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	<title>Luca Bonzanni, Autore presso Deltaindex</title>
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	<description>Business a misura di talenti</description>
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	<item>
		<title>Il divario di stipendio si assottiglia. Ora i giovani recuperano terreno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Bonzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 07:47:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTRARRE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. I dati Inps sul settore privato mostrano un cambio: in dieci anni la differenza tra i salari degli under 35 e quelli dei senior si è ridotta. Seghezzi (Adapt): «Ci sono meno ragazzi, quindi valgono di più».</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Domanda e offerta. È la regola che da sempre governa l’economia: e applicandola al mercato del lavoro, in tempi di transizione demografica si può rivelare un’inedita opportunità favorevole per le nuove generazioni. Lo raccontano i numeri, superando stereotipi e luoghi comuni: se i giovani sono sempre di meno, le aziende sono costrette a «contendersi» i talenti; in questo scenario, una chiave per attrarre o per trattenere i giovani è la retribuzione, che in quelle fasce d’età sta aumentando più di un tempo.</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure style="width: 157px" class="wp-caption alignleft"><a title="Francesco Seghezzi, presidente Adapt" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_488e2d38-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_2880.jpg" data-title="Francesco Seghezzi, presidente Adapt"><img decoding="async" class="lozad" title="Francesco Seghezzi, presidente Adapt" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_488e2d38-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_2880_v3_medium_libera.jpg" alt="Il divario di stipendio si assottiglia.I giovani recuperano terreno" width="157" height="236" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_488e2d38-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_2880_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Francesco Seghezzi, presidente Adapt</figcaption></figure>
<p class="zoom-gallery new libera left">Succede, in proporzione, persino in un Paese che attraversa una lunga – e ben nota – stagione di glaciazione salariale. <b>Francesco Seghezzi, presidente dell’Associazione Adapt e docente all’Università degli Studi di Bergamo</b>, ha analizzato i dati dell’Inps sui dipendenti del settore privato, evidenziando come tra il 2014 e il 2024 i salari degli under 35 siano cresciuti più rapidamente di quelli degli over 50, riducendo il divario generazionale. Più nello specifico, su scala nazionale nel 2014 il «premio salariale» dei lavoratori con più di cinquant’anni d’età – ovvero la forbice salariale in favore dei «senior», rispetto ai colleghi più giovani – era pari al 62,9%, mentre nel 2024 è sceso al 48,8%.</p>
</div>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>La dinamica</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Una buona notizia», la definisce Seghezzi, entrando poi nel dettaglio: «Mentre si parla spesso di occupazione giovanile sottolineando gli elementi negativi, specie nel post-Covid abbiamo assistito a una diminuzione della differenza salariale tra lavoratori anziani e lavoratori giovani. Certo, la situazione rimane comunque critica rispetto al resto dell’Europa, ma per l’Italia è una tendenza positiva». Il salario, tipicamente, si lega alla «carta d’identità»: più si sale con l’età e più aumenta, sia perché si scalano le gerarchie aziendali (a posizioni apicali corrispondono buste paga più consistenti) sia per i meccanismi premiali dovuti alla permanenza prolungata nella stessa azienda (gli «scatti»).</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Ora, però, la forbice si sta assottigliando. Perché? «Siamo ancora nella fase delle ipotesi – premette il ricercatore -, ma sicuramente il fatto che oggi ci siano meno giovani rispetto al passato innesca la legge della domanda e dell’offerta, rendendo i giovani più richiesti e, di conseguenza, potenzialmente meglio pagati. Non solo si sta riducendo il numero dei tirocini e dei contratti a termine, che portano a compensi più bassi, ma ora con più frequenza l’impresa sceglie di fare un investimento e interviene quindi sulla leva salariale. Chiaro, c’è forse anche un problema inverso: i salari delle persone mature crescono meno del passato, e questo può essere un tratto di vulnerabilità».</div>
</div>
<div class="article-body">
<blockquote class="quote-article-cont">
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">«Tra operai e impiegati under 35 lombardi gli stipendi crescono quasi il doppio dei senior»</span></h3>
</blockquote>
<p>Dentro tale congiuntura s’inserisce anche l’elevata mobilità lavorativa degli ultimi anni. La «great resignation», la stagione delle «dimissioni di massa» che ha animato la ripresa post-pandemica favorendo il passaggio da un’azienda all’altra, può aver contribuito a rafforzare il potere contrattuale delle nuove generazioni: «Il numero delle dimissioni si è ormai stabilizzato su livelli molto alti – rileva Seghezzi -: le aziende sono chiamate a pagare di più i propri dipendenti per trattenerli oppure per assumerli». È nel momento del colloquio, ad esempio, che si coglie un ritrovato potere contrattuale per i più giovani.</p>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="29752"></div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_49231d9e-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_1741.jpg"><img decoding="async" class="lozad" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_49231d9e-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_1741_v3_large_libera.jpg" alt="Il divario di stipendio si assottiglia.I giovani recuperano terreno" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/6/15/photos/cache/il-divario-di-stipendio-si-assottigliai-giovani-recuperano-terreno_49231d9e-688b-11f1-95b1-2739c400c0f4_1920_1741_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></figure>
<p>Un altro driver è rappresentato dal profilo professionale: la sfida per la competitività – dalla transizione digitale a quella ambientale, passando per una più trasversale attenzione all’innovazione – chiama le aziende a ricercare profili sempre più formati e specializzati. Ed è proprio nei giovani – più istruiti di un tempo e dotati di skills che non padroneggiano i colleghi più anziani – che si possono trovare questi nuovi lavoratori, con remunerazioni maggiori rispetto al passato.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Quella generazionale, comunque, è una delle tante fratture che attraversano il mercato del lavoro italiano: «In Europa la differenza salariale tra giovani e anziani è più contenuta – ricorda Seghezzi -. Ma l’Italia è un Paese di dualismi: basti pensare alle differenze salariali tra lavoratori e lavoratrici».</p>
</div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Il caso lombardo</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Le dinamiche nazionali più incoraggianti trovano riflesso anche in Lombardia. Analizzando nuovamente il database dell’Inps, stavolta circoscritto alla base regionale, emerge come tra il 2014 e il 2024 le retribuzioni medie annue dei lavoratori dipendenti lombardi nel settore privato fino ai 34 anni d’età siano passate da 17.109 a 20.697 euro lordi, con un incremento del 21%; si tratta di una progressione quasi doppia rispetto a quanto segnato dagli over 50, che hanno visto salire le proprie retribuzioni del 12,9% (da 33.071 a 37.327 euro).</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>L’accelerazione parte dal basso, perché il gap si sta compattando soprattutto nelle mansioni più basse: sempre in Lombardia, nel decennio le retribuzioni degli operai fino ai 34 anni sono salite del 17,6%, contro il 13,3% degli over 50; tra gli impiegati, gli under 35 registrano un +20,9% contro il +9,8% dei senior. Tra i quadri l’andamento è sovrapponibile (retribuzioni al +22,2% gli under 35 e al +20,3% per gli over 50), mentre i dirigenti restano un segmento ancora poco popolato dai giovani (e ne risentono le retribuzioni: +2% quelle degli under 35 contro il +22% degli over 50).</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Terra di opportunità</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La Lombardia è ancora una terra di opportunità per i giovani? «Sì, i dati lo confermano – risponde il presidente dell’Associazione Adapt -, anche se occorre mettere a sistema alcuni aspetti. Milano, ad esempio, sconta l’elevato costo della vita, avvertito in maniera più significativa dai giovani». Di nuovo, l’elemento generazionale si salda ad altri fattori. «Le persone mature hanno mosso i primi passi della carriera in periodi nei quali grazie al proprio stipendio avevano un più facile accesso a un bene come la casa: per chi ha acquistato un’abitazione nei decenni scorsi e ora è proprietario, oggi un rallentamento della crescita dei salari (ciò che accade per gli over 50, ndr) incide in misura minore. Diversamente, per i giovani la situazione abitativa resta complessa nonostante i miglioramenti dei salari».</p>
</div>
<div class="article-body">
<blockquote class="quote-article-cont">
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">«È al colloquio che i giovani sentono il loro nuovo potere contrattuale»</span></h3>
</blockquote>
<p>Nonostante sia difficile far quadrare i conti, la Lombardia resta la regione d’Italia con le retribuzioni più alte, e al tempo stesso continua ad attrarre giovani dal resto del Paese, spesso laureati in cerca di una professione allineata alle proprie competenze. «A Milano si registra una quota crescente di pendolarismo &#8211; conclude Seghezzi -: è un trend che può portare benefici alle città e alle province limitrofe, dove il costo della vita è più contenuto».</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Occupazione ai massimi, ma i giovani fuori dai radar: mercato più «grigio»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/occupazione-ai-massimi-ma-i-giovani-fuori-dai-radar-mercato-piu-grigio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Bonzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 08:39:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OCCUPAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Il XXVII Rapporto Cnel certifica il paradosso: 24 milioni di occupati, record storico, ma gli under 34 perdono terreno (-1,3 punti). Così il lavoro cresce sulle spalle degli over 50, non su quelle delle nuove generazioni.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Più stabilità, meno crescita. E una questione giovani tuttora irrisolta: dopo la forte accelerazione dell’immediato post-pandemia, l’occupazione mantiene un saldo positivo, ma con un ritmo più lento e alcune criticità generazionali e di genere. Parte da queste evidenze l’analisi del Cnel nel «XXVII Rapporto annuale sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva», presentato a Roma nei giorni scorsi. È una dinamica che si coniuga al quadro macroeconomico del Paese: secondo le stime, lo scorso anno il Pil italiano è salito dello 0,5%, mentre nel quarto trimestre del 2025 gli occupati &#8211; arrivati a 24 milioni e 121mila unità &#8211; hanno mostrato un incremento dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2024. «La crescita dell’occupazione non appare pienamente coerente con l’andamento del prodotto interno lordo. In un contesto caratterizzato da una espansione economica moderata, il numero degli occupati continua tuttavia ad aumentare, raggiungendo livelli storicamente elevati».</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Crescono gli over 50&#8230;</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Ma cosa muove l’ultimo miglio del mercato del lavoro? Secondo il Cnel, nel 2025 l’avanzamento dell’occupazione è stato trainato da «fattori strutturali, a partire dalla componente demografica»: se gli anni scorsi avevano segnalato il grande apporto dei giovani alla fase espansiva, ora spicca il ruolo degli over 50. È come se il bacino della forza lavoro più giovane si sia quasi prosciugato; di contro, l’allungamento della vita lavorativa e le riforme pensionistiche «continuano a spingere verso l’alto la partecipazione delle classi di età più mature». Un dato è emblematico: sempre nel quarto trimestre il tasso di occupazione tra i 50-64enni ha toccato il 67%, in salita di 1,6 percentuali su base annua, dunque con una velocità superiore al resto della popolazione attiva. «Le proiezioni Istat mostrano che la popolazione tra i 15 e i 64 anni è destinata a diminuire fortemente nel lungo periodo, passando da 37,2 milioni nel 2024 a 29,4 milioni nel 2050 &#8211; ricorda il documento -. Questo dato aiuta a comprendere perché una parte della crescita occupazionale osservata nel breve periodo non possa essere letta solo come indicatore di rafforzamento congiunturale, ma vada collocata dentro un più ampio processo di trasformazione della struttura demografica del Paese».</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">… e «spariscono» giovani e donne</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Tra i giovani, peraltro, alcuni indicatori assumono già segno negativo: nel quarto trimestre 2025 il tasso di occupazione nella fascia 15-34 anni (43,2%) è calato di 1,3 punti rispetto allo stesso periodo del 2024, il tasso di attività (50,9%) è diminuito di 1,3 punti. «Questo andamento riflette, da un lato, il prolungamento dei percorsi di istruzione e formazione &#8211; approfondisce il Cnel -, dall’altro lato, la persistente difficoltà di accesso al lavoro per i giovani con titolo di studio basso o generico, evidenziando la scarsa capacità di dialogo tra sistema educativo-formativo e il mondo produttivo».</p>
</div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/27/photos/occupazione-ai-massimi-ma-i-giovanifuori-dai-radar-mercato-piu-grigio_d8356f32-4211-11f1-8c65-acde8a3bfcff_1920_1750.png"><img decoding="async" class="lozad" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/27/photos/cache/occupazione-ai-massimi-ma-i-giovanifuori-dai-radar-mercato-piu-grigio_d8356f32-4211-11f1-8c65-acde8a3bfcff_1920_1750_v3_large_libera.png" alt="Occupazione ai massimi, ma i giovanifuori dai radar: mercato più «grigio»" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/27/photos/cache/occupazione-ai-massimi-ma-i-giovanifuori-dai-radar-mercato-piu-grigio_d8356f32-4211-11f1-8c65-acde8a3bfcff_1920_1750_v3_large_libera.png" data-loaded="true" /></a></figure>
<p>Se la disoccupazione è ai minimi storici, la vera partita si gioca quindi sulla partecipazione: il tasso di inattività italiano rimane ben al di sopra della media europea, laddove il tasso di occupazione femminile, fermo al 53,8%, è viceversa di oltre 17 punti inferiore a quello maschile. Di nuovo, i punti deboli richiamano «la carenza di servizi di conciliazione tra vita lavorativa e familiare, la distribuzione ancora squilibrata dei carichi di cura e la elevata quota di lavoro a tempo parziale tra le donne, soprattutto nei servizi».</p>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="24070"></div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Tra Neet ed expat</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La contrazione dei Neet &#8211; i 15-34enni che né studiano né lavorano &#8211; prosegue: dal picco massimo del 28,5% del 2014, i valori sono stati limati sino al 17,3% del 2024. Dal Cnel giunge tuttavia un caveat, capace di spingere lo sguardo oltre la sola dimensione quantitativa: «La diminuzione non è attribuibile uniformemente a un riassorbimento occupazionale o a una crescita della partecipazione formativa, bensì necessariamente anche ad effetti esterni al mercato del lavoro, di base demografica e a migrazioni interne ed esterne».</p>
</div>
<div class="article-body">
<blockquote class="float-quote-article-cont"><p><strong><span style="color: #0000ff;">I Neet calano, ma non per merito: una parte ha semplicemente lasciato l’Italia</span></strong></p></blockquote>
<p>In altri termini, una quota di questi ragazzi ha scelto la strada dell’emigrazione: gli «expat» non sono solo i laureati, ma anche chi ha un titolo di studio basso &#8211; o addirittura ne è privo &#8211; e in Italia non trova una realizzazione. La conferma è in una cifra: «La popolazione italiana nella fascia 15-34 anni è infatti diminuita di 290mila unità negli ultimi anni, concentrando questa contrazione in particolare nel Sud e nel Centro, causando un effetto denominatore che costituisce una dimensione critica spesso sottovalutata».</p>
</div>
<div id="scroll4" class="article-body">
<h3>Il nodo salariale</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Altro problema atavico è quello salariale. Il Cnel mostra come tra gennaio 2024 e dicembre 2025 le retribuzioni contrattuali siano aumentate del 6,1%, a fronte di una crescita dei prezzi al consumo del 3,7%, «determinando un recupero del potere d’acquisto». Tuttavia, tale riscatto risulta ancora parziale, «poiché le retribuzioni reali restano inferiori ai livelli del 2021, con una perdita stimata del 7,7% nel settore privato non agricolo». La dinamica salariale non è quindi «ancora sufficiente a compensare gli effetti della precedente fase inflattiva». Peraltro, la progressione dell’occupazione è «trainata in larga misura dai servizi, in particolare da quelli legati al turismo, alla logistica e ai servizi alle imprese.</p>
</div>
<div class="article-body">
<blockquote class="float-quote-article-cont"><p><strong><span style="color: #0000ff;">Le retribuzioni reali restano sotto i livelli del 2021: la perdita nel privato è del 7,7%</span></strong></p></blockquote>
<p>Comparti caratterizzati da una elevata intensità di lavoro ma, in molti casi, da livelli di produttività e retribuzione relativamente contenuti». Ecco perché, chiarisce il Cnel, «la crescita dell’occupazione non si traduce in un rafforzamento della qualità del lavoro e del benessere economico complessivo. Allo stesso tempo, il rallentamento del manifatturiero e le difficoltà di alcuni comparti industriali limitano le opportunità di occupazione più stabile e qualificata».</p>
</div>
<div id="scroll5" class="article-body">
<h3>La tendenza</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La tendenza, tra l’altro, è destinata anche a consolidarsi nel medio termine. Le stime sui fabbisogni occupazionali per il periodo 2025-2029 oscillano tra i 3,279 e i 3,721 milioni di ingressi, a seconda degli scenari: proprio il settore dei servizi inciderà per il 73-74% di queste richieste, l’industria in senso stretto assorbirà il 17%. Che tipo di profilo si cerca? Circa il 44-46% delle posizioni riguarderà persone con «formazione tecnico-professionale di secondo grado», seguite da una consistente elevata richiesta di profili con istruzione terziaria (37-39%). Continuerà infine a ridursi la domanda di lavoratori con bassa scolarizzazione, sino a rappresentare appena il 12-13% del totale.</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Apprendistato fermo in Lombardia. Senza formazione perde attrattività</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Bonzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 08:51:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Il presidente di Fondazione Adapt, Matteo Colombo: «Se non si valorizza davvero la formazione, l’apprendistato rischia di essere percepito come strumento per ridurre il costo del lavoro». Uno stipendio supera di poco i 15mila euro lordi annui</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita/">Apprendistato fermo in Lombardia. Senza formazione perde attrattività</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>«Non servono modifiche normative: occorre maturare la consapevolezza e le competenze per usare al meglio questo strumento». Cioè l’apprendistato, il contratto che coniuga &#8211; o dovrebbe, perché sta qui il nodo &#8211; l’occupazione giovanile con la formazione. Nella riflessione di Matteo Colombo, presidente della Fondazione Adapt, c’è il nodo della questione. I numeri segnalano una sorta di stagnazione nell’utilizzo di questo istituto giuridico: può incidere in parte la dinamica demografica, visto che i giovani sono sempre meno, ma la sensazione è quella di un’attrattività in flessione.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Un tortuoso saliscendi</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il caso lombardo è emblematico. Stando alla banca dati dell’Inps, nel 2024 &#8211; l’ultimo anno pienamente rendicontato &#8211; sono stati 115.623 i lavoratori con contratto di apprendistato, in contrazione rispetto al biennio precedente (119.503 nel 2023 e 116.618 nel 2022); lo sguardo di lungo periodo racconta invece di un tortuoso saliscendi: nel 2008 si contavano ben 127.093 apprendisti, nel 2016 si precipitava a quota 77.934; negli ultimi anni, però, la sostanza è quella di una stabilizzazione senza nuovi slanci.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">I tre tipi di apprendistato</h3>
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<div class="article-body">
<p>Le statistiche dell’Inps aggregano tutti i tipi di apprendistato. Occorre infatti parlare al plurale, perché ne esistono tre forme: quello professionalizzante (il più diffuso, per giovani dai 18 ai 29 anni), quello di primo livello (assolutamente minoritario, si instaura durante l’istruzione superiore o la formazione regionale ed è dedicato al target 15-25 anni) e quello di terzo livello (dedicato all’alta formazione e alla ricerca, la fascia è quella dei 18-29 anni).</p>
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<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure class="zoom-gallery new libera left">
<p><figure style="width: 287px" class="wp-caption alignleft"><a title="Matteo Colombo, presidente Fondazione Adapt" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/3/23/photos/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita_4b1a5d08-2694-11f1-8e34-721c3b1c5e3e_1920_1280.jpg" data-title="Matteo Colombo, presidente Fondazione Adapt"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="lozad" title="Matteo Colombo, presidente Fondazione Adapt" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/3/23/photos/cache/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita_4b1a5d08-2694-11f1-8e34-721c3b1c5e3e_1920_1280_v3_large_libera.jpg" alt="Apprendistato fermo in Lombardia. Senza formazione perde attrattività" width="287" height="191" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/3/23/photos/cache/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita_4b1a5d08-2694-11f1-8e34-721c3b1c5e3e_1920_1280_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Matteo Colombo, presidente Fondazione Adapt</figcaption></figure></figure>
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<p>«Più del 97% degli apprendistati in Italia è di tipo professionalizzante &#8211; spiega Matteo Colombo -, ed è quello che non coinvolge strutturalmente il mondo della formazione, della scuola e dell’università. È questa la tipologia in calo». Qual è il problema? «La sua debolezza &#8211; osserva il giuslavorista &#8211; sta nella componente formativa, per diverse motivazioni. In alcune regioni non viene finanziata la componente di formazione fatta al di fuori dall’azienda, oppure è ritenuta poco interessante dalle imprese e dagli apprendisti stessi». Si entra negli esempi concreti e s’intuisce una certa fragilità: «Se la formazione si limita a imparare a usare Excel, alla comunicazione di gruppo o alle competenze digitali di base, rischia di essere poco interessante &#8211; rileva Colombo -. Mentre la parte di formazione interna, disciplinata dai contratti collettivi, spesso è un monte ore debole con scarso valore, un apprendimento on the job che in realtà non pare così diverso da ciò che fa un altro normale lavoratore dipendente. Se non si valorizza la formazione, la sensazione è quella che si ricorra al contratto di apprendistato per abbattere il costo del lavoro».</p></div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Formazione e attrattività</h3>
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<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="3346">Ecco, è attraverso queste lenti che si può comprendere come rilanciare l’apprendistato. «In un contesto nel quale è sempre più difficile trovare giovani, e in particolare giovani dotati delle competenze ricercate dalle aziende, le nuove generazioni hanno un potere contrattuale diverso &#8211; ragiona Colombo -: per questo le imprese devono essere consapevoli del valore della formazione offerta con l’apprendistato. Che non è un contratto come gli altri: dovrebbe essere un sistema per formare competenze e nuove professioni».</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont right">
<figure class="zoom-gallery new libera right"><a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/3/23/photos/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita_4ba325fc-2694-11f1-8e34-721c3b1c5e3e_1920_2910.jpg"><img decoding="async" class="lozad alignright" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/3/23/photos/cache/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita_4ba325fc-2694-11f1-8e34-721c3b1c5e3e_1920_2910_v3_medium_libera.jpg" alt="Apprendistato fermo in Lombardia. Senza formazione perde attrattività" width="455" height="689" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/3/23/photos/cache/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita_4ba325fc-2694-11f1-8e34-721c3b1c5e3e_1920_2910_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></figure>
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</div>
<div id="scroll4" class="article-body">
<h3>Oltre il salario</h3>
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<div class="article-body">
<p>È una questione che va oltre il salario. I dati dell’Inps indicano che in media un dipendente in apprendistato in Lombardia nel 2024 ha maturato 15.469 euro lordi annui: la tendenza è all’aumento (nel 2019 ci si attestava a 13.956 euro lordi, nel 2008 a 11.777 euro lordi), ma l’appeal del salario va temperato con altri aspetti. «Se c’è una vera dimensione formativa, e se i giovani la percepiscono, allora anche questo contratto diventa più credibile e interessante, perché la retribuzione più contenuta è compensata dalla dimensione formativa &#8211; rimarca il presidente della Fondazione Adapt -. Tant’è che oggi, più che nuove leggi sull’apprendistato, occorrerebbe una nuova valorizzazione di questo istituto da parte del sindacato, della contrattazione collettiva e delle aziende». In altri termini: un giovane può accettare la paga più bassa dell’apprendistato, purché riconosca in questa fase della propria carriera l’opportunità di ricevere delle skills spendibili nel futuro professionale.</p>
</div>
<div id="scroll5" class="article-body">
<h3>Alta formazione</h3>
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<div class="article-body">
<p>Se fin qui ci si è concentrati sull’apprendistato professionalizzante, restano margini importanti anche per le altre forme di questo contratto. «Quello di primo livello, legato all’istruzione superiore o alla formazione regionale, non va oltre i 10mila occupati in tutta Italia, ma è comunque cresciuto pur rimanendo su valori assoluti limitati &#8211; prosegue Colombo -. Il Pnrr ha messo delle risorse importanti per il sistema duale, ma i suoi effetti dipendono dal ruolo di ciascuna Regione, creando di fatto una situazione a macchia di leopardo». L’apprendistato di terzo livello, dedicato all’alta formazione e ricerca, «sconta un altro tipo di problema &#8211; fa notare Colombo -: il difficilissimo dialogo con il mondo dell’università, al quale questo strumento piace poco, con la conseguenza di rendere complicato costruire dei rapporti. Alcuni casi virtuosi però ci sono: come Adapt, ad esempio, da anni coordiniamo una scuola di dottorato, ora con l’Università di Siena, che permette di sviluppare questo percorso».</p>
</div>
<div id="scroll6" class="article-body">
<h3>I sistemi tedesco e francese</h3>
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<div class="article-body">
<p>Oltre i confini italiani ci sono dei modelli che funzionano e possono risultare utili anche al dibattito locale. «Il più citato è il sistema tedesco &#8211; aggiunge Colombo -. Lì, a fare la differenza sono gli operatori di prossimità: le Camere di commercio favoriscono a livello territoriale la costruzione effettiva dei percorsi di apprendistato, secondo una logica di vicinanza. Tra i meno noti, ma ugualmente interessanti, c’è l’apprendistato francese, che cresce nella sua versione più simile al nostro apprendistato professionalizzante, non integrato con il sistema della scuola, dell’università e dell’Its. Che differenza ha? Porta all’ottenimento di una qualifica riconosciuta dal sistema pubblico: in Italia, invece, manca questa dimensione». Si torna al punto di partenza: valorizzare la formazione, l’essenza dell’apprendistato. Un modello ancora valido, ma da rilanciare restando «fedeli» alla sua vocazione.</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>La frattura generazionale: il 46% introvabile e 190mila occupati in meno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Bonzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 16:44:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OCCUPAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OCCUPAZIONE. Il secondo report Cnel-Unioncamere fotografa un mercato del lavoro che fatica a far incontrare domanda e offerta: quasi un’assunzione su due è difficile da coprire, mentre tra i 15-34enni calano gli occupati (-3,5%) e crescono gli inattivi (+235mila). Non è solo carenza di candidati, ma una frattura nei processi di transizione tra formazione e impresa che mette a rischio competitività e coesione sociale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il punto di partenza è noto, ed è quello della difficoltà delle imprese nel trovare lavoratori. L&#8217;altro aspetto, però, va in contropiede alle apparenze: il mondo giovanile, nonostante la crisi demografica, è «un grande serbatoio del mercato del lavoro». Parte da questa doppia evidenza il secondo report del Cnel (il Consiglio nazionale dell&#8217;economia e del lavoro) e di Unioncamere, in collaborazione con l&#8217;Istat, dedicato al mismatch tra domanda e offerta di lavoro in Italia, con un focus specifico sui giovani. Secondo Renato Brunetta, presidente del Cnel, c&#8217;è una «sfida cruciale e non più rimandabile: far incontrare i fabbisogni delle imprese, oggi alla ricerca di profili per quasi la metà delle assunzioni previste, con il capitale umano custodito nei serbatoi di potenziale inespresso del Paese, come i nostri giovani, le donne e gli anziani». È una prospettiva che va oltre la «semplice» mancanza di candidati, mettendo in luce le costanti asimmetrie tra domanda e offerta di lavoro: «Individuare le azioni più efficaci per agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e trattenere i talenti – sottolinea Andrea Prete, presidente di Unioncamere – è essenziale per assicurare competitività alle nostre imprese e crescita economica diffusa. I giovani sono un patrimonio prezioso che dobbiamo riuscire ad attrarre e valorizzare, offrendo loro un’occupazione solida e soddisfacente».</p>
<p><strong>Le posizioni scoperte: tra attesa e pianificazione</strong></p>
<p>Nel secondo semestre del 2025, all&#8217;interno di un rallentamento del fabbisogno occupazionale (sono stati programmati quasi 2,6 milioni di ingressi, -1,7% nel giro di un anno), le aziende italiane hanno faticato a coprire il 46,1% dei posti di lavoro ricercati (in lieve calo rispetto al 48,4% dello stesso periodo del 2024), con ampie oscillazioni a seconda dei settori: lo scenario più critico è nelle costruzioni (dove l&#8217;incidenza raggiunge il 61,4%) e in alcune filiere della manifattura (l&#8217;industria del legno e del mobile tocca il 57,2%, la metalmeccanica e l&#8217;elettronica si attesta al 59,2%), mentre lo scenario è più rassicurante nei servizi finanziari e assicurativi (35%).</p>
<p>La ricerca si fa così lunga, i tempi medi di reclutamento sono di 4,5 mesi e si superano i 6 mesi per specifici comparti manifatturieri e per l&#8217;edilizia: tale dilatazione temporale rischia di innescare tensioni nella pianificazione della forza lavoro e delle traiettorie di sviluppo aziendali, specie nei mercati più dinamici. C&#8217;è «fame» soprattutto di profili qualificati, ancora più ardue da individuare: le difficoltà di reperimento salgono infatti al 51% quando le imprese cercano laureati.</p>
<p><strong>La sfida per le piccole aziende</strong></p>
<p>È un&#8217;economia sempre a diverse velocità: il fattore dimensionale è decisivo, sia nelle strategie di recruiting sia nell&#8217;attrattività verso i candidati. Le difficoltà di reperimento arrivano mediamente al 52,9% nelle microimprese fino a 9 dipendenti e precipitano al 28,2% in quelle con più di 500 addetti, grazie a maggiore forza contrattuale, politiche retributive più competitive e maggiore visibilità.</p>
<p>A livello territoriale, le aree metropolitane e le province del Nord-Est e del Nord-Ovest conservano una maggiore dinamicità; nel Mezzogiorno, invece, la domanda si concentra soprattutto nei territori a vocazione turistica e nei centri urbani più grandi.</p>
<p><strong>Il «serbatoio» degli inattivi: agire su formazione e orientamento</strong></p>
<p>Dopo una fase di forte espansione, l&#8217;occupazione giovanile ha frenato sino a invertire la rotta. Nel terzo trimestre del 2025, gli occupati nella fascia 15-34 anni sono diminuiti del 3,5% (190mila in meno), ma al tempo stesso anche i disoccupati sono calati del 4,7% (-30mila). Ad allargarsi è così la platea degli inattivi, aumentata del 4% (+235mila). È una dinamica che, secondo il report, rivela diverse «fratture».</p>
<p>Cala l&#8217;occupazione tra i laureati e tiene quella dei diplomati, a conferma della forte richiesta di figure tecniche e operative nel commercio e nei servizi, mentre il divario di genere si amplifica ulteriormente: se il tasso di disoccupazione è sceso al 9,6% tra i giovani maschi, è invece salito all&#8217;11,4% tra le coetanee donne.</p>
<p>Occorre dunque agire sul salto tra formazione e lavoro, sulle competenze maturate durante i percorsi di studio, sull&#8217;orientamento, così da scalfire il «serbatoio» degli inattivi: «L’incremento degli inattivi – si legge nel focus di Unioncamere e Cnel – può riflettere il prolungamento dei percorsi formativi, condizioni di scoraggiamento nella ricerca di lavoro o difficoltà di accesso alle opportunità occupazionali. Questo andamento segnala criticità nei processi di transizione verso il lavoro e una crescente distanza tra una parte della popolazione giovanile e il sistema produttivo. Nonostante le imprese segnalino diffuse difficoltà nel reperire personale e persistano fabbisogni elevati in diversi settori, soprattutto nei servizi, nelle costruzioni e nelle professioni operative, una quota crescente di giovani resta ai margini del mercato del lavoro».</p>
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		<item>
		<title>Stipendi sotto la lente: la direttiva Ue che cambia le regole del gioco per la Gen Z</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Bonzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 09:58:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OCCUPAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OCCUPAZIONE. La direttiva Ue sulla trasparenza salariale introduce nuovi obblighi per le imprese e nuovi diritti per lavoratori e candidati. Per i giovani, chiamati a scegliere dove lavorare, la conoscenza dei criteri retributivi diventa un indicatore chiave di equità, affidabilità e qualità dell’organizzazione.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Il gender pay gap si può combattere anche attraverso la trasparenza. È questo lo spirito della direttiva Ue 2023/970, appunto sulla trasparenza salariale, che dovrà essere adottata in tutti gli Stati membri dell&#8217;Unione europea – e quindi anche in Italia – entro il 7 giugno 2026.</p>
<p>La normativa parte da un dato di fatto: la differenza di genere nelle retribuzioni. Il fenomeno è fortemente radicato anche in Italia, come dimostrato dall&#8217;ultimo rendiconto dell&#8217;Inps, secondo cui – con dati riferiti al 2023 – le donne percepiscono stipendi inferiori di oltre 20 punti percentuali rispetto agli uomini, mentre solo il 21,1% dei dirigenti è donna.</p>
<p>La direttiva Ue agisce sulla trasparenza e sulla possibilità, da parte di dipendenti e candidati, di conoscere in maniera corretta e verificabile i livelli retributivi dell’azienda, i criteri con i quali vengono determinati e, dunque, la presenza di eventuali criticità. L’obiettivo, come indicato all’articolo 1, è «rafforzare l&#8217;applicazione del principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore tra uomini e donne»; il provvedimento varrà per i datori di lavoro pubblici e privati e per tutti i lavoratori che hanno un contratto o un rapporto di lavoro.</p>
<p>Di per sé, dunque, la norma non andrà a garantire direttamente una piena parità retributiva, ma permetterà di evidenziare eventuali distorsioni e di rendere il sistema più leggibile.</p>
<h3>Le misure previste</h3>
<p>Stando alle disposizioni europee, «i candidati a un impiego hanno il diritto di ricevere, dal potenziale datore di lavoro, informazioni sulla retribuzione iniziale o sulla relativa fascia da attribuire alla posizione in questione, sulla base di criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere». Tali informazioni «sono fornite in modo tale da garantire una trattativa informata e trasparente sulla retribuzione, ad esempio in un avviso di posto vacante pubblicato, prima del colloquio di lavoro o altrimenti». Al tempo stesso, specifica l’articolo 5 della direttiva, «il datore di lavoro non può chiedere ai candidati informazioni sulle retribuzioni percepite negli attuali o nei precedenti rapporti di lavoro».</p>
<p>Altre misure riguardano chi già lavora in azienda. I datori di lavoro dovranno rendere «facilmente accessibili ai propri lavoratori» i criteri utilizzati per determinare la retribuzione, i livelli retributivi e la progressione economica. Ai dipendenti vengono dunque riconosciute maggiori garanzie informative. Come specifica l&#8217;articolo 7 della direttiva, «i lavoratori hanno il diritto di richiedere e ricevere per iscritto informazioni sul loro livello retributivo individuale e sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore».</p>
<p>In altri termini, a chi ne farà richiesta dovrà essere reso disponibile un prospetto con dati utili a confrontare la propria posizione con quelle di pari inquadramento all’interno dell’impresa: non verranno “svelati” i compensi individuali dei colleghi, ma sarà comunque possibile ottenere una fotografia oggettiva della struttura retributiva aziendale.</p>
<h3>Trasparenza e giovani: un cambio di paradigma</h3>
<p>Per le nuove generazioni che si affacciano oggi al mercato del lavoro, la trasparenza retributiva non è un tema tecnico o sindacale, ma un fattore identitario. I giovani, e in particolare la Generazione Z, mostrano una sensibilità crescente verso i temi dell’equità, della coerenza e della chiarezza delle regole che governano le organizzazioni. In questo contesto, la possibilità di conoscere in anticipo le fasce retributive, i criteri di crescita economica e le logiche che determinano gli stipendi diventa un elemento centrale nella valutazione di un’azienda.</p>
<p>Non si tratta soltanto di contrastare il gender pay gap, ma di rendere il lavoro comprensibile e confrontabile. Per molti giovani candidati, l’asimmetria informativa sulle retribuzioni è percepita come una delle principali criticità del processo di ingresso nel mondo del lavoro, spesso associata a dinamiche di opacità o a trattative individuali poco strutturate. La direttiva Ue 2023/970 interviene proprio su questo punto, riducendo lo spazio dell’arbitrarietà e rafforzando la fiducia nel sistema.</p>
<p>In prospettiva, la trasparenza salariale è destinata a incidere anche sull’attrattività delle imprese e sulla capacità di trattenere i giovani talenti. In un mercato del lavoro sempre più competitivo e segnato da una crescente scarsità di capitale umano qualificato, la qualità – e la leggibilità – delle politiche retributive diventa un asset reputazionale. Le aziende che sapranno anticipare lo spirito della normativa, andando oltre il mero adempimento formale, potranno posizionarsi come contesti affidabili e coerenti con le aspettative delle nuove generazioni.</p>
<h3>Per chi scatta l’obbligo</h3>
<p>Per giungere a questo risultato sono stati determinati specifici parametri statistici da utilizzare, come il divario retributivo di genere, il divario retributivo mediano e la distribuzione di uomini e donne nei quartili retributivi. Le informazioni richieste dovranno essere fornite entro due mesi dalla presentazione della richiesta.</p>
<p>Se ogni Stato membro dovrà recepire la direttiva entro il 7 giugno 2026, l&#8217;obbligo di rendicontazione scatterà in tempi successivi. Dal 7 giugno 2027 l’obbligo riguarderà le aziende con più di 150 dipendenti, mentre dal 2031 sarà esteso a quelle tra i 100 e i 149. Al momento restano escluse le imprese sotto i 100 addetti, pur senza divieto di adesione volontaria o di eventuali estensioni decise a livello nazionale.</p>
<h3>Gli effetti</h3>
<p>Come specifica il testo europeo, «la valutazione congiunta delle retribuzioni è effettuata al fine di individuare, correggere e prevenire differenze retributive tra lavoratori di sesso femminile e di sesso maschile che non sono motivate sulla base di criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere».</p>
<p>È previsto che i datori di lavoro effettuino una valutazione congiunta delle retribuzioni con i rappresentanti dei lavoratori qualora si verifichino tre condizioni: un divario retributivo medio superiore al 5% in una categoria di lavoratori; l’assenza di motivazioni oggettive; e la mancata correzione entro sei mesi dalla comunicazione dei dati. L’obiettivo è ridurre in modo strutturale il gap di genere.</p>
<p>Indirettamente, però, è lecito attendersi un ulteriore effetto: la possibilità di valutare la qualità retributiva di un’azienda diventerà un fattore di scelta sempre più rilevante per i giovani, incidendo sull’attrattività e sulla capacità di retention delle imprese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/stipendi-sotto-la-lente-la-direttiva-ue-che-cambia-le-regole-del-gioco-per-la-gen-z/">Stipendi sotto la lente: la direttiva Ue che cambia le regole del gioco per la Gen Z</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il lavoro scivola dal 2° al 6° posto. «Per i giovani il denaro è il tempo»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/il-lavoro-scivola-dal-2-al-6-posto-per-i-giovani-il-denaro-e-il-tempo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Bonzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 09:44:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. L’ultima ricerca Engim fotografa un cambio culturale già in atto. Il prof Marini: «Non è che il lavoro non conti più, per la Gen Z conta nella misura in cui riesce a stare in equilibrio con il resto della vita»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/il-lavoro-scivola-dal-2-al-6-posto-per-i-giovani-il-denaro-e-il-tempo/">Il lavoro scivola dal 2° al 6° posto. «Per i giovani il denaro è il tempo»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>È un cambio di paradigma profondo. Anzi, un ribaltamento completo. «Ai colloqui di lavoro, oggi non sono più le aziende che dicono “le faremo sapere”. È esattamente il contrario, sono i giovani che faranno sapere se l’offerta di lavoro va bene. Perché? Se un tempo vigeva il detto “il tempo è denaro”, oggi per i giovani “il denaro è il tempo”. Le priorità che guidano queste scelte sono mutate radicalmente». <strong class="gsto">Daniele Marini, professore associato di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova e direttore scientifico di Community Research&amp;Analysis</strong>, traccia il quadro sulla base di un’intensa opera di ascolto. Quella condensata nel volume «Il futuro è il presente», curato da Marini ed edito da Guerini e Associati, che espone i risultati della seconda edizione dell’Osservatorio Giovani e Futuro, ricerca promossa dalla Fondazione Engim e curata da Community Research&amp;Analysis. La pubblicazione mette in fila i risultati di una survey nazionale condotta su un campione di 3.874 studenti Engim (formazione professionale) e 634 studenti di alcuni istituti superiori, per indagare in profondità l’approccio al mondo del lavoro e il rapporto con le generazioni adulte.</p>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Un mutamento culturale</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Sono urgenze che riguardano l’oggi, il presente, perché il cambiamento sta già avvenendo. I dati confermano quanto già individuato nel recente passato &#8211; spiega Marini -: le giovani generazioni mostrano un mutamento culturale intendo. Perché? Ancora per l’esperienza del Covid». Alcuni elementi concreti guidano il consolidamento di questa convinzione: «Per due anni, tra il 2020 e il 2021, si è rimasti a casa e si è colto che un’altra organizzazione della propria vita è possibile: la scuola è andata avanti, le aziende sono andate avanti. Quell’esperienza, tangibile e vissuta, ha dato una spinta che si coglieva già prima della pandemia, ma che prima non avevano avuto la possibilità di esprimersi».</p>
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<div class="float-img-article-cont left">
<figure style="width: 370px" class="wp-caption alignleft"><a title="Daniele Marini, professore associato di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova e direttore scientifico di Community Research&amp;Analysis" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/1/19/photos/il-lavoro-scivola-dal-2-al-6-postoper-i-giovani-il-denaro-e-il-tempo_91a1f4b8-f519-11f0-b593-4f931ef7ba42_1920_1595.jpg" data-title="Daniele Marini, professore associato di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova e direttore scientifico di Community Research&amp;Analysis"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad" title="Daniele Marini, professore associato di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova e direttore scientifico di Community Research&amp;Analysis" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/1/19/photos/cache/il-lavoro-scivola-dal-2-al-6-postoper-i-giovani-il-denaro-e-il-tempo_91a1f4b8-f519-11f0-b593-4f931ef7ba42_1920_1595_v3_large_libera.jpg" alt="Daniele Marini, professore associato di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova e direttore scientifico di Community Research&amp;Analysis" width="370" height="307" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/1/19/photos/cache/il-lavoro-scivola-dal-2-al-6-postoper-i-giovani-il-denaro-e-il-tempo_91a1f4b8-f519-11f0-b593-4f931ef7ba42_1920_1595_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Daniele Marini, professore associato di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova e direttore scientifico di Community Research&amp;Analysis</figcaption></figure>
<p class="zoom-gallery new libera left">L’evidenza è in alcuni dati: «Prima del Covid, in Italia lavorava da remoto solo l’1,2% degli occupati: mosche bianche, peraltro tutte concentrate nei settori dell’informazione, delle assicurazioni e delle banche. Con l’emergenza sanitaria, invece, si è arrivati a superare il 30% degli occupati, e al contempo si è dato spazio ad altre dimensioni della vita».</p>
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<h3>La gerarchia dei valori</h3>
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<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="106279">L’Osservatorio Giovani e Futuro ha scelto una strada particolare per raccontare il punto di vista delle nuove generazioni: ha riproposto, nei mesi scorsi, le stesse domande di una analoga ricerca condotta nel 1987 e ha tracciato un parallelo sui risultati. Al centro, la «gerarchia» dei valori di riferimento e il loro peso: quasi quarant’anni fa, l’82,9% dei giovani metteva al primo posto la famiglia (l’82,9% del campione riteneva questo aspetto «molto importante» per la propria vita), poi si trovavano il lavoro (66,6%) e gli amici (60,9%), quindi con uno stacco ampio figuravano anche il tempo libero (44,2%), il farsi una cultura (32,2%) e fare sport (32,2%). Oggi il panorama è decisamente diverso: il podio ha distanze ravvicinate ed è composto da famiglia (65,9%), salute (63,4%) e tempo libero (57,1%), mentre a più breve distanza si segnalano la cultura (45,2%), gli amici (42,9%) e il lavoro (40,5%). «Il lavoro è sceso dal 2° al 6° posto – riassume il sociologo -, ma più in generale c’è meno distanza tra le singole risposte o tra gruppi di risposte. Cosa significa? Mentre per le generazioni attuali i valori erano una gerarchia, con tre cose davvero importanti e le altre in misura minore, oggi l’insieme dei valori è diventato un puzzle: ci sono cioè dei pezzi che si devono combinare tra loro. Il lavoro resta essere rilevante, certo, ma lo è nella misura in cui si riesce a coniugarlo con la famiglia, il tempo libero e altri impegni».</div>
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<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/1/19/photos/il-lavoro-scivola-dal-2-al-6-postoper-i-giovani-il-denaro-e-il-tempo_92e03d44-f519-11f0-b593-4f931ef7ba42_1920_1428.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad alignright" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/1/19/photos/cache/il-lavoro-scivola-dal-2-al-6-postoper-i-giovani-il-denaro-e-il-tempo_92e03d44-f519-11f0-b593-4f931ef7ba42_1920_1428_v3_large_libera.jpg" width="685" height="510" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/1/19/photos/cache/il-lavoro-scivola-dal-2-al-6-postoper-i-giovani-il-denaro-e-il-tempo_92e03d44-f519-11f0-b593-4f931ef7ba42_1920_1428_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></figure>
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<h3>Tre mappe di riferimento</h3>
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<p>Il riflesso si scorge appunto nelle dinamiche professionali, dal colloquio alle traiettorie di carriera: «In questa visione lo stipendio non è la priorità – nota Marini -, e dunque a un’impresa non basta mettere sul piatto un buon salario per essere attrattiva. Gli studi ci raccontano tre mappe di valori per i giovani: la qualità del lavoro percepito, e dunque la comprensione delle possibilità di crescita e la presenza di benefit e welfare; l’idea dell’impresa come comunità, quindi con buone relazioni e la partecipazione agli obiettivi; il fatto che l’impiego sia vicino a casa, oppure si valuta la disponibilità ad andare direttamente all’estero».</p>
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<div id="scroll4" class="article-body">
<h3>Il mondo degli adulti</h3>
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<div class="article-body">
<p>Ogni ricerca è frutto dell’ascolto. Ma, oltre l’analisi accademica, chi ascolta i giovani? «La figura degli adulti oggi appare sbiadita – rileva Marini -, non riconoscibile. Non a caso, solo il 30% dei giovani dichiara di avere un dialogo significativo con i propri genitori e il mondo degli adulti, ma la sensazione è biunivoca, cioè anche nei “grandi” c’è questa fatica». Tra l’altro s’intravede un altro spartiacque: «La figura di riferimento oggi è la madre – prosegue il professore -. Tuttavia, le madri di oggi tendono a riprodurre i modelli culturali nei quali loro sono cresciute». E se proiettiamo questa considerazione in ambito lavorativo, ecco che «si continua così a perpetrare la segregazione settoriale e la difficoltà a sfondare il tetto di cristallo – spiega Marini -. Il rovescio della medaglia è la scomparsa dei padri: quelli di un tempo erano autorevoli e autoritari, quelli di oggi rischiano di essere evanescenti».</p>
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<h3>Autonomia e lavoro</h3>
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<p>In questo rimescolamento di attitudini e aspirazioni c’è anche uno sguardo inedito sul lavoro autonomo: il 72% degli studenti Engim intervistati ritiene che nel lavoro autonomo ci siano più opportunità di valorizzare le proprie capacità, contro il 28% che individua questa possibilità nel lavoro dipendente. «È uno spostamento importante – dice Marini -: una prova è il fatto che i concorsi pubblici attirino sempre meno le nuove generazioni. Il lavoro, un tempo ancorato all’azienda, oggi diventa una parte di se stessi. C’è meno senso di appartenenza alla propria azienda: oggi ci si riconosce nella misura in cui l’impresa offre un’opportunità di crescita individuale». C’è una conseguenza in tutto ciò: «Le statistiche rivelano che oggi un giovane rimane nella stessa azienda in media 4 anni – conclude Marini -. Un tempo, indicare sul proprio curriculum 4-5 posti di lavoro era ritenuto un elemento di poca affidabilità. Oggi è esattamente il contrario: vuol dire aver accumulato esperienza».</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/il-lavoro-scivola-dal-2-al-6-posto-per-i-giovani-il-denaro-e-il-tempo/">Il lavoro scivola dal 2° al 6° posto. «Per i giovani il denaro è il tempo»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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		<title>La legge di bilancio 2026 ridisegna il lavoro. Tutte le novità su politiche occupazionali, fisco e welfare</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/la-legge-di-bilancio-2026-ridisegna-il-lavoro-tutte-le-novita-su-politiche-occupazionali-fisco-e-welfare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Bonzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 10:05:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OCCUPAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OCCUPAZIONE. Taglio del cuneo fiscale, incentivi alle assunzioni stabili, misure per le lavoratrici madri e nuove regole su previdenza e congedi. La legge di bilancio 2026 introduce un pacchetto articolato di interventi che impatta su imprese, lavoratori e organizzazione del lavoro</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/la-legge-di-bilancio-2026-ridisegna-il-lavoro-tutte-le-novita-su-politiche-occupazionali-fisco-e-welfare/">La legge di bilancio 2026 ridisegna il lavoro. Tutte le novità su politiche occupazionali, fisco e welfare</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dagli sgravi per le assunzioni alle agevolazioni per le lavoratrici madri, dai congedi parentali alla tassazione. La legge di bilancio per il 2026, approvata definitivamente dal Parlamento a fine dicembre, mette in campo diverse novità per il mondo del lavoro. Qui le elenchiamo tutte suddivise per capitoli.</p>
<p><strong>LAVORO E FISCO</strong></p>
<p><strong>Scaglioni Irpef</strong></p>
<p>Si riduce dal 35% al 33% l&#8217;aliquota del secondo scaglione Irpef, che comprende i redditi oltre i 28.000 e fino ai 50.000 euro.</p>
<p><strong>Premi di produttività</strong></p>
<p>Viene abbassata dal 5% all&#8217;1% l&#8217;aliquota delle imposte sui premi di risultato erogati nel 2026 e 2027 e per le somme erogate come partecipazione agli utili d&#8217;impresa. Sale da 3.000 a 5.000 euro lordi il limite massimo di importo detassabile; rimane invece invariato come requisito di accesso l&#8217;aver conseguito, nell&#8217;anno precedente, un reddito da lavoro dipendente non superiore agli 80.000 euro.</p>
<p><strong>Detassazione rinnovi contrattuali</strong></p>
<p>Per gli incrementi retribuitivi corrisposti ai lavoratori dipendenti nel 2026, in virtù dell&#8217;applicazione dei rinnovi dei contratti collettivi sottoscritti tra 2024 e 2026, sarà applicata un&#8217;imposta sostitutiva dell&#8217;Irpef e delle addizionali pari al 5%. Tale imposta sostitutiva sarà applicata ai lavoratori dipendenti del settore privato con un reddito 2025 non superiore ai 33.000 euro.</p>
<p><strong>Detassazioni per alcune tipologie di lavoro</strong></p>
<p>La legge di bilancio introduce un&#8217;imposta sostitutiva dell&#8217;Irpef e delle relative addizionali, pari al 15% entro un limite annuo di 1.500, per le maggiorazioni e le indennità per lavoro notturno, per le maggiorazioni e le indennità per lavoro prestato nei giorni festivi e nei giorni di riposo settimanale e per le indennità di turno e gli emolumenti connessi al lavoro a turni previsti dai contratti di categoria. Questa norma si applica ai dipendenti del settore privato, a esclusione del settore turistico-alberghiero, purché nel 2025 non si sia maturato un reddito da lavoro dipendente superiore ai 40.000 euro.</p>
<p><strong>Detrazioni fiscali</strong></p>
<p>Per chi ha un reddito complessivo superiore ai 200.000 euro scatta la diminuzione dell&#8217;ammontare della detrazione dell&#8217;imposta lorda di un importo pari a 440 euro per gli oneri con deducibilità al 19% (escluse le spese sanitarie), per le erogazioni liberali ai partiti politici e per i premi di assicurazione per rischio di eventi calamitosi.</p>
<p><strong>Detassazioni per i dipendenti pubblici</strong></p>
<p>Per i dipendenti pubblici con reddito da lavoro entro i 50.000 euro e posizioni non dirigenziali è prevista un&#8217;imposta sostitutiva dell&#8217;Irpef e delle addizionali pari al 15%, sino a un limite di 800 euro, per il trattamento economico accessorio. Per i dipendenti di enti e aziende del Servizio sanitario nazionale, l&#8217;imposta sostitutiva è cumulabile con l’applicazione dei regimi fiscali sostitutivi sui compensi per “prestazioni aggiuntive” e per lavoro straordinario.</p>
<p><strong>Detassazione per il personale di strutture private accreditate</strong></p>
<p>Dal 2026 si estende anche agli infermieri dipendenti delle strutture sanitarie e socio-sanitarie accreditate (Rsa e strutture residenziali, ad esempio) il regime di imposta sostitutiva del 5% per i compensi per lavoro straordinario già previsto per gli infermieri dipendenti del Servizio sanitario nazionale.</p>
<p><strong>Dipendenti del settore turistico</strong></p>
<p>Per il periodo 1° gennaio-30 settembre 2026 viene confermato, per i lavoratori degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande e per i lavoratori del comparto turismo un trattamento integrativo speciale che non concorre alla formazione del reddito. Tale trattamento è pari al 15% delle retribuzioni lorde corrisposte in relazione al lavoro notturno e agli straordinari; il provvedimento si applica a chi abbia maturato nel 2025 un reddito da lavoro dipendente non superiore ai 40.000 euro.</p>
<p><strong>Buoni pasto</strong></p>
<p>Sale da 8 a 10 euro la soglia non imponibile dei buoni pasto elettronici corrisposti dal datore di lavoro ai propri dipendenti. Per i buoni pasto cartacei, invece, il limite resta fissato a 4 euro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ASSUNZIONI, BONUS E POLITICHE PER IL LAVORO</strong></p>
<p><strong>Assunzioni a tempo indeterminato </strong></p>
<p>Nel 2026, con valenza per un periodo massimo di 24 mesi, viene introdotto un esonero parziale dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati (ad esclusione dei premi e dei contributi dovuti all&#8217;Inail) per le nuove assunzioni a tempo indeterminato, oppure per le trasformazioni da tempo determinato a indeterminato.</p>
<p><strong>Lavoratrici madri</strong></p>
<p>In ambito privato si prevede un esonero totale dai contributi previdenziali in carico al datore di lavoro (fino a un massimo di 8.000 euro annui, esclusi premi e contributi Inail) per chi, dal 1° gennaio 2026, assuma donne con almeno tre figli minorenni e prive di impiego da almeno 6 mesi. L&#8217;esonero durerà 12 mesi in caso di assunzione a tempo determinato, 18 mesi in caso di trasformazione a tempo indeterminato e 24 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato. La misura non è applicabile ai rapporti di lavoro domestico e di apprendistato e non è cumulabile con altri sgravi contributivi o riduzione delle aliquote.</p>
<p><strong>Integrazione del reddito delle lavoratrici madri</strong></p>
<p>Per le lavoratrici madri con almeno due figli è prevista l&#8217;erogazione di un importo di 60 euro mensili, sino al compimento del decimo anno del secondo figlio; per accedere alla misura occorre un reddito massimo di 40.000 euro, mentre restano esclusi dal perimetro il lavoro domestico e il lavoro autonomo. Per le lavoratrici con almeno tre figli e sempre un reddito massimo di 40.000 euro annui scatta anche un contributo di 60 euro mensili fino al compimento del diciottesimo anno del figlio più piccolo.</p>
<p><strong>Ammortizzatori sociali</strong></p>
<p>Per le aziende che operano nelle aree di crisi industriale complessa sono prorogati alcuni ammortizzatori sociali. Tra questi, sono rifinanziati per il 2026 le misure di sostegno al reddito dei lavoratori dei call center; si introduce un&#8217;integrazione salariale per le imprese di interesse strategico nazionale, con almeno 1.000 dipendenti, che hanno avviato un piano di riorganizzazione aziendale non ancora completato; è prorogata per il 2026 la Cigs per cessazione di attività – stante accordo governativo &#8211; per massimo 6 mesi qualora sussistano prospettive di cessione dell&#8217;azienda con riassorbimento occupazionale; è prorogata per il 2026 la Cigs per le imprese che cessano o abbiano cessato l&#8217;attività produttiva per la gestione degli esuberi di personale per un massimo di 12 mesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>CONCILIAZIONE VITA-LAVORO</strong></p>
<p><strong>Trasformazioni di contratto</strong></p>
<p>Per i datori di lavoro che concedono la trasformazione da full-time a part-time a lavoratori con almeno 3 figli conviventi, senza riduzione del monte ore complessivo aziendale, viene introdotto un esonero contributivo. Nel dettaglio, la misura stabilisce un esonero contributivo totale per 24 mesi dalla data di trasformazione del contratto e sino a un massimo di 3.000 euro su base annua; rimangono esclusi da questo perimetro i premi e i contributi Inail e l&#8217;aliquota di computo per le prestazioni. Per l&#8217;attuazione è atteso, entro 180 giorni dall&#8217;approvazione della manovra, un decreto attuativo interministeriale; la misura non si applicherà al lavoro domestico e all&#8217;apprendistato.</p>
<p><strong>Congedi parentali</strong></p>
<p>S&#8217;innalza a 14 anni, contro i precedenti 12 anni, il limite massimo d&#8217;età del figlio entro cui i genitori possono usufruire di congedi parentali. Qualora si utilizzi un congedo per la malattia di un figlio con più di tre anni, i giorni di congedo passano da 5 a 10 l&#8217;anno per ciascun lavoratore.</p>
<p><strong>Contratti a termine in sostituzione di lavoratori in congedo</strong></p>
<p>La legge di bilancio contempla la possibilità di prolungare i contratti a tempo determinato (anche se in somministrazione) per sostituire lavoratori in congedo di maternità o parentale (decreto legislativo 151/2001) così da consentire un periodo di affiancamento della persona sostituita. Ciò è consentito per una durata non superiore al primo anno di età del bambino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PENSIONI E PREVIDENZA COMPLEMENTARE</strong></p>
<p><strong>Accesso alla pensione</strong></p>
<p>Gli aumenti dell&#8217;età pensionabile, legati all&#8217;aspettativa di vita, scatteranno dal 2027 (aumento di un mese rispetto ai termini attuali). Per i cosiddetti lavoratori usuranti è previsto lo stop all&#8217;adeguamento alla speranza di vita.</p>
<p><strong>Ape sociale</strong></p>
<p>L&#8217;Ape sociale (una specifica modalità di anticipo pensionistico) è confermata per tutto il 2026. Per potervi accedere, il lavoratore deve aver raggiunto i 63 anni e 5 mesi d&#8217;età e trovarsi alternativamente in stato di disoccupazione e completamento della fruizione della Naspi, oppure svolgere da almeno 6 mesi una mansione di assistenza (ad esempio al coniuge o parente di primo grado convivente con disabilità grave), oppure in riduzione della capacità lavorativa di almeno il 74%, oppure svolgere una professione usurante ed avere almeno 36 anni di anzianità contributiva.</p>
<p><strong>Incentivi per restare al lavoro</strong></p>
<p>Sono confermati alcuni incentivi per i lavoratori dipendenti – pubblici e privati – che scelgono di restare al lavoro pur avendo maturato i requisiti per la pensione anticipata: in questo caso, la quota di contributi previdenziali a loro carico finisce direttamente in busta paga anziché essere versata all&#8217;Inps.</p>
<p><strong>Tfr e previdenza complementare</strong></p>
<p>Per i dipendenti privati di prima assunzione dal 1° luglio 2026 entra in vigore un meccanismo di potenziale adesione automatica alla previdenza complementare. In assenza di una scelta esplicita entro 60 giorni dall&#8217;assunzione, il Tfr confluisce automaticamente nel fondo previsto dagli accordi o dai contratti collettivi (anche territoriali o aziendali), oppure, in mancanza di accordi collettivi, nel fondo nazionale residuo istituito presso l&#8217;Inps. Viceversa, entro 60 giorni dall&#8217;assunzione il dipendente può scegliere di conferire l&#8217;importo del Tfr in altra forma di previdenza complementare oppure di mantenerlo in azienda.</p>
<p><strong>Previdenza complementare e fisco</strong></p>
<p>Dal 2026 sale a 5.300 euro, contro i precedenti 5.164,57 euro, il limite annuo di deducibilità dalle imposte sui redditi per i contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro alle forme di previdenza complementare.</p>
<p><strong>Accantonamenti Tfr</strong></p>
<p>Anche le aziende che superano la soglia dei 50 dipendenti dopo l’avvio dell’attività dovranno conferire al Fondo Tesoreria INPS le quote di TFR non destinate alla previdenza complementare. Fanno eccezione, limitatamente agli anni 2026 e 2027, i datori di lavoro che nell’anno precedente abbiano avuto una media annua inferiore a 60 dipendenti. A partire dal 2032 l’obbligo si applicherà anche alle imprese con almeno 40 lavoratori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/la-legge-di-bilancio-2026-ridisegna-il-lavoro-tutte-le-novita-su-politiche-occupazionali-fisco-e-welfare/">La legge di bilancio 2026 ridisegna il lavoro. Tutte le novità su politiche occupazionali, fisco e welfare</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’occupazione è ormai quasi satura. Ora è sulla Generazione Z che si gioca tutto</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/loccupazione-e-ormai-quasi-satura-ora-e-sulla-gen-z-che-si-gioca-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Bonzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 09:51:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OCCUPAZIONE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=9489</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Secondo l’ultimo bollettino Excelsior-Unioncamere, in Lombardia sono attesi 245.600 ingressi, quasi un terzo under 30. Nei profili commerciali la richiesta di giovani sfiora il 44,4% delle entrate</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/loccupazione-e-ormai-quasi-satura-ora-e-sulla-gen-z-che-si-gioca-tutto/">L’occupazione è ormai quasi satura. Ora è sulla Generazione Z che si gioca tutto</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Un poco alla volta, l’onda lunga sembra esaurirsi: pur mantenendo il «segno più», il boom dell’occupazione innescatosi nel post-Covid prosegue su ritmi sempre più bassi. Succede in tutta Italia e anche su scala locale, come raccontano gli ultimi dati consolidati sul mercato del lavoro, analizzati da Unioncamere. Nel secondo trimestre 2025 l’occupazione in Lombardia è cresciuta dello 0,6% su base annua: se da un lato è il 17° trimestre in positivo dal 2021 a oggi, dall’altro lato il trend è inferiore sia alla media nazionale (+0,9%) sia al primo trimestre (+1,6%). Certo lo scenario resta decisamente più favorevole che nel resto del Paese: in Lombardia il tasso di occupazione si attesta al 69,5%, sette punti sopra la media nazionale.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">La frattura più recente riguarda le variabili dei settori e del genere. Dopo il calo del 2023, l’industria lombarda vive un nuovo irrobustimento degli organici (+74mila occupati su base annua, +6,7%), mentre frenano, nel terziario, i servizi (-45mila unità, -2%). Il raffreddamento della dinamica occupazionale è invece già in atto per la componente femminile: sono diminuite dello 0,4%.</div>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Verso la «saturazione»</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Ci si avvicina dunque a una «saturazione». La spinta espansiva sul versante delle imprese appare in progressivo rallentamento, mentre la combinazione tra i fattori demografici (la costante riduzione del numero di giovani, le nuove leve) e le scelte personali (la propensione a entrare nel mercato del lavoro) consegna un potenziale di lavoratori dal perimetro ormai stabile, in cui è difficile «pescare» nuove risorse oltre a quelle già ingaggiate.</p>
<p>È quanto rileva l’analisi di Unioncamere Lombardia: «La crescita dell’occupazione in questi anni è avvenuta attingendo soprattutto dalla riserva delle persone in cerca di lavoro, senza scalfire il bacino degli inattivi (ovvero non interessati a lavorare o che non cercano un lavoro). Per garantire il proseguimento della crescita è quindi importante riuscire a coinvolgere nel mercato del lavoro anche coloro che al momento ne sono rimasti lontani». È la sfida decisiva, da affrontare con una nuova capacità di lettura dei bisogni.</p>
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<div class="article-body">
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<h3> Il salto dei giovani</h3>
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<p>E i giovani? Nei primi sei mesi del 2025, stando all’Inps, circa il 40% dei nuovi contratti di lavoro dipendente in Lombardia ha interessato persone fino ai 29 anni. In valori assoluti, si tratta di circa 299mila assunzioni: è un andamento a doppia velocità, ancora in decisa ascesa rispetto al pre-Covid (+12,9% rispetto alle 265mila assunzioni di under 30 del primo semestre 2019) ma adesso in contrazione sul recente passato (-2,1% sui quasi 306mila ingressi del primo semestre 2024). Lo sguardo di medio periodo, con lo spartiacque pandemico in mezzo, offre una bussola aggiornata. È quella che si coglie analizzando i dati disaggregati per settore, capaci di restituire la traiettoria dell’ingresso degli under 30 nel mondo del lavoro secondo un nuovo incontro tra domanda e offerta: accanto al rilancio di professioni tradizionali, si afferma la ricerca di competenze innovative in ambiti con ampi margini di crescita. Mettendo a confronto gennaio-giugno 2025 con gli stessi mesi del 2019, il balzo più significativo delle assunzioni si concentra nelle imprese che operano nelle costruzioni (da 9.685 a 24.682 ingressi di under 30, +154,8%), con performance significative anche per le attività professionali, scientifiche, tecniche, di amministrazione e i servizi di supporto (da 90.417 a 101.098 ingressi, +11,8%) e le attività finanziarie e assicurative (da 2.286 a 2.567 ingressi, +12,3%). L’apporto di giovani è viceversa in lieve erosione nella manifattura (da 29.292 a 28.258 ingressi, -3,5%) e vive una crisi ben più accentuata nei servizi di informazione e comunicazione (da 14.400 a 13.326 ingressi, -7,5%), mentre anche nel commercio e nella ricettività s’avverte una decelerazione (i giovani nuovi assunti sono stati il +8,6% rispetto al 2019 ma il -4,9% rispetto al 2024).</p>
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<h3>Le traiettorie</h3>
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<p>L’ultimo bollettino Excelsior-Unioncamere, relativo al periodo ottobre-dicembre 2025, consente di intuire come si muoverà il mercato del lavoro a breve termine, con una lente precisa anche a livello territoriale. Considerando tutte le età, nell’ultimo trimestre di quest’anno in Lombardia sono attesi 245.600 ingressi nel mondo del lavoro: quasi la metà si concentra nell’area del Milanese (115.070 ingressi, il 46,9%), con le province di Brescia (27.100 ingressi, l’11% del totale regionale) e Bergamo (24.130 ingressi, 9,8%) a completare il podio.</p>
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<h3>Dove sono più richiesti i giovani?</h3>
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<p>Basandosi sulle stime del solo mese di ottobre, circa un terzo delle assunzioni in questa fase riguarda lavoratori under 30. Il fabbisogno di giovani spicca soprattutto nelle posizioni legate all’area commerciale e della vendita (nella quale il 44,4% di tutte le entrate in Lombardia interesserà under 30, con punte del 54,8% a Mantova e del 51,4% a Lodi), mentre l’incidenza è minore nell’area della logistica (26,4%, con un ventaglio che va dal 19,7% di Como al 32,1% di Bergamo). Il quadro è fortemente differenziato a seconda delle specificità territoriali. Per l’area della direzione e dei servizi generali, ad esempio, si punta sugli under 30 soprattutto a Sondrio (il 51,9% sul totale delle possibili entrate), Como (46,9%) e Cremona (42,6%), e molto meno a Lodi (19,1%). Lodi, viceversa, si distingue per la forte ricerca di giovani per posizioni dell’area amministrativa (gli under 30 rappresentano il 41,9% dei profili ricercati), con Mantova a distinguersi invece per la ricerca di figure nelle aree tecniche e della progettazione (il 41,2% delle entrate interessa under 30).</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/loccupazione-e-ormai-quasi-satura-ora-e-sulla-gen-z-che-si-gioca-tutto/">L’occupazione è ormai quasi satura. Ora è sulla Generazione Z che si gioca tutto</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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