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	<description>Business a misura di talenti</description>
	<lastBuildDate>Thu, 18 Jun 2026 15:57:13 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Banca d’Italia: «Lavoro record ma i giovani restano ai margini del futuro»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:56:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
		<category><![CDATA[IN RISALTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Il rapporto annuale della Banca d’Italia sulla Lombardia certifica numeri di occupazione mai visti prima. Ma scavando nei dati emerge un paradosso che le imprese non possono ignorare: i giovani crescono quasi soltanto nei servizi ad alta conoscenza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Il tasso di disoccupazione in Lombardia nel 2025 ha toccato il 3,0%, ai minimi storici. Il tasso di occupazione ha raggiunto il 69,6%. Sul paper, non c’è nulla da temere. Eppure la <b>Banca d’Italia</b> segnala una crepa strutturale che chi si occupa di capitale umano non dovrebbe sottovalutare: la disoccupazione tra i 15 e i 24 anni resta al 10,9%, quasi quattro volte il valore medio regionale. E quattro contratti a termine su dieci riguardano lavoratori under 25. <b>Per molti giovani l’ingresso nel lavoro non è un approdo stabile</b>: è una sequenza di contratti a scadenza, con tutto ciò che comporta in termini di progettazione del futuro.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Il calo silenzioso della partecipazione</h3>
<p class="position2"><span style="font-size: 16px;">Uno dei dati più significativi è anche uno dei meno citati. Tra il 2009 e il 2025, il tasso di partecipazione al mercato del lavoro della fascia 15-34 anni è sceso dal 65,5% al 55%. Dieci punti in sedici anni. Per le aziende che si chiedono perché il bacino di candidati giovani si sia assottigliato, questa è una parte della risposta: non è solo demografia. Quei giovani ci sono, ma una fetta ha smesso di presentarsi alla porta. Se le condizioni di ingresso &#8211; contratti precari, retribuzioni iniziali basse, percorsi di crescita poco leggibili &#8211; non bastano a convincerli, scelgono altro.</span></p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Dove crescono i giovani: solo nei KIS</h3>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="46479">L’occupazione giovanile in Lombardia tra il 2014 e il 2024 è cresciuta quasi esclusivamente nei servizi ad alta intensità di conoscenza (KIS &#8211; Knowledge-Intensive Services). Nei settori manifatturieri tradizionali e nel commercio, i giovani sono diminuiti o fermi. Questo ha due letture. I giovani si concentrano nei settori che creano più valore. Ma i settori con più bisogno di ricambio generazionale &#8211; inclusa la manifattura lombarda, che vale il 21% del prodotto interno lordo regionale &#8211; non riescono ad essere percepiti come destinazioni appetibili. Il rapporto lo dice chiaramente: sarà decisivo che agli investimenti in tecnologie avanzate si accompagni la capacità di attrarre e trattenere giovani talenti.</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Il nodo salariale</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Le retribuzioni sono cresciute del 3,5% nel 2024 in termini nominali. Ma in termini reali i salari medi lombardi nel 2023 erano ancora inferiori dell’1,4% rispetto al 2008. Quindici anni di crescita nominale non hanno compensato la perdita di potere d’acquisto. Circa metà dei lavoratori under 35 con contratto a tempo pieno guadagna meno di 30.000 euro lordi all’anno. A Milano, il canone medio di affitto ha raggiunto 17,3 euro al metro quadro: per 75 metri quadri assorbe oltre il 30% del reddito netto medio, la soglia di sostenibilità convenzionalmente accettata. La Generazione Z fa i conti, eccome. Un’azienda che si limita a offrire lo stipendio di mercato senza costruire intorno ad esso un progetto credibile di crescita, welfare e stabilità sta perdendo la partita prima ancora di iniziarla.</p>
</div>
<div id="scroll4" class="article-body">
<h3>Formazione e intelligenza artificiale</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il 28% delle aziende industriali lombarde ha già adottato soluzioni di intelligenza artificiale, e un ulteriore 11% prevede di farlo entro fine 2026. Ma Banca d’Italia nota che solo una minoranza le integra davvero nei processi produttivi. Questo ritardo ha un risvolto diretto sul capitale umano: la Generazione Z, prima generazione digitale nativa, si trova a disagio in ambienti dove la tecnologia è ancora marginale. Le imprese che investono in AI e formazione continua diventano più attrattive per i candidati qualificati e costruiscono un argomento potente anche sul fronte della retention.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>I numeri della Banca d’Italia, letti attraverso la lente del capitale umano, consegnano un messaggio preciso alle imprese: il mercato del lavoro lombardo è formalmente in salute, ma nasconde squilibri generazionali che non si risolvono da soli. Chi si muove con strumenti ordinari &#8211; un annuncio, un colloquio, uno stipendio di mercato &#8211; compete in campo affollato per una risorsa sempre più scarsa. Chi costruisce un’offerta strutturata si posiziona in modo radicalmente diverso.</p>
</div>
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		<title>Estate 2026, il lavoro chiama i giovani: a giugno 190mila posti. Ecco i profili ricercati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 14:49:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OCCUPAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Quasi 190mila posizioni riservate agli under 30 solo a giugno, una su due difficile da coprire. I dati del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e dell'Osservatorio Assolavoro DataLab fotografano un mercato estivo che offre molto ma fatica ancora a comunicarlo nella lingua dei giovani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/estate-2026-il-lavoro-chiama-i-giovani-a-giugno-190mila-posti-ecco-i-profili-ricercati/">Estate 2026, il lavoro chiama i giovani: a giugno 190mila posti. Ecco i profili ricercati</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva giugno e il mercato del lavoro italiano si mette in moto. Le imprese programmate per questo mese hanno dichiarato l&#8217;intenzione di assumere quasi 623mila persone. Nel trimestre giugno-agosto la cifra sale a 1,5 milioni di contratti. Numeri che sembrano una buona notizia. E in parte lo sono. Ma dietro i numeri grandi si nasconde un cortocircuito che l&#8217;Osservatorio Delta Index rileva ormai da mesi sul campo: il mercato offre, ma non sempre riesce a incontrare chi cerca lavoro.</p>
<p>La difficoltà di reperimento si attesta al 42% delle posizioni aperte: significa che quasi una posizione su due resta vacante non perché manchi la domanda, ma perché mancano candidati adeguati, o semplicemente candidati disposti a candidarsi. Un dato in lieve calo rispetto alle rilevazioni precedenti, ma strutturalmente elevato.</p>
<h3><strong>I giovani: 30% delle opportunità</strong></h3>
<p>La quota di entrate riservata agli under 30 è il 30% del totale, pari a circa 190mila posizioni solo a giugno. Una fetta rilevante, che sale ancora nei settori più attrattivi per la Generazione Z: i servizi finanziari e assicurativi vedono quasi la metà delle entrate destinate a under 30 (48,9%), seguiti dai servizi informatici e delle telecomunicazioni (44,6%) e dal commercio (40,7%).</p>
<p>La difficoltà di reperimento per i giovani è però ancora più acuta che per la media: si attesta al 45%. Questo dato, che Delta Index registra anche nelle proprie rilevazioni dirette sulle imprese, racconta una storia precisa: le aziende vogliono assumere giovani, ma faticano a trovarli o a convincerli. Il problema non è solo di competenze – è anche di comunicazione, di employer branding, di capacità di presentarsi come un luogo in cui vale la pena lavorare.</p>
<h3><strong>Le professioni più cercate e più difficili da trovare</strong></h3>
<p>Il mercato estivo non si riduce al turismo. Certo, la ristorazione e i servizi di alloggio guidano la domanda con 173mila ingressi previsti solo a giugno, ma le figure più difficili da reperire sono quasi tutte nel manifatturiero e nelle costruzioni. Gli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni presentano una difficoltà di reperimento del 75,6%; i fabbri ferrai e costruttori di utensili del 73,2%; i meccanici artigianali del 67,4%.</p>
<p>Tra i giovani, le professioni con la maggiore difficoltà di reperimento includono gli operai specializzati delle costruzioni (81%), i fabbri (81%), gli operatori della cura estetica (66%) e i tecnici informatici (62%). Professioni molto diverse tra loro, ma accomunate dallo stesso problema: la Generazione Z non le vede, non le conosce, spesso non le considera. E in molti casi le imprese non fanno abbastanza per renderle attrattive.</p>
<h3><strong>L&#8217;estate dell&#8217;agenzia: 50mila contratti di somministrazione</strong></h3>
<p>A completare il quadro arrivano i dati dell&#8217;Osservatorio Assolavoro DataLab, che stima oltre 50mila opportunità di lavoro tramite agenzia nel solo periodo estivo, legate alle professioni stagionali più richieste. La somministrazione, nel complesso e in tutti i settori, genererà entro settembre circa 400mila posizioni disponibili.</p>
<p>Le dieci categorie professionali più cercate nella stagione estiva 2026 raccontano un Paese che si rimette in movimento tra spiagge, ristoranti e grande distribuzione: standisti e commessi stagionali in testa, seguiti da camerieri e personale di sala, animatori e istruttori, cuochi e chef, receptionist e addetti al front office, baristi e personale di gelateria, bagnini e assistenti bagnanti, operatori wellness e SPA, magazzinieri e addetti alla logistica, addetti alle pulizie e housekeeping.</p>
<p><strong>Un elemento da non trascurare: </strong>chi entra nel mercato del lavoro tramite agenzia ha contratti con le stesse tutele e la stessa retribuzione del lavoro dipendente. E, per i più giovani, questa può essere la porta d&#8217;ingresso preferenziale: più di uno su due tra chi cerca lavoro tramite agenzia ha meno di 35 anni, e chi passa da questo canale raggiunge più rapidamente un contratto stabile.</p>
<h3><strong>Il nodo del mismatch: preparazione e comunicazione</strong></h3>
<p>Il Sistema Informativo Excelsior individua due cause principali della difficoltà di reperimento: la mancanza di candidati (26,7%) e la preparazione non adeguata rispetto alle competenze richieste (11,8%). Le due cause non sono equivalenti. La prima racconta un problema di orientamento e attrattività. La seconda racconta un problema di formazione.</p>
<p>Le criticità sono particolarmente accentuate nei comparti della metallurgia (difficoltà di reperimento al 62,6%), del legno-mobile (61,6%), del tessile-abbigliamento e calzature (60,3%) e nelle costruzioni (59,5%). Settori dove l&#8217;industria italiana è forte, competitiva, spesso innovativa — ma dove i giovani non arrivano, perché nessuno li ha mai portati a vedere cosa c&#8217;è dentro.</p>
<p>È esattamente qui che si inserisce il lavoro di Delta Index: misurare la distanza tra ciò che le aziende offrono e ciò che i giovani percepiscono; aiutare le imprese a capire dove si trovano e cosa possono fare per ridurla. Non basta avere posizioni aperte. Serve saperle raccontare.</p>
<h3><strong>La Lombardia: mercato vivace, difficoltà sopra la media</strong></h3>
<p>La Lombardia è la prima regione per volume di entrate previste a giugno, con oltre 91mila posizioni. La difficoltà di reperimento si attesta al 46%, leggermente sopra la media nazionale. Nel trimestre giugno-agosto le entrate programmate raggiungono 233mila unità, con un calo di circa 11mila rispetto all&#8217;anno precedente. Un segnale da monitorare, ma che non muta il quadro complessivo: il Nord resta l&#8217;area a più alta concentrazione industriale e, di conseguenza, con la maggiore domanda di profili tecnici e specializzati difficili da trovare.</p>
<h3><strong>Cosa dicono i dati all&#8217;Osservatorio</strong></h3>
<p>I numeri nazionali confermano ciò che Delta Index rileva direttamente nelle imprese del territorio: la domanda c&#8217;è, ma la capacità di attrarre — soprattutto giovani — è ancora insufficiente. Le aziende che investono sull&#8217;employer branding, che lavorano sul percorso di onboarding, che costruiscono relazioni con le scuole prima ancora che si apra un posto vacante, sono quelle che soffrono meno il mismatch.</p>
<p>Il mercato del lavoro estivo del 2026 non è solo una stagione di assunzioni: è un test di attrattività. E la Generazione Z legge con grande attenzione come le imprese si presentano quando hanno bisogno di lei.</p>
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		<title>VIDEO &#8211; Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «Le imprese cercano l’IA. Ma le persone restano la vera priorità»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:58:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Elisa Zambito Marsala (Intesa Sanpaolo) commenta i dati raccolti da «Look4ward»: «Le aziende cercano profili sull’IA, ma le soft skill sono diventate la prima priorità del mercato del lavoro».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/le-imprese-cercano-lia-ma-le-persone-restano-la-vera-priorita/">VIDEO &#8211; Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «Le imprese cercano l’IA. Ma le persone restano la vera priorità»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Dall’osservatorio Look4ward &#8211; nato nel 2023 con l’Università Luiss Guido Carli e gestito da Intesa Sanpaolo &#8211; arriva una fotografia nitida e in parte sorprendente del mercato del lavoro italiano. Le imprese cercano competenze sulle nuove tecnologie, intelligenza artificiale compresa. Ma non è lì che si gioca la partita più importante.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2"></div>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Emerge una necessità di avere profili competenti sulle soft skill», spiega Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo. Personalità forti, pensiero critico, affidabilità etica, lavoro di squadra, costruzione di alleanze. Non attributi accessori: competenze prioritarie, sempre più richieste da un mercato che cambia in modo rapido e continuo.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il quadro che emerge da Look4ward identifica due livelli di fabbisogno. Il primo è tecnico-verticale: le imprese cercano profili formati sulle nuove tecnologie, sull’intelligenza artificiale, su business che fino a pochi anni fa non esistevano e per i quali si attinge oggi al mercato internazionale. Il secondo livello &#8211; e qui sta il nodo &#8211; è quello delle competenze trasversali. Non come complemento al profilo tecnico, ma come requisito autonomo, spesso dirimente.</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure class="zoom-gallery new libera left">
<p><figure style="width: 265px" class="wp-caption alignleft"><a title="Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/le-imprese-cercano-lia-ma-le-persone-restano-la-vera-priorita_ddee4d98-68a6-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_2879.jpg" data-credits="Gian Vittorio Frau" data-title="Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="lozad" title="Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/le-imprese-cercano-lia-ma-le-persone-restano-la-vera-priorita_ddee4d98-68a6-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_2879_v3_medium_libera.jpg" alt="Le imprese cercano l’IA. Ma le persone restano la vera priorità" width="265" height="398" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/le-imprese-cercano-lia-ma-le-persone-restano-la-vera-priorita_ddee4d98-68a6-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_2879_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo (Foto di Gian Vittorio Frau)</figcaption></figure></figure>
</div>
</div>
<p class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="24805">I dati dell’Osservatorio Delta Index raccontano la stessa traiettoria dal lato delle imprese del territorio. Nella dimensione «Selezionare» del Report Delta Index, il punteggio medio delle aziende analizzate nella gestione del processo di selezione si ferma a 2,71 su 5. Un dato basso, che si spiega con una struttura ancora prevalentemente basata sul colloquio standard. Solo 18 aziende su quelle monitorate dichiarano di adottare attività integrative &#8211; simulazioni, prove on the job, valutazione strutturata delle competenze trasversali &#8211; con il coinvolgimento diretto delle aree aziendali interessate. Le altre si fermano prima. Sanno cosa cercano. Non sempre sanno come cercarlo.</p>
<div class="article-body">
<p>È un cambio di prospettiva che molte aziende faticano a tradurre in pratica. La selezione tradizionale tende a concentrarsi sulle competenze dichiarate, sui titoli, sulle esperienze pregresse misurabili. Le soft skill si dichiarano rilevanti nei colloqui, ma raramente diventano il criterio di valutazione centrale. Il Report Delta Index individua qui uno dei cortocircuiti più frequenti: le piccole e medie imprese spesso cercano queste qualità, ma faticano a riconoscerle durante il colloquio. E i giovani, dal canto loro, faticano a raccontarsi su questa dimensione perché non sono stati sufficientemente allenati a farlo.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il tema tocca anche la formazione. Non è un problema che si risolve solo dentro le mura aziendali. «L’allenamento sulle soft skill deve avvenire il prima possibile, già nei primi anni di scuola», ricorda Zambito Marsala. Chi non inizia presto non sviluppa quella struttura che poi aiuta, in modo istintivo, ad affrontare la complessità. Un ragazzo che arriva sul mercato del lavoro con una laurea ma senza quella struttura &#8211; senza capacità di decidere, di costruire relazioni, di gestire l’incertezza &#8211; incontra un mercato che non sa dove metterlo.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>La dimensione «Formare» del Report Delta Index conferma questa lettura. Il punteggio medio delle aziende sulla capacità di trasmettere soft skill e competenze procedurali in ingresso è 2,8 su 5. Le micro e piccole imprese &#8211; quelle con meno di 50 addetti &#8211; sono le più esposte: meno struttura, meno risorse dedicate, meno tempo. Eppure sono proprio quelle che, nel tessuto produttivo del Nord Italia, assorbono la quota maggiore di giovani in ingresso.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Sul fronte dell’intelligenza artificiale, il messaggio che arriva da Look4ward è chiaro: l’IA non è un sostituto delle persone, è uno strumento che le persone devono saper governare. E per governarla serve esattamente ciò che l’algoritmo non possiede: spirito critico, capacità relazionale, giudizio etico. Le aziende lo sanno. Il sistema formativo sta ancora capendo come rispondere.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/le-imprese-cercano-lia-ma-le-persone-restano-la-vera-priorita/">VIDEO &#8211; Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «Le imprese cercano l’IA. Ma le persone restano la vera priorità»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il divario di stipendio si assottiglia. Ora i giovani recuperano terreno</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/il-divario-di-stipendio-si-assottiglia-ora-i-giovani-recuperano-terreno/</link>
					<comments>https://www.deltaindex.it/journal/il-divario-di-stipendio-si-assottiglia-ora-i-giovani-recuperano-terreno/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Bonzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 07:47:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. I dati Inps sul settore privato mostrano un cambio: in dieci anni la differenza tra i salari degli under 35 e quelli dei senior si è ridotta. Seghezzi (Adapt): «Ci sono meno ragazzi, quindi valgono di più».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/il-divario-di-stipendio-si-assottiglia-ora-i-giovani-recuperano-terreno/">Il divario di stipendio si assottiglia. Ora i giovani recuperano terreno</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Domanda e offerta. È la regola che da sempre governa l’economia: e applicandola al mercato del lavoro, in tempi di transizione demografica si può rivelare un’inedita opportunità favorevole per le nuove generazioni. Lo raccontano i numeri, superando stereotipi e luoghi comuni: se i giovani sono sempre di meno, le aziende sono costrette a «contendersi» i talenti; in questo scenario, una chiave per attrarre o per trattenere i giovani è la retribuzione, che in quelle fasce d’età sta aumentando più di un tempo.</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure style="width: 157px" class="wp-caption alignleft"><a title="Francesco Seghezzi, presidente Adapt" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_488e2d38-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_2880.jpg" data-title="Francesco Seghezzi, presidente Adapt"><img decoding="async" class="lozad" title="Francesco Seghezzi, presidente Adapt" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_488e2d38-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_2880_v3_medium_libera.jpg" alt="Il divario di stipendio si assottiglia.I giovani recuperano terreno" width="157" height="236" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_488e2d38-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_2880_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Francesco Seghezzi, presidente Adapt</figcaption></figure>
<p class="zoom-gallery new libera left">Succede, in proporzione, persino in un Paese che attraversa una lunga – e ben nota – stagione di glaciazione salariale. <b>Francesco Seghezzi, presidente dell’Associazione Adapt e docente all’Università degli Studi di Bergamo</b>, ha analizzato i dati dell’Inps sui dipendenti del settore privato, evidenziando come tra il 2014 e il 2024 i salari degli under 35 siano cresciuti più rapidamente di quelli degli over 50, riducendo il divario generazionale. Più nello specifico, su scala nazionale nel 2014 il «premio salariale» dei lavoratori con più di cinquant’anni d’età – ovvero la forbice salariale in favore dei «senior», rispetto ai colleghi più giovani – era pari al 62,9%, mentre nel 2024 è sceso al 48,8%.</p>
</div>
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<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>La dinamica</h3>
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<div class="article-body">
<p>«Una buona notizia», la definisce Seghezzi, entrando poi nel dettaglio: «Mentre si parla spesso di occupazione giovanile sottolineando gli elementi negativi, specie nel post-Covid abbiamo assistito a una diminuzione della differenza salariale tra lavoratori anziani e lavoratori giovani. Certo, la situazione rimane comunque critica rispetto al resto dell’Europa, ma per l’Italia è una tendenza positiva». Il salario, tipicamente, si lega alla «carta d’identità»: più si sale con l’età e più aumenta, sia perché si scalano le gerarchie aziendali (a posizioni apicali corrispondono buste paga più consistenti) sia per i meccanismi premiali dovuti alla permanenza prolungata nella stessa azienda (gli «scatti»).</p>
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<div class="article-body-full">
<div class="position2">Ora, però, la forbice si sta assottigliando. Perché? «Siamo ancora nella fase delle ipotesi – premette il ricercatore -, ma sicuramente il fatto che oggi ci siano meno giovani rispetto al passato innesca la legge della domanda e dell’offerta, rendendo i giovani più richiesti e, di conseguenza, potenzialmente meglio pagati. Non solo si sta riducendo il numero dei tirocini e dei contratti a termine, che portano a compensi più bassi, ma ora con più frequenza l’impresa sceglie di fare un investimento e interviene quindi sulla leva salariale. Chiaro, c’è forse anche un problema inverso: i salari delle persone mature crescono meno del passato, e questo può essere un tratto di vulnerabilità».</div>
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<div class="article-body">
<blockquote class="quote-article-cont">
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">«Tra operai e impiegati under 35 lombardi gli stipendi crescono quasi il doppio dei senior»</span></h3>
</blockquote>
<p>Dentro tale congiuntura s’inserisce anche l’elevata mobilità lavorativa degli ultimi anni. La «great resignation», la stagione delle «dimissioni di massa» che ha animato la ripresa post-pandemica favorendo il passaggio da un’azienda all’altra, può aver contribuito a rafforzare il potere contrattuale delle nuove generazioni: «Il numero delle dimissioni si è ormai stabilizzato su livelli molto alti – rileva Seghezzi -: le aziende sono chiamate a pagare di più i propri dipendenti per trattenerli oppure per assumerli». È nel momento del colloquio, ad esempio, che si coglie un ritrovato potere contrattuale per i più giovani.</p>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="29752"></div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_49231d9e-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_1741.jpg"><img decoding="async" class="lozad" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_49231d9e-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_1741_v3_large_libera.jpg" alt="Il divario di stipendio si assottiglia.I giovani recuperano terreno" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_49231d9e-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_1741_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></figure>
<p>Un altro driver è rappresentato dal profilo professionale: la sfida per la competitività – dalla transizione digitale a quella ambientale, passando per una più trasversale attenzione all’innovazione – chiama le aziende a ricercare profili sempre più formati e specializzati. Ed è proprio nei giovani – più istruiti di un tempo e dotati di skills che non padroneggiano i colleghi più anziani – che si possono trovare questi nuovi lavoratori, con remunerazioni maggiori rispetto al passato.</p>
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<div class="article-body">
<p>Quella generazionale, comunque, è una delle tante fratture che attraversano il mercato del lavoro italiano: «In Europa la differenza salariale tra giovani e anziani è più contenuta – ricorda Seghezzi -. Ma l’Italia è un Paese di dualismi: basti pensare alle differenze salariali tra lavoratori e lavoratrici».</p>
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<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Il caso lombardo</h3>
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<div class="article-body">
<p>Le dinamiche nazionali più incoraggianti trovano riflesso anche in Lombardia. Analizzando nuovamente il database dell’Inps, stavolta circoscritto alla base regionale, emerge come tra il 2014 e il 2024 le retribuzioni medie annue dei lavoratori dipendenti lombardi nel settore privato fino ai 34 anni d’età siano passate da 17.109 a 20.697 euro lordi, con un incremento del 21%; si tratta di una progressione quasi doppia rispetto a quanto segnato dagli over 50, che hanno visto salire le proprie retribuzioni del 12,9% (da 33.071 a 37.327 euro).</p>
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<div class="article-body">
<p>L’accelerazione parte dal basso, perché il gap si sta compattando soprattutto nelle mansioni più basse: sempre in Lombardia, nel decennio le retribuzioni degli operai fino ai 34 anni sono salite del 17,6%, contro il 13,3% degli over 50; tra gli impiegati, gli under 35 registrano un +20,9% contro il +9,8% dei senior. Tra i quadri l’andamento è sovrapponibile (retribuzioni al +22,2% gli under 35 e al +20,3% per gli over 50), mentre i dirigenti restano un segmento ancora poco popolato dai giovani (e ne risentono le retribuzioni: +2% quelle degli under 35 contro il +22% degli over 50).</p>
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<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Terra di opportunità</h3>
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<div class="article-body">
<p>La Lombardia è ancora una terra di opportunità per i giovani? «Sì, i dati lo confermano – risponde il presidente dell’Associazione Adapt -, anche se occorre mettere a sistema alcuni aspetti. Milano, ad esempio, sconta l’elevato costo della vita, avvertito in maniera più significativa dai giovani». Di nuovo, l’elemento generazionale si salda ad altri fattori. «Le persone mature hanno mosso i primi passi della carriera in periodi nei quali grazie al proprio stipendio avevano un più facile accesso a un bene come la casa: per chi ha acquistato un’abitazione nei decenni scorsi e ora è proprietario, oggi un rallentamento della crescita dei salari (ciò che accade per gli over 50, ndr) incide in misura minore. Diversamente, per i giovani la situazione abitativa resta complessa nonostante i miglioramenti dei salari».</p>
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<div class="article-body">
<blockquote class="quote-article-cont">
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">«È al colloquio che i giovani sentono il loro nuovo potere contrattuale»</span></h3>
</blockquote>
<p>Nonostante sia difficile far quadrare i conti, la Lombardia resta la regione d’Italia con le retribuzioni più alte, e al tempo stesso continua ad attrarre giovani dal resto del Paese, spesso laureati in cerca di una professione allineata alle proprie competenze. «A Milano si registra una quota crescente di pendolarismo &#8211; conclude Seghezzi -: è un trend che può portare benefici alle città e alle province limitrofe, dove il costo della vita è più contenuto».</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/il-divario-di-stipendio-si-assottiglia-ora-i-giovani-recuperano-terreno/">Il divario di stipendio si assottiglia. Ora i giovani recuperano terreno</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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		<title>VIDEO &#8211; Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «La Gen Z? È uguale per Intesa Sanpaolo e per le Pmi della Lombardia»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/video-elisa-zambito-intesa-sanpaolo-la-gen-z-e-uguale-per-intesa-sanpaolo-e-per-le-pmi-della-lombardia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 14:05:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Per Elisa Zambito Marsala, manager ai vertici di Intesa Sanpaolo, grande banca e piccola impresa incontrano la stessa Generazione Z. Cambiano i contesti. Non cambiano le domande.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-elisa-zambito-intesa-sanpaolo-la-gen-z-e-uguale-per-intesa-sanpaolo-e-per-le-pmi-della-lombardia/">VIDEO &#8211; Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «La Gen Z? È uguale per Intesa Sanpaolo e per le Pmi della Lombardia»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è una domanda che sembra semplice ma non lo è: la Generazione Z incontrata da una grande banca sistemica è la stessa che incontra ogni settimana una piccola impresa manifatturiera della Lombardia? La risposta, per chi lavora sul campo, potrebbe sorprendere.<br />
Elisa Zambito Marsala guida la Direzione Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo, il gruppo bancario più grande d’Italia, ed è tra i principali artefici di «Build Your Future», il programma che ha incontrato in presenza oltre 35.000 studenti delle superiori e delle università. L’Osservatorio Delta Index, attraverso Skillherz, ne incontra altri 20.000, prevalentemente nelle piccole e medie imprese del Nord Italia. Numeri simili, contesti opposti. E la risposta di Zambito Marsala è: assolutamente la stessa generazione.<br />
Una generazione che vuole capire il mondo<br />
Ciò che emerge dall’osservatorio di una banca sistemica è una generazione che non chiede rassicurazioni, ma ispirazione. Una generazione che vuole capire dove sta andando il mondo, che ha bisogno di essere messa di fronte ai grandi trend trasformativi, dalla digitalizzazione accelerata dall’intelligenza artificiale alla blue economy, dai fondali marini alla space economy, dalla global health alla nuova geografia economica internazionale.<br />
Non si tratta di argomenti astratti. Sono, per Zambito Marsala, temi profondamente connessi alle caratteristiche geografiche, demografiche e produttive dell’Italia: ambiti su cui il nostro Paese può costruire una distintività reale a livello europeo e internazionale. L’obiettivo di «Build Your Future» è rendere i ragazzi più consapevoli rispetto alle competenze chiave richieste da un mercato del lavoro in trasformazione rapida e costante. E questo vale &#8211; sottolinea Zambito Marsala &#8211; per uno studente di Milano esattamente come per uno di Bergamo o di Lecco.<br />
Cambia il contesto, non le aspirazioni<br />
Il punto è qui: non è la geografia a fare la differenza, né la dimensione dell’azienda che li accoglierà. Quello che accomuna questi ragazzi, da Nord a Sud, dalle metropoli ai territori, è la qualità delle domande che si pongono. Sono le stesse. Le aspirazioni sono le stesse. Ciò che cambia è il contesto in cui quelle domande trovano &#8211; o non trovano &#8211; risposta.<br />
Questo è esattamente il terreno su cui l’Osservatorio Delta Index lavora quotidianamente con le imprese del territorio: non c’è una Generazione Z di serie A e una di serie B. C’è una generazione che chiede di essere capita, e un sistema produttivo che ancora fatica a farlo in modo strutturato.<br />
La sfida comune di banca e PMI<br />
La convergenza tra l’osservatorio di una banca con milioni di clienti e quello di un osservatorio dedicato alle piccole e medie imprese non è casuale. È la conferma che il tema dell’attrattività verso i giovani non è una questione di scala: non si risolve con budget di comunicazione più grandi o con brand più noti. Si risolve con la capacità di intercettare ciò che questa generazione cerca davvero, consapevolezza del futuro, connessione con ciò che conta, spazio per costruire qualcosa di senso.<br />
È questa la prima delle pillole tematiche estratte dall’intervista che l’Osservatorio Delta Index ha realizzato con Elisa Zambito Marsala. Ogni settimana, un nuovo approfondimento su un tema diverso: le soft skill, il modello di selezione che va oltre il voto di laurea, l’orientamento, la fuga dei talenti. L’intervista integrale è disponibile nella sezione Journal su deltaindex.it.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-elisa-zambito-intesa-sanpaolo-la-gen-z-e-uguale-per-intesa-sanpaolo-e-per-le-pmi-della-lombardia/">VIDEO &#8211; Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «La Gen Z? È uguale per Intesa Sanpaolo e per le Pmi della Lombardia»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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		<title>Inclusione, il gap che pesa: le aziende faticano a convincere la Generazione Z con i fatti</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/inclusione-il-gap-che-pesa-le-aziende-faticano-a-convincere-la-generazione-z-con-i-fatti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Lai]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 08:39:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Survey di Aidp (Direzione personale) commentata da Carlamaria Tiburtini: «L’89% considera la “Dei” strategica, ma solo il 37% del top management si impegna davvero».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/inclusione-il-gap-che-pesa-le-aziende-faticano-a-convincere-la-generazione-z-con-i-fatti/">Inclusione, il gap che pesa: le aziende faticano a convincere la Generazione Z con i fatti</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>La contraddizione è figlia dei nostri tempi. Lo sentiamo dire troppo spesso, ma ciò non limita la verità della frase, soprattutto se parliamo di mondo del lavoro. L’89% delle aziende italiane considera la Dei (Diversity, equity &amp; inclusion) un obiettivo strategico. Eppure, quando si passa dalle dichiarazioni ai comportamenti organizzativi, il consenso si riduce sensibilmente. È la fotografia scattata dalla Survey 2026 del <b>Centro Ricerche Aidp </b>(Associazione italiana per la direzione del personale), guidato dal professor Umberto Frigelli insieme all’Area <b>Diversity &amp; Inclusion</b> coordinata da <b>Carlamaria Tiburtini</b>, su un campione di oltre 300 professionisti Hr. Il dato racconta una trasformazione ormai avviata. Oltre il 90% delle organizzazioni dichiara di aver integrato almeno in parte i principi Esg (Environmental, social and governance), la responsabilità sociale d’impresa e il benessere organizzativo nelle proprie strategie. La meta è ancora molto lontana. Solo il 37% del top management dimostra un pieno commitment sui temi della Dei, della sostenibilità e del benessere organizzativo. La maggioranza esprime un sostegno parziale, mentre una quota residuale continua a considerare queste tematiche marginali rispetto alle priorità di business.</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure style="width: 365px" class="wp-caption alignleft"><a title="Carlamaria Tiburtini di Aidp" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/8/photos/inclusione-le-aziende-faticano-a-convincere-la-gen-z-con-i-fatti_86f7edae-6311-11f1-a11a-3ef0d82a78ec_1920_1320.jpg" data-title="Carlamaria Tiburtini di Aidp"><img decoding="async" class="lozad" title="Carlamaria Tiburtini di Aidp" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/8/photos/cache/inclusione-le-aziende-faticano-a-convincere-la-gen-z-con-i-fatti_86f7edae-6311-11f1-a11a-3ef0d82a78ec_1920_1320_v3_large_libera.jpg" alt="Inclusione: le aziende faticano a convincere la Gen Z con i fatti" width="365" height="251" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/8/photos/cache/inclusione-le-aziende-faticano-a-convincere-la-gen-z-con-i-fatti_86f7edae-6311-11f1-a11a-3ef0d82a78ec_1920_1320_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Carlamaria Tiburtini di Aidp</figcaption></figure>
<p class="zoom-gallery new libera left">Anche sul fronte della cultura interna emergono segnali di fragilità. Per tutti gli ambiti analizzati, la maggioranza dei dipendenti mostra un livello di consapevolezza soltanto parziale. La piena comprensione dei temi resta confinata a una minoranza. «Da una parte crescono consapevolezza, rappresentazione e attenzione verso i diritti delle persone appartenenti ai gruppi di diversità; dall’altra aumentano polarizzazione, resistenze culturali e, in molti Paesi, vere e proprie regressioni normative &#8211; osserva Carlamaria Tiburtini, referente nazionale Aidp Inclusion -. Non è un tema distante da noi perché la qualità democratica di un Paese entra inevitabilmente anche dentro le organizzazioni».</p>
</div>
</div>
<div class="article-body">
<p>La conseguenza è un divario tra aspettative delle persone e risposta delle aziende. Un divario che può avere effetti diretti sulla produttività. «Sul benessere, un delta elevato può aumentare stress, demotivazione, senso di disallineamento e rischio di burnout &#8211; spiega Tiburtini -. Sulla produttività, questo squilibrio può tradursi in minore concentrazione, performance meno costante, assenteismo, quiet quitting e maggiore turnover. Per la Gen Z contano molto autenticità, feedback frequente, inclusione, equilibrio vita-lavoro e impatto del proprio ruolo. Quando questi fattori mancano, la produttività tende a risentirne rapidamente».</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Il punto è rilevante perché riguarda direttamente uno dei nodi più critici per le imprese italiane: la retention dei talenti. Negli ultimi anni il turnover giovanile è diventato uno degli indicatori più osservati dai direttori Hr. La crescente mobilità professionale della Gen Z obbliga le aziende a interrogarsi sulla propria capacità di costruire ambienti di lavoro credibili e coerenti. Il principale ostacolo allo sviluppo di politiche più mature è rappresentato dalla prevalenza delle priorità di business, indicata dal 50% dei rispondenti. Seguono le resistenze culturali interne e lo scarso coinvolgimento del management. Le difficoltà economiche, spesso considerate il problema principale, vengono citate da meno di un quarto del campione.<a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/8/photos/inclusione-le-aziende-faticano-a-convincere-la-gen-z-con-i-fatti_8769b4a2-6311-11f1-a11a-3ef0d82a78ec_1920_1944.jpg"><img decoding="async" class="lozad" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/8/photos/cache/inclusione-le-aziende-faticano-a-convincere-la-gen-z-con-i-fatti_8769b4a2-6311-11f1-a11a-3ef0d82a78ec_1920_1944_v3_medium_libera.jpg" alt="Inclusione: le aziende faticano a convincere la Gen Z con i fatti" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/8/photos/cache/inclusione-le-aziende-faticano-a-convincere-la-gen-z-con-i-fatti_8769b4a2-6311-11f1-a11a-3ef0d82a78ec_1920_1944_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></div>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Per anni abbiamo parlato di diversity come di un tema reputazionale &#8211; afferma Tiburtini -. Oggi sappiamo che non basta più perché l’inclusione non è un progetto parallelo e non è una campagna di comunicazione. Le organizzazioni più mature sono quelle che hanno capito che inclusione significa cultura manageriale. Significa chiedersi chi prende parola nelle riunioni, chi viene considerato leadership material, chi può essere autentico senza pagare un prezzo e chi resta fuori dai network informali del potere».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>La sfida riguarda anche il cosiddetto stipendio emotivo. La ricerca internazionale «Footprints: Young People’s Values, Hopes and Expectations» (Pontificia Università della Santa Croce) condotta su oltre 9.000 giovani tra i 18 e i 29 anni ha mostrato come una quota significativa della Gen Z sia disposta a lasciare un lavoro stabile e ben retribuito se il contesto organizzativo viene percepito come tossico. «Ai leader bisogna parlare di business. Solo quando l’impatto di politiche non inclusive arriva a toccare i KPI aziendali ci si rende conto dell’opportunità persa. Temo che oggi lo stipendio emotivo non sia preso nella sua giusta considerazione e gli impatti potranno in alcuni casi essere molto negativi e difficili da recuperare».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Accanto alle politiche di genere cresce l’attenzione verso l’equità e la trasparenza nelle carriere, nelle retribuzioni e negli avanzamenti professionali. Un tema destinato a diventare sempre più centrale anche alla luce delle nuove normative europee. Competitività è ormai sinonimo di concretezza. La parola d’ordine per la Gen Z è «credibilità»: lo spartiacque che determina se costruire il proprio futuro professionale in una azienda o cercarlo altrove.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/inclusione-il-gap-che-pesa-le-aziende-faticano-a-convincere-la-generazione-z-con-i-fatti/">Inclusione, il gap che pesa: le aziende faticano a convincere la Generazione Z con i fatti</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Modello «Why Not», la coop che ha vinto la scommessa con i giovani più fragili</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/modello-why-not-la-coop-che-ha-vinto-la-scommessa-con-i-giovani-piu-fragili/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 08:33:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=10251</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Why Not, cooperativa bergamasca, compie dieci anni: da 15 a 47 dipendenti, 36 iscritti alle categorie protette, ricavi oltre un milione. La scommessa era giusta: includere conviene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/modello-why-not-la-coop-che-ha-vinto-la-scommessa-con-i-giovani-piu-fragili/">Modello «Why Not», la coop che ha vinto la scommessa con i giovani più fragili</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Quarantasette dipendenti, età media trentasette anni, di cui trentasei iscritti alle categorie protette. Un fatturato che supera il milione di euro. Una nuova sede acquistata. Numeri che raccontano una storia insolita: quella di un’impresa che cresce senza tradire la propria missione, anzi facendone il motore della propria solidità.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">La cooperativa Why Not, fondata a Bergamo nel dicembre 2014, ha approvato il proprio bilancio sociale 2025 davanti all’assemblea dei cinquantacinque soci. Il documento fotografa un’organizzazione che in dieci anni ha percorso la strada dall’artigianato imprenditoriale alla maturità strutturale, mantenendo al centro una convinzione precisa: ogni persona con fragilità, se inclusa e formata nel modo giusto, può diventare una risorsa reale per le aziende.</div>
</div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium"><figcaption>
<figure id="attachment_10253" aria-describedby="caption-attachment-10253" style="width: 199px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-10253 size-medium" src="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" srcset="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1-199x300.jpg 199w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1-680x1024.jpg 680w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1-768x1156.jpg 768w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1-1020x1536.jpg 1020w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/06/whynot1-1.jpg 1063w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /><figcaption id="caption-attachment-10253" class="wp-caption-text">Why Not, cooperativa bergamasca con sede in via Falcone in città</figcaption></figure>
</figcaption></figure>
<p>L’idea di fondo è ribaltare la logica tradizionale dell’inserimento lavorativo. Invece di partire dall’offerta &#8211; la persona svantaggiata da collocare &#8211; Why Not parte dalla domanda: cosa cercano le aziende? Da questa analisi nasce il percorso formativo, cucito per rendere spendibili le competenze dei lavoratori più fragili in contesti produttivi reali. Nel 2025 l’area Backoffice ha visto otto nuove assunzioni tramite l’art. 14 del D.Lgs. 276/03, quattro nuove aziende partner e tre persone assunte direttamente dalle imprese al termine del percorso.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">L’Area Academy ha erogato 2.853 ore di formazione in informatica, grafica, amministrazione di sistemi, cybersecurity. I destinatari: istituti professionali, cittadini adulti nei progetti Pnrr su quattro ambiti bergamaschi, persone con disturbi dello spettro autistico nel progetto AspieJob. Tra i partner: Red Hat, Engineering, AC Milan, Hisense, cooperative sociali ed enti del territorio.</div>
</div>
<div class="article-body">
<p>La crescita dell’organico racconta molto. Dieci anni fa Why Not contava quindici dipendenti, oggi quarantasette. I contratti a tempo indeterminato sono passati da otto a ventitré. «Offrire competenze digitali può abbattere barriere importanti per chi ha una disabilità», racconta Alberto Ronzoni, project manager della cooperativa. «Why Not crea uno spazio in cui gli intoppi sono parte del processo, non problemi per cui colpevolizzarsi».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Questi dieci anni ci hanno dimostrato che il nostro modello funziona», sottolineano il presidente Massimo Radaelli e il vicepresidente, nonché direttore, Davide Minola. «Siamo partiti da una scommessa: che ogni persona con fragilità, messa nelle condizioni giuste, potesse diventare una risorsa vera per le aziende. Quella scommessa l’abbiamo vinta». Il 2025 ha coinciso con il decimo anniversario e con l’inaugurazione della sede in Via Falcone: trentacinque postazioni fisse, quattro di coworking, spazi fluidi e accessibili. L’acquisto ha portato le immobilizzazioni materiali da 200mila a 512mila euro. Vale la pena citare un dettaglio: gran parte degli arredi sono stati donati da un’azienda convinta dal progetto da una dipendente di Why Not, un episodio che dice molto sulla capacità dell’organizzazione di generare relazioni nuove a partire dai propri valori.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il bilancio chiude con un utile di 28mila euro su ricavi di oltre 1,1 milioni, in crescita rispetto agli 870mila dell’anno precedente. I costi del personale &#8211; 788mila euro &#8211; sono la voce più rilevante: coerente con un’impresa il cui valore principale è il lavoro delle persone. Una cooperativa sociale bergamasca che dimostra, dati alla mano, che includere conviene. A tutti.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/modello-why-not-la-coop-che-ha-vinto-la-scommessa-con-i-giovani-piu-fragili/">Modello «Why Not», la coop che ha vinto la scommessa con i giovani più fragili</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «Scuola e impresa: formare insieme, non in sequenza»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/banca-intesa-sanpaolo-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 07:52:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INTERVISTA ESCLUSIVA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Elisa Zambito Marsala, manager ai vertici di Intesa Sanpaolo, nell’intervista all’Osservatorio Delta Index: «Le soft skill sono diventate competenze prioritarie, e l’allenamento deve iniziare presto»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/banca-intesa-sanpaolo-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza/">Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «Scuola e impresa: formare insieme, non in sequenza»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>C’è una banca che ha incontrato negli ultimi due anni 40.000 studenti italiani. Li porta a esplorare l’economia del futuro &#8211; dai fondali marini all’intelligenza artificiale &#8211; e ne ha sostenuti 830 per andare a vivere un anno intero all’estero, in una famiglia straniera, in una scuola con un’altra cultura, in una lingua diversa. Non è un programma di orientamento. È una dichiarazione strategica: il capitale umano si costruisce prima che arrivi in azienda, e chi aspetta che arrivi formato ha già perso. La scuola deve aiutare a costruire conoscenza e personalità, l’azienda deve sostenere il mondo accademico con l’esperienza e la formazione continua. Elisa Zambito Marsala guida la struttura Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo &#8211; il gruppo bancario più grande d’Italia &#8211; e dall’osservatorio Look4ward monitora i fabbisogni di competenze del sistema produttivo italiano. L’Osservatorio Delta Index l’ha incontrata per capire cosa vede davvero chi studia il mercato del lavoro dall’alto di una banca sistemica, e cosa chiedono i giovani che le aziende del territorio ancora non sanno dare loro.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2"><b>Lei guida la struttura Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo. Per una banca sistemica, considerare l’education fortemente strategica è una scelta che ci piacerebbe approfondire.</b></div>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Una banca sistemica ha una responsabilità nei confronti del Paese. In un contesto caratterizzato da trasformazioni sempre più rapide e costanti, sostenere la formazione e la ricerca significa investire nelle competenze dei leader di domani e quindi nel futuro dell’Italia. Il nuovo Piano d’Impresa 2026-2029 prevede azioni su più livelli, con obiettivi concreti e misurabili. Programmi di ispirazione per gli studenti, come “Build Your Future”, collaborazioni accademiche con le università e il sostegno alla ricerca con gli Osservatori, come Look4ward, l’osservatorio sull’evoluzione delle competenze».</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2"></div>
</div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a title="Elisa Zambito Marsala tra i giovani studenti della Bocconi" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/3/photos/banca-intesa-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza_6e82327a-5f1f-11f1-bd25-9823d43f8df2_1920_1045.jpg" data-title="Elisa Zambito Marsala tra i giovani studenti della Bocconi"><img decoding="async" class="lozad" title="Elisa Zambito Marsala tra i giovani studenti della Bocconi" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/3/photos/cache/banca-intesa-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza_6e82327a-5f1f-11f1-bd25-9823d43f8df2_1920_1045_v3_large_libera.jpg" alt="Banca Intesa: «Scuola e impresa: formare insieme, non in sequenza»" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/3/photos/cache/banca-intesa-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza_6e82327a-5f1f-11f1-bd25-9823d43f8df2_1920_1045_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption>Elisa Zambito Marsala tra i giovani studenti della Bocconi</figcaption></figure>
<p><b>«Build Your Future» ha incontrato 40.000 studenti. Delta Index ne incontra altri 20.000, soprattutto nelle piccole e medie imprese del Nord Italia. I dati si assomigliano, o una grande banca nazionale e le Pmi di territorio vedono Generazioni Z diverse?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Sono assolutamente la stessa generazione. Quello che emerge attraverso “Build Your Future” è una volontà forte di ispirarsi, di capire dove sta andando il mondo. Noi raccontiamo ai ragazzi i principali trend trasformativi: la digitalizzazione accelerata dall’intelligenza artificiale, la blue economy ed i fondali marini, la space economy, la globalizzazione. Temi correlati alle caratteristiche geografiche e demografiche del nostro Paese, su cui l’Italia può costruire una vera distintività a livello europeo e internazionale. L’obiettivo è renderli più consapevoli rispetto alle competenze chiave richieste da un mercato del lavoro in rapida trasformazione. Questo vale per uno studente di Milano come per uno di Bergamo o di Lecco: la Generazione Z è la stessa, le domande che si pongono sono le stesse, sono i contesti che cambiano».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Dal vostro osservatorio Look4ward, quali sono le aspettative dei giovani che le imprese &#8211; soprattutto quelle a gestione familiare del Nord Italia &#8211; faticano di più a soddisfare?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Look4ward nasce per studiare i fabbisogni delle imprese: competenze tecniche verticali, competenze trasversali e competenze su nuovi business che prima non esistevano e per cui non abbiamo ancora formato profili adeguati. Quello che emerge con forza è la necessità di profili competenti sulle soft skill. Personalità solide, capaci di governare la tecnologia e di adattarsi a un contesto molto più fluido rispetto al passato. Le imprese hanno bisogno di persone che sappiano usare il pensiero critico, che siano eticamente affidabili, che sappiano lavorare in squadra e che abbiano capito che costruire alleanze è un asset strategico. Le piccole e medie imprese spesso cercano tutto questo, ma faticano a trovarlo e a riconoscerlo nei colloqui. E i giovani, dal canto loro, faticano a raccontarsi su questa dimensione perché non sono stati sufficientemente allenati a farlo».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Look4ward nasce nel 2023 in collaborazione con la Luiss. Qual è stata la scoperta più sorprendente sui fabbisogni di competenze per il futuro?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Che il tema aperto non è tanto la mancanza di competenze tecniche: quelle, con il tempo e la formazione giusta, si acquisiscono. Il vero punto chiave è che la formazione dovrà sempre di più supportare i giovani nella costruzione delle competenze trasversali e della propria personalità. Quando conduciamo colloqui, incontriamo i migliori laureati del Paese. Non analizziamo esclusivamente il voto di laurea, ma consideriamo anche gli ambiti che li appassionano davvero. Cerchiamo di esplorare il loro approccio ai problemi e cosa li motiva di più. Le persone autentiche e realmente appassionate, sono tendenzialmente individui capaci di trovare motivazione nel lavoro quotidiano e soluzioni in momenti complessi. Abbiamo bisogno di persone creative, che abbiano spirito critico, che non si fermino di fronte alle soluzioni più ovvie».</p>
</div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium">
<p><figure style="width: 968px" class="wp-caption alignnone"><a title="Elisa Zambito Marsala premia i giovani della Luiss" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/3/photos/banca-intesa-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza_70247a34-5f1f-11f1-bd25-9823d43f8df2_1920_1280.jpg" data-title="Elisa Zambito Marsala premia i giovani della Luiss"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad" title="Elisa Zambito Marsala premia i giovani vincitori di borse di studio della Fondazione Intercultura" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/3/photos/cache/banca-intesa-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza_70247a34-5f1f-11f1-bd25-9823d43f8df2_1920_1280_v3_large_libera.jpg" alt="Banca Intesa: «Scuola e impresa: formare insieme, non in sequenza»" width="968" height="645" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/3/photos/cache/banca-intesa-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza_70247a34-5f1f-11f1-bd25-9823d43f8df2_1920_1280_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Elisa Zambito Marsala premia i giovani vincitori di borse di studio della Fondazione Intercultura</figcaption></figure></figure>
<p><b>Soft skill, adattabilità, capacità relazionali: le scuole le insegnano davvero o le dichiarano soltanto? È un compito della scuola o del mondo del lavoro?</b></p>
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<div class="article-body">
<p>«Le soft skill sono diventate competenze prioritarie, e l’allenamento deve iniziare il prima possibile, già nei primi anni di scuola. Se non si comincia presto, non si sviluppa quella struttura che poi aiuta, in modo istintivo e naturale, ad affrontare la complessità. La complessità è una caratteristica di questo nostro tempo: il contesto geopolitico è instabile, i mercati cambiano rapidamente e abbiamo bisogno di persone in grado di analizzare, decidere, trovare soluzioni e costruire alleanze. Ma anche sul posto di lavoro l’allenamento deve continuare: non è un percorso che finisce con il diploma o la laurea. Scuola e impresa devono collaborare insieme, non in sequenza. Chi pensa che la formazione finisca quando il ragazzo entra in azienda, si riferisce ad un modello formativo non più attuale».</p>
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<div class="article-body">
<p><b>C’è un problema profondo di orientamento. Ma il nodo non è solo scegliere il mestiere giusto: molti ragazzi non sanno cosa significa davvero lavorare in azienda. E le aziende, soprattutto le più piccole, non sanno come farsi capire. Come si risolve questo doppio disorientamento?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Dobbiamo integrare sempre di più i percorsi scolastici e accademici con il tessuto industriale, produttivo e dei servizi. L’orientamento diventerebbe molto più efficace se questi due mondi si avvicinassero maggiormente. Porterebbe a una maggiore sincronizzazione tra i fabbisogni delle imprese e i profili che il sistema formativo produce. Non possiamo pensare di far frequentare agli studenti percorsi scolastici o accademici scollegati dal mondo del lavoro. Questa integrazione ridurrebbe il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e contribuirebbe a contrastare un tasso di disoccupazione giovanile che in Italia continua a essere tra i più elevati in Europa. Non è un tema di risorse, è necessaria una strategia più ampia e sistemica. Dobbiamo lavorare tutti insieme per favorire questo cambiamento».</p>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="34454"><b>Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro è uno dei principali freni all’occupazione giovanile italiana. Dal suo osservatorio, dove si rompe davvero la catena?</b></div>
<div class="article-body">
<p>«Si rompe con la motivazione. Non solo nella formazione o nelle competenze tecniche. Dobbiamo lavorare maggiormente sullo stimolo dei ragazzi a scoprire le proprie passioni e vocazioni. La motivazione umana è l’energia più forte che abbiamo a disposizione, più forte di qualsiasi opportunità professionale. Un ragazzo appassionato trova sempre il modo per realizzare i suoi obiettivi. Uno studente che ha scelto il percorso giusto sulla carta, ma senza una vera passione, si ferma al primo ostacolo. La catena si rompe lì: quando il sistema formativo non ha aiutato sufficientemente il ragazzo a capire chi è e cosa lo muove davvero. E aggiungo: non è una responsabilità dei ragazzi, ma di un sistema che per troppo tempo ha misurato il valore di una persona solo con i voti e i titoli senza valorizzare la capacità di “accendersi”».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Con Intercultura avete accompagnato oltre 830 studenti a trascorrere il quarto anno delle superiori all’estero: cinquanta Paesi diversi, una famiglia diversa, una scuola diversa. Cosa cambia davvero in un ragazzo dopo quell’anno, e perché questo dovrebbe interessare anche un’azienda del territorio?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Noi crediamo profondamente che i percorsi di internazionalizzazione supportino la costruzione di personalità solide e forti. Non si impara solo una lingua: si impara a convivere con culture anche profondamente diverse, a partire dal cibo, dalle abitudini quotidiane, dai valori fondamentali. Questi percorsi aiutano ad aprire la mente, a integrare nuove possibilità, ad acquisire quella flessibilità che il mercato del lavoro chiede con sempre maggiore urgenza. E c’è un effetto di contaminazione importante: un ragazzo che torna da un anno in Giappone o in Brasile porta con sé un modo di vedere il mondo che arricchisce qualsiasi team. Per un’azienda del territorio, assumere una persona con quella formazione significa portare dentro una prospettiva che non si trova sui libri. Abbiamo aumentato il numero dei Paesi di destinazione proprio perché volevamo che i ragazzi potessero scegliere contesti sempre più lontani e diversi da quello italiano».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Ma molti di quei ragazzi poi si innamorano del posto e non tornano. La fuga dei talenti è uno dei problemi strutturali del Paese. Dove si gioca davvero la partita dell’attrattività italiana?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Dobbiamo lavorare sulle distintività italiane per essere attrattivi, non solo per i nostri talenti, ma anche per i talenti internazionali. Il tema non è convincere i ragazzi a restare per forza: è costruire un sistema in cui valga la pena tornare, o arrivare dall’estero. Questo significa investire sulla qualità dei percorsi formativi, sul collegamento tra università e impresa, sulla valorizzazione del merito. Significa anche sostenere la mobilità in entrata. Un Paese che attrae cervelli dall’estero è un Paese che ha risolto il problema alla radice: non trattiene per paura, ma attira per qualità. E la qualità si costruisce con iniziative di attrattività concrete, non con slogan».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Intesa Sanpaolo collabora con oltre sessanta atenei italiani, e prestigiose Università internazionali come Oxford e Cambridge. La vera sfida però è portare questo ecosistema dentro le piccole e medie imprese. Come si fa?</b></p>
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<div class="article-body">
<p>«La chiave è non separare mai il mondo della ricerca da quello produttivo. Inoltre, non si tratta di trasferire conoscenza, ma di costruire una relazione continua tra chi produce sapere e chi lo applica. Le Pmi non hanno bisogno di meno ricerca: hanno bisogno di ricerca che parli il loro linguaggio e che produca soluzioni nei loro tempi».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>C’è un tema che lei ha citato e che raramente compare nelle agende delle grandi aziende: la parità di genere. Non è un tema passato di moda?</b></p>
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<div class="article-body">
<p>«Tutt’altro. Sarebbe un errore pensarlo. Indipendentemente dal contesto globale, quello dell’inclusione di genere è un tema strutturale ed etico. Il divario di genere nei percorsi formativi e nelle carriere professionali è, purtroppo, ancora reale. Come Intesa Sanpaolo stiamo sostenendo percorsi formativi, ricerche e dottorati che supportino le donne e non solo nelle materie STEM. La leadership femminile non è un tema di quote: è un tema di dispersione di talento. Le donne che non raggiungono il loro potenziale per ragioni strutturali rappresentano una perdita di valore per il Paese. E questo diventa particolarmente rilevante in un contesto demografico complesso come quello italiano».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Se dovesse indicare una sola priorità su cui il sistema Italia dovrebbe investire nei prossimi cinque anni per non perdere questa generazione, quale sarebbe?</b></p>
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<div class="article-body">
<p>«Le soft skill. Non sto dicendo che le competenze tecniche non contino, sono fondamentali. Ma siamo entrati in un’epoca nuova: dopo l’intelligenza artificiale arriverà qualcos’altro, il contesto geopolitico è instabile, la storia si ripete in forme che credevamo superate. In questo scenario, sono le competenze trasversali che ci aiutano a interpretare i momenti, a essere flessibili, ad adattarci. La capacità di gestire le relazioni in modo strategico, il pensiero critico, l’etica: queste non sono competenze accessorie. Sono quelle che faranno la differenza dei leader di domani».</p>
</div>
<div class="article-body">
<h4></h4>
<h4>SCHEDA: la biografia<br />
Manager ai vertici di Intesa</h4>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Elisa Zambito Marsala è nel Gruppo Intesa Sanpaolo dal 2002</b>, dove ha ricoperto ruoli in pianificazione strategica, innovazione e formazione. È stata Amministratore Delegato e Direttore Generale di Intesa Sanpaolo Formazione fino a luglio 2022. <b>Oggi guida la Direzione Education Ecosystem and Global Value Programs, a diretto riporto del Chief Institutional Affairs and External Communication</b>. È responsabile delle relazioni con università e scuole a livello nazionale e internazionale e con le istituzioni sull’education. È tra i principali artefici di «Build Your Future», il programma che ha raggiunto, in presenza, 40.000 studenti delle superiori e delle università. Coordina la partnership con Intercultura che ha portato 830 studenti un anno all’estero, in 50 Paesi. Ha ideato e sviluppato l’Osservatorio Look4ward, nato nel 2023 con l’Università Luiss Guido Carli, dedicato ai fabbisogni di competenze del sistema produttivo italiano. È docente all’Università Pontificia Salesiana.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/banca-intesa-sanpaolo-scuola-e-impresa-formare-insieme-non-in-sequenza/">Elisa Zambito (Intesa Sanpaolo): «Scuola e impresa: formare insieme, non in sequenza»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Matteo consegnava pizze, ora lavora per Amazon in Lussemburgo. Cosa ci dice delle aziende italiane</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/matteo-consegnava-pizze-ora-lavora-per-amazon-in-lussemburgo-cosa-ci-dice-delle-aziende-italiane/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Busi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 10:36:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Matteo Gallinotto, 25 anni, dall'Italia al Lussemburgo passando per Domino's e i magazzini: la sua storia racconta perché la Generazione Z non cerca un Paese migliore, ma un'azienda che la faccia crescere davvero</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/matteo-consegnava-pizze-ora-lavora-per-amazon-in-lussemburgo-cosa-ci-dice-delle-aziende-italiane/">Matteo consegnava pizze, ora lavora per Amazon in Lussemburgo. Cosa ci dice delle aziende italiane</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">C&#8217;è un equivoco di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="19">fondo nel modo in cui spesso </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="48">guardiamo ai giovani </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="69">professionisti che scelgono di lavorare </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="109">all&#8217;estero: la consideriamo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="137">una fuga, quando spesso è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="163">una mobilità che non </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="184">nasce dal desiderio di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="207">&#8220;andarsene&#8221;, ma dalla </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="229">necessità di &#8220;diventare&#8221;.</span></p>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2">La pizza, i magazzini e la domanda che cambia tutto</span></strong></p>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Il momento esatto </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="18">in cui un giovane </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="36">decide di costruire il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="59">proprio futuro lontano </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="82">dall&#8217;Italia non avviene </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="106">quasi mai nelle aule </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="127">universitarie, ma quasi sempre </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="158">nella fatica dei </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="175">cosiddetti &#8220;lavoretti&#8221;. È quanto </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="208">successo a Matteo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="226">Gallinotto, venticinquenne </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="253">originario di Vimercate e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="279">oggi Account Manager </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="300">per Amazon in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="314">Lussemburgo, che ha capito di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="344">voler costruire il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="363">proprio futuro all&#8217;estero </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="389">mentre consegnava pizze </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="413">per Domino&#8217;s e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="428">spostava merci nei </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="447">magazzini: «Guardavo i miei </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="475">colleghi più anziani di me e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="504">mi immaginavo alla </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="523">loro età in quel </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="540">lavoro. Una volta mi è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="563">capitato di lavorare con un </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="591">signore in pensione che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="615">faceva il cameriere per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="639">riuscire ad arrivare a fine </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="667">mese e mi sono </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="682">chiesto: è questo il mio </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="707">destino?».</span></p>
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<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Quell&#8217;immagine è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="17">il vero punto di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="34">partenza per comprendere </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="59">una dinamica che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="76">l&#8217;Osservatorio Delta Index mappa </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="109">costantemente e che le </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="132">imprese italiane faticano </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="158">ancora a decifrare: la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="181">Generazione Z non scappa per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="210">un rifiuto ideologico del </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="236">proprio Paese, ma per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="258">un&#8217;insaziabile, vitale e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="283">pragmatica fame di crescita.</span></p>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<blockquote class="ml-2 border-l-4 border-border-300/10 pl-4 text-text-300">
<h3 class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]" style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="4">«Alle superiori ero uno studente terribile. Ho fatto il record dei 10 debiti. Poi ho lasciato tutto e sono partito. Ed è stata la scelta giusta»</span></strong></span></h3>
</blockquote>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21"></div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Oggi Matteo non è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="18">solo un professionista </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="41">inserito in una grande </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="64">multinazionale, ma un vero esperto </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="99">delle dinamiche giovanili. Un </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="129">ruolo conquistato proprio </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="155">partendo da un percorso </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="179">atipico e pieno di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="198">ostacoli, che ha saputo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="222">trasformare in leve </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="242">motivazionali. «Alle superiori ero uno </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="281">studente terribile», </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="302">confessa senza filtri, «ho </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="329">fatto il record dei 10 </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="352">debiti, non credo che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="374">nessuno ne abbia mai presi così </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="406">tanti. Ho provato a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="426">fare i test d&#8217;ingresso per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="453">l&#8217;università a Milano, ma non </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="483">ne ho passato nemmeno </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="505">uno. Così ho ripiegato su </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="531">Bergamo». Da quel </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="549">pendolarismo sui treni </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="572">regionali tra Milano e Bergamo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="603">è scattata la necessità </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="627">di guardare altrove, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="648">spingendosi prima in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="669">Germania per la magistrale </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="696">e poi verso realtà </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="715">aziendali come Audi e Amazon.</span></p>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Un percorso di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="15">adattamento, partito dal basso: «Ho </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="51">visto che qui in Germania </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="77">vendevano porzioni di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="99">lasagne surgelate a tredici </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="127">euro l&#8217;una, così ho </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="147">iniziato a stampare degli </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="173">annunci e li incollavo in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="199">giro per la città. Ogni </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="223">venerdì cucinavo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="240">sedici porzioni di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="259">lasagne e le vendevo a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="282">cinque euro l&#8217;una, e pensavo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="311">che il mio lavoro </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="329">sarebbe stato quello del </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="354">tipico italiano che vende </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="380">cibo all&#8217;estero».</span></p>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2">Dal curriculum all&#8217;orientamento: aiutare i pari</span></strong></p>
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<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Questa </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="7">gavetta è ciò che gli ha </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="32">permesso di diventare un </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="57">osservatore estremamente </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="82">lucido, consapevole </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="102">delle profonde </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="117">dinamiche che muovono il mercato </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="150">lavorativo estero: «Ho imparato a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="184">vedere, cercare e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="202">trovare le opportunità </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="225">che il Paese offre. </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="245">Questo mi ha permesso di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="270">progredire velocemente </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="293">nella mia carriera e mi ha </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="320">dato gli strumenti necessari </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="349">per aiutare gli altri a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="373">fare lo stesso». Da lì </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="396">ha deciso di fondare un </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="420">progetto parallelo che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="443">ad oggi lo mette </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="460">quotidianamente in contatto con le </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="495">urgenze dei suoi coetanei: «Ho </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="526">creato una piattaforma da </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="552">zero, in cui aiuto i ragazzi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="581">a capire dove stanno </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="602">sbagliando sul curriculum e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="630">come sistemarlo al </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="649">meglio. Ho fatto consulenze a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="679">centinaia di persone, so come si </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="712">muovono le aziende e cosa </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="738">cercano», racconta. «Il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="762">mio aiuto è quello di spiegare </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="793">loro quali posizioni sono </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="819">compatibili con gli studi che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="849">hanno fatto e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="863">accompagnarli fino al primo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="891">colloquio».</span></p>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2">Il nodo della crescita: perché il Nord Europa vince</span></strong></p>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Grazie alla sua </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="16">doppia veste di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="32">professionista e consulente per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="64">giovani, Matteo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="80">individua una frattura </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="103">fondamentale tra il sistema </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="131">italiano e quello </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="149">nordeuropeo: la rapidità con cui si </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="185">viene immessi in un circuito di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="217">vera responsabilità. La parola </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="248">chiave è &#8220;crescita&#8221;, ed è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="274">l&#8217;unico reale collante in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="300">grado di trattenere un giovane. </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="332">«Qui si investe fin dal primo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="362">anno di università nei </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="385">giovani, tramite sistemi ad hoc», </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="419">spiega analizzando la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="441">sua esperienza in Germania. </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="469">«C&#8217;è il sistema </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="485"><em>werkstudent</em> che consente di lavorare </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="522">circa venti ore a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="540">settimana. Il giovane finisce </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="570">l&#8217;università che ha già qualche anno </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="607">di esperienza </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="621">lavorativa». Un divario netto </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="651">rispetto a ciò che osserva nel </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="682">nostro Paese: «In Italia </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="707">non esiste, non è la normalità </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="738">avere un lavoro d&#8217;ufficio </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="764">e fare anche la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="780">triennale contemporaneamente».</span></p>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Se</span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2"> la Generazione Z cambia </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="27">continuamente lavoro, lo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="52">fa perché rifiuta i tempi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="78">morti di una gavetta </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="99">tradizionale intesa come semplice </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="133">anticamera </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="144">dell&#8217;operatività.</span></p>
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<blockquote class="ml-2 border-l-4 border-border-300/10 pl-4 text-text-300">
<h3 class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]" style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="4">«In Germania esiste il werkstudent: lavori 20 ore a settimana mentre studi. Finisci l&#8217;università con anni di esperienza. In Italia non è la normalità»</span></strong></span></h3>
</blockquote>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2">La cultura del rispetto: autonomia, orari, confini</span></strong></p>
</div>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">L&#8217;altro grande </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="15">indicatore di attrattività è la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="47">qualità della vita </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="66">aziendale, che all&#8217;estero si </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="95">traduce in una concezione </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="121">radicalmente diversa </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="142">dell&#8217;autorità e del tempo. «Qui viene </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="180">garantito equilibrio, c&#8217;è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="206">qualità di lavoro e non mi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="233">stresso, esco sempre verso le 17», </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="268">racconta Matteo. Non è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="291">solo una questione di benefit </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="321">strutturali, ma di cultura </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="348">del rispetto: «Generalmente </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="376">in Italia il capo si </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="397">permette di chiederti cose che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="428">non sono scritte nel </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="449">contratto, lo dà per scontato. Qui </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="484">invece ti rispetta e ti </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="508">lascia autonomia, non è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="532">autoritario ma flessibile». È una </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="566">dinamica che va ben oltre la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="595">latitudine geografica, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="618">diventando un monito per il nostro </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="653">management: «Il problema è la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="683">mentalità italiana: non è qualcosa </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="718">che succede solo in Italia, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="746">ma anche nelle aziende </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="769">italiane all&#8217;estero, che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="794">si portano dietro questo modus </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="825">operandi».</span></p>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Al contrario, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="14">i contesti internazionali </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="40">puntano su un welfare invisibile </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="73">ma tangibile: </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="87">«Innanzitutto le aziende estere </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="119">offrono benefit, che non è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="146">scontato. Vengono </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="164">rispettati i diritti dei lavoratori, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="201">ad esempio in Germania è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="226">normale lavorare solo 35 ore a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="257">settimana; non vedi soldi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="283">in più entrare ma sai che hai </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="313">lavorato 5 ore in meno della </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="342">norma, o hai il venerdì </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="366">pomeriggio sempre libero. Il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="395">lavoro finisce in ufficio e non </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="427">devi essere costantemente </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="453">reperibile».</span></p>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21"></div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2">Il prezzo dell&#8217;altrove: sacrifici che non si raccontano</span></strong></p>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">La </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="3">panoramica di Matteo mette in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="33">evidenza anche alcuni </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="55">aspetti negativi: non </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="77">decanta l&#8217;estero a priori, anzi, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="110">ne svela i costi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="127">altissimi, sfatando il mito di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="158">un paradiso senza ostacoli. </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="186">«È stato difficile creare </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="212">la mia rete di amicizie </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="236">da zero, l&#8217;ho dovuto rifare </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="264">più volte», ammette. «La </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="289">parte più difficile è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="311">rientrare a casa per un tempo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="341">limitato, rendermi conto del </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="370">tempo che è trascorso </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="392">nel vedere i miei parenti </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="418">invecchiati. Non è facile </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="444">accettare di essere l&#8217;unico </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="472">assente alle occasioni di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="498">famiglia». Inoltre, le </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="521">barriere non sono solo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="544">linguistiche, ma spesso </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="568">profondamente culturali: «Ho </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="597">lavorato in un&#8217;azienda </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="620">tedesca, con soli </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="638">tedeschi e con mentalità </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="663">tedesca e mi è capitato </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="687">che mi facessero </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="704">pesare la mia </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="718">provenienza».</span></p>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21"></div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<blockquote class="ml-2 border-l-4 border-border-300/10 pl-4 text-text-300">
<h3 class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]" style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="4">«La parte più difficile è rientrare a casa e rendermi conto del tempo trascorso, vedere i miei parenti invecchiati. Non è facile essere l&#8217;unico assente alle occasioni di famiglia»</span></strong></span></h3>
</blockquote>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21"></div>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2">Tornare, ma per scelta: il messaggio alle imprese italiane</span></strong></p>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Eppure, a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="10">fronte di questi enormi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="34">sacrifici personali, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="55">emerge lo snodo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="71">cruciale della sua </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="90">analisi. Anche con le </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="112">stesse condizioni </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="130">economiche e di crescita </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="155">offerte a Lussemburgo, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="178">non sarebbe </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="190">rimasto nel suo Paese di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="215">origine: «Anche se in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="237">Italia ci fossero </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="255">state le stesse </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="271">condizioni, sarei partito </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="297">comunque. Qui c&#8217;è una </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="319">forte crescita a livello </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="344">personale e professionale: </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="371">entri in contesti </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="389">completamente diversi da quelli </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="421">in cui sei </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="432">cresciuto, conosci persone </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="459">con stimoli e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="473">capacità differenti e impari </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="502">molto più in fretta. </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="523">Cambia proprio il modo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="546">di vedere le cose, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="565">perché capisci che il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="587">mondo è grande e non </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="608">esiste solo la tua città </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="633">o il tuo Paese».</span></p>
</div>
<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">L&#8217;esperienza </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="13">fuori dai confini </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="31">diventa così una </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="48">competenza in sé: «Questo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="74">aumenta anche la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="91">capacità di riconoscere </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="115">le opportunità. In </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="134">un mondo sempre più </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="154">competitivo, soprattutto </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="179">nelle grandi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="192">multinazionali, servono </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="216">competenze forti. L&#8217;estero </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="243">permette proprio questo: </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="268">entrare in contesti più </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="292">internazionali e strutturati, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="322">dove le skill si </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="339">sviluppano più in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="357">fretta».</span></p>
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<div class="_chunkWrapper_bsh32_21">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">La narrazione di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="17">Matteo Gallinotto </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="35">smonta la retorica della </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="60">&#8220;fuga dei cervelli&#8221; e </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="82">consegna alle aziende </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="104">italiane una prospettiva di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="132">speranza e una chiara </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="154">direzione strategica. Il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="179">giovane non parte per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="201">scappare, ma per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="218">allenarsi. «Mi piacerebbe in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="247">futuro tornare in </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="265">Italia, perché resta il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="289">Paese che amo», </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="305">conclude Matteo. «Però, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="329">nella realtà </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="342">attuale, un rientro avrebbe </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="370">senso solo dopo aver </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="391">costruito un percorso </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="413">solido all&#8217;estero, </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="432">raggiunti risultati concreti </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="461">e sviluppato </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="474">competenze di alto livello. </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="502">La mia </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="509">consapevolezza è che se tornassi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="542">ora farei un passo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="561">indietro a livello di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="583">stipendio e di qualità </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="606">vita-lavoro. Perderei anche </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="634">l&#8217;indipendenza che mi sono </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="661">costruito qui e che è sempre </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="690">stato il mio obiettivo. </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="714">Essere costretto a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="733">rientrare per me sarebbe un </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="761">fallimento, vorrei che </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="784">quella scelta nascesse da </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="810">un desiderio e non da </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="832">una costrizione».</span></p>
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<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="0">Il</span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="2"> messaggio per il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="20">nostro sistema d&#8217;impresa </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="45">è chiaro: dobbiamo </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="64">smettere di leggere la </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="87">mobilità giovanile come un </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="114">tradimento e iniziare a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="138">vederla come </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="151">un&#8217;opportunità di sistema. La Gen </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="185">Z resta, o </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="196">ritorna, solo dove vede un </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="223">margine di crescita. La </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="247">vera sfida per </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="262">l&#8217;attrattività italiana non è </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="292">impedire ai giovani di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="315">partire per esplorare il </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="340">mondo, ma costruire </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="360">realtà aziendali così </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="382">dinamiche, mature e pronte </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="409">alla sfida globale da </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="431">diventare la destinazione </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="457">naturale in cui questi </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="480">professionisti sceglieranno di </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="511">tornare, per portare </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="532">finalmente il loro valore a </span><span class="_animating_bsh32_10" data-newtext-seq="560">casa.</span></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/matteo-consegnava-pizze-ora-lavora-per-amazon-in-lussemburgo-cosa-ci-dice-delle-aziende-italiane/">Matteo consegnava pizze, ora lavora per Amazon in Lussemburgo. Cosa ci dice delle aziende italiane</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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		<title>Gen Z, il welfare serve a sopravvivere ma non basta a costruire il futuro</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/gen-z-il-welfare-serve-a-sopravvivere-ma-non-basta-a-costruire-il-futuro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 07:46:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TRATTENERE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. L’Osservatorio di DoubleYou (Gruppo Zucchetti) fotografa uno scarto che le aziende non vedono: i giovani chiedono mobilità e formazione. Ma spendono il 77% del budget in buoni acquisto: «Necessità, non scelta»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/gen-z-il-welfare-serve-a-sopravvivere-ma-non-basta-a-costruire-il-futuro/">Gen Z, il welfare serve a sopravvivere ma non basta a costruire il futuro</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Immaginate un distributore automatico. Ci metti un euro, scegli quello che vuoi, e lo ottieni subito. Che sia uno snack o una bibita, non c’è bisogno di alcun elaborato ragionamento: scegli, schiacci e ottieni. È la metafora più precisa per descrivere il rapporto che molte aziende italiane hanno ancora oggi con il <b>welfare aziendale: uno strumento da erogare, non una leva da costruire</b>.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">L’<b>Osservatorio Welfare 2026 di DoubleYou (Gruppo Zucchetti)</b>, realizzato su un campione di oltre 3.000 aziende e più di 500mila lavoratori, fotografa un mercato che si dichiara maturo ma tradisce ancora i segni di una maturità incompiuta. I numeri sono solidi: l’87% del credito welfare disponibile viene effettivamente speso dai lavoratori. Il benefit medio pro capite si attesta a 1.040 euro, sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Il sistema funziona. Il problema è che funziona in modo troppo prevedibile. Perché come evidenzia spesso l’<b></b> <b>Osservatorio Delta Index (partner dell’Osservatorio Zucchetti Hr</b>) quando si guarda alla Generazione Z &#8211; quella che nei prossimi anni rappresenterà la quota crescente di lavoratori da attrarre, selezionare, formare e trattenere &#8211; il quadro cambia radicalmente. E costringe a fare domande scomode.</div>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Il cassetto delle emergenze</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La Gen Z riceve in media 720 euro di credito welfare all’anno: il valore più basso tra tutte le generazioni. E ne spende il 77% in fringe benefit, cioè i buoni acquisto per la spesa, la benzina, i beni di prima necessità. Non perché non voglia altro. Ma perché con quel budget non può permettersi altro. Il welfare diventa un cuscinetto per i bisogni immediati, non uno strumento di sviluppo personale o professionale.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Il paradosso emerge quando si incrociano questi dati con quelli sul wellbeing: il 45% della Gen Z indica la mobilità sostenibile come priorità, tre o quattro volte in più rispetto a tutte le altre generazioni. I giovani vogliono che l’azienda entri nella loro vita quotidiana in modo concreto, non con benefit di facciata. E ancora: il 27% della Gen Z cita il benessere finanziario come priorità, una percentuale simile a quella dei Baby Boomers, ma per ragioni opposte. I Boomers pensano alla previdenza complementare, i giovani a come arrivare alla fine del mese.</div>
</div>
<div data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="23742"></div>
<h3 class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="23742">Il welfare non conosce la Gen Z</h3>
<div class="article-body">
<p>C’è poi il dato che dovrebbe far riflettere le direzioni Hr: solo il 5% della Gen Z considera prioritario il sostegno alla genitorialità, contro il 32% dei Millennials. Non è indifferenza, è che quella fase della vita non è ancora arrivata. Il welfare non può permettersi di offrire a tutti lo stesso pacchetto standardizzato e aspettarsi che funzioni allo stesso modo per tutte le fasce d’età. Eppure è esattamente quello che accade nella maggior parte dei casi.</p>
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<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/5/25/photos/gen-z-il-welfare-serve-a-sopravvivere-ma-non-basta-a-costruire-il-futuro_9c103d1a-580b-11f1-ad6b-fba6a2155a3b_1920_1749.jpg"><img decoding="async" class="lozad" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/5/25/photos/cache/gen-z-il-welfare-serve-a-sopravvivere-ma-non-basta-a-costruire-il-futuro_9c103d1a-580b-11f1-ad6b-fba6a2155a3b_1920_1749_v3_large_libera.jpg" alt="Gen Z, il welfare serve a sopravvivere ma non basta a costruire il futuro" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/5/25/photos/cache/gen-z-il-welfare-serve-a-sopravvivere-ma-non-basta-a-costruire-il-futuro_9c103d1a-580b-11f1-ad6b-fba6a2155a3b_1920_1749_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></figure>
<p>Lo conferma Andrea Catania, Advisory Director di DoubleYou (Gruppo Zucchetti): «Dai dati del nostro Osservatorio emerge un punto molto netto: tra gli under 35 non manca l’interesse per un welfare più qualificato e trasversale, manca però spesso un allineamento tra ciò che chiedono e ciò che riescono realmente a utilizzare. La Gen Z esprime priorità specifiche: spiccano mobilità sostenibile, formazione, sviluppo professionale e benessere finanziario, dimensioni fortemente orientate al futuro e alla crescita personale. Se però osserviamo i comportamenti di spesa, queste stesse dimensioni restano marginali: il 77% del loro budget si concentra sui buoni spesa, contro una media del 58%».</p>
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<p>Lo scarto, spiega Catania, non va letto come contraddizione: «Parliamo di una generazione fortemente colpita dalla perdita di potere d’acquisto, che trova nei buoni una facile valvola di sfogo. Ma sbaglieremmo a dedurre che questo esaurisca i bisogni dei più giovani. Il fringe benefit è la soluzione più accessibile nel contesto in cui operano: credito welfare più basso, minore anzianità, spesso minore accompagnamento nella scelta. Millennials e Gen X, quando hanno più disponibilità, si spostano su bisogni strutturati: genitorialità, istruzione, previdenza. Nella Gen Z questa evoluzione non parte, non per mancanza di interesse ma per mancanza di condizioni abilitanti. Il rischio, soprattutto in chiave di attraction, è evidente: le aziende parlano ai giovani con un’offerta che intercetta bisogni immediati, mentre la domanda reale è già su mobilità, competenze e autonomia economica. Finché questo gap resta aperto, il welfare rischia di essere percepito come un bonus travestito, non come un elemento distintivo dell’esperienza di lavoro». Il report evidenzia un’altra distanza: il 56% dei lavoratori associa il benessere a incentivi e benefit concreti, mentre per l’82% degli Hr manager la priorità è il benessere psicologico. Due mondi che si parlano ma non si ascoltano. E il 65% dei lavoratori vorrebbe uno strumento integrato con il portale welfare per ricevere comunicazioni personalizzate e partecipare attivamente alle scelte aziendali: solo il 39% degli Hr ritiene questa esigenza rilevante. C’è un bisogno di essere visti, riconosciuti, inclusi, che l’azienda media non sta ancora intercettando.</p>
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<h3>Da strumento a infrastruttura</h3>
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<p>La questione riguarda, prima ancora della retention, l’attraction: la capacità di far scegliere la propria azienda a un giovane che ha davanti a sé molte opzioni. Un giovane che valuta dove lavorare non vede quasi mai, negli annunci o nelle pagine careers, una descrizione concreta del welfare offerto. Vede foto di uffici luminosi e frasi sul teamwork. Il welfare viene trattato come un plus da svelare dopo l’assunzione, non come un argomento da mettere sul tavolo già in fase di selezione. È un’opportunità sprecata. E a renderla ancora più evidente c’è un ultimo dato: il 46% delle aziende ammette di non essere ancora pronta sul tema della trasparenza salariale. Welfare, benessere e retribuzione continuano a viaggiare su binari separati, mentre per la Gen Z fanno parte di un’unica domanda: vale la pena lavorare qui?</p>
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<p>Conclude Umberto Cassinari, Ceo e co-fondatore di DoubleYou (Gruppo Zucchetti): «Le aziende oggi possono costruire esperienze capaci di accompagnare i lavoratori nella vita vera di ogni giorno, dalla crescita professionale alla salute, dalla genitorialità alla stabilità economica. È qui che il welfare cambia le carte in tavola anche in fase di attraction. Perché oggi, soprattutto per le nuove generazioni, scegliere un’azienda significa valutare anche la qualità dell’esperienza che potrà offrire: quanto ascolta, quanto sa essere vicina ai bisogni, quanto investe davvero sul benessere e sul futuro. Un welfare ben progettato non serve solo a trattenere: racconta, già prima dell’assunzione, che tipo di cultura aziendale si sta scegliendo».</p>
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