C’è un riconoscimento che vale più di una citazione nei titoli di coda. Il cortometraggio «Le Faremo Sapere», promosso e sostenuto da Oriocenter, selezionato nella shortlist del Premio David di Donatello, nasce da un doppio lavoro che incrocia analisi e formazione: da un lato i dati e le riflessioni dell’Osservatorio Delta Index sulla capacità delle imprese di attrarre giovani; dall’altro l’esperienza sul campo resa possibile dal progetto educativo Skillherz, che ha coinvolto studenti selezionati in un percorso di Formazione Scuola Lavoro a fianco di una troupe cinematografica professionale. Il risultato è un riconoscimento che va oltre il perimetro artistico. È la certificazione, da parte della principale istituzione del cinema italiano, che una lettura dei dati sul lavoro – se solida e aderente alla realtà – può diventare materia narrativa credibile e universale.
Il «colloquio roves
ciato» come chiave di lettura
Il cuore del cortometraggio è una scena che chiunque abbia sostenuto o condotto un colloquio di lavoro conosce bene: il silenzio finale, il «le faremo sapere» che chiude l’incontro senza restituirne davvero il senso. È da qui che parte la riflessione di Delta Index sul cosiddetto colloquio rovesciato: un processo in cui non è solo il giovane a essere valutato, ma è l’azienda stessa a essere messa alla prova. I dati del nostro Osservatorio raccontano da tempo questo slittamento. Le nuove generazioni entrano nei colloqui con aspettative diverse rispetto al passato: cercano trasparenza sui ruoli, chiarezza sulle prospettive, coerenza tra ciò che viene promesso e ciò che viene praticato. Quando quest
i elementi mancano, il “le faremo sapere” diventa il simbolo di una distanza che si allarga.
Cosa non funziona oggi nei processi di selezione delle imprese
Se «Le Faremo Sapere» intercetta una sensazione diffusa, i dati dell’Osservatorio Delta Index aiutano a comprenderne le cause strutturali, spostando lo sguardo sui processi interni alle imprese. L’analisi del pilastro «Selezionare» restituisce infatti un quadro di sottovalutazione del tema, nonostante il suo impatto diretto sulla competitività aziendale.
Secondo il Report Delta Index, solo il 9% delle imprese considera oggi la selezione una priorità strategica su cui investire. Un dato che colloca questo processo come il meno urgente tra i quattro analizzati (attrarre, selezionare, formare, trattenere), nonostante sia il primo vero punto di contatto operativo tra azienda e candidato.
A questa percezione ridotta di urgenza si affiancano modalità di selezione ancora fortemente tradizionali. Il 40% delle imprese dichiara di affidarsi esclusivamente a colloqui standard, senza affiancarli a prove pratiche, simulazioni o valutazioni esperienziali. Solo il 18% adotta invece processi più strutturati, che includono attività di prova, il coinvolgimento di più funzioni aziendali o strumenti di valutazione diversificati.
Le criticità emergono già nella fase di impostazione della ricerca. Nel 30% dei casi, le imprese non effettuano una reale analisi del fabbisogno professionale prima di avviare una selezione. Un ulteriore 23% dichiara di svolgere questa analisi senza però tradurla in job description chiare e strutturate. Soltanto il 19% arriva a integrare analisi dei fabbisogni e costruzione di job description complete, condivise tra i reparti coinvolti.
In questo contesto, il «le faremo sapere» non è solo una formula di cortesia, ma spesso il segnale di un processo poco strutturato, che non ha definito fino in fondo criteri, tempi e responsabilità della scelta.
Quando la ricerca diventa impatto culturale
Per Delta Index, la shortlist ai David di Donatello rappresenta un passaggio strategico: significa portare il tema del rapporto tra lavoro e nuove generazioni fuori dalla nicchia degli addetti ai lavori e dentro un contesto culturale nazionale. Il cinema, in questo caso, diventa un amplificatore di domande che l’Osservatorio pone ogni giorno alle imprese: come si costruisce fiducia in
fase di selezione? Che cosa comunica davvero un processo di recruiting? Quanto pesa, oggi, un colloquio gestito come atto formale più che come momento di relazione? Il riconoscimento ai David non è dunque un punto di arrivo, ma un indicatore di efficacia: i dati funzionano quando riescono a generare consapevolezza. E, talvolta, quando diventano racconto.