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	<description>Business a misura di talenti</description>
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	<item>
		<title>Flat tax al 5% sugli aumenti ai giovani: l’idea di Giorgetti per la manovra</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/flat-tax-al-5-sugli-aumenti-ai-giovani-lidea-di-giorgetti-per-la-manovra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 14:57:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OCCUPAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Il ministro dell’Economia propone un’imposta al 5% sugli aumenti di stipendio riconosciuti dalle aziende ai giovani. Un modello diverso dalle proposte di Anghileri e Craxi. «Il cambiamento parte dall’impresa»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/flat-tax-al-5-sugli-aumenti-ai-giovani-lidea-di-giorgetti-per-la-manovra/">Flat tax al 5% sugli aumenti ai giovani: l’idea di Giorgetti per la manovra</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Il 13 settembre, in videocollegamento con la festa dell’Udc, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha messo sul tavolo della prossima legge di bilancio una misura che riguarda direttamente chi assume e chi paga gli stipendi. «L’idea che ho messo sul tavolo» per i giovani, ha detto, è che «gli aumenti stipendiali che potrebbero essere riconosciuti dai datori di lavoro per i giovani sotto una determinata età potrebbero avere un trattamento fiscale agevolato». L’aliquota di cui parla il ministro è una cifra che le imprese hanno già in busta paga da gennaio: il 5 per cento.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Il precedente che il ministro cita</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La legge di bilancio 2026 &#8211; legge 199 del 30 dicembre 2025, articolo 1, comma 7 &#8211; ha introdotto un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali pari al 5 per cento sugli incrementi retributivi corrisposti nel 2026 in attuazione dei rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) sottoscritti tra il 2024 e il 2026. Il beneficio spetta ai dipendenti del settore privato che nel 2025 hanno avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro e si applica direttamente in busta paga, senza domanda. L’Agenzia delle Entrate ne ha delimitato il perimetro con la circolare 2/E del 24 febbraio 2026 e ha completato le istruzioni operative con la circolare 3/E del 24 giugno.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">È a questa misura che Giorgetti si aggancia. «Ricordo il grande successo che ha avuto l’iniziativa del governo, l’anno scorso, di riconoscere una tassazione flat tax al 5% sugli aumenti contrattuali. Penso che questo successo possa essere trasferito, con i dovuti accorgimenti, anche su gli eventuali aumenti di stipendio riconosciuti ai giovani nelle aziende», ha spiegato il ministro. Cinque giorni prima, all’iniziativa della Lega «In tua difesa &#8211; verso la finanziaria 2027», aveva anticipato l’idea in forma più generica: un vantaggio fiscale per le imprese disposte ad alzare le retribuzioni, con particolare attenzione ai più giovani.</div>
</div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Dove cambia tutto: nelle aziende</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il passaggio decisivo sta in quelle tre parole finali. Oggi l’agevolazione segue il rinnovo del contratto nazionale: la decisione si prende ai tavoli di categoria, l’impresa la applica. Nell’ipotesi del ministro l’agevolazione seguirebbe l’aumento che la singola azienda decide di riconoscere a un singolo lavoratore giovane.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Cambia il soggetto che fa la prima mossa. E cambia la natura del vantaggio: non più automatico per tutti, ma legato a una scelta aziendale. Senza quella scelta, il beneficio non esiste. Il ministro lo ha detto esplicitamente: serve la cooperazione dei datori di lavoro insieme alla disponibilità dello Stato a riconoscere questo tipo di agevolazioni.</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Le due proposte già in campo</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>L’idea arriva su un tavolo che non è vuoto. Il 5 giugno, al convegno di Rapallo dei Giovani Imprenditori di Confindustria, la presidente Maria Anghileri aveva lanciato l’esenzione dall’Irpef per gli under 35: fino a mille euro in più al mese nel primo anno di lavoro, con un meccanismo decrescente su cinque anni e una soglia di reddito a 50.000 euro. «Mille euro che cambiano la vita», aveva detto dal palco.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il 4 agosto quella proposta ha preso la forma di un testo parlamentare: il disegno di legge 2006, prima firmataria Stefania Craxi, che prevede in via sperimentale l’esenzione totale dall’Irpef per i lavoratori tra i ventiquattro e i trent’anni assunti a tempo indeterminato, per tre anni, entro un limite di spesa di 6 miliardi di euro l’anno.</p>
</div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a title="Le tre proposte per aumentare lo stipendio ai giovani" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/15/photos/flat-tax-al-5-sugli-aumenti-ai-giovani-lidea-di-giorgetti-per-la-manovra_4a8a03f2-b113-11f1-ad62-1164c33d5a46_1920_1146.jpg" data-title="Le tre proposte per aumentare lo stipendio ai giovani"><img decoding="async" class="lozad" title="Le tre proposte per aumentare lo stipendio ai giovani" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/15/photos/cache/flat-tax-al-5-sugli-aumenti-ai-giovani-lidea-di-giorgetti-per-la-manovra_4a8a03f2-b113-11f1-ad62-1164c33d5a46_1920_1146_v3_large_libera.jpg" alt="Flat tax al 5% sugli aumenti ai giovani: l’idea di Giorgetti per la manovra" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/15/photos/cache/flat-tax-al-5-sugli-aumenti-ai-giovani-lidea-di-giorgetti-per-la-manovra_4a8a03f2-b113-11f1-ad62-1164c33d5a46_1920_1146_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption>Le tre proposte per aumentare lo stipendio ai giovani</figcaption></figure>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="53489"></div>
<div id="scroll4" class="article-body">
<h3>Chi mette il differenziale</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Le due impostazioni </b>rispondono alla stessa domanda (come far crescere il netto dei giovani) con due filosofie opposte.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Nel disegno di legge il differenziale lo mette interamente lo Stato</b>: il neoassunto vede più soldi in busta paga senza che l’azienda abbia cambiato nulla nella propria politica retributiva. <b>Nell’ipotesi del ministro dell’Economia </b>lo Stato interviene su una decisione che l’impresa ha già preso: prima l’aumento, poi lo sconto fiscale che lo fa pesare di più.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Per chi si occupa di attrattività aziendale la differenza non è tecnica, è sostanziale. Un’impresa che diventa attrattiva perché il fisco esenta il neoassunto non ha costruito nulla di proprio: quando la misura scade, il vantaggio sparisce e non lascia traccia nell’organizzazione. Un’impresa che decide di alzare la retribuzione di un giovane, e vede quell’aumento arrivare quasi intero in busta paga, sta usando una leva che resta sua anche dopo.</p>
</div>
<div id="scroll5" class="article-body">
<h3>Attrarre o trattenere</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>C’è però un limite che le due proposte condividono, ed è lo stesso da cui nasce il lavoro dell’<b>Osservatorio Delta Index</b>.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il disegno di legge guarda all’ingresso: premia l’assunzione. L’ipotesi Giorgetti guarda a chi è già dentro: premia la crescita retributiva di chi un posto ce l’ha. Nessuna delle due tiene insieme i due momenti, che nella vita di un giovane lavoratore sono lo stesso problema visto a due anni di distanza.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>E un’agevolazione costruita sull’incremento porta con sé una domanda che riguarda direttamente le aziende: premia chi cresce, non chi parte bene. Che cosa succede all’impresa che il giovane lo assume già con una retribuzione dignitosa, e che quindi ha meno margine di aumento da mettere sul tavolo? È una domanda tecnica solo in apparenza.</p>
</div>
<div id="scroll6" class="article-body">
<h3>Quello che ancora non c’è</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Al momento non esiste una misura, esiste un’idea. Mancano l’aliquota definitiva, la soglia d’età, la platea, gli eventuali tetti di reddito, le coperture. E manca il punto che più interessa chi gestisce il personale: se l’agevolazione riguarderebbe gli aumenti individuali, i premi di risultato, gli incrementi da rinnovo contrattuale o soltanto una parte di queste voci.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Lo ha riconosciuto lo stesso ministro: «Sono tutte idee che devono essere discusse nella coalizione di governo». Il percorso è quello della legge di bilancio, in un autunno che Giorgetti ha indicato come possibilmente l’ultimo della legislatura.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Nel frattempo, però, una cosa le imprese possono già chiedersela. Se davvero la prossima manovra decidesse di premiare chi alza gli stipendi ai giovani, la domanda non sarebbe più «quanto mi conviene assumere», ma «di quanto sono disposto a far crescere chi ho già in casa». È una domanda che il fisco può incentivare. Rispondere, però, tocca all’azienda.</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il curriculum a zig zag dei giovani non è instabilità, ma una polizza</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/il-curriculum-a-zig-zag-dei-giovani-non-e-instabilita-ma-una-polizza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 08:41:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SELEZIONARE]]></category>
		<category><![CDATA[IN RISALTO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=10449</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Una ricerca misura il fenomeno delle «ninfee di carriera»: si salta di lato per guadagnare di più, mentre chi seleziona ragiona ancora su percorsi verticali. È la distanza a spiegare l’elevato turnover</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/il-curriculum-a-zig-zag-dei-giovani-non-e-instabilita-ma-una-polizza/">Il curriculum a zig zag dei giovani non è instabilità, ma una polizza</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Sulla scrivania di un responsabile del personale (se non viene scartato prima dalla pre-analisi di un software Ats&#8230;) arriva un curriculum con un candidato che ha ricoperto tre ruoli molto diversi in tre anni. Nella colonna delle note scatta subito il giudizio (o pregiudizio?): instabile. È chiaro che nessuno lo metterà per iscritto ma in tanto il pensiero si è materializzato tanto da far chiudere il canale con il candidato.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Sull’altro fronte, il candidato ha un’idea completamente all’opposto perché per lui ogni cambiamento di lavoro ha aggiunto una competenza, un settore, nuove relazioni. Per lui non si tratta di una scalata interrotta tre volte, ma di un percorso costruito di lato.</div>
</div>
<div class="article-body">
<p>Questa doppia lettura dello stesso curriculum è oggi uno dei punti più delicati del rapporto tra imprese e nuove generazioni. E non è una questione di simpatia o di apertura mentale, bensì di modelli. Chi seleziona ragiona ancora su una carriera verticale, chi si candida no.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Il segnale che arriva da Londra</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Una dicotomia che l’Osservatorio Delta Index ha intercettato tramite la ricerca condotta quest’anno dall’istituto Censuswide su mille giovani professionisti britannici, per conto di International Workplace Group. Il 43% ha cambiato ruolo due o tre volte negli ultimi tre anni. Tra chi si è mosso, il 30% indica nello stipendio più alto la ragione principale dello spostamento. I dati non sono italiani ma il mercato del lavoro anglosassone funziona da tempo come un laboratorio anticipatore: fenomeni che lì si consolidano tendono ad arrivare da noi con qualche anno di scarto . Quindi vale la pena guardarli adesso, quando c’è ancora margine per attrezzarsi.</p>
</div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Le ninfee al posto della scala</h3>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="30766">La ricerca usa un’immagine che vale più di una definizione: career lily pads, le ninfee di carriera. Non i gradini di una scala verso l’alto, ma appoggi galleggianti su cui si salta lateralmente, cambiando ruolo, settore o progetto per aumentare il proprio potenziale di guadagno.</div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/14/photos/il-curriculum-a-zig-zag-dei-giovani-non-e-instabilita-ma-una-polizza_ca831f9c-b016-11f1-ad62-1164c33d5a46_1920_1755.jpg"><img decoding="async" class="lozad" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/14/photos/cache/il-curriculum-a-zig-zag-dei-giovani-non-e-instabilita-ma-una-polizza_ca831f9c-b016-11f1-ad62-1164c33d5a46_1920_1755_v3_large_libera.jpg" alt="Il curriculum a zig zag dei giovani non è instabilità, ma una polizza" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/14/photos/cache/il-curriculum-a-zig-zag-dei-giovani-non-e-instabilita-ma-una-polizza_ca831f9c-b016-11f1-ad62-1164c33d5a46_1920_1755_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></figure>
<p>Accanto ai salti c’è la diversificazione. Un giovane su tre ha già avviato o sta pianificando un’attività secondaria e, nel 48% dei casi, la motivazione dichiarata è generare entrate aggiuntive per far fronte all’aumento del costo della vita. E qui sta l’aspetto che l’Osservatorio Delta Index intende sottolineare perché venga colto dalle imprese: la cosiddetta carriera portfolio non nasce da un’inquietudine creativa, nasce da un calcolo difensivo. Non è il coronamento di una passione della Gen Z come si potrebbe facilmente pensare, ma è una polizza. I ragazzi sentono il bisogno di tutelarsi economicamente. Poi c’è la variabile che accelera tutto: il 55% dei giovani intervistati si aspetta che l’intelligenza artificiale ridisegni il proprio percorso professionale. Non fra dieci anni ma adesso. Quindi, se i ragazzi temono che l’AI cambi il lavoro per il quale sono stati assunti, difficilmente investiranno tutto su quel mestiere.</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Quanto di tutto ciò è già in Italia</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Tutto questo è più vicino di quanto si creda. Infatti il Workmonitor 2026 di Randstad, condotto in 35 Paesi su 27mila persone di cui 750 in Italia, registra un 40% di lavoratori che ha intrapreso un secondo impiego e un 36% che ha aumentato o prevede di aumentare le ore lavorate. Nello stesso rilevamento, mentre il 66% delle organizzazioni sostiene di avere strategie per compensare il costo della vita, solo il 30% dei dipendenti dichiara di averne colto i benefici. La distanza tra ciò che l’azienda crede di offrire e ciò che il lavoratore percepisce di ricevere è, in sé, una spiegazione sufficiente della diversificazione. Sul fronte della permanenza in azienda, i dati raccolti dall’Osservatorio Delta Index raccontano una dinamica avviata ben prima della pandemia. Tra il 2012 e il 2019 la job tenure, cioè il tempo di permanenza di una persona nella stessa impresa, è diminuita in media di nove mesi, con un calo del 20-25% per i giovani tra i 15 e i 29 anni contro il 5% delle fasce più mature. Nel 2019 la permanenza media era di 2 anni e 5 mesi per gli under 30, di 10 anni e 1 mese per la fascia 30-54, di 18 anni e 10 mesi per quella 55-64. C’è però una specificità italiana che vale la pena tenere ferma. La Banca d’Italia, analizzando la stagione delle dimissioni, ha osservato che nel nostro Paese la maggior parte di quei passaggi è avvenuta all’interno dello stesso settore, senza flussi significativi di ricollocazione al di fuori del comparto di appartenenza. Tradotto: da noi il salto laterale c’è già, ma è più corto. Il giovane italiano non cambia mondo, cambia azienda dentro lo stesso mondo. È una notizia buona e cattiva insieme. Buona, perché significa che la competenza costruita non si disperde. Cattiva, perché il concorrente che se lo porta via è quasi sempre l’impresa della porta accanto.</p>
</div>
<div id="scroll4" class="article-body">
<h3>Quando sparisce il primo gradino</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Resta la domanda più scomoda, ed è una domanda che riguarda le imprese. Se la carriera lineare non funziona più, è solo perché i giovani non la vogliono, o anche perché non gliela stiamo più offrendo? Il Delta Index Journal (www.deltaindex.it) ha già raccontato come nei settori tecnologici le posizioni d’ingresso siano scese in due anni dal 26% al 17% del totale delle assunzioni. Sono esattamente le mansioni tecniche e ripetitive che l’automazione assorbe per prima. Ed erano le mansioni in cui, per generazioni, si è imparato il mestiere: il primo gradino non era produttivo, era formativo. Il paradosso è che le stesse organizzazioni che stanno smontando quel gradino dichiarano di aver bisogno di ciò che solo quel gradino costruiva. Un’indagine condotta ad aprile dall’istituto Mortar Research su 510 responsabili delle risorse umane statunitensi dice che il 90% ritiene che non dare priorità a capacità come creatività, collaborazione, adattabilità e leadership rappresenti un rischio per l’innovazione, il 65% sottolinea che l’intelligenza artificiale non può replicare l’empatia, il 53% che la leadership resta una prerogativa umana. Sono competenze che non si acquisiscono in aula. Si acquisiscono facendo, sbagliando. Le imprese, insomma, chiedono ai giovani proprio ciò che si impara nelle esperienze che stanno eliminando.</p>
</div>
<div id="scroll5" class="article-body">
<h3>Delta Index Navigator</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La carriera laterale non è un problema di atteggiamento generazionale. È un problema di progettazione dei percorsi interni, e come tale si può misurare e correggere. Il punto non è capire la Generazione Z, bensì perché un’impresa fatica a inserirla e a trattenerla, e su quali processi interni può intervenire subito. È esattamente ciò che il Delta Navigator, il questionario gratuito di autovalutazione dell’Osservatorio, aiuta a mettere a fuoco: dove il percorso si interrompe e perché. Il curriculum con tre ruoli in tre anni, letto in questa chiave, smette di essere un campanello d’allarme sul candidato. Diventa un campanello d’allarme sull’azienda che lo ha perso.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/il-curriculum-a-zig-zag-dei-giovani-non-e-instabilita-ma-una-polizza/">Il curriculum a zig zag dei giovani non è instabilità, ma una polizza</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Irpef zero agli under 30 assunti: il disegno di legge punta alla manovra</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/irpef-zero-agli-under-30-assunti-il-disegno-di-legge-punta-alla-manovra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 15:43:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OCCUPAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OCCUPAZIONE. Il disegno di legge depositato in Senato il 4 agosto azzera l'Irpef per i 24-30enni assunti a tempo indeterminato. L'idea nasce dai Giovani Imprenditori di Confindustria e guarda alla manovra</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/irpef-zero-agli-under-30-assunti-il-disegno-di-legge-punta-alla-manovra/">Irpef zero agli under 30 assunti: il disegno di legge punta alla manovra</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Mille euro in più al mese, nel primo anno di lavoro. È la cifra con cui, il 5 giugno scorso, la presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Maria Anghileri ha aperto il convegno di Rapallo. «Mille euro che cambiano la vita», ha detto dal palco, davanti a una platea di imprenditori e ai leader di partito. Tre mesi dopo, quella cifra ha preso la forma di un testo depositato in Parlamento.</p>
<h3 dir="ltr">Cosa prevede il disegno di legge</h3>
<p dir="ltr">Il 4 agosto è stato comunicato alla Presidenza del Senato il disegno di legge n. 2006, prima firmataria Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia, insieme ad altri dodici parlamentari. Il testo è breve, due soli articoli. Prevede, in via sperimentale, l&#8217;esenzione totale dall&#8217;imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) per i lavoratori di età compresa tra ventiquattro e trent&#8217;anni assunti con contratto a tempo indeterminato. L&#8217;esenzione decorre dal periodo d&#8217;imposta successivo all&#8217;entrata in vigore della legge e vale per i tre anni successivi.</p>
<p dir="ltr">Due i paletti. Il beneficio spetta a chi ha un reddito da lavoro non superiore a 50.000 euro su base annua. E l&#8217;intera misura è riconosciuta entro un limite di spesa di 6 miliardi di euro per ciascuno dei tre anni. La copertura è affidata a interventi di razionalizzazione e revisione della spesa pubblica, con esclusione esplicita di sanità, welfare, istruzione, università, ricerca, stipendi e pensioni. La relazione introduttiva parte da un dato che riguarda direttamente le imprese: secondo il Rapporto del Consiglio nazionale dell&#8217;economia e del lavoro (Cnel) sull&#8217;attrattività dell&#8217;Italia, tra il 2011 e il 2024 hanno lasciato il Paese 630.000 giovani tra i 18 e i 34 anni. Il 49 per cento se n&#8217;è andato dalle regioni del Nord.</p>
<h3 dir="ltr">L&#8217;origine: il palco di Rapallo</h3>
<p dir="ltr">La proposta non nasce in Parlamento. Nasce dal convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria, intitolato «People – La nostra promessa di futuro», dove Anghileri ha chiesto alla politica un salario competitivo per gli under 35 attraverso una defiscalizzazione spalmata su cinque anni: piena nel primo, decrescente fino al 20 per cento nel quinto, sempre entro il tetto dei 50.000 euro di reddito. La motivazione, in quella sede, è stata esplicita e per nulla astratta: «L&#8217;amore di patria non basta per pagare il mutuo della prima casa», ha osservato la presidente, legando il tema fiscale alla scelta concreta di restare o partire. Dal palco di Rapallo era arrivata la prima risposta politica, con il vicepremier Antonio Tajani che annunciava la volontà del governo di proseguire sulla riduzione dell&#8217;Irpef. Il disegno di legge di agosto è il passaggio successivo. E in questi giorni Craxi lo ha rilanciato tra le misure che Forza Italia vuole portare nella prossima legge di bilancio, con un obiettivo dichiarato: aumentare direttamente la retribuzione netta in busta paga dei giovani lavoratori.</p>
<h3 dir="ltr">Le due versioni a confronto</h3>
<p dir="ltr">Il Parlamento ha raccolto l&#8217;idea, ma l&#8217;ha ricalibrata. Le differenze non sono dettagli tecnici: cambiano la platea e la logica della misura.</p>
<div dir="ltr">
<table>
<thead>
<tr>
<th scope="col"></th>
<th scope="col">Proposta Giovani Imprenditori</th>
<th scope="col">Ddl 2006</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td>Età</td>
<td>under 35</td>
<td>24-30 anni</td>
</tr>
<tr>
<td>Durata</td>
<td>5 anni</td>
<td>3 anni</td>
</tr>
<tr>
<td>Intensità</td>
<td>decrescente, dal 100% al 20%</td>
<td>esenzione piena per l&#8217;intero periodo</td>
</tr>
<tr>
<td>Tetto di reddito</td>
<td>50.000 euro</td>
<td>50.000 euro</td>
</tr>
<tr>
<td>Tipo di contratto</td>
<td>—</td>
<td>solo tempo indeterminato</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p dir="ltr">Il tetto di reddito identico segnala la matrice comune. Il resto racconta due filosofie diverse: accompagnare il giovane lungo cinque anni di carriera, oppure concentrare tutto il beneficio nella fase d&#8217;ingresso e legarlo alla stabilità del contratto.</p>
<h3 dir="ltr">Che cosa cambia per le aziende</h3>
<p dir="ltr">Qui sta il punto che interessa chi assume. La misura non tocca il costo del lavoro: agisce sul netto percepito dal lavoratore, non sui contributi versati dall&#8217;impresa. È una differenza sostanziale rispetto al bonus giovani introdotto con il decreto-legge di aprile, che opera invece sull&#8217;esonero contributivo di chi assume. Tradotto: a parità di retribuzione lorda offerta, un candidato under 30 si troverebbe in busta paga una cifra sensibilmente più alta. L&#8217;azienda diventa più attraente senza spendere un euro in più.</p>
<p dir="ltr">Proprio per questo, però, il vantaggio è uguale per tutti. Se il differenziale lo mette il fisco, non distingue l&#8217;impresa che investe sui giovani da quella che non lo fa. Le leve che l&#8217;Osservatorio Delta Index misura da due anni &#8211; la qualità dei percorsi di crescita, la formazione, la leggibilità della carriera, il modo in cui un capo intermedio accompagna chi entra &#8211; restano esattamente dove sono. Il fisco può aprire la porta. Quello che il giovane trova dentro l&#8217;azienda continua a dipendere dall&#8217;azienda.</p>
<h3 dir="ltr">Le domande ancora aperte</h3>
<p dir="ltr">Il disegno di legge è stato comunicato alla Presidenza, ma non è ancora stato assegnato in commissione. Il percorso vero si giocherà nel confronto sulla manovra d&#8217;autunno. Nel frattempo restano sul tavolo due questioni che riguardano da vicino il mondo produttivo. La prima è la forbice anagrafica: partendo da ventiquattro anni, la misura lascia fuori chi entra al lavoro prima, cioè i diplomati degli Istituti tecnici superiori (Its Academy), i percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP) e gli apprendisti, proprio i canali che negli ultimi anni hanno registrato i tassi di inserimento più alti. La seconda riguarda il dopo. L&#8217;esenzione dura tre anni: che cosa accade in busta paga quando finisce, in una fascia d&#8217;età in cui la decisione di restare o cambiare azienda è tutt&#8217;altro che consolidata?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/irpef-zero-agli-under-30-assunti-il-disegno-di-legge-punta-alla-manovra/">Irpef zero agli under 30 assunti: il disegno di legge punta alla manovra</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Torna il contratto a tempo indeterminato ma la Generazione Z resta fuori dal «gioco»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/torna-il-contratto-a-tempo-indeterminato-ma-la-generazione-z-resta-fuori-dal-gioco/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 14:31:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=10441</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. I dipendenti permanenti salgono al 68% degli occupati e i contratti a termine scendono al 10,2%. Ma il tasso di occupazione dei 15-24enni è l'unico in calo: la stabilità premia chi è già dentro</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/torna-il-contratto-a-tempo-indeterminato-ma-la-generazione-z-resta-fuori-dal-gioco/">Torna il contratto a tempo indeterminato ma la Generazione Z resta fuori dal «gioco»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Un ragazzo di ventitré anni firma il suo contratto di assunzione e nella prima riga c&#8217;è scritto che è a tempo indeterminato. Un bel colpo! Perché fino a dieci anni fa quella riga sarebbe arrivata &#8211; forse &#8211; alla termine di un percorso, un tirocinio, due rinnovi a termine, forse un apprendistato. Oggi è la prima cosa che l&#8217;azienda mette sul tavolo, a volte prima ancora di parlare di mansione. È il cambiamento più profondo avvenuto nel mercato del lavoro italiano negli ultimi cinque anni. Non lo ha annunciato nessuna riforma. È semplicemente successo.</p>
<h3 dir="ltr">I numeri del ribaltamento</h3>
<p dir="ltr">L&#8217;Istat, l&#8217;Istituto nazionale di statistica, ha diffuso i dati di luglio 2026. Gli occupati sono 24 milioni e 370mila, un milione e seicentomila in più rispetto a luglio 2021. Fin qui la notizia che circola. Ma la composizione di quel milione e sei racconta anche un&#8217;altra storia.</p>
<p dir="ltr">I dipendenti permanenti sono passati dal 65,4% al 68% degli occupati, quelli a termine dal 12,8% al 10,2%. Tradotto in persone: i contratti stabili sono cresciuti di circa un milione e settecentomila unità, quelli a termine ne hanno persi oltre quattrocentomila. L&#8217;occupazione stabile è cresciuta più dell&#8217;occupazione totale. Solo nell&#8217;ultimo anno l&#8217;Istat conta 303mila dipendenti permanenti in più e 82mila a termine in meno.</p>
<p dir="ltr">Francesco Seghezzi, presidente dell&#8217;Associazione Adapt, ha definito questo il dato più significativo del mercato del lavoro italiano da molti anni, ricordando che un decennio fa si dava per scontato l&#8217;opposto: che tutto andasse verso contratti più flessibili. Oggi, osserva, il tempo indeterminato è uno degli strumenti che le imprese utilizzano per incentivare il recruiting in un mercato sempre più ristretto sul lato dell&#8217;offerta. Quindi, in soldoni, non si tratta di generosità, ma di scarsità di candidati.</p>
<h3 dir="ltr">Quello che il contratto non ha risolto</h3>
<p dir="ltr">Ora l&#8217;altra metà del quadro. Negli stessi cinque anni il tasso di occupazione complessivo è salito di 4,4 punti. In tutte le fasce d&#8217;età tranne una: i 15-24enni, dove scende di 1,2 punti. All&#8217;estremo opposto i 50-64enni guadagnano 7,8 punti. A luglio 2026 la disoccupazione generale scende al 5,8%, quella giovanile sale al 18,9%. E rispetto a un anno prima gli occupati crescono tra i 25-34enni e gli over 50, mentre calano proprio tra i 15-24. Una parte di quel calo dipende dal fatto che si studia più a lungo, e l&#8217;Istat lo segnala esplicitamente. Ma per un&#8217;impresa il punto non cambia. La stabilizzazione di massa è arrivata a chi è già dentro il mercato, non a chi ci deve entrare.</p>
<p dir="ltr">Il contratto a tempo indeterminato non sta funzionando come ponte. Sta funzionando come arma. Serve a portare via un venticinquenne già formato a un&#8217;altra azienda, non a far entrare un ventenne che un curriculum ancora non ce l&#8217;ha. Chi è dentro riceve più stabilità che mai. Chi è fuori aspetta come prima.</p>
<h3 dir="ltr">La carta giocata troppo presto</h3>
<p dir="ltr">Qui arriva la conseguenza che riguarda da vicino chi seleziona. Per trent&#8217;anni l&#8217;indeterminato è stato la leva finale: si conquistava. Aveva valore proprio perché arrivava dopo. Averlo spostato all&#8217;ingresso ha risolto un problema di attrazione e ne ha aperto un altro, a valle. Il primo effetto è che se lo offrono tutti, smette di distinguere. Un argomento usato da ogni concorrente non è più un argomento.</p>
<p dir="ltr">Il secondo è più serio. Al diciottesimo mese l&#8217;azienda non ha più nulla da mettere sul tavolo, perché la carta più forte l&#8217;ha giocata il primo giorno. E il diciottesimo mese è esattamente il momento in cui un giovane comincia a guardarsi intorno.</p>
<h3 dir="ltr">Il posto fisso che dura poco</h3>
<p dir="ltr">Lo nota lo stesso Seghezzi: il posto fisso dura sempre meno, perché i lavoratori cambiano lavoro più spesso, proprio per effetto della concorrenza crescente tra le imprese.</p>
<p dir="ltr">Delta Index osserva la stessa dinamica dal lato dell&#8217;azienda, e da tempo. Nel rapporto dell&#8217;Osservatorio la permanenza media nella stessa impresa per un giovane tra i 15 e i 29 anni risultava di due anni e cinque mesi, contro i dieci anni e un mese della fascia 30-54: un valore già in calo del 20-25% fra il 2012 e il 2019, quindi prima della pandemia e prima che si cominciasse a parlare di Generazione Z.</p>
<p dir="ltr">Messi uno accanto all&#8217;altro, i due dati dicono una cosa scomoda. Un contratto a tempo indeterminato che dura venti mesi non è stabilità: è un contratto a termine in cui l&#8217;azienda si è presa tutto il rischio. Ricerca, inserimento, affiancamento, i mesi iniziali a produttività ridotta. Tutto sostenuto, niente ammortizzato. E la leva economica si sta consumando in parallelo. Secondo la ricerca 2026 dell&#8217;Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano, le aziende puntano sempre meno sul salario per attrarre personale &#8211; dodici punti percentuali in meno rispetto all&#8217;anno precedente &#8211; mentre il primo motivo per cui si cambia lavoro è ormai il benessere organizzativo, indicato dal 20% dei lavoratori. Contratto e stipendio: le due leve tradizionali sono già spinte al massimo. Le altre sono rimaste ferme.</p>
<h3 dir="ltr">In Lombardia il bacino si stringe</h3>
<p dir="ltr">C&#8217;è poi una ragione territoriale per cui la partita si gioca ormai sul trattenere più che sull&#8217;assumere. Il Centro Studi Assolombarda ha ricordato nei giorni scorsi su Il Sole 24 Ore che la maggiore criticità lombarda è il tasso di partecipazione al lavoro, sceso al 71,7% nel 2025: duecentesimo posto fra le 244 regioni europee, oltre dieci punti sotto i benchmark tedeschi. Nemmeno Milano, che guida con il 75,1%, raggiunge il valore mediano continentale del 76,7%. E per solo effetto demografico, nei prossimi dieci anni la regione perderà quasi 300mila persone in età da lavoro, con un freno stimato attorno al mezzo punto di prodotto interno lordo ogni anno. I giovani Neet, l&#8217;acronimo inglese che indica chi non studia, non lavora e non è in formazione, sono scesi all&#8217;8,5%, ma cresce l&#8217;uscita dei laureati: quasi 5.400 espatri nel 2024.</p>
<p dir="ltr">Il serbatoio non si allarga. Ogni giovane che lascia un&#8217;azienda lombarda, nella maggior parte dei casi, non viene rimpiazzato da un nuovo ingresso: viene sottratto a un&#8217;altra impresa del territorio. È una partita a somma zero che le aziende stanno giocando fra loro.</p>
<h3 dir="ltr">Tre numeri da calcolare questa settimana</h3>
<p dir="ltr">Il contratto stabile ha coperto una parte del primo pilastro del Delta Index, attrarre. Sugli altri tre &#8211; selezionare, formare, trattenere &#8211; non è cambiato nulla, perché nessun contratto li tocca. Ecco tre domande che un&#8217;impresa può verificare sui propri dati, senza bisogno di una consulenza.</p>
<ul>
<li dir="ltr">Quanti degli under 30 assunti a tempo indeterminato negli ultimi tre anni sono ancora in azienda a ventiquattro mesi. Non il turnover complessivo: proprio quella coorte.</li>
<li dir="ltr">Quante ore di formazione strutturata riceve un neoassunto nei primi dodici mesi, e chi lo segue con un nome e un cognome.</li>
<li dir="ltr">Quanto tempo passa fra l&#8217;ingresso e il primo colloquio in cui si parla del suo percorso e non dei suoi compiti. Se la risposta è «non è previsto», il diciottesimo mese è già scritto.</li>
</ul>
<p dir="ltr">Il contratto a tempo indeterminato ha smesso di essere un traguardo ed è diventato un biglietto d&#8217;ingresso. Un biglietto d&#8217;ingresso, da solo, non ha mai trattenuto nessuno.</p>
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		<title>VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «Il pessimismo dei ragazzi è un problema anche per le imprese»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 10:57:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Settima puntata dell’intervista a Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano: «Le paure dei giovani sull’intelligenza artificiale e sulle guerre nascono dalla stessa radice»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-il-pessimismo-dei-ragazzi-e-un-problema-anche-per-le-imprese/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «Il pessimismo dei ragazzi è un problema anche per le imprese»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Ottanta per cento: è la quota di studenti lombardi che indica guerre e conflitti come il principale rischio per la propria vita futura. E il sessantadue per cento, in un altro capitolo della stessa ricerca, teme che l’intelligenza artificiale porti via creatività e valore umano: più di quanti &#8211; il 47% &#8211; temano di perdere il posto di lavoro. Due paure che sembrano non parlarsi, emerse dall’indagine «Next Gen Power» condotta su oltre 6.000 studenti delle superiori dall’Hub della Conoscenza. Nella settima puntata dell’intervista a Delta Index Tv, Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell’Hub, le tiene insieme in una frase sola: «C’è un pessimismo rispetto al futuro».</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Il filo che le unisce</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il sentiment, spiega Noci, affiora implicito nei numeri e diventa esplicito quando con i ragazzi ci si parla. È il punto di contatto tra le due paure. E non è un dettaglio d’atmosfera: chi il futuro dovrà abitarlo lo guarda già oggi con diffidenza, e chi diffida finisce per prenderne le distanze senza dichiararlo. «È un tema pericoloso per il futuro dei nostri territori», avverte il Prorettore.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Non la sostituzione, il governo</h3>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="55647">Sull’intelligenza artificiale Noci chiede di essere precisi. La paura dei ragazzi non è che la tecnologia sostituisca l’uomo o lo superi. È che vada oltre la dimensione umana perché nessuno è in grado di governarla.</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure class="zoom-gallery new libera left">
<p><figure style="width: 194px" class="wp-caption alignleft"><a title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell'Hub della Conoscenza" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/11/photos/il-pessimismo-dei-ragazzi-e-un-problema-anche-per-le-imprese_4a6c53cc-adce-11f1-8045-40f5526b45ff_1920_2552.jpg" data-credits="GIAN VITTORIO FRAU" data-title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell'Hub della Conoscenza"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="lozad" title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell'Hub della Conoscenza" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/11/photos/cache/il-pessimismo-dei-ragazzi-e-un-problema-anche-per-le-imprese_4a6c53cc-adce-11f1-8045-40f5526b45ff_1920_2552_v3_medium_libera.jpg" alt="Il pessimismo dei ragazzi è un problema anche per le imprese" width="194" height="258" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/11/photos/cache/il-pessimismo-dei-ragazzi-e-un-problema-anche-per-le-imprese_4a6c53cc-adce-11f1-8045-40f5526b45ff_1920_2552_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell&#8217;Hub della Conoscenza (Foto di GIAN VITTORIO FRAU)</figcaption></figure></figure>
</div>
<p>«L’intelligenza artificiale è utile, è fondamentale, dobbiamo governarla», dice. «Per governarla va messa al servizio dell’uomo». E dietro la richiesta c’è un’indicazione scomoda: «è un tema di sfiducia verso la scuola e verso coloro che fanno policy». I numeri della ricerca lo confermano: il 71% degli studenti usa già strumenti di intelligenza artificiale per studiare, ma il 56% ritiene che la scuola non stia fornendo le competenze per farlo davvero.</p></div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Perché riguarda chi assume</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Nelle sei puntate precedenti Noci aveva lavorato dentro il perimetro dell’impresa: l’insicurezza del giovane candidato, ciò che i ragazzi chiedono davvero &#8211; crescita, valori, accompagnamento -, la promessa non mantenuta al colloquio, il peso reale dello stipendio, il tempismo sbagliato di chi cerca i giovani solo a titolo di studio acquisito, i silos che li allontanano. La settima esce dai cancelli e poi ci rientra. Perché un ragazzo che non riesce a proiettarsi in avanti è lo stesso che, assunto, non costruisce un percorso: si affida al breve termine, e il breve termine non trattiene nessuno.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Vale anche per la tecnologia. La domanda di governo non si ferma alla porta della scuola: un’azienda che introduce strumenti di intelligenza artificiale senza dire a un neoassunto chi decide, con quali regole e con quale ricaduta sul suo lavoro, riproduce esattamente il meccanismo che i ragazzi imputano al sistema formativo. È la differenza tra adottare e governare. È il terreno su cui Delta Index misura le imprese del proprio panel: non se l’azienda usa l’intelligenza artificiale, ma se accompagna chi entra a usarla. Il pessimismo sul futuro non si smonta con una campagna di employer branding. Si smonta facendo vedere a un ventenne che dentro quell’impresa un futuro è progettabile.</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «I ragazzi hanno un sistema operativo diverso dal nostro»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 08:34:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Sesta puntata dell’intervista a Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano: chi fatica ad attrarre i giovani deve rompere due schemi, l’orgoglio del lavorare tanto e i silos</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-i-ragazzi-hanno-un-sistema-operativo-diverso-dal-nostro/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «I ragazzi hanno un sistema operativo diverso dal nostro»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Alla fine di un’intervista costruita tutta intorno ai giovani, la domanda si rovescia sulle imprese: un solo consiglio a chi fatica ad attrarli. E Giuliano Noci non parla di employer branding, né di stipendi, né di piani di carriera. Parla di due convinzioni che le aziende italiane si portano dietro da decenni e che oggi lavorano contro di loro.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Noci è Prorettore del Politecnico di Milano e guida l’Hub della Conoscenza che ha promosso «Next Gen Power», la ricerca che ha raccolto la voce di oltre 6.000 studenti delle scuole superiori lombarde su lavoro, scuola, intelligenza artificiale e futuro. L’Osservatorio Delta Index lo ha incontrato per chiedergli cosa dovrebbero farne le imprese, di quei dati: questa è la sesta puntata della videointervista.</div>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Il primo schema: «Io lavoro e lavoro tanto»</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Il problema è che le aziende pensano di essere dalla parte giusta perché io lavoro e lavoro tanto», dice Noci. È l’assunto implicito di chi guida: la fatica come titolo di merito, e quindi come titolo di ragione. Davanti a una generazione che misura il lavoro con altri parametri, quell’assunto smette di funzionare e il rischio, per l’impresa, è chiudere il discorso prima ancora di aprirlo.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Rompere quello schema, avverte Noci, non è un dettaglio: «Se io accetto che ci sia una diversità, ho già costruito un pezzo di ponte tutt’altro che secondario». È la parte più controintuitiva del ragionamento: il primo investimento non costa nulla in termini economici, ma richiede di mettere in discussione un’identità. E ripaga in fretta, perché quando i ragazzi si fidano cominciano a chiedere. «Chiedono coordinamento e quant’altro», racconta il Prorettore sulla base della sua esperienza diretta con gli studenti, «diventa davvero molto stimolante e interessante».</div>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="27219"></div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Il secondo schema: i campanili degli uffici</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il secondo è più difficile, perché tocca l’organizzazione. Noci parte da un dato anagrafico: i ragazzi di 14-18 anni sono nati con internet e con una tecnologia che «li porta con l’ipertesto a muoversi in orizzontale», che genera connessioni. Vivono in un sistema a rete, nell’economia della condivisione. Le imprese italiane, invece, restano organizzate per funzioni separate. «Vivono molto di silos, di campanili», osserva Noci, «che non sono solo i campanili dei paesini, sono i campanili degli uffici». La conclusione è netta: è «quanto di più lontano dalla cultura e dal sistema delle aspettative di giovani che hanno un sistema operativo completamente diverso».</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Il filo delle sei puntate</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Letto in sequenza, il ragionamento di Noci si chiude con coerenza. Nelle prime puntate aveva descritto una generazione fragile ma non svogliata, che chiede crescita di competenze, coerenza di valori e accompagnamento; poi aveva indicato nella distanza tra promessa e realtà la causa degli abbandoni precoci; quindi aveva rimesso lo stipendio al suo posto &#8211; decisivo, ma non sostitutivo di tutto il resto &#8211; e aveva spostato indietro il momento dell’incontro, alle scuole e alle università.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Qui arriva il punto di caduta: nessuna di quelle correzioni tiene se l’azienda resta divisa in compartimenti e convinta di avere ragione per default. È esattamente il terreno su cui lavora l’Osservatorio Delta Index quando misura i processi delle imprese su attrazione, selezione, inserimento e permanenza: la difficoltà a trattenere i giovani raramente nasce da un singolo errore: nasce da un’organizzazione che parla ai ragazzi con una grammatica che loro non usano più.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-i-ragazzi-hanno-un-sistema-operativo-diverso-dal-nostro/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «I ragazzi hanno un sistema operativo diverso dal nostro»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le aziende assumono dove si fidano. E il bacino di giovani non si allarga</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/le-aziende-assumono-dove-si-fidano-e-il-bacino-di-giovani-non-si-allarga/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 08:09:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SELEZIONARE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=10428</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. I microdati Istat letti dall’Osservatorio Delta Index: oltre metà delle assunzioni under 30 passa da una relazione diretta. E il divario di accesso per reddito familiare in cinque anni si è allargato invece di chiudersi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/le-aziende-assumono-dove-si-fidano-e-il-bacino-di-giovani-non-si-allarga/">Le aziende assumono dove si fidano. E il bacino di giovani non si allarga</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Un’azienda assume un ventenne. Se sei mesi dopo si chiedesse da dove è arrivato, nella maggior parte dei casi la risposta non sarebbe l’annuncio pubblicato. Sarebbe un nome fatto da qualcuno, o un ragazzo presentatosi di persona. È la struttura con cui gran parte del mercato del lavoro italiano fa entrare i giovani, ed è uno dei punti (ce ne sono diversi&#8230;) su cui riflettere per capire perché tante imprese dicono di non trovarne.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Il canale che porta i giovani dentro</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>L’Osservatorio Delta Index ha elaborato i microdati della Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat per l’intero 2025, mettendo in fila i canali che hanno prodotto un’assunzione e non quelli che le persone usano per cercare. La differenza è sostanziale, e per chi seleziona è la sola che conti. Nel complesso un occupato su quattro, il 25,3%, ha ottenuto il posto tramite la rete informale di amici, conoscenti o parenti. Gli annunci si fermano al 4,1%. Ma è la scomposizione per età a riguardare le imprese da vicino.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Sotto i vent’anni la rete informale vale il 39,5% degli ingressi e la presentazione diretta al datore di lavoro il 41,8%. Allargando lo sguardo agli under 30, le due voci insieme arrivano al 67,4%: due giovani su tre sono entrati per relazione o presentandosi di persona. Poi il peso della rete scende con l’età, fino al 21,4% degli ultrasessantenni, mentre crescono i canali istituzionali: concorsi, centri per l’impiego, agenzie. Quindi, più una persona è giovane, più il suo ingresso dipende da una relazione. Alle prime esperienze ci si presenta o ci si fa presentare. Non è una peculiarità generazionale: è il modo in cui il mercato tratta chi non ha ancora un curriculum da mostrare.</div>
</div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Perché funziona così</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il meccanismo ha una sua razionalità e non va demonizzato. Un nome che arriva da una persona di cui ci si fida costa meno di uno screening, riduce il rischio e accorcia i tempi. Davanti a un candidato senza esperienza, dove i titoli dicono poco, la segnalazione è spesso l’unica informazione disponibile. Il problema non è che sia irrazionale. È che quasi nessuno ne misura il perimetro.</p>
</div>
<div class="article-body">
<blockquote>
<h4 style="text-align: center;"><strong>&#8220;Gli annunci valgono il 4,1% delle assunzioni, le conoscenze una su quattro&#8221;</strong></h4>
</blockquote>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Il perimetro invisibile</h3>
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<div class="article-body">
<p>Un canale relazionale non è neutro: replica il profilo di chi è già dentro. Se le assunzioni nascono dalle reti dei dipendenti, dei fornitori, dei clienti, il bacino di candidati assomiglia al bacino esistente. Per formazione, per provenienza geografica, per estrazione sociale. Lo si vede bene guardando i titoli di studio. Per chi ha al massimo la licenza media la rete informale vale il 35% degli ingressi. Per i laureati la rete scende all’11,6%, sostituita dai canali istituzionali. Chi ha meno risorse alle spalle dipende di più dalle relazioni personali, sia per cercare sia per trovare. Nessuna azienda decide di selezionare per background familiare o quantomeno non lo dichiara&#8230; Nessuno lo scriverà mai in un annuncio e nessun selezionatore lo chiede ufficialmente. Eppure un canale che funziona per prossimità produce quell’effetto senza che nessuno l’abbia voluto. Si pesca dove ci si fida, e ci si fida di dove si è già pescato.</p>
</div>
<div class="half-story"></div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/7/photos/le-aziende-assumono-dove-si-fidano-e-il-bacino-di-giovani-non-si-allarga_e8ea0606-aa91-11f1-8045-40f5526b45ff_1920_1747.jpg"><img decoding="async" class="lozad" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/7/photos/cache/le-aziende-assumono-dove-si-fidano-e-il-bacino-di-giovani-non-si-allarga_e8ea0606-aa91-11f1-8045-40f5526b45ff_1920_1747_v3_large_libera.jpg" alt="Le aziende assumono dove si fidano e il bacino di giovani non si allarga" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/7/photos/cache/le-aziende-assumono-dove-si-fidano-e-il-bacino-di-giovani-non-si-allarga_e8ea0606-aa91-11f1-8045-40f5526b45ff_1920_1747_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></figure>
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<div id="scroll4" class="article-body">
<h3>Il bacino che non si allarga</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La verifica arriva dai dati sull’accesso. L’Istat ha diffuso in questi giorni un’analisi che tiene insieme reddito delle famiglie e condizione occupazionale. Nel 2024 il tasso di occupazione dei 15-34enni è del 44,9%, ma scomposto per reddito familiare diventa 26,3% nel quinto più povero e 61,9% nel quinto più ricco.</p>
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<div class="article-body">
<p>Al di là della fotografia in sé, il punto più interessante sta nel movimento. Tra il 2019 e il 2024 il quinto più alto guadagna quattro punti di occupazione, il quinto più basso appena sette decimi. La forbice passa da 32 a quasi 36 punti. E qui sta il vero problema industriale. Cinque anni di mercato in tensione, con le imprese che denunciano posizioni scoperte, non hanno allargato il bacino: hanno pescato più a fondo nello stesso serbatoio. Dove le aziende già arrivavano l’occupazione è cresciuta, dove non arrivavano quasi nulla. Una precisazione: nella fascia 15-34 anni c’è anche chi studia, quindi il dato non fotografa un esercito di esclusi. Conta il differenziale, ed è il differenziale che si allarga.</p>
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<div id="scroll5" class="article-body">
<h3>Il secondo filtro</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>C’è un meccanismo che amplifica il primo. Una ricerca pubblicata sull’Italian Economic Journal da Elena Fabrizi e Antonella Rocca, docente all’Università Parthenope di Napoli, ha incrociato l’indagine europea sui redditi con gli archivi dell’Inps, l’Istituto nazionale della previdenza sociale, ricostruendo la carriera di 16.519 persone dalla fine degli studi ai dieci anni successivi al primo impiego. Fra chi ha trovato lavoro rapidamente, il 71,3% viene da famiglie di condizione medio-alta, contro il 57,3% dell’intero campione. E a parità di laurea chi ha un background solido entra prima: secondo le autrici chi ha più sostegno economico dalla famiglia d’origine può permettersi di non iniziare subito, e ha il lusso di scegliere e attendere l’occasione migliore. Per un’impresa questo si traduce in due leve concrete. I tempi di risposta sono un filtro: ogni settimana di silenzio dopo un colloquio esclude chi non può restare fermo e trattiene in gara chi può. E un tirocinio non retribuito seleziona per censo prima ancora che per competenza.</p>
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<div class="article-body">
<blockquote>
<h4 style="text-align: center;"><strong>&#8220;Un canale relazionale replica il profilo sociale di chi è già in azienda&#8221;</strong></h4>
</blockquote>
</div>
<div id="scroll6" class="article-body">
<h3>Costruire fiducia altrove</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Se il canale relazionale riduce il rischio ma restringe il perimetro, la risposta non è rinunciare alla fiducia. È costruirla su basi più larghe. Ed è qui che le imprese hanno più margine di quanto immaginino. Le scuole tecniche e professionali del territorio, gli istituti tecnologici superiori, i percorsi di alternanza e i tirocini strutturati sono canali che una relazione la producono: solo che va coltivata invece che ereditata. Un tutor aziendale che segue una classe per due anni conosce quei ragazzi meglio di qualsiasi curriculum, e quella conoscenza vale quanto una segnalazione. Con una differenza: pesca in un bacino che l’azienda ha scelto, non in quello ricevuto in eredità.</p>
</div>
<div id="scroll7" class="article-body">
<h3>Tre numeri da mettere in fila</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Le domande che un’impresa può porsi stanno dentro i suoi dati. Da dove sono arrivati davvero i candidati assunti negli ultimi due anni: quanti da segnalazione, quanti da canale aperto, quanti da un percorso scolastico. Quanto costa entrare, cioè se il primo gradino è retribuito in modo dignitoso. Quanto si fa aspettare, cioè quanti giorni passano fra colloquio e risposta. Sono i primi due pilastri del Delta Index: attrarre e selezionare. Non è una questione da delegare alla politica sociale: è il motivo per cui una parte del bacino non arriva mai in azienda, e per cui la difficoltà di reperimento non si riduce nemmeno quando l’occupazione cresce.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «Andare a cercare i giovani dopo la laurea è già troppo tardi»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-andare-a-cercare-i-giovani-dopo-la-laurea-e-gia-troppo-tardi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 09:27:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Quinta puntata dell’intervista a Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano: il distacco tra scuola e impresa si colma con progetti comuni e con un ruolo nuovo per le risorse umane</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-andare-a-cercare-i-giovani-dopo-la-laurea-e-gia-troppo-tardi/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «Andare a cercare i giovani dopo la laurea è già troppo tardi»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Un’azienda che si mette a cercare giovani quando questi hanno già il diploma o la laurea in mano arriva a giochi fatti. È il passaggio più netto della quinta puntata dell’intervista dell’Osservatorio Delta Index a <b>Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell’Hub della Conoscenza</b>, che ha condotto la ricerca «Next Gen Power» su oltre 6.000 studenti delle scuole superiori lombarde.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Il dato di partenza è tra i più duri emersi dall’indagine: <b>gli studenti sentono la scuola lontana dal mondo del lavoro</b>. La domanda posta a Noci ribalta però il punto di vista e lo porta dove Delta Index lo tiene da sempre: che cosa possono fare le imprese prima ancora di assumere?</div>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Due percezioni che non si incontrano</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>«I giovani se ne vanno perché hanno la percezione che le imprese non siano adatte a loro, non sono coerenti con le loro aspettative», dice Noci. Dall’altro lato le imprese pensano che i giovani lavorino poco, e da questa convinzione nasce una reticenza che chiude il canale prima ancora che si apra.</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure style="width: 257px" class="wp-caption alignleft"><a title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell'Hub della Conoscenza" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/4/photos/andare-a-cercare-i-giovani-dopo-la-laurea-e-gia-troppo-tardi_670dd7ea-a841-11f1-866d-ec685075f526_1920_2552.jpg" data-credits="GIAN VITTORIO FRAU" data-title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell'Hub della Conoscenza"><img decoding="async" class="lozad" title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell'Hub della Conoscenza" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/4/photos/cache/andare-a-cercare-i-giovani-dopo-la-laurea-e-gia-troppo-tardi_670dd7ea-a841-11f1-866d-ec685075f526_1920_2552_v3_medium_libera.jpg" alt="«Andare a cercare i giovani dopo la laurea è già troppo tardi»" width="257" height="341" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/4/photos/cache/andare-a-cercare-i-giovani-dopo-la-laurea-e-gia-troppo-tardi_670dd7ea-a841-11f1-866d-ec685075f526_1920_2552_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell&#8217;Hub della Conoscenza (Foto di GIAN VITTORIO FRAU)</figcaption></figure>
<p class="zoom-gallery new libera left">È lo stesso pregiudizio che il Prorettore aveva messo sotto accusa nella terza puntata. Qui però il ragionamento indica una via d’uscita: «Dobbiamo ricostruire un dialogo e la ricostruzione di un dialogo passa attraverso la possibilità di vivere delle esperienze comuni». Cioè fare qualcosa insieme, prima e fuori dal colloquio di selezione.</p>
</div>
</div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Il momento giusto non è dopo il titolo di studio</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>«È troppo tardi andare a cercarli quando sono diplomati o laureati», dice Noci, che porta come esempio la propria esperienza al Politecnico: capita sempre più spesso di laureare ragazzi che al momento della proclamazione hanno già firmato un contratto di lavoro da sei mesi.<br />
Per un’impresa il riflesso è immediato. Se il mercato si chiude prima del titolo di studio, aspettare la fine del percorso formativo significa competere per una quota di candidati sempre più ristretta. «Le aziende devono avvicinarsi al mondo della scuola e dell’università e costruire progetti che fanno conoscenza, dialogo, consapevolezza e reciproco avvicinamento». Non campagne di reclutamento, quindi, ma percorsi che facciano incontrare i due mondi mentre i ragazzi sono ancora sui banchi.</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Il nuovo mestiere di chi gestisce il personale</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>L’ultimo passaggio tocca da vicino l’organigramma delle aziende. Per Noci il responsabile delle risorse umane «non è più un soggetto, come è stato concepito nel passato, che gestisce relazioni sindacali». Diventa «elemento cruciale di un motore aziendale che può vivere e creare valore se e solo se ha capitale umano preparato e motivato».<br />
È una promozione che porta con sé un carico nuovo. «Il responsabile delle risorse umane si nobilita, ma deve fare un lavoro molto diverso rispetto a quello che ci siamo immaginati nel passato»: un lavoro che si misura sulla capacità di avvicinarsi ai giovani e alle scuole e di essere «cinghia di trasmissione tra la scuola e il mondo del lavoro».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>È il terreno su cui Delta Index misura le imprese del proprio panel: la distanza tra scuola e azienda non è un tema di politica scolastica, è una variabile interna che decide chi riuscirà ad attrarre i giovani e chi resterà a guardare.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-andare-a-cercare-i-giovani-dopo-la-laurea-e-gia-troppo-tardi/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «Andare a cercare i giovani dopo la laurea è già troppo tardi»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «All’estero prendono il doppio: la paga non è una variabile minore»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-allestero-prendono-il-doppio-la-paga-non-e-una-variabile-minore/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 08:27:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Quarta puntata dell’intervista a Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano: all’estero i giovani trovano paghe doppie, ma «le coscienze non ce le possiamo lavare dicendo ti pago bene»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-allestero-prendono-il-doppio-la-paga-non-e-una-variabile-minore/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «All’estero prendono il doppio: la paga non è una variabile minore»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Un diplomato bergamasco o comasco, insomma lombardo, che attraversa il confine e va a lavorare nel Canton Ticino, o che risponde a un annuncio a Eindhoven, non fa un salto nel buio: trova una busta paga che parte dal doppio di quella che avrebbe firmato a casa sua. È il dato di realtà da cui parte Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell’Hub della Conoscenza, nella quarta puntata dell’intervista dell’Osservatorio Delta Index.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Il tema è quello su cui, più di ogni altro, circolano frasi fatte: ai ragazzi di oggi lo stipendio interessa poco, contano altre cose. «Non è vero», risponde Noci. E la ricerca «Next Gen Power», condotta su oltre 6.000 studenti delle scuole superiori lombarde, lo dice con i numeri: il 54% indica l’indipendenza economica come principale obiettivo di vita, il 44% teme di non riuscire a raggiungere una condizione stabile.</div>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Il confronto con l’estero</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>«È evidente che lo stipendio non può non essere considerato», dice Noci. Chi si affaccia in Svizzera, in Francia, in Olanda trova retribuzioni che «vanno dal doppio in su». E qui sta il punto che riguarda direttamente le imprese lombarde: quelle possibilità di mercato sono ampie e, osserva il Prorettore, molto facilmente raggiungibili. Per questo i ragazzi hanno segnalato con nettezza che la variabile stipendio non è una variabile secondaria.<br />
Non è una rivendicazione ideologica. È una constatazione di chi ha davanti un’alternativa concreta a un’ora di macchina o a un volo low cost di distanza.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Ma non è sufficiente</h3>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="57037">Detto questo, Noci chiude subito la scorciatoia opposta. Un buon stipendio non mette l’azienda in una sinecura rispetto a tutto il resto: non la esonera, cioè, dagli altri elementi che i giovani mettono sul tavolo. «Non ci sono compromessi», dice. «Per certi versi c’è un livello di aspettativa che mette lo stipendio al pari degli altri elementi».</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure style="width: 204px" class="wp-caption alignleft"><a title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/3/photos/allestero-prendono-il-doppio-la-paga-non-e-una-variabile-minore_ef97a7da-a76f-11f1-866d-ec685075f526_1920_2552.jpg" data-credits="GIAN VITTORIO FRAU" data-title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano"><img decoding="async" class="lozad" title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/3/photos/cache/allestero-prendono-il-doppio-la-paga-non-e-una-variabile-minore_ef97a7da-a76f-11f1-866d-ec685075f526_1920_2552_v3_medium_libera.jpg" alt="«All’estero prendono il doppio: la paga non è una variabile minore»" width="204" height="271" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/3/photos/cache/allestero-prendono-il-doppio-la-paga-non-e-una-variabile-minore_ef97a7da-a76f-11f1-866d-ec685075f526_1920_2552_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano (Foto di GIAN VITTORIO FRAU)</figcaption></figure>
<p class="zoom-gallery new libera left">Al pari, non al posto. È una differenza che cambia il modo in cui un’impresa costruisce la propria offerta: la retribuzione entra nella lista, non la sostituisce. E la frase che chiude il ragionamento è la più diretta di tutta l’intervista: «Le coscienze non ce le possiamo lavare dicendo ti pago bene».</p>
</div>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Il posto della paga nel quadro generale</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Questa puntata completa un percorso. Nella prima Noci aveva descritto una generazione che chiede sicurezza e accompagnamento; nella seconda, la richiesta di crescere in competenze e di ritrovare i propri valori nell’azienda; nella terza, il divario tra ciò che viene promesso al colloquio e ciò che si trova alla scrivania. Lo stipendio è il quarto tassello, e Noci lo colloca con precisione: «Non cercano solo quello e quindi non sminuiamolo, ma non è un valore assoluto».Per un’impresa significa che non esistono leve compensative. Non si può pagare poco contando sull’ambiente, e non si può pagare bene contando che basti.</p>
</div>
<div id="scroll4" class="article-body">
<h3>La lettura Delta Index</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>È una lettura che si allinea a quanto l’Osservatorio Delta Index rileva sul proprio panel di aziende benchmark: la retribuzione pesa nella fase di attrazione, ma non spiega quasi mai da sola perché un giovane resta o se ne va. Le imprese che perdono ragazzi dopo pochi mesi raramente sono quelle che pagano meno del mercato: sono quelle che, sulle altre dimensioni, non hanno costruito nulla. Attrarre con la busta paga è possibile; trattenere richiede che tutte le altre voci reggano lo stesso confronto.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-allestero-prendono-il-doppio-la-paga-non-e-una-variabile-minore/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «All’estero prendono il doppio: la paga non è una variabile minore»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «Se ne vanno dopo sei mesi: il problema è nato già al colloquio»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/se-ne-vanno-dopo-sei-mesi-il-problema-e-nato-gia-al-colloquio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 09:05:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=10414</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Il Prorettore del Politecnico di Milano, Giuliano Noci, legge gli abbandoni precoci come un problema di coerenza tra racconto e realtà: «È un’affermazione pesante, perché non è così», dice del pregiudizio più diffuso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/se-ne-vanno-dopo-sei-mesi-il-problema-e-nato-gia-al-colloquio/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «Se ne vanno dopo sei mesi: il problema è nato già al colloquio»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Sei mesi. È il tempo che spesso passa tra la firma di un contratto e le dimissioni di un ragazzo appena assunto. «Ci sono tassi di abbandono molto elevati e molto presto: un giovane assunto dopo sei mesi se ne va», dice Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell’Hub della Conoscenza. E la ragione, nella sua lettura, quasi mai sta nel lavoro in sé. Sta in quello che è stato promesso prima.</p>
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<div class="position2">Nella terza puntata dell’intervista il punto di vista si ribalta: non più cosa chiedono i giovani, ma cosa succede dall’altra parte del tavolo, dove siede chi assume. «In molti casi non si mantiene la promessa», osserva Noci. È un problema di coerenza. Il racconto fatto al colloquio e la realtà che il ragazzo trova alla scrivania non coincidono, e su una generazione più fragile quella distanza non viene tollerata a lungo: nessuno resta ad aspettare che la promessa si avveri.</div>
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<p><figure style="width: 194px" class="wp-caption alignleft"><a title="Il professor Giuliano Noci" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/2/photos/se-ne-vanno-dopo-sei-mesi-il-problema-e-nato-gia-al-colloquio_9c2045e0-a6ab-11f1-866d-ec685075f526_1920_2552.jpg" data-credits="GIAN VITTORIO FRAU" data-title="Il professor Giuliano Noci"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad" title="Il professor Giuliano Noci" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/2/photos/cache/se-ne-vanno-dopo-sei-mesi-il-problema-e-nato-gia-al-colloquio_9c2045e0-a6ab-11f1-866d-ec685075f526_1920_2552_v3_medium_libera.jpg" alt="«Se ne vanno dopo sei mesi: il problema è nato già al colloquio»" width="194" height="258" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/2/photos/cache/se-ne-vanno-dopo-sei-mesi-il-problema-e-nato-gia-al-colloquio_9c2045e0-a6ab-11f1-866d-ec685075f526_1920_2552_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Il professor Giuliano Noci (Foto di GIAN VITTORIO FRAU)</figcaption></figure></figure>
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<p>Da qui le due indicazioni che il Prorettore rivolge alle imprese, entrambe da mettere in campo già al primo colloquio. <b>La prima è la chiarezza sulla direzione</b>. «Il giovane chiede una visione strategica chiara», spiega Noci. Vuole capire come l’azienda si posiziona sul mercato e se quel mercato è in crescita. Non è curiosità: è il modo in cui un ventenne prova a capire se quel posto, fra tre anni, avrà ancora qualcosa da offrirgli.</p>
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<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="25321"><b>La seconda indicazione è più scomoda, perché chiama in causa un pregiudizio diffuso</b>. Noci la definisce «accettazione delle diversità» e porta un esempio raccolto nel lavoro dell’Hub della Conoscenza con le imprese della pianura lombarda: la frase «non hanno voglia di lavorare», che gli capita di sentire spesso. «È un’affermazione pesante, perché non è così», osserva. I ragazzi «vedono il lavoro come dimensione importante di vita, ma non come un valore assoluto». Pronunciare quella frase significa mettere davanti una chiusura: «è il miglior modo per non dialogare».</div>
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<p><b>È il punto in cui la selezione smette di essere una procedura e diventa una scelta culturale</b>. Un’impresa che entra in un colloquio convinta di avere davanti qualcuno che non ha voglia difficilmente riuscirà a raccontare in modo credibile dove sta andando. E difficilmente sentirà quello che il candidato non dice.</p>
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<p><b>Una lettura che si allinea a quanto l’Osservatorio Delta Index </b>rileva sul proprio panel di aziende benchmark: l’abbandono precoce non nasce quasi mai nei primi mesi di lavoro, nasce prima, nel modo in cui l’azienda si è raccontata. Attrarre e selezionare sono due dimensioni distinte, ma se la promessa fatta nella prima non regge alla prova della seconda, il percorso si interrompe quando è appena cominciato.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/se-ne-vanno-dopo-sei-mesi-il-problema-e-nato-gia-al-colloquio/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «Se ne vanno dopo sei mesi: il problema è nato già al colloquio»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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