizioni di lavorare meglio, non semplicemente di lavorare di più.</p>
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<figure style="width: 391px" class="wp-caption alignleft"><a title="La library all’interno dell’azienda" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/1/7/photos/attrarre-la-gen-z-non-basta-dirloe-lo-spazio-a-rivelare-lorganizzazione_0d48829c-ebad-11f0-b2fc-f9785b85cf98_1920_1440.jpg" data-title="La library all’interno dell’azienda"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad" title="La library all’interno dell’azienda" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/1/7/photos/cache/attrarre-la-gen-z-non-basta-dirloe-lo-spazio-a-rivelare-lorganizzazione_0d48829c-ebad-11f0-b2fc-f9785b85cf98_1920_1440_v3_large_libera.jpg" alt="La library all’interno dell’azienda" width="391" height="293" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/1/7/photos/cache/attrarre-la-gen-z-non-basta-dirloe-lo-spazio-a-rivelare-lorganizzazione_0d48829c-ebad-11f0-b2fc-f9785b85cf98_1920_1440_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">La library all’interno dell’azienda</figcaption></figure>
<p class="zoom-gallery new libera right">Secondo i dati dell’Osservatorio Delta Index, solo una minoranza delle aziende italiane riesce oggi a essere realmente coerente tra ciò che comunica e ciò che i giovani sperimentano entrando in azienda. In questo senso, il Zucchetti Village rappresenta un tentativo concreto di ridurre questa distanza. Non una risposta definitiva, ma un segnale: l’attrattività per la Gen Z passa anche &#8211; e forse soprattutto &#8211; da ciò che un’azienda fa vivere ogni giorno, non da ciò che promette.</p>
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		<title>Lombardia alla sfida attrattività. Guidesi: «Aprite le fabbriche ai ragazzi»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/lombardia-alla-sfida-attrattivita-guidesi-aprite-le-fabbriche-ai-ragazzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 15:13:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
		<category><![CDATA[INTERVISTA ESCLUSIVA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. La regione con livelli record di occupazione fatica ad assumere nella fascia tra i 15 e i 29 anni. Guidesi, assessore regionale allo Sviluppo economico, si rivolge agli imprenditori: «Fateli innamorare del vostro lavoro»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/lombardia-alla-sfida-attrattivita-guidesi-aprite-le-fabbriche-ai-ragazzi/">Lombardia alla sfida attrattività. Guidesi: «Aprite le fabbriche ai ragazzi»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Trovare un giovane da inserire in azienda in Lombardia sta diventando complicato, è come cercare l’ago in un pagliaio. Il contesto occupazionale della regione è talmente saturo che in alcune province &#8211; come in Bergamasca &#8211; si è scesi sotto la soglia fisiologica del 3 per cento di disoccupati. La selezione di under 25 si è quindi trasformata in una caccia senza frontiere. D’altronde, secondo gli ultimi dati di Polis e Unioncamere Lombardia dell’ultimo trimestre a disposizione (il quarto del 2023), gli occupati in Lombardia sono aumentati dell’1,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e l’occupazione nella nostra regione cresce per l’11° trimestre consecutivo, facendo ridurre al 3,8% il tasso di disoccupazione regionale. Non solo, il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni supera per la prima volta il 70% (70,2%), otto punti sopra la media nazionale. Restando però sul nostro focus giovanile della fascia 15-29 anni, i dati sono in chiaro scuro: emerge un divario ancora negativo di disoccupati del 9,6% e contemporaneamente si registra una crescita: +29mila occupati, pari al +2,8%. Ma quel 9,6% di disoccupati giovani non è confrontabile con il 22,1% del resto d’Italia (più del doppio della media Ue che si assesta sull’11,2%). Ci troviamo dunque in un contesto occupazionale di privilegio rispetto al resto d’Italia, ciò obbliga le aziende lombarde a sforzi maggiori nella capacità di attrazione di nuove figure professionali, soprattutto tra le nuove generazioni. Ne parliamo con Guido Guidesi, assessore regionale allo Sviluppo economico di Regione Lombardia.</span></p>
<p><strong>Tanti posti di lavoro, eppure le aziende faticano a trovare giovani da assumere. Cosa si può fare per accendere la miccia che inneschi un nuovo processo attrattivo? </strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Bisogna continuare a innovare, a investire, a ingegnarsi. Oggi si utilizzano sistemi, diciamo così, ordinari: percorsi formativi, si va nelle scuole. Metodi ordinari che funzionano, ma io sono convinto che dobbiamo cercare di incidere dal punto di vista dell’appetibilità sulla nuova generazione». </span></p>
<p><strong>C’è uno spazio di conoscenza da compensare da parte dei giovani o da parte delle aziende?</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Ai giovani manca la conoscenza delle opportunità e alle aziende la non comprensione dell’importanza della narrazione perché vengano attenzionate dai giovani. C’è uno spazio che dobbiamo capire come riempire».</span></p>
<p><strong>Non crede che le aziende &#8211; quando va bene, perché spesso nemmeno comunicano &#8211; abbiano un metodo di narrazione un po’ datato?</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Girando la Lombardia abbiamo trovato esempi di giovani artigiani che fanno mestieri antichi in maniera estremamente innovativa e hanno una capacità comunicativa che rende quel tipo di mestiere affascinante persino ai più giovani. E la Regione sta incentivando le imprese proprio su questo aspetto, cioè sul saper coinvolgere i giovani. Non solo andare a cercarli per accaparrarseli».</span></p>
<p><strong>Lei cosa dice agli imprenditori quando li incontra sul territorio? </strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Suggerisco di aprire le fabbriche ai ragazzi. Andare in cattedra a scuola è uscire dal proprio campo d’azione, invece portarli in azienda significa affascinarli con il proprio lavoro e magari farli innamorare facendo emergere una vocazione inespressa». </span></p>
<p><strong>A volte sembra che le aziende non sappiano trasmettere ai giovani il valore della loro attività.</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«È così e le faccio un esempio lampante: noi siamo leader al mondo nel motorismo storico. I collezionisti di auto d’epoca vengono in Lombardia per essere certi che la manutenzione sia a regola d’arte. Ma è mai possibile che su una tradizione così incredibile non si riesca a far cogliere ai giovani questa opportunità professionale ed economica? Dobbiamo raccontargli quel mondo lì, ma se non gli facciamo vedere le auto d’epoca e il mondo che sta intorno, come l’Autodromo, i giovani non si appassioneranno mai a questo lavoro». </span></p>
<p><strong>È un esempio emblematico, ma si sta facendo tutto il possibile per avvicinare i giovani? </strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«La risposta, francamente, a volte è no. Non basta presentare a un giovane un corso di formazione. Gli devi dire anche se quel percorso potrebbe avere uno sbocco lavorativo in un settore preciso o nelle aziende di un certo territorio. Dobbiamo presentargli il “pacchetto completo” perché possano giocarsi la sfida della vita secondo le sue aspirazioni». </span></p>
<p><strong>Il famoso modello Lombardia traballa e rischia di perdere colpi sull’attrattività delle nuove generazioni? </strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Alcuni imprenditori stanno iniziando a gestire il problema in modo adeguato, altri ancora non lo fanno. È importante e fondamentale cogliere le innovazioni. E pure la comunicazione. Lo stipendio è importantissimo ma non fa più la differenza. Lo fa, ad esempio, il welfare. Sono tanti gli imprenditori con una contrattazione di secondo livello per i lavoratori e anche per le loro famiglie. Non lo raccontiamo perché siamo abituati a darlo per scontato». </span></p>
<p><strong>Gli imprenditori si lamentano perché i giovani cambiano spesso lavoro. Non servirebbe anche un’alleanza territoriale per trattenerli?</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«C’è ancora tanto da fare da questo punto di vista. Dobbiamo essere in grado di avere un sistema di coordinamento tra noi, associazioni di categoria, “filiera dell’istruzione”, centri per l’impiego. Ognuno deve fare un passo indietro su questa cosa, per farne dieci in avanti, tutti insieme. Dobbiamo dare la possibilità a un ragazzo che è nato su un territorio di poter continuare a giocarsi la propria sfida sul quel territorio».</span></p>
<p><strong>E vogliamo dire alle aziende, una volta per tutte, che questi giovani non sono lazzaroni?</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Io sono convinto che le aziende lo sappiano già. Lo dico sinceramente, non da assessore alle aziende. Poi le nuove generazioni hanno limiti e pregi. Come tutte le generazioni. Noi però abbiamo visto che i giovani sono impressionanti, sono di una capacità di innovazione incredibile. La nostra scommessa è quella di connettere questi giovani con le aziende». </span></p>
<p><strong>A volte però ci sono troppi muri&#8230; </strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Qualche volta la mancata comunicazione direzionale verso i giovani da parte delle aziende, altre volte la scuola. Sono muri che dobbiamo cercare di abbattere insieme a beneficio di tutti. Ma guardi, io sono molto ottimista su questa cosa, c’è la faremo».</span></p>
<p><strong>Cosa glielo fa credere così convintamente?</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Visito aziende tutte le settimane. Giro nei reparti, dalla produzione alla progettazione, dai laboratori di ricerca agli uffici commerciali internazionali. E vedo un’età media bassa, vedo tantissimi ragazzi di quel territorio che hanno deciso di andare a lavorare nelle aziende vicine a casa. Lo hanno fatto non solo per l’opportunità ma perché riconoscono in quell’azienda un protagonismo nella comunità».</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone  wp-image-9779" src="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2025/12/grafico-guidesi-300x168.jpg" alt="" width="739" height="414" srcset="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2025/12/grafico-guidesi-300x168.jpg 300w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2025/12/grafico-guidesi-768x430.jpg 768w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2025/12/grafico-guidesi.jpg 799w" sizes="(max-width: 739px) 100vw, 739px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/lombardia-alla-sfida-attrattivita-guidesi-aprite-le-fabbriche-ai-ragazzi/">Lombardia alla sfida attrattività. Guidesi: «Aprite le fabbriche ai ragazzi»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«Crescere sì, ma in modo sostenibile». È la nuova etica Gen Z del lavoro</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/crescere-si-ma-in-modo-sostenibile-e-la-nuova-etica-gen-z-del-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Busi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 08:58:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=9524</guid>

					<description><![CDATA[<p>I giovani pretendono coerenza tra valori, formazione e impatto reale sull’ambiente e le comunità. La docente Vischi (Alta Scuola per l’Ambiente della Cattolica): «Cercano un impiego “buono”. E non si intende solo lo stipendio»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/crescere-si-ma-in-modo-sostenibile-e-la-nuova-etica-gen-z-del-lavoro/">«Crescere sì, ma in modo sostenibile». È la nuova etica Gen Z del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>La Gen Z non è attenta solo allo stipendio, ma anche alle modalità di lavoro che gli consentono di ottenerlo. Sempre più giovani scelgono infatti le aziende non solo per il contratto o i benefit, ma per l’impatto che generano sull’ambiente e sulla società. È la fotografia che emerge da diversi osservatori internazionali e nazionali: LinkedIn, nel suo Global Green Skills Report, mostra che a livello mondiale la quota di professionisti con competenze green è aumentata del 40% in tre anni, segno di una transizione già in atto. Anche se nell’ultimo report c’è stata un lieve rallentamento a livello italiano sul fronte delle assunzioni green: -0,1%. Ma la sostenibilità non si esprime solo nei ruoli: secondo l’Istat, una larga percentuale di imprese manifatturiere italiane ha dichiarato di aver adottato pratiche concrete di tutela ambientale e di voler potenziare tali iniziative entro quest’anno. E tornando sul target della Generazione Z, l’indagine Sylla, pubblicata nel libro «Ma quale Gen Z?» di Francesco Morace e Linda Gobbi, dice che per gli under 29 la sostenibilità ambientale nell’industria è fondamentale (vedi l’infografica qui sotto).</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Laboratorio di sostenibilità</h3>
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<div class="article-body">
<p>Il mondo del lavoro, insomma, si sta trasformando in un laboratorio di sostenibilità e proprio qui si gioca una parte decisiva dell’attrattività verso la Generazione Z. Le indagini europee lo confermano: per i giovani tra i 16 e i 30 anni, ambiente e sostenibilità figurano tra le massime priorità. La Youth Survey e l’Eurobarometro Giovani indicano che oltre il 60% degli under 30 considera la crisi climatica il problema principale del proprio tempo e più del 70% ritiene che le imprese debbano essere parte attiva del cambiamento. Una sensibilità che, spiega Alessandra Vischi, direttrice dell’Alta Scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica di Brescia, «nasce da un percorso educativo e valoriale lungo, frutto di un’attenzione crescente all’impatto delle scelte individuali e collettive. I giovani hanno interiorizzato la connessione tra benessere personale e benessere del pianeta. Questo è dovuto ai sempre più evidenti effetti dei cambiamenti climatici che costringono le coscienze ad assumerli quali oggetto di riflessione, talvolta sfociando in lecite preoccupazioni. Una formazione adeguata, tuttavia, consente di guardare alle criticità attuali con maggiore consapevolezza, acquisire competenze adeguate a saper governare i cambiamenti, assumere un approccio critico. Per trasformare questa consapevolezza in azione servono, infatti, strumenti, competenze e accompagnamento formativo».</p>
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<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2025/11/24/photos/crescere-si-ma-in-modo-sostenibilee-la-nuova-etica-gen-z-del-lavoro_a26e9ae6-c911-11f0-b2e2-19db71bb2f4f_1920_1152.png"><img decoding="async" class="lozad" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2025/11/24/photos/cache/crescere-si-ma-in-modo-sostenibilee-la-nuova-etica-gen-z-del-lavoro_a26e9ae6-c911-11f0-b2e2-19db71bb2f4f_1920_1152_v3_large_libera.png" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2025/11/24/photos/cache/crescere-si-ma-in-modo-sostenibilee-la-nuova-etica-gen-z-del-lavoro_a26e9ae6-c911-11f0-b2e2-19db71bb2f4f_1920_1152_v3_large_libera.png" data-loaded="true" /></a></figure>
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<h3>Il costo della vita</h3>
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<p>La docente commenta così il report Youth Survey: «Nel report, oltre a essere evidente l’attenzione dei giovani rispetto ai cambiamenti climatici e all’ambiente, tra le priorità vi è al primo posto l’aumento dei prezzi e il costo della vita, mentre al terzo posto la situazione economica e la creazione di posti di lavoro. Ciò significa che una delle maggiori preoccupazioni dei giovani, oltre a quella ambientale, rimane il sostentamento economico legato al tema del lavoro, che insieme costituiscono le basi sulle quali progettare il proprio futuro». Sul fronte dell’occupazione, la docente invita alla prudenza: «I numeri dei green jobs sono incoraggianti, ma la loro accessibilità per i giovani non è ancora scontata. Esiste una distanza tra la domanda di competenze e l’offerta formativa, che va colmata. Per questo la formazione deve evolversi, creando figure ibride, capaci di coniugare conoscenze tecniche e visione etica».</p>
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<figure style="width: 366px" class="wp-caption alignleft"><a title="Alessandra Vischi, direttrice dell’Alta Scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2025/11/24/photos/crescere-si-ma-in-modo-sostenibilee-la-nuova-etica-gen-z-del-lavoro_a3b7da48-c911-11f0-b2e2-19db71bb2f4f_1920_2123.jpeg" data-title="Alessandra Vischi, direttrice dell’Alta Scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad" title="Alessandra Vischi, direttrice dell’Alta Scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2025/11/24/photos/cache/crescere-si-ma-in-modo-sostenibilee-la-nuova-etica-gen-z-del-lavoro_a3b7da48-c911-11f0-b2e2-19db71bb2f4f_1920_2123_v3_medium_libera.jpeg" alt="Alessandra Vischi, direttrice dell’Alta Scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica" width="366" height="404" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2025/11/24/photos/cache/crescere-si-ma-in-modo-sostenibilee-la-nuova-etica-gen-z-del-lavoro_a3b7da48-c911-11f0-b2e2-19db71bb2f4f_1920_2123_v3_medium_libera.jpeg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Alessandra Vischi, direttrice dell’Alta Scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica</figcaption></figure>
<p class="zoom-gallery new libera right">ASA, l’Alta Scuola per l’Ambiente che dirige, ne è un esempio concreto: in collaborazione con Arpa Lombardia, ha istituito venti borse di studio per under 28 impegnati nei master dedicati alla gestione e comunicazione della sostenibilità e al rischio climatico, con l’obiettivo di rispondere da un lato alle richieste delle imprese profit, no-profit e for benefit, dall’altro ai bisogni formativi dei giovani (e non solo), che inserendosi nelle organizzazioni potranno arricchire il tessuto lavorativo con le loro competenze: «Tutto questo perché il territorio necessita di professionisti capaci di governare i cambiamenti e promuovere un approccio sostenibile nei diversi contesti lavorativi». Secondo Deloitte, oltre il 40% dei lavoratori della Gen Z valuta l’impegno ambientale come fattore determinante nella scelta di un’azienda; per il 49% dei Millennial è tra le prime tre ragioni di permanenza o dimissione. Ma quanto di tutto questo è reale e quanto invece si ferma solo alla teoria? «Il rischio del greenwashing è concreto – avverte Vischi –: oggi la sostenibilità viene spesso letta come occasione per attirare i clienti e non come visione radicata nell’agire dell’impresa. È importante allora includere ogni sfera della sostenibilità nelle organizzazioni, come radicata cultura di impresa, quale autentico impegno che apre al futuro, nel segno del coinvolgimento di tutti gli stakeholder e leva strategica per il profitto nel medio-lungo periodo. Possono allora essere utili strumenti come certificazioni, report e valutazioni di impatto che attestino il reale impegno dell’organizzazione per uno sviluppo sostenibile».</p>
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<h3 class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="60976">Tra idealismo e pragmatismo</h3>
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<p>Sul piano valoriale, la Gen Z resta divisa tra idealismo e pragmatismo. «La sensibilità ambientale è altissima – spiega ancora Vischi – ma non sostituisce il bisogno di sicurezza economica, come mostrato precedentemente nel report Youth Survey. I giovani cercano un lavoro “buono”, che unisca dignità, coerenza e stabilità. Lo stipendio conta, ma conta anche il senso». In questo equilibrio tra aspirazione e realtà, le aziende giocano un ruolo decisivo: chi investe in sostenibilità autentica, in formazione e in welfare ambientale, costruisce non solo reputazione, ma fedeltà. «Le imprese sono chiamate a favorire un lavoro educativo capace di realizzare la fioritura dell’umano –sottolinea Vischi –. Diviene così fondamentale la formazione, quale processo di cambiamento e crescita della persona, e ancora l’impegno di promuovere il benessere all’interno dell’impresa, così come l’attenzione a costituire spazi inclusivi, capaci di valorizzare le peculiarità di tutti e ciascuno».</p>
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<h3>Delta Index: urge il cambiamento</h3>
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<p>In questo scenario, il compito dell’Osservatorio Delta Index è dare voce a questo cambiamento, analizzando come l’attenzione alla sostenibilità stia ridefinendo i criteri di attrattività aziendale per la Generazione Z. I dati lo confermano: l’impresa del futuro non sarà solo efficiente o redditizia, ma anche coerente. Perché per i giovani lavoratori, la vera crescita non è solo professionale, ma anche etica. E il lavoro che vale è quello che, oltre a far guadagnare, aiuta a respirare meglio.</p>
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<h3>LA SCHEDA</h3>
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<p><strong class="gsto">Chi è Alessandra Vischi</strong></p>
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<h4>Prof esperta di pedagogia e sostenibilità</h4>
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<p>Alessandra Vischi, ordinario di Pedagogia Generale e sociale, è direttrice dell’Alta Scuola per l’Ambiente (ASA) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Brescia. Si occupa di sostenibilità come cultura d’impresa e come competenza, formando figure ibride capaci di coniugare sapere tecnico e visione etica. Ha coordinato fino al 2024 l’area Formazione di ASA e dal 2022 dirige il master in Gestione e comunicazione della sostenibilità. È inoltre coordinatrice del corso di laurea magistrale in Progettazione pedagogica e formazione delle risorse umane, attivato nella Facoltà di Scienze della Formazione e dirige il gruppo di lavoro dedicato alle comunità energetiche rinnovabili di SIPeGeS.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/crescere-si-ma-in-modo-sostenibile-e-la-nuova-etica-gen-z-del-lavoro/">«Crescere sì, ma in modo sostenibile». È la nuova etica Gen Z del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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		<title>La Gen Z fa «ghosting» alle aziende. «Coerenza e inclusione per attrarli»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/la-gen-z-fa-ghosting-alle-aziende-coerenza-e-inclusione-per-attrarli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Lai]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 15:09:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
		<category><![CDATA[GRIGLIA SELEZIONE SCELTI DA NOI]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=9231</guid>

					<description><![CDATA[<p>Due giovani su tre interrompono il processo di selezione e scompaiono senza dare spiegazioni. Marina Verderajme (presidente Gidp): «Non è arroganza, è consapevolezza: capiscono subito se quel posto non fa per loro»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/la-gen-z-fa-ghosting-alle-aziende-coerenza-e-inclusione-per-attrarli/">La Gen Z fa «ghosting» alle aziende. «Coerenza e inclusione per attrarli»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Il lavoro non si cerca più solo con un curriculum. E non si sceglie più solo per uno stipendio. I giovani della Generazione Z cercano flessibilità, ascolto, prospettive, ma soprattutto coerenza tra ciò che le aziende raccontano e quello che poi realmente offrono. A dirlo non è un influencer o un coach, ma Marina Verderajme, presidente nazionale di Gidp, l’associazione che riunisce oltre 4.500 direttori del personale italiani.</p>
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<div class="position2">Nell’intervista rilasciata all’Osservatorio Delta Index, Verderajme parte dalla XXXV indagine annuale Gidp per raccontare i nuovi gap generazionali. Ma soprattutto per indicare le strade possibili per colmarli. A partire da una convinzione forte: la disconnessione è ormai sistemica e non riguarda solo le competenze, ma l’intero modo di interpretare il lavoro.</div>
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<h3 class="intertitolo">Gli ostacoli dell’assunzione</h3>
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<p>Secondo l’indagine, solo il 26% dei giovani afferma di non aver incontrato ostacoli nel primo accesso in azienda. Una percentuale che ribalta la narrazione dominante, quella che li descrive come «pigri o choosy». In realtà, quasi tre su quattro fanno fatica. E quando non trovano apertura, guardano altrove. Anche oltreconfine. «E lì trovano ciò che qui manca: maggiore fiducia, più concretezza, più possibilità di fare esperienza sul campo fin da subito». E spesso scelgono di non tornare.</p>
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<div class="position2">Il lavoro, per la Generazione Z, non è più solo un mestiere. «Chiedono autonomia, equilibrio, capacità di incidere» spiega Verderajme. «Per loro lo smart working non è un benefit ma una condizione di normalità. Non vogliono più sacrificarsi per organizzazioni che non li rappresentano. E non è un capriccio, è una nuova visione della dignità del lavoro».</div>
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<figure style="width: 285px" class="wp-caption alignleft"><a title="Marina Verderajme, presidente Gidp" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2025/8/11/photos/la-gen-z-fa-ghosting-alle-aziendecoerenza-e-inclusione-per-attrarli_93b81ddc-7377-11f0-a7b5-20a0d78849ee_1920_1920.webp" data-title="Marina Verderajme, presidente Gidp"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad" title="Marina Verderajme, presidente Gidp" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2025/8/11/photos/cache/la-gen-z-fa-ghosting-alle-aziendecoerenza-e-inclusione-per-attrarli_93b81ddc-7377-11f0-a7b5-20a0d78849ee_1920_1920_v3_large_libera.webp" alt="Marina Verderajme, presidente Gidp" width="285" height="285" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2025/8/11/photos/cache/la-gen-z-fa-ghosting-alle-aziendecoerenza-e-inclusione-per-attrarli_93b81ddc-7377-11f0-a7b5-20a0d78849ee_1920_1920_v3_large_libera.webp" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Marina Verderajme, presidente Gidp</figcaption></figure>
<h3 class="zoom-gallery new libera left">Ascolto e spazi di crescita</h3>
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<p>Un cambiamento culturale che non può più essere ignorato. Perché oggi le imprese competono anche sulla qualità dell’ambiente interno, sulla reputazione valoriale, sulla capacità di costruire contesti in cui i giovani possano riconoscersi. E questo vale in modo particolare per le Pmi, che spesso faticano a competere sul piano economico, ma possono farlo – e vincere – su quello umano. «Una piccola impresa che dà ascolto vero e spazi di crescita concreti può risultare molto più attrattiva di una multinazionale strutturata ma impersonale», sottolinea.</p>
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<p>Ma le imprese, troppo spesso, rispondono ancora con strumenti vecchi. A partire dalla comunicazione. L’employer branding fatto di slogan e video emozionali, secondo Verderajme, è ormai inefficace. «Le aziende non devono andare nelle scuole a raccontarsi, devono entrarci davvero. Il luogo più strategico per attrarre è proprio la scuola, perché è lì che passano tutti i ragazzi. Il tempo delle presentazioni spot è finito. Serve un lavoro quotidiano di presenza, condivisione, testimonianza concreta». Il tema, aggiunge, non è «andare dai giovani», ma costruire ponti stabili e sinceri con il loro mondo.</p>
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<h3 class="intertitolo">Serve coerenza</h3>
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<p>La parola chiave è coerenza. Ed è anche quella più fragile. «I giovani riconoscono al volo l’incoerenza. Se prometto inclusione ma non ascolto, se dico di valorizzarli ma poi li ignoro, se racconto la flessibilità e poi controllo le presenze al minuto: il legame si spezza. La comunicazione aziendale deve essere la conseguenza di una cultura autentica, non una strategia di marketing». E la coerenza, ricorda Verderajme, si costruisce nel tempo, con gesti quotidiani, feedback onesti, attenzione reale.</p>
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<div class="half-story">Un altro punto critico sono i colloqui. Sebbene oggi il problem solving abbia superato le competenze tecniche come criterio di selezione, nei processi di recruiting la coerenza tra ciò che si cerca e ciò che si offre ancora manca. «Tutti parlano di soft skill, ma pochi le sanno davvero riconoscere. E chiediamo creatività, ma poi premiamo chi esegue. Così anche la soft skill migliore si spegne». I giovani, spiega, hanno bisogno di sentirsi protagonisti, anche in piccole cose. E capiscono se le domande servono davvero a conoscerli o sono solo di facciata.</div>
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<h3 class="intertitolo">Non lasciarli mai soli</h3>
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<p>E non si tratta solo di selezionare, ma di accogliere. Di costruire un onboarding che non sia un semplice adempimento formale, ma un’esperienza reale di integrazione. «Non basta presentare l’organigramma e assegnare una scrivania. Serve accompagnamento. Serve affiancamento. Serve mentoring. Non servono grandi budget. Serve intenzione. Le grandi aziende si stanno strutturando con Academy interne. Le medie e piccole devono fare lo stesso, con gli strumenti che hanno. Non possiamo più permetterci di lasciare un giovane da solo in azienda, con l’illusione che basti una mansione per creare appartenenza».</p>
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<div class="article-body">
<p>Risultato: il colloquio, anziché essere un incontro tra bisogni reciproci, si trasforma in un test a senso unico. E sempre più spesso sono i giovani a fare ghosting. Non per arroganza, ma per consapevolezza. «Perché hanno alternative, e perché si accorgono subito se un’azienda non fa per loro. E noi, come imprese, dobbiamo imparare a farci scegliere. Se vogliamo persone motivate, dobbiamo motivarle fin dal primo contatto». Anche la selezione, dunque, è relazione. Non può essere solo verifica. Deve diventare promessa reciproca.</p>
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<h3 class="intertitolo">Il caso: non ascoltato, se ne va</h3>
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<p>Poi c’è il caso concreto, che dice molto più di mille slide. Un ragazzo entra in un’azienda, si occupa di grafica. Dopo un mese propone delle idee. Il titolare gli dice: «Sei appena arrivato, lascia stare». Un mese dopo ha già quattro offerte e se ne va. Non cercava soldi. Cercava spazio. E l’ha trovato altrove. È un episodio, ma è anche un simbolo. E non è un caso isolato: i dati lo confermano. «Ci sono decine di casi così ogni mese. E spesso le aziende nemmeno se ne accorgono. Pensano sia colpa loro. Ma è colpa nostra».</p>
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<h3 class="intertitolo">La formazione non è un costo</h3>
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<p>Una dinamica che si ripete. Per questo, spiega Verderajme, è ora di smettere di considerare la formazione un costo. «Formare è l’unico modo per trattenerli. Anche utilizzando i fondi interprofessionali, ancora poco conosciuti. Ma soprattutto serve legare la formazione a un senso di appartenenza. Senza quello, nessun contratto basta». La formazione va vissuta come costruzione di identità aziendale. E non deve essere generica: serve su misura, continua, collegata a obiettivi e responsabilità.</p>
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<div class="article-body">
<p>E proprio sul contratto si gioca un’altra partita. Secondo Gidp, solo 1 giovane su 4 entra oggi con una forma stabile. L’apprendistato, strumento utile e agevolato, resta sottoutilizzato. «Serve un cambio di mentalità. Ma anche di linguaggio. Parliamo di progetto di ingresso evolutivo, non di apprendistato. Dobbiamo rendere moderno anche il modo in cui presentiamo le opportunità». Perché anche le parole contano: attraggono o respingono. E i giovani oggi sanno leggere tra le righe. «Abbiamo bisogno di contratti che non parlino solo di vincoli, ma di visione. Di esperienze che facciano sentire parte, non solo prestatori di servizio».</p>
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<h3 class="intertitolo">Il valore di ogni età</h3>
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<p>Infine, un invito all’inclusività generazionale. «Tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo sentiti troppo giovani o troppo vecchi per qualcosa. Partiamo da lì per costruire una cultura del lavoro che riconosca il valore di ogni età. I giovani oggi chiedono senso. Non per capriccio, ma per dignità. E ascoltarli non vuol dire compiacerli. Vuol dire comprenderli». E se vogliamo davvero costruire aziende capaci di durare, dobbiamo smettere di trattare i giovani come «diversi» da integrare. Sono parte del presente. E meritano di esserlo.</p>
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<p>Perché la vera sfida, oggi, non è solo attrarre. È trattenere. E per trattenere bisogna ascoltare. Anche quando i giovani propongono troppo presto. Anche quando non usano le parole giuste. Anche quando chiedono più di quanto siamo pronti a dare. Lavorare con loro, conclude Verderajme, significa «accettare che non possiamo chiedere fedeltà se non siamo disposti a dare fiducia».</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/la-gen-z-fa-ghosting-alle-aziende-coerenza-e-inclusione-per-attrarli/">La Gen Z fa «ghosting» alle aziende. «Coerenza e inclusione per attrarli»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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