Lavori green, le imprese lombarde ne cercano 424mila. Mancano i candidati

Installatore di impianti fotovoltaici. Energy manager. Responsabile salute, sicurezza e ambiente. Non sono mestieri di nicchia. Sono le professioni che in Lombardia, negli annunci di lavoro online, chiedono più spesso competenze ambientali. Per l’installatore fotovoltaico succede in quasi otto annunci su dieci (77,8%).
Il dato arriva da «I Talenti della Lombardia», lo studio della Fondazione Symbola realizzato con PoliS-Lombardia e presentato in Fondazione Cariplo, a Milano. Racconta una regione che sulla transizione verde sta già assumendo.

La regione che assume di più

Nel 2024 le imprese lombarde hanno previsto 424.410 assunzioni in professioni green, i cosiddetti green jobs: lavori che hanno a che fare in modo diretto con le tecnologie dell’economia verde. Nessuna regione italiana ne conta di più.
In Lombardia valgono il 39,9% delle nuove assunzioni: quattro su dieci. In Italia, secondo Unioncamere, la quota supera di poco il 34%.
Dietro le assunzioni ci sono gli investimenti. Tra il 2019 e il 2024 le imprese lombarde che hanno investito in prodotti e tecnologie green sono state 102.730, il 18% del totale nazionale.

Non è (solo) Milano

La mappa delle province sorprende. Il capoluogo è in linea con la media regionale (40,2%). In testa ci sono territori manifatturieri e agricoli: Lodi (46,1%), Bergamo (44,7%), Mantova (44,4%) e Lecco (42,6%). In coda Como (32,1%) e Sondrio (23,4%).
La domanda di lavoro verde, insomma, passa dai capannoni e dai cantieri più che dagli uffici. Ed è lì che le imprese cercano tecnici.

I profili che mancano

Il problema è trovarli. Secondo il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro, nel 2025 in Italia le imprese hanno faticato a reperire il 53,4% dei candidati per i lavori green. Per le altre professioni la quota si ferma al 43,7%.
Dieci punti di differenza. Pesano i mestieri tecnici, quelli che si imparano in officina e in cantiere. E sono proprio quelli che le imprese faticano a coprire con i giovani.

Cosa può fare l’azienda

Il candidato già pronto, per questi profili, è raro. Chi assume ha tre strade.
La prima è formare in casa. Un giovane con una base tecnica può diventare installatore o tecnico dell’energia con un affiancamento serio, non con una settimana di prova. È il terreno che l’Osservatorio Delta Index chiama «Formare»: la capacità di un’azienda di far crescere chi entra.
La seconda è entrare nei percorsi dove i tecnici si formano. Tra le assunzioni rivolte ai diplomati degli ITS Academy, gli istituti tecnici superiori post-diploma, i lavori green sono il 59,2%. Il bacino però resta piccolo. Chi vuole quei ragazzi deve contribuire a formarli: stage, docenti dall’azienda, progetti comuni.
La terza è raccontare il lavoro per quello che è. Un installatore non monta solo pannelli: lavora alla transizione energetica. Per un ragazzo che sceglie dove andare è un argomento concreto, da usare in selezione. Lo avevano detto le imprese del Consorzio Caib raccontando i termoidraulici: «Non restate spettatori del cambiamento».

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