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	<title>CAPITALE UMANO Archivi - Deltaindex</title>
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	<description>Business a misura di talenti</description>
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	<title>CAPITALE UMANO Archivi - Deltaindex</title>
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		<title>In Lombardia un 1° Maggio con gran sete di giovani: nelle piccole imprese la domanda under 30 supera le grandi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 16:25:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Secondo il Focus Lavoro di Confartigianato Lombardia, le micro e piccole imprese programmano il 32,6% degli ingressi rivolti a under 30, oltre tre punti in più rispetto alla media del mercato. Ma il 54,7% di quei profili risulta già oggi introvabile</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/in-lombardia-un-1-maggio-con-gran-sete-di-giovani-nelle-piccole-imprese-la-domanda-under-30-supera-le-grandi/">In Lombardia un 1° Maggio con gran sete di giovani: nelle piccole imprese la domanda under 30 supera le grandi</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">C&#8217;è una domanda che rimbalza ogni Primo Maggio nelle sedi delle associazioni di categoria, dei sindacati, nei convegni sul lavoro: dove sono finiti i giovani? La risposta, almeno in Lombardia, arriva questa volta dai dati. E dice una cosa precisa: li cercano soprattutto le piccole imprese e l&#8217;artigianato, molto più delle grandi aziende e delle multinazionali. È quanto emerge dal Focus Lavoro pubblicato da Confartigianato Lombardia in vista del 1° maggio 2026, un&#8217;analisi dettagliata che incrocia i dati Excelsior di Unioncamere con le previsioni del Sistema Informativo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I numeri sono chiari e, per certi versi, sorprendenti.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>Una domanda che cresce</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Nel 2025, le micro e piccole imprese (MPI) lombarde (quelle con</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">meno di 50 dipendenti) hanno programmato 178.510 ingressi di under 30, pari al 32,6% del totale delle assunzioni previste. Una quota che non solo supera di oltre tre punti percentuali la media complessiva del mercato del lavoro lombardo (ferma al 29,5%), ma che è cresciuta di 3,1 punti rispetto al 2021, quando si attestava al 29,4%. Nello stesso periodo, la variazione per le imprese più grandi è rimasta quasi piatta, a +0,8 punti. Detto in modo ancora più diretto: le piccole imprese e l&#8217;artigianato stanno aumentando la loro fame di giovani a un ritmo quattro volte superiore rispetto al resto del mercato.</p>
<blockquote class="ml-2 border-l-4 border-border-300/10 pl-4 text-text-300">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Lombardia</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">«In Lombardia le micro piccole imprese e le aziende artigiane sono assetate di giovani perché garantiscono quella continuità del fare e il know-how che altrimenti rischiano di andare dispersi e perché, già oggi, rappresentano uno dei principali motori dell&#8217;innovazione. Gli ingressi programmati dalle MPI lombarde di under 30 rappresentano il 32,6% del totale, oltre 3 punti in più rispetto al complessivo del mercato del lavoro.</p>
<figure id="attachment_10182" aria-describedby="caption-attachment-10182" style="width: 184px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-10182" src="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/massetti-aprile26-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" srcset="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/massetti-aprile26-184x300.jpg 184w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/massetti-aprile26-626x1024.jpg 626w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/massetti-aprile26-768x1255.jpg 768w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/massetti-aprile26-940x1536.jpg 940w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/massetti-aprile26-1253x2048.jpg 1253w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/massetti-aprile26.jpg 1336w" sizes="(max-width: 184px) 100vw, 184px" /><figcaption id="caption-attachment-10182" class="wp-caption-text">Eugenio Massetti, presidente Confartigianato Lombardia</figcaption></figure>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Una MPI può dare grande soddisfazione a un ragazzo che desidera crescere: non sei chiuso in una singola mansione né confinato in una fase del processo. Puoi vedere come nasce un&#8217;idea, come si trasforma in prodotto o servizio, come incontra il cliente. Nelle nostre realtà l&#8217;impegno personale si vede e fa la differenza, il talento lascia traccia. E le imprese hanno voglia di investire sui giovani, tanto che &#8211; quando una nuova risorsa entra in azienda &#8211; si impiegano, in media, 15 mesi di formazione».</p>
</blockquote>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>Il paradosso: li cercano, ma non li trovano</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Qui si apre però il paradosso che caratterizza il mercato del lavoro lombardo. Delle oltre 178.500 posizioni under 30 ricercate dalle MPI, ben 97.650 risultano di difficile reperimento: il 54,7% del totale. Un dato che sale ancora nelle imprese artigiane: su 25.000 profili under 30 ricercati, il 62,4% (circa 15.000 persone) è praticamente introvabile. Per capire la dimensione del problema basta confrontarlo con la media generale: la difficoltà di reperimento si attesta al 48,1% per tutte le imprese, mentre per le artigiane tocca il 62,7%. Uno scarto di quasi 15 punti percentuali che racconta quanto questo tessuto produttivo sia esposto alla crisi demografica in atto. I dati provinciali rivelano le situazioni più critiche: Cremona (60,4%), Pavia (60,4%) e Mantova (58,3%) guidano la classifica delle province lombarde dove risulta più difficile trovare under 30 per le MPI. Ma anche nelle province tradizionalmente più dinamiche la pressione è intensa: a Bergamo la difficoltà di reperimento si attesta al 53,5%, a Brescia al 56,8%, a Lecco al 56,8%.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>Il tempo non è dalla parte di nessuno</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">La difficoltà non si esaurisce nella fase di ricerca. Anche quando un giovane viene trovato e inserito, la strada è lunga: le micro e piccole imprese impiegano mediamente oltre un anno (in alcuni casi fino a 15 mesi) per rendere pienamente operativa una nuova risorsa. È il costo invisibile della trasmissione del saper fare, di quel know-how artigianale che non si trasferisce con un manuale ma con il tempo, l&#8217;affiancamento, la pratica quotidiana. Ed è proprio per questo che il 68% delle imprese artigiane e delle MPI lombarde ha dichiarato di aver trattenuto il personale anche in presenza di un calo della produzione. Non è fedeltà sentimentale: è calcolo economico. Perdere una persona formata, in un contesto dove trovarne un&#8217;altra richiede mesi, significa rischiare la continuità operativa.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>La demografia come destino</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Dietro questi numeri c&#8217;è una trasformazione strutturale che i dati Istat fotografano con impietosa precisione. Nei prossimi vent&#8217;anni (2026-2046), la Lombardia vedrà crescere la popolazione over 65 del 35,9%, mentre quella under 35 si ridurrà del 7,6%. In termini assoluti: 874.752 anziani in più, 251.330 giovani in meno. Le province che soffriranno di più sul fronte giovanile sono proprio quelle del manifatturiero avanzato: Bergamo (-9,9%), Lecco (-10,2%), Como (-8,8%). Le stesse province che oggi esprimono la domanda più intensa di lavoro qualificato under 30. Nell&#8217;artigianato, questa transizione è già in atto da oltre un decennio. Tra il 2014 e il 2025, la componente di lavoratori autonomi artigiani under 30 si è ridotta del 50,7%, mentre quella degli over 55 è cresciuta del 29,8%. Tra i dipendenti, il divario è ancora più netto: +114,6% per gli over 55, +33,1% per gli under 35.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>I giovani come leva di innovazione digitale</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">C&#8217;è però un dato che ribalta il racconto tradizionale, quello che dipinge le piccole imprese come realtà conservatrici, lente nell&#8217;adozione del digitale. Nelle MPI che hanno almeno un dipendente under 30, la quota di aziende che integra e utilizza strumenti di intelligenza artificiale raggiunge il 24%, sette punti percentuali in più rispetto alle imprese che non hanno giovani in organico. Il dato è rilevante perché smentisce il pregiudizio: non è la dimensione aziendale a determinare la propensione all&#8217;innovazione digitale, ma la composizione generazionale del team. I giovani portano con sé una familiarità con gli strumenti digitali che, innestata sul know-how dei lavoratori senior, produce risultati misurabili.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>I profili cercati</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">La domanda si concentra su figure tecnico-operative precise: elettricisti nelle costruzioni civili, acconciatori, muratori, idraulici, meccanici e montatori di macchinari industriali, conducenti di mezzi pesanti, riparatori di automobili, attrezzisti e operatori di macchine utensili, montatori di carpenteria metallica. Il 68,7% della domanda richiede un diploma professionale o secondario, in particolare negli indirizzi meccanico, elettrico, elettronico, edile e termoidraulico. Sono i mestieri che costruiscono case, che riparano impianti, che tengono in funzione le linee produttive della manifattura lombarda. Mestieri concreti, spesso sottovalutati dall&#8217;orientamento scolastico, ma decisivi per l&#8217;economia reale.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>La lettura Delta Index</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Questa fotografia si sovrappone in modo significativo a ciò che l&#8217;Osservatorio Delta Index rileva ogni anno nel suo Report sull&#8217;attrattività delle aziende verso la Generazione Z. Le piccole e medie imprese lombarde &#8211; il cuore pulsante del sistema produttivo di Bergamo, Brescia, Como, Lecco e delle altre province del Nord &#8211; mostrano spesso un paradosso simile: alta voglia di giovani, bassa capacità di comunicarla e strutturarla. Il problema non è solo trovare i giovani. È costruire un&#8217;offerta di lavoro che risponda alle attese di una generazione abituata a cercare senso, crescita, riconoscimento. La visione espressa da Massetti &#8211; quella di un&#8217;impresa dove il talento lascia traccia, dove si vede nascere un&#8217;idea e diventare prodotto &#8211; è già una forma potente di attrattività. Manca, in molti casi, la capacità di raccontarla con strumenti adeguati. Il Primo Maggio 2026 consegna quindi alle piccole e medie imprese lombarde un messaggio chiaro: la corsa ai talenti under 30 è già aperta. Chi non si attrezza oggi per partecipare, domani potrebbe non avere più la squadra per correre.</p>
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		<title>La «RAL» negli annunci: la norma è in arrivo ma il 68% non si muove</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 09:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. La Direttiva UE sulla trasparenza retributiva è ormai alle porte, ma un’azienda su tre ignora gli obblighi imminenti. Tra le piccole imprese, una su due. Eppure indicare la retribuzione negli annunci aumenta le candidature fino al 67%.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove/">La «RAL» negli annunci: la norma è in arrivo ma il 68% non si muove</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Ad aprire l’«Human Revolution Day» è stata Cristina Zucchetti, Presidente di Z Holding e Responsabile Risorse Umane del Gruppo Zucchetti, padrona di casa nel senso più concreto del termine, visto che la giornata si è svolta all’interno del nuovo Zucchetti Village di Lodi, inaugurato di recente. Un’emozione, ha detto, accogliere colleghi e partner in questa nuova casa, e farlo proprio nell’auditorium intitolato al fondatore, il padre Domenico Zucchetti. Ma il saluto si è fatto subito sostanza: «Le risorse umane sono al centro di tutto. Non come funzione di supporto, ma come hub strategico che connette direzione, manager e collaboratori. Il futuro delle aziende passa dalla capacità di gestire le persone con intelligenza, con strumenti adeguati e con una visione di lungo periodo».</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont right">
<figure class="zoom-gallery new libera right">
<p><figure style="width: 145px" class="wp-caption alignright"><a title="Cristina Zucchetti" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_6108f74a-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_2879.jpg" data-title="Cristina Zucchetti"><img decoding="async" class="lozad" title="Cristina Zucchetti" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/cache/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_6108f74a-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_2879_v3_medium_libera.jpg" alt="La «RAL» negli annunci: la norma è in arrivo ma il 68% non si muove" width="145" height="218" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/cache/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_6108f74a-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_2879_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Cristina Zucchetti</figcaption></figure></figure>
</div>
<p>Una cornice che ha dato il tono all’intera giornata. L’Osservatorio Zucchetti HR 2026 &#8211; giunto alla sua sesta edizione, con oltre 1.500 aziende coinvolte nell’indagine &#8211; è stato presentato da Luca Stella, Innovation Manager della Business Unit HR e Presidente dell’Advisory Board, con una premessa metodologica non banale: quest’anno è stata rimossa dalle priorità sottoposte al campione l’opzione «automazione dei processi», che storicamente raccoglieva la maggioranza delle preferenze oscurando il quadro delle altre aree gestionali. Il risultato è un ritratto più preciso di dove le imprese italiane stiano davvero investendo.</p>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>La trasparenza salariale</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il tema che domina la scena normativa è la Direttiva europea sulla Trasparenza retributiva. Un’azienda su tre dichiara di ignorarne totalmente gli obblighi imminenti; tra le piccole imprese la quota sale a una su due. «Le trasformazioni più incisive devono partire da un cambiamento culturale &#8211; ha dichiarato Luca Stella -. Ed è ciò che dovrà innescare la normativa sulla trasparenza salariale. Si tratterà di ragionare in termini di organizzazione in cluster, sui sistemi di job architecture, per mappare competenze e compiere analisi del gender pay gap. Non è un adempimento burocratico: è una rivisitazione profonda del modo in cui le aziende pensano alla retribuzione e alla comunicazione verso il mercato del lavoro».</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2"></div>
</div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_61a19338-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_409.jpg"><img decoding="async" class="lozad" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/cache/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_61a19338-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_409_v3_large_libera.jpg" alt="La «RAL» negli annunci: la norma è in arrivo ma il 68% non si muove" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/cache/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_61a19338-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_409_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></figure>
</div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Recruiting e onboarding</h3>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="2515">Sul recruiting, Martina Colombara, Group Chief People Officer di Kerakoll, intervenuta alla tavola rotonda della mattinata, ha messo il dito nella piaga: «Il punto non è assumere. È ripensare come le persone entrano nelle organizzazioni, come crescono e come restano. Dobbiamo convincere i giovani con l’esperienza che sia una buona cosa venire nella nostra azienda piuttosto che in un’altra. E questo è un lavoro culturale». Solo un terzo delle aziende, ha ricordato, ha un processo di onboarding davvero strutturato: «Ancora è molta burocrazia, non uno strumento di fare cultura. Le persone dovrebbero già prima di entrare in azienda cominciare a pensare a dove stanno andando».</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>L’IA: l’opportunità da governare</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Solo il 12% delle aziende utilizza l’intelligenza artificiale in modo integrato nei processi HR strutturati. Luca Stella, che ha moderato la tavola rotonda sull’AI con il professor Mariano Corso del Politecnico di Milano e la professoressa Patrizia Catellani dell’Università Cattolica, ha inquadrato il problema senza giri di parole: «Non stiamo governando il processo. Due utilizzatori su tre non usano nemmeno gli strumenti aziendali messi a disposizione. Sembriamo inconsapevoli, e sembra che non ci si voglia davvero preparare».</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure class="zoom-gallery new libera left">
<figure style="width: 191px" class="wp-caption alignleft"><a title="Luca Stella" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_6227e4f6-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_1521.jpg" data-title="Luca Stella"><img decoding="async" class="lozad" title="Luca Stella" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/cache/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_6227e4f6-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_1521_v3_large_libera.jpg" alt="La «RAL» negli annunci: la norma è in arrivo ma il 68% non si muove" width="191" height="151" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/23/photos/cache/la-ral-negli-annunci-la-norma-e-in-arrivo-ma-il-68-non-si-muove_6227e4f6-3ef5-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_1521_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Luca Stella</figcaption></figure>
<p>Mariano Corso ha sintetizzato il paradosso con una metafora: «È come illudersi di arrivare al raccolto senza aver preparato il terreno. Solo un terzo delle piccole aziende ha fatto una qualche formazione sull’IA. E il 65% dei lavoratori dice che la propria impresa non ha fatto nulla per aiutarli. Nulla». Il rischio, ha aggiunto, è che i giovani &#8211; i più veloci ad adottare gli strumenti &#8211; siano anche i primi a vedere le proprie mansioni a basso valore sostituite, aggravando ulteriormente il già critico dato sul turnover generazionale.</figure>
</div>
</div>
<div id="scroll4" class="article-body">
<h3>Formazione e benessere</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>In un quadro di sfide simultanee, emerge però un segnale positivo: Formazione e sviluppo del personale raccolgono il 59% delle preferenze come priorità di investimento nel 2026, il benessere si attesta al 53%. «La formazione non è più percepita solo come un costo &#8211; ha concluso Stella -. È diventata uno strumento strategico, tanto più nella relazione con le nuove generazioni, che considerano le opportunità di apprendimento uno degli elementi decisivi nella scelta di un datore di lavoro». Un segnale che, se tradotto in investimenti reali, potrebbe cominciare a muovere anche il dato più ostinato: quello del turnover.</p>
</div>
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		<title>I dati reali dei contratti Gen Z: in un anno il 45% ha lasciato l’azienda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 08:44:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. La sesta edizione dell’Osservatorio Zucchetti HR certifica quello che le imprese vivono ogni giorno. L’Edilizia è il settore più colpito. Ristorazione, meccanici tra i danneggiati. Trasparenza salariale ignorata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/i-dati-reali-dei-contratti-gen-z-in-un-anno-il-45-ha-lasciato-lazienda/">I dati reali dei contratti Gen Z: in un anno il 45% ha lasciato l’azienda</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Uno su due. Ogni anno, un lavoratore su due appartenente alla Generazione Z abbandona l’azienda in cui lavora. Non è una stima, non è l’impressione di qualche direttore del personale. È un dato certificato: il 51,09% di turnover complessivo nel 2024, sceso al 45,99% nel 2025, ma rimasto in entrambi i casi il valore più alto tra tutte le fasce generazionali. Più del doppio rispetto ai Millennials (19,30% nel 2025), quasi il triplo rispetto alla Generazione X.</p>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>L’Osservatorio HR Zucchetti</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Questi numeri vengono dall’Osservatorio Zucchetti HR 2026, giunto alla sua sesta edizione e presentato nei giorni scorsi allo Zucchetti Village di Lodi, nell’ambito dell’evento «Human Revolution Day». Accanto all’indagine qualitativa su oltre 1.500 aziende italiane di ogni dimensione e settore, quest’anno l’Osservatorio ha arricchito la propria analisi con un dato di rilevazione diretta: il trend del turnover generazionale elaborato su quasi 3,35 milioni di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, distribuiti in 145.405 aziende. I dati che vengono direttamente dalle buste paga, dai contratti, dalle cessazioni reali: la verità senza filtri.</p>
</div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>L’apporto di Delta Index</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>A questo lavoro ha contribuito anche l’Osservatorio Delta Index, che ha partecipato all’Advisory Board di Zucchetti portando il proprio know-how specifico sulle nuove generazioni: una presenza che ha orientato alcuni quesiti dell’indagine proprio sul tema giovani e lavoro e che si è tradotta nella cura del capitolo «Giovani e imprese: le nuove sfide dell’HR», redatto e firmato dall’Osservatorio Delta Index nel report distribuito alle aziende partecipanti.</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>La trasparenza retributiva</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il turnover della Generazione Z è solo uno dei fronti aperti. Il sesto Osservatorio &#8211; condotto da Zucchetti HR con un Advisory Board che comprende manager di importanti aziende e docenti delle università Bocconi, Cattolica, Politecnico di Milano, Università di Torino e Udine &#8211; fotografa un sistema di imprese italiane che si trova a fronteggiare, simultaneamente, una pluralità di rivoluzioni: normativa, tecnologica, demografica e culturale.</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure class="zoom-gallery new libera left"><a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/20/photos/i-dati-reali-dei-contratti-gen-z-in-un-anno-il-45-ha-lasciato-lazienda_9122eec8-3c92-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_3174.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad alignleft" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/20/photos/cache/i-dati-reali-dei-contratti-gen-z-in-un-anno-il-45-ha-lasciato-lazienda_9122eec8-3c92-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_3174_v3_medium_libera.jpg" alt="I dati reali dei contratti Gen Z: in un anno il 45% ha lasciato l’azienda" width="364" height="602" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/20/photos/cache/i-dati-reali-dei-contratti-gen-z-in-un-anno-il-45-ha-lasciato-lazienda_9122eec8-3c92-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_3174_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></figure>
</div>
<p>La più urgente, sul piano normativo, è quella della Direttiva europea sulla Trasparenza retributiva. Un obbligo che molte aziende sembrano non aver ancora metabolizzato: soltanto il 32% del campione espone chiaramente la Retribuzione annua lorda (RAL) negli annunci di lavoro &#8211; uno dei principali obblighi imminenti della Direttiva &#8211; e addirittura un’azienda su tre dichiara di ignorare totalmente gli obblighi prossimi venturi. Tra le piccole imprese la quota sale a una su due.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Non si tratta soltanto di un adempimento tecnico-legale. La trasparenza retributiva è un cambiamento culturale nel rapporto tra azienda e lavoratori. E per la Generazione Z &#8211; abituata a ecosistemi digitali in cui ogni informazione è accessibile in un clic &#8211; l’opacità salariale è spesso il primo elemento che abbassa la percezione di attrattività di un’azienda.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il 46% delle imprese intervistate non ha mai analizzato il proprio gender pay gap interno. Il 59% non ha ancora mappato le competenze dei ruoli aziendali, operazione indispensabile per applicare correttamente la norma.</p>
</div>
<div id="scroll4" class="article-body">
<h3>La Gen Z settore per settore</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Tornando all’analisi del turnover, l’Osservatorio è andato oltre il dato aggregato e ha esplorato la mobilità della Generazione Z &#8211; convenzionalmente i nati tra il 1995 e il 2009 &#8211; settore per settore.</p>
</div>
<div class="half-story"></div>
<div class="article-body">
<p>Nel 2024, il primato negativo spetta al comparto CCNL Plurisettoriali e Microsettoriali, con un turnover complessivo della Gen Z del 92,77%, seguito da Edilizia, Legno e Arredamento (59,38%) e Terziario e Servizi (54,76%). I Meccanici, cuore manifatturiero del tessuto produttivo del Nord Italia, si attestano al 40,52%.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Nel 2025, i valori si abbassano in quasi tutti i settori, ma non in modo uniforme. Il CCNL Plurisettoriale rimane il più critico con il 78,42%, mentre il Terziario e Servizi scende al 47,57%. Una contrazione che non deve ingannare: si rimane comunque su livelli di instabilità occupazionale della Gen Z senza precedenti generazionali.</p>
</div>
<div class="article-body"></div>
<div id="scroll5" class="article-body">
<h3>I codici Ateco</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Particolarmente significativa è l’analisi per codici Ateco nel settore Terziario e Servizi, il più popolato in termini assoluti di lavoratori Gen Z, con oltre 100.000 unità nel 2025. I servizi di alloggio e ristorazione registrano il turnover più elevato: 72,98% nel 2024, 62,33% nel 2025.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il commercio all’ingrosso e al dettaglio, con una forza media Gen Z di circa 35.000 unità, mostra un 48,52% nel 2024. Numeri che descrivono un mercato del lavoro in cui i giovani under 27 si muovono con una velocità e una fluidità che le imprese, nonostante la consapevolezza, faticano ancora a intercettare.<a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/20/photos/i-dati-reali-dei-contratti-gen-z-in-un-anno-il-45-ha-lasciato-lazienda_9197ac4a-3c92-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_1336.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad alignright" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/20/photos/cache/i-dati-reali-dei-contratti-gen-z-in-un-anno-il-45-ha-lasciato-lazienda_9197ac4a-3c92-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_1336_v3_large_libera.jpg" alt="I dati reali dei contratti Gen Z: in un anno il 45% ha lasciato l’azienda" width="590" height="411" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/20/photos/cache/i-dati-reali-dei-contratti-gen-z-in-un-anno-il-45-ha-lasciato-lazienda_9197ac4a-3c92-11f1-8778-f6b3a4207f4e_1920_1336_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></p>
</div>
<div id="scroll6" class="article-body">
<h3>Perché uno su due se ne va</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La risposta non è mai univoca. C’è una componente strutturale: i giovani, da sempre, cambiano lavoro più dei senior per ragioni legate alla ricerca della propria collocazione professionale. C’è una componente contestuale: nel mercato del lavoro post-pandemia, soprattutto nei segmenti delle professioni tecniche, digitali e dei servizi, la domanda supera l’offerta. I giovani sanno di avere più opzioni. E le usano. C’è infine una componente culturale: la Generazione Z ha aspettative diverse rispetto al significato del lavoro. Non basta la retribuzione. Servono flessibilità, prospettive di crescita chiare, un contesto valoriale coerente, spazi di autonomia.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il 52% delle aziende intervistate dall’Osservatorio dichiara di aver modificato la strategia per attrarre e trattenere i giovani. Un dato in crescita rispetto alle rilevazioni precedenti, che dimostra una consapevolezza sempre più diffusa del problema. Ma i dati sul turnover reale &#8211; elaborati su quasi 3,35 milioni di contratti &#8211; dicono che la consapevolezza ancora non si è tradotta in un’inversione di tendenza strutturale. Il rischio è che la proposta di cambiamento dell’azienda venga interpretata dai giovani più come una cambio di linguaggio che del lavoro.</p>
</div>
<div id="scroll7" class="article-body">
<h3>Tra innovazione e adattamento</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Sul fronte dell’intelligenza artificiale applicata ai processi HR, i dati dell’Osservatorio restituiscono un quadro di adozione ancora parziale. Soltanto il 12% delle aziende utilizza strumenti di intelligenza artificiale integrati nei processi HR strutturati.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Nelle grandi aziende la quota sale al 19%, ma nelle piccole imprese l’adozione è ancora marginale. Eppure le priorità di investimento dichiarate suggeriscono una direzione chiara: Formazione e Sviluppo del personale raccolgono il 59% delle preferenze come area prioritaria nel 2026, seguiti dal Benessere del personale al 53%. La sfida non è trovare i giovani. La sfida è capire cosa vogliono, costruire contesti in cui possano crescere, e farlo con quella combinazione di cultura organizzativa e strumenti tecnologici che sempre più spesso fa la differenza tra un’azienda attrattiva e una che rimane invisibile agli occhi di chi si affaccia oggi al mercato del lavoro.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>I dati del sesto Osservatorio Zucchetti HR 2026 sono una mappa: ci dicono dove il sistema fa acqua, in quali settori e in quale misura. Spetta alle imprese &#8211; a partire dalle piccole e medie che costituiscono la colonna vertebrale dell’economia nazionale &#8211; decidere come usarla. Vale la pena ricordarlo ogni volta che si parla di generazioni: la Generazione Z non è un problema da gestire. È la forza lavoro del presente e del futuro prossimo. Capire le sue dinamiche di mobilità, interpretare i segnali che i dati restituiscono, investire in strumenti e culture organizzative capaci di rispondere alle sue aspettative: non è una concessione. È la condizione minima per restare competitivi in un mercato del lavoro che non tornerà mai più a essere quello di vent’anni fa.</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Finanziata la «staffetta» per assumere giovani. Ma fate in fretta: ecco cosa prevede la nuova legge per le PMI</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/finanziata-la-staffetta-per-assumere-giovani-ma-fate-in-fretta-ecco-cosa-prevede-la-nuova-legge-per-le-pmi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 07:53:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. La Legge n. 34/2026 è operativa dal 7 aprile e introduce la staffetta generazionale nelle PMI fino a 50 dipendenti: il senior riduce l'orario, l'azienda assume un under 34. Posti disponibili: 1.000 in tutta Italia, plafond di 8,7 milioni di euro. Quando finiscono, finiscono. L'INPS chiude lo sportello senza preavviso.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta sono state raccolte in un unico testo di legge le priorità delle PMI: sicurezza, aggregazione, ricambio generazionale, semplificazione, tutela del mercato, innovazione e credito. La Legge n. 34 dell&#8217;11 marzo 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 23 marzo e in vigore da ieri (7 aprile 2026), rappresenta la prima attuazione dell&#8217;art. 18 dello Statuto delle Imprese, una norma che attendeva concreta attuazione dal 2011. È una legge che parla direttamente al Nord Italia. Le piccole e medie imprese non sono una categoria residuale del nostro sistema produttivo: sono la colonna vertebrale dell&#8217;economia lombarda e del Nord-Est, il tessuto connettivo che genera occupazione, export e innovazione nei distretti manifatturieri dei nostri territori. Una legge che finalmente le mette al centro non è un dettaglio: è un cambio di prospettiva.</p>
<p>In questo articolo ci concentriamo sulla misura più rilevante per chi come noi si occupa di attrattività aziendale e di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro: il meccanismo di part-time incentivato per il ricambio generazionale, introdotto dall&#8217;articolo 6 della legge.</p>
<p><strong>Come funziona la «staffetta generazionale»</strong></p>
<p>Il cuore della norma è un meccanismo sperimentale, valido per il biennio 2026-2027, che consente a lavoratori prossimi alla pensione di ridurre il proprio orario di lavoro, aprendo contestualmente uno spazio all&#8217;ingresso di un giovane under 34. La riduzione può essere compresa tra il 25% e il 50% dell&#8217;orario normale e può essere realizzata anche mediante clausole elastiche o flessibili, riferite alla distribuzione dell&#8217;orario nell&#8217;arco della settimana o del mese. Non si tratta di un prepensionamento forzato né di un&#8217;uscita traumatica. La finalità è chiara: creare nuove opportunità occupazionali per i giovani liberando anticipatamente posizioni lavorative, attraverso un meccanismo di pensionamento flessibile che consenta, nel contempo, una trasmissione graduale delle competenze e una migliore conciliazione vita-lavoro per i lavoratori senior.</p>
<p><strong>Chi può accedere alla misura</strong></p>
<p>La norma consente ai dipendenti del settore privato, con anzianità contributiva antecedente al 1996, occupati a tempo pieno e indeterminato da datori che impiegano fino a 50 lavoratori e che maturino entro il 1° gennaio 2028 i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata, di concordare la trasformazione del loro rapporto di lavoro in part-time. In sintesi, i requisiti per il lavoratore senior sono tre: contribuzione anteriore al 1996, contratto a tempo pieno e indeterminato, e maturazione del diritto alla pensione entro il 1° gennaio 2028. Il datore di lavoro deve operare in un&#8217;azienda privata con non più di 50 dipendenti.</p>
<p><strong>I vantaggi per il lavoratore</strong></p>
<p>Il senior che aderisce non perde la propria copertura pensionistica. Al lavoratore sono riconosciuti l&#8217;esonero totale della quota di contribuzione previdenziale a suo carico, calcolata sulla retribuzione effettivamente corrisposta (entro il limite massimo di 3.000 euro annui), nonché l&#8217;integrazione dei versamenti contributivi fino a concorrenza della quota di retribuzione non percepita a seguito della riduzione oraria. Per il medesimo periodo è espressamente prevista la contribuzione figurativa commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata. Tradotto in termini pratici: il lavoratore lavora di meno, guadagna proporzionalmente meno, ma la sua posizione previdenziale rimane sostanzialmente tutelata dalla finanza pubblica. Un compromesso che, per chi è a pochi anni dalla pensione, può risultare molto attraente.</p>
<p><strong>La condizione per l&#8217;impresa: assumere un under 34</strong></p>
<p>Qui sta il punto centrale per le aziende, e il collegamento più diretto con la missione di Delta Index. L&#8217;accesso all&#8217;agevolazione è subordinato a una condizione essenziale: per ogni lavoratore che riduce l&#8217;orario, il datore deve procedere contestualmente all&#8217;assunzione a tempo pieno e indeterminato di un giovane di età non superiore a 34 anni, favorendo così l&#8217;ingresso di nuove generazioni nel mercato del lavoro. Per tale assunzione l&#8217;impresa può inoltre usufruire delle agevolazioni contributive già previste dalla normativa vigente, se in possesso dei requisiti richiesti. Si tratta quindi di una doppia agevolazione: quella per il senior che riduce l&#8217;orario, e quella per l&#8217;assunzione del giovane, potenzialmente cumulabili.</p>
<p><strong>Un limite di sistema, ma anche un segnale d&#8217;urgenza</strong></p>
<p>La misura è applicabile fino a un massimo di 1.000 lavoratori complessivi a livello nazionale, con un plafond biennale di 8,7 milioni di euro e monitoraggio affidato all&#8217;INPS. L&#8217;ente previdenziale controlla le domande in tempo reale: al raggiungimento del limite di spesa sospende immediatamente l&#8217;accettazione e ne dà comunicazione al Ministero del Lavoro e al MEF. Le domande vengono accolte in ordine cronologico. Questo significa che si tratta di una finestra con posti limitati: le imprese che vogliono accedere hanno interesse a muoversi rapidamente, non appena le istruzioni operative dell&#8217;INPS saranno disponibili. Il limite numerico, lungi dall&#8217;essere un difetto della norma, è il segnale che siamo di fronte a una sperimentazione seria: il legislatore ha scelto di testare lo strumento con cautela, lasciando aperta la possibilità di estenderlo se i risultati saranno positivi. Per le PMI del Nord, che spesso si muovono più velocemente nella risposta alle opportunità normative, questo è un vantaggio competitivo concreto.</p>
<p><strong>Perché Delta Index guarda con attenzione a questa norma</strong></p>
<p>Delta Index misura e migliora l&#8217;attrattività delle aziende verso la Generazione Z lungo quattro pilastri: Attrarre, Selezionare, Formare, Trattenere. La Legge annuale PMI interviene in modo diretto sul primo e sul terzo. Sul versante dell&#8217;attrazione, abbassa il costo economico e organizzativo dell&#8217;assunzione di un under 34 a tempo indeterminato, rimuovendo uno dei principali ostacoli che le PMI citano quando spiegano perché faticano ad assumere giovani: la difficoltà a trovare spazio &#8211; fisico, economico e organizzativo &#8211; per un nuovo ingresso stabile. Sul versante della formazione, la staffetta generazionale non è solo un meccanismo contrattuale: è un&#8217;occasione strutturata di affiancamento. È una misura che lega insieme due obiettivi decisivi: accompagnare il ricambio generazionale e favorire il passaggio delle competenze dentro l&#8217;impresa. Per le aziende che hanno saputo valorizzare il proprio patrimonio di competenze senior, questa è l&#8217;opportunità di trasferirlo in modo governato, invece di perderlo con il pensionamento secco.</p>
<p><strong>Cosa devono fare le imprese adesso</strong></p>
<p>La legge è in vigore dal 7 aprile 2026. I passaggi operativi nell&#8217;immediato sono due.</p>
<p>Il primo è una verifica interna: quanti lavoratori con anzianità contributiva ante-1996 sono presenti in azienda, e quanti matureranno i requisiti pensionistici entro il 1° gennaio 2028? Questo censimento è il punto di partenza per capire se la misura è applicabile e in che misura.</p>
<p>Il secondo è l&#8217;attesa delle istruzioni operative dell&#8217;INPS, che definirà le modalità di accesso, la gestione delle domande e le procedure di monitoraggio. Considerati i limiti numerici previsti dalla norma, è probabile che le richieste vengano accolte in ordine cronologico.</p>
<p>Nel frattempo, le imprese possono utilmente riflettere su quali profili giovani vorrebbero inserire e su quanto sono pronte ad accoglierli. Perché assumere un under 34 con un contratto a tempo indeterminato non è solo un adempimento burocratico: è una scelta strategica che richiede un&#8217;azienda capace di essere attrattiva, di selezionare con criterio, di formare con metodo, di trattenere con consapevolezza. Ed è esattamente qui che il lavoro dell&#8217;Osservatorio Delta Index incontra la norma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="600">
<tbody>
<tr>
<td width="213"><strong>Legge</strong></td>
<td width="387">n. 34 dell&#8217;11 marzo 2026 (G.U. n. 68 del 23 marzo 2026)</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><strong>In vigore dal</strong></td>
<td width="387">7 aprile 2026</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><strong>Articolo chiave</strong></td>
<td width="387">Art. 6 &#8211; Part-time incentivato per il ricambio generazionale</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><strong>Durata sperimentale</strong></td>
<td width="387">Biennio 2026–2027</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><strong>Aziende destinatarie</strong></td>
<td width="387">Settore privato, fino a 50 dipendenti</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><strong>Requisiti lavoratore senior</strong></td>
<td width="387">Contratto a tempo pieno e indeterminato; contribuzione ante 1996; pensione maturabile entro il 1° gennaio 2028</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><strong>Riduzione orario</strong></td>
<td width="387">Dal 25% al 50% dell&#8217;orario ordinario</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><strong>Benefici per il senior</strong></td>
<td width="387">Esonero totale dei contributi a suo carico (fino a 3.000 €/anno); contribuzione figurativa sulla quota non lavorata</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><strong>Obbligo per l&#8217;azienda</strong></td>
<td width="387">Assunzione contestuale di un under 34 a tempo pieno e indeterminato</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><strong>Incentivi sull&#8217;assunzione</strong></td>
<td width="387">Cumulabili con le agevolazioni contributive già previste dalla normativa vigente</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><strong>Limite complessivo</strong></td>
<td width="387">Massimo 1.000 lavoratori a livello nazionale; plafond biennale 2026–2027: 8,7 milioni di euro</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"></td>
<td width="387"></td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><strong>Chiusura domande</strong></td>
<td width="387">L&#8217;INPS monitora in tempo reale e, al raggiungimento del limite di spesa, sospende l&#8217;accettazione con comunicazione immediata al Ministero del Lavoro e al MEF. Le domande vengono accolte in ordine cronologico.</td>
</tr>
<tr>
<td width="213"><strong>Meccanismo INPS</strong></td>
<td width="387">L&#8217;INPS monitora le domande in tempo reale. Al raggiungimento del limite di spesa sospende l&#8217;accettazione e notifica immediatamente il Ministero del Lavoro e il MEF. Le domande vengono accolte in ordine cronologico: chi si muove prima ha più probabilità di accedere.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/finanziata-la-staffetta-per-assumere-giovani-ma-fate-in-fretta-ecco-cosa-prevede-la-nuova-legge-per-le-pmi/">Finanziata la «staffetta» per assumere giovani. Ma fate in fretta: ecco cosa prevede la nuova legge per le PMI</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lavoro, mappa Gen Z del World Economic Forum. Pierce: «Per i giovani contano senso e benessere»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/lavoro-mappa-gen-z-del-world-economic-forum-pierce-per-i-giovani-contano-senso-e-benessere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Busi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 08:46:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=10103</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Youth Pulse 2026 raccoglie le voci di 4.600 under 27 da 144 Paesi. Per Delta Index ne parla Natalie Pierce (World Economic Forum): «Le aziende che ignorano queste priorità rischiano di perdere i leader di domani».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/lavoro-mappa-gen-z-del-world-economic-forum-pierce-per-i-giovani-contano-senso-e-benessere/">Lavoro, mappa Gen Z del World Economic Forum. Pierce: «Per i giovani contano senso e benessere»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Il mondo del lavoro sta attraversando una metamorfosi radicale. Se fino a pochi anni fa il successo professionale era misurabile con la rigida metrica della posizione gerarchica, oggi ci troviamo di fronte a una nuova geografia delle aspettative tracciata da una generazione, quella degli under 27, che non si limita a chiedere un impiego, ma esige un senso. Non è una questione di pretese, ma di sopravvivenza in un’epoca di incertezza profonda. Questa tensione si riflette anche nella lettura che la Gen Z mondiale fa delle trasformazioni economiche in atto, come mostrato dal grafico in pagina. Se da un lato prevalgono timori legati alla crescente disuguaglianza tra ricchi e poveri (48,2%), all’aumento del costo della vita e degli alloggi (46,3%), dall’altro emergono segnali di apertura verso nuove opportunità. Una parte significativa dei giovani individua infatti nella crescita dell’imprenditorialità (34,1%), nell’espansione del lavoro flessibile e da remoto (28%) e nello sviluppo delle industrie sostenibili (26,1%) leve concrete di trasformazione.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">L’<b> Osservatorio Delta Index </b>, nel suo costante impegno a decodificare le frequenze del mercato del lavoro, ha rivolto lo sguardo verso una delle bussole globali più autorevoli: la ricerca Youth Pulse 2026 del <b>World Economic Forum</b>. Questo studio, che raccoglie le voci di oltre 4.600 giovani provenienti da 144 Paesi, non è solo una fotografia statistica, è un avvertimento per il management contemporaneo. I dati che emergono descrivono una generazione sospesa tra una straordinaria competenza tecnologica e una vulnerabilità economica che non può più essere ignorata dalle aziende.</div>
</div>
<div class="article-body">
<p>Per approfondire queste dinamiche, l’Osservatorio Delta Index ha avuto l’importante opportunità di interloquire con <b>Natalie Pierce, Head of Global Shapers Community presso il World Economic Forum</b>. Natalie è oggi una figura chiave nella mobilitazione del potenziale giovanile globale. La sua visione ci aiuta a capire come queste tendenze globali debbano essere interpretate all’interno delle mura aziendali.</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure class="zoom-gallery new libera left">
<p><figure style="width: 248px" class="wp-caption alignleft"><a title="Natalie Pierce, Head of Global Shapers Community presso il World Economic Forum" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/7/photos/lavoro-mappa-gen-z-di-tutto-il-mondoper-loro-contano-senso-e-benessere_ef5dfd9c-325c-11f1-8f3d-ec617c95b9ac_1920_3018.jpeg" data-title="Natalie Pierce, Head of Global Shapers Community presso il World Economic Forum"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad" title="Natalie Pierce, Head of Global Shapers Community presso il World Economic Forum" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/7/photos/cache/lavoro-mappa-gen-z-di-tutto-il-mondoper-loro-contano-senso-e-benessere_ef5dfd9c-325c-11f1-8f3d-ec617c95b9ac_1920_3018_v3_medium_libera.jpeg" alt="Lavoro, mappa Gen Z di tutto il mondo.«Per loro contano senso e benessere»" width="248" height="389" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/4/7/photos/cache/lavoro-mappa-gen-z-di-tutto-il-mondoper-loro-contano-senso-e-benessere_ef5dfd9c-325c-11f1-8f3d-ec617c95b9ac_1920_3018_v3_medium_libera.jpeg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Natalie Pierce, Head of Global Shapers Community presso il World Economic Forum</figcaption></figure><figcaption></figcaption></figure>
</div>
<p><b>Natalie, partiamo dal «cuore tecnologico» della vostra ricerca. Due terzi dei giovani temono che l’IA possa chiudere le porte d’accesso al mondo del lavoro. Qual è il rischio reale per quelle aziende che, per massimizzare l’efficienza nel breve periodo, smettono di investire sui profili junior?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«È fondamentale capire che i giovani non hanno paura dell’IA in quanto tale. Hanno paura di essere esclusi dall’opportunità di imparare, contribuire e crescere. Se le aziende smettono di assumere giovani talenti, rischiano di perdere i leader del futuro e molte delle nuove idee che guidano l’innovazione. I ruoli entry-level dovrebbero essere riprogettati per aiutare i giovani a imparare come usare l’IA in modo responsabile, a pensare in modo critico e a risolvere problemi reali. In sintesi, l’IA dovrebbe essere un acceleratore che permette ai giovani dipendenti di progredire più velocemente, non una barriera che impedisce loro di iniziare il proprio percorso».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Questa necessaria riconfigurazione dei ruoli d’ingresso sposta inevitabilmente l’attenzione sulla sostenibilità umana del lavoro. Infatti, non è solo questione di «tecnologia», ma di come le aziende gestiscono il capitale umano e della loro capacità di trattenerlo dopo averlo attratto.</b></p>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="65099">«Esattamente. E questo ci porta al tema del benessere. Nella nostra Youth Pulse Survey, un intervistato su quattro (25,6%) indica la salute mentale come priorità assoluta. Spesso le imprese la trattano come un «benefit» secondario, ma la realtà è diversa. Troppo spesso la salute mentale è considerata un fatto privato, quando in realtà è la cultura del luogo di lavoro ad avere l’impatto maggiore: se le persone si sentono sicure di parlare, chiedere aiuto o riconoscere i propri limiti, l’azienda prospera. Quando i giovani si sentono fidati e rispettati, ottengono risultati migliori e hanno maggiori probabilità di restare. La salute mentale diventa così un vero motore di performance».</div>
<div class="article-body">
<p><b>Dunque questa dinamica alimenta una ricerca di significato che va oltre la semplice esecuzione di un compito. Parliamo di «scopo» e «controllo». Come si convincono le aziende che la flessibilità e la missione condivisa non sono nemiche della produttività?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Il messaggio è chiaro: i giovani vogliono lavorare sodo, ma vogliono che il loro lavoro conti. Il fatto che il 60% cerchi uno scopo e il 58% l’equilibrio, riflette un cambiamento profondo nella definizione di successo, che oggi non è più solo stipendio o status. Per molti giovani, la fiducia è più motivante del controllo. I leader che si concentrano sui risultati ottenuti piuttosto che sulle ore lavorate riscontrano un maggiore coinvolgimento e idee migliori. Avere uno scopo non riduce l’ambizione, la rafforza. Quando le persone comprendono come il proprio lavoro si connette a una missione più ampia, sono più propense ad assumersi responsabilità e a restare impegnate nel tempo».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p><b>Tuttavia, affinché questa missione condivisa possa realmente generare un senso di appartenenza e un impegno a lungo termine, essa deve poggiare su basi di assoluta integrità valoriale. Come si costruisce una credibilità reale agli occhi di un under 27?</b></p>
</div>
<div class="article-body">
<p>«I giovani sono osservatori attenti. Notano subito se le azioni di un’azienda sono coerenti con i valori dichiarati. Secondo il sondaggio Youth Pulse, il 38% afferma che le considerazioni ambientali ed etiche influenzano le proprie decisioni su cosa acquistare e dove lavorare. Molti giovani sono già vicini alle sfide sociali e ambientali che plasmeranno il loro futuro, il che rende più facile riconoscere l’autenticità e più difficile ignorare il greenwashing. La fiducia cresce quando le aziende dimostrano di comprendere queste realtà e di assumersi la responsabilità di affrontarle. I giovani under 27 cercano coerenza tra gli impegni presi e le decisioni quotidiane, oltre all’onestà sui progressi fatti e sui compromessi necessari. Le aziende che sanno restare coerenti con i propri valori &#8211; ascoltando, coinvolgendo e mostrando progressi misurabili &#8211; hanno maggiori probabilità di costruire fiducia e trattenere i giovani».</p>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Aspettative uguali a livello globale</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Guardando questi dati nel loro insieme, emerge con chiarezza come le aspettative delle nuove generazioni non siano più frammentate o contingenti, ma strutturali e condivise a livello globale. Non si tratta solo di attrarre giovani, ma di ripensare il lavoro come spazio di crescita, riconoscimento e partecipazione. È proprio in questa direzione che si muove anche l’Osservatorio Delta Index, che attraverso l’analisi di dati e ricerche internazionali lavora per aiutare le imprese a comprendere che la sfida non è più soltanto quella di integrare nuove tecnologie, ma di saper navigare in un ecosistema dove il capitale umano chiede di essere trattato con la trasparenza della missione e la flessibilità della fiducia.</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il mismatch formativo diventa emergenza europea. L&#8217;UE chiede alle imprese di fare la loro parte</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/il-mismatch-formativo-diventa-emergenza-europea-lue-chiede-alle-imprese-di-fare-la-loro-parte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 16:22:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Il Consiglio dell'Unione Europea ha adottato una Raccomandazione sul capitale umano che mette al centro il disallineamento tra competenze e mercato del lavoro. Per Delta Index, è la conferma istituzionale di ciò che le aziende italiane vivono già ogni giorno</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/il-mismatch-formativo-diventa-emergenza-europea-lue-chiede-alle-imprese-di-fare-la-loro-parte/">Il mismatch formativo diventa emergenza europea. L&#8217;UE chiede alle imprese di fare la loro parte</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Il Consiglio dell&#8217;Unione Europea ha adottato nelle scorse settimane una Raccomandazione sul capitale umano, un atto formale, indirizzato a tutti gli Stati membri, che per la prima volta inserisce il tema delle competenze nel cuore del Semestre europeo. Non è un documento tecnico di routine. È il segnale che l&#8217;Europa ha smesso di considerare il mismatch formativo un problema locale o congiunturale, e lo ha elevato a priorità strategica continentale.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>Un&#8217;emergenza che i numeri rendono concreta</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">I dati contenuti nella Raccomandazione parlano chiaro. Il tasso di posti vacanti nell&#8217;UE si mantiene elevato, al 2,0% nel terzo trimestre del 2025. Nel 2024, il 77% delle imprese nell&#8217;UE ha indicato che la carenza di competenze costituiva un ostacolo agli investimenti a lungo termine. Non si tratta di difficoltà di reperimento stagionale o di settore: si tratta di un freno strutturale alla crescita.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Le carenze riguardano settori di importanza strategica come la salute, l&#8217;agricoltura, le TIC, l&#8217;ingegneria civile e l&#8217;istruzione, e si prevede che i progressi tecnologici e le transizioni verde e digitale aumenteranno ulteriormente la domanda di nuove competenze, aggravando le carenze esistenti. La traiettoria demografica non aiuta: le sfide legate all&#8217;invecchiamento della popolazione eserciteranno un&#8217;ulteriore pressione sui mercati del lavoro.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Il problema, però, non è solo quantitativo. È qualitativo. Circa un lavoratore su tre nell&#8217;UE svolge un lavoro che non corrisponde alle proprie competenze: una sottoutilizzazione del potenziale umano che rappresenta una perdita per tutti: per i lavoratori, per le imprese e per il sistema economico nel suo complesso.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>Quello che le imprese italiane già sanno</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Per chi osserva quotidianamente il rapporto tra aziende e nuove generazioni, questi dati non sorprendono. Confermano ciò che l&#8217;Osservatorio Delta Index rileva sul campo da oltre due anni: il mismatch non è un&#8217;astrazione statistica, è una realtà vissuta nei processi di selezione, nella fatica di inserimento dei nuovi assunti, nella distanza tra ciò che i ragazzi hanno imparato e ciò di cui l&#8217;impresa ha bisogno.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Come ha osservato Natale Forlani, presidente di Inapp, in un&#8217;intervista alla nostra rubrica «Ciclone Z in azienda»: il mismatch non è solo quantitativo, ma qualitativo. «Non è solo questione di numeri. È questione di qualità delle competenze e di raccordo tra sistema formativo e sistema produttivo». Il primo punto critico, ricordava Forlani, è visibile già nella storia recente: nei primi anni Duemila l&#8217;Italia ha indebolito i sistemi di alternanza scuola-lavoro rispetto agli altri Paesi europei, accumulando un ritardo strutturale che pesa ancora oggi.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">La Raccomandazione europea parla di <em>skills intelligence</em>, di raccordo tra sistemi formativi e mercato del lavoro, di apprendistati e percorsi VET (<strong>Vocational Education and Training</strong>, che in italiano corrisponde all&#8217;<strong>Istruzione e Formazione Professionale &#8211; IFP</strong>) più attrattivi. Sono gli stessi nodi che la rubrica «Ciclone Z in azienda» ha affrontato nei suoi oltre novanta numeri: dall&#8217;alternanza scuola-lavoro all&#8217;apprendistato duale, dagli ITS Academy alla necessità di costruire ambienti aziendali capaci di accogliere e trattenere i giovani talenti. Non è una coincidenza. È la conferma che le piccole e medie imprese del Nord Italia non stanno vivendo un disagio isolato: stanno sperimentando in anticipo una crisi sistemica che l&#8217;Europa ha finalmente deciso di nominare.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-10099 alignleft" src="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/stem-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" srcset="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/stem-300x198.jpg 300w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/stem-1024x677.jpg 1024w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/stem-768x508.jpg 768w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/stem-640x420.jpg 640w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/04/stem.jpg 1047w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>La Raccomandazione e le quattro dimensioni di Delta Index</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">La risposta che l&#8217;UE chiede agli Stati membri si articola in sei aree di intervento: colmare le carenze nei settori strategici, rafforzare le competenze di base, potenziare la formazione professionale, migliorare i risultati in ambito STEM, aumentare gli investimenti pubblici e privati in formazione, e sviluppare sistemi di <em>skills intelligence</em> più efficaci. In questa architettura, il ruolo delle imprese non è marginale. Quattro adulti su cinque acquisiscono competenze attraverso la formazione professionale, e il Consiglio incoraggia lo sviluppo di partenariati tra gli erogatori di istruzione e formazione, le imprese e altri importanti portatori di interessi. Eppure una su tre non eroga alcuna formazione al proprio personale, citando i costi come ostacolo principale.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">È qui che la prospettiva di Delta Index offre un contributo specifico. Le quattro dimensioni dell&#8217;attrattività aziendale &#8211; <strong>Attrarre, Selezionare, Formare, Trattenere</strong> &#8211; non sono solo categorie analitiche: sono le leve concrete attraverso cui le imprese possono rispondere all&#8217;emergenza competenze. Investire nella propria capacità di accogliere i giovani, accompagnarli nei primi mesi, costruire percorsi di crescita interni, è precisamente ciò che la Raccomandazione europea chiede agli attori privati di fare. Non come atto di responsabilità sociale, ma come condizione di sopravvivenza competitiva.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>Un cambio di paradigma culturale</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">I programmi di formazione professionale e gli apprendistati riscontrano spesso una scarsa attrattività, nonostante gli elevati tassi di occupazione di chi ne ha beneficiato: nel 2024 l&#8217;80% dei diplomati VET risultava occupato. I dati del documento europeo vanno ancora più nel dettaglio: il tasso di occupazione dei diplomati VET con esperienza di formazione in azienda sale all&#8217;84,3%, contro il 69,7% di coloro che ne sono stati privi. Questi numeri sono il migliore argomento per convincere le imprese che l&#8217;investimento in formazione non è filantropia: è vantaggio competitivo misurabile. La sfida culturale, in Italia, è ancora grande: la distinzione tra percorsi «di serie A» e percorsi tecnici pesa ancora sulle scelte dei giovani e delle famiglie. Ma il segnale europeo è inequivocabile: il futuro del lavoro ha bisogno di mani e di menti formate, non solo di titoli accademici. E ha bisogno di imprese che smettano di considerare la formazione un costo e la riconoscano come investimento strategico.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><strong>L&#8217;Europa parla alle imprese</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">La Raccomandazione sul capitale umano non è un documento destinato solo ai ministeri dell&#8217;Istruzione o del Lavoro. È un atto che riconosce, per la prima volta in modo esplicito nel quadro del Semestre europeo, che senza un impegno diretto del sistema produttivo le politiche pubbliche non bastano. La raccomandazione chiede un approccio agli investimenti nell&#8217;istruzione, nella formazione e nelle competenze che combini la spesa pubblica con gli investimenti privati, avvalendosi di iniziative dell&#8217;UE come il Fondo sociale europeo Plus e InvestEU. Per le imprese italiane &#8211; e in particolare per quelle del tessuto produttivo lombardo che Delta Index osserva da vicino &#8211; questo significa una cosa sola: il tempo delle attese è finito. Il mismatch formativo non si risolve aspettando che la scuola migliori o che le politiche pubbliche producano i loro effetti. Si affronta costruendo, dentro le proprie organizzazioni, la capacità di diventare luoghi dove i giovani vogliono entrare, crescere e restare. È la sfida che Delta Index ha messo al centro del suo lavoro fin dall&#8217;inizio. L&#8217;Europa, oggi, le dà ragione.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Apprendistato fermo in Lombardia. Senza formazione perde attrattività</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita/</link>
					<comments>https://www.deltaindex.it/journal/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Bonzanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 08:51:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Il presidente di Fondazione Adapt, Matteo Colombo: «Se non si valorizza davvero la formazione, l’apprendistato rischia di essere percepito come strumento per ridurre il costo del lavoro». Uno stipendio supera di poco i 15mila euro lordi annui</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita/">Apprendistato fermo in Lombardia. Senza formazione perde attrattività</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>«Non servono modifiche normative: occorre maturare la consapevolezza e le competenze per usare al meglio questo strumento». Cioè l’apprendistato, il contratto che coniuga &#8211; o dovrebbe, perché sta qui il nodo &#8211; l’occupazione giovanile con la formazione. Nella riflessione di Matteo Colombo, presidente della Fondazione Adapt, c’è il nodo della questione. I numeri segnalano una sorta di stagnazione nell’utilizzo di questo istituto giuridico: può incidere in parte la dinamica demografica, visto che i giovani sono sempre meno, ma la sensazione è quella di un’attrattività in flessione.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Un tortuoso saliscendi</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il caso lombardo è emblematico. Stando alla banca dati dell’Inps, nel 2024 &#8211; l’ultimo anno pienamente rendicontato &#8211; sono stati 115.623 i lavoratori con contratto di apprendistato, in contrazione rispetto al biennio precedente (119.503 nel 2023 e 116.618 nel 2022); lo sguardo di lungo periodo racconta invece di un tortuoso saliscendi: nel 2008 si contavano ben 127.093 apprendisti, nel 2016 si precipitava a quota 77.934; negli ultimi anni, però, la sostanza è quella di una stabilizzazione senza nuovi slanci.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">I tre tipi di apprendistato</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Le statistiche dell’Inps aggregano tutti i tipi di apprendistato. Occorre infatti parlare al plurale, perché ne esistono tre forme: quello professionalizzante (il più diffuso, per giovani dai 18 ai 29 anni), quello di primo livello (assolutamente minoritario, si instaura durante l’istruzione superiore o la formazione regionale ed è dedicato al target 15-25 anni) e quello di terzo livello (dedicato all’alta formazione e alla ricerca, la fascia è quella dei 18-29 anni).</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure class="zoom-gallery new libera left">
<p><figure style="width: 287px" class="wp-caption alignleft"><a title="Matteo Colombo, presidente Fondazione Adapt" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/3/23/photos/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita_4b1a5d08-2694-11f1-8e34-721c3b1c5e3e_1920_1280.jpg" data-title="Matteo Colombo, presidente Fondazione Adapt"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad" title="Matteo Colombo, presidente Fondazione Adapt" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/3/23/photos/cache/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita_4b1a5d08-2694-11f1-8e34-721c3b1c5e3e_1920_1280_v3_large_libera.jpg" alt="Apprendistato fermo in Lombardia. Senza formazione perde attrattività" width="287" height="191" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/3/23/photos/cache/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita_4b1a5d08-2694-11f1-8e34-721c3b1c5e3e_1920_1280_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Matteo Colombo, presidente Fondazione Adapt</figcaption></figure></figure>
</div>
<p>«Più del 97% degli apprendistati in Italia è di tipo professionalizzante &#8211; spiega Matteo Colombo -, ed è quello che non coinvolge strutturalmente il mondo della formazione, della scuola e dell’università. È questa la tipologia in calo». Qual è il problema? «La sua debolezza &#8211; osserva il giuslavorista &#8211; sta nella componente formativa, per diverse motivazioni. In alcune regioni non viene finanziata la componente di formazione fatta al di fuori dall’azienda, oppure è ritenuta poco interessante dalle imprese e dagli apprendisti stessi». Si entra negli esempi concreti e s’intuisce una certa fragilità: «Se la formazione si limita a imparare a usare Excel, alla comunicazione di gruppo o alle competenze digitali di base, rischia di essere poco interessante &#8211; rileva Colombo -. Mentre la parte di formazione interna, disciplinata dai contratti collettivi, spesso è un monte ore debole con scarso valore, un apprendimento on the job che in realtà non pare così diverso da ciò che fa un altro normale lavoratore dipendente. Se non si valorizza la formazione, la sensazione è quella che si ricorra al contratto di apprendistato per abbattere il costo del lavoro».</p></div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Formazione e attrattività</h3>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="3346">Ecco, è attraverso queste lenti che si può comprendere come rilanciare l’apprendistato. «In un contesto nel quale è sempre più difficile trovare giovani, e in particolare giovani dotati delle competenze ricercate dalle aziende, le nuove generazioni hanno un potere contrattuale diverso &#8211; ragiona Colombo -: per questo le imprese devono essere consapevoli del valore della formazione offerta con l’apprendistato. Che non è un contratto come gli altri: dovrebbe essere un sistema per formare competenze e nuove professioni».</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont right">
<figure class="zoom-gallery new libera right"><a title="None" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/3/23/photos/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita_4ba325fc-2694-11f1-8e34-721c3b1c5e3e_1920_2910.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad alignright" title="None" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/3/23/photos/cache/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita_4ba325fc-2694-11f1-8e34-721c3b1c5e3e_1920_2910_v3_medium_libera.jpg" alt="Apprendistato fermo in Lombardia. Senza formazione perde attrattività" width="455" height="689" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/3/23/photos/cache/apprendistato-fermo-in-lombardia-senza-formazione-perde-attrattivita_4ba325fc-2694-11f1-8e34-721c3b1c5e3e_1920_2910_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></figure>
</div>
</div>
<div id="scroll4" class="article-body">
<h3>Oltre il salario</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>È una questione che va oltre il salario. I dati dell’Inps indicano che in media un dipendente in apprendistato in Lombardia nel 2024 ha maturato 15.469 euro lordi annui: la tendenza è all’aumento (nel 2019 ci si attestava a 13.956 euro lordi, nel 2008 a 11.777 euro lordi), ma l’appeal del salario va temperato con altri aspetti. «Se c’è una vera dimensione formativa, e se i giovani la percepiscono, allora anche questo contratto diventa più credibile e interessante, perché la retribuzione più contenuta è compensata dalla dimensione formativa &#8211; rimarca il presidente della Fondazione Adapt -. Tant’è che oggi, più che nuove leggi sull’apprendistato, occorrerebbe una nuova valorizzazione di questo istituto da parte del sindacato, della contrattazione collettiva e delle aziende». In altri termini: un giovane può accettare la paga più bassa dell’apprendistato, purché riconosca in questa fase della propria carriera l’opportunità di ricevere delle skills spendibili nel futuro professionale.</p>
</div>
<div id="scroll5" class="article-body">
<h3>Alta formazione</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Se fin qui ci si è concentrati sull’apprendistato professionalizzante, restano margini importanti anche per le altre forme di questo contratto. «Quello di primo livello, legato all’istruzione superiore o alla formazione regionale, non va oltre i 10mila occupati in tutta Italia, ma è comunque cresciuto pur rimanendo su valori assoluti limitati &#8211; prosegue Colombo -. Il Pnrr ha messo delle risorse importanti per il sistema duale, ma i suoi effetti dipendono dal ruolo di ciascuna Regione, creando di fatto una situazione a macchia di leopardo». L’apprendistato di terzo livello, dedicato all’alta formazione e ricerca, «sconta un altro tipo di problema &#8211; fa notare Colombo -: il difficilissimo dialogo con il mondo dell’università, al quale questo strumento piace poco, con la conseguenza di rendere complicato costruire dei rapporti. Alcuni casi virtuosi però ci sono: come Adapt, ad esempio, da anni coordiniamo una scuola di dottorato, ora con l’Università di Siena, che permette di sviluppare questo percorso».</p>
</div>
<div id="scroll6" class="article-body">
<h3>I sistemi tedesco e francese</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Oltre i confini italiani ci sono dei modelli che funzionano e possono risultare utili anche al dibattito locale. «Il più citato è il sistema tedesco &#8211; aggiunge Colombo -. Lì, a fare la differenza sono gli operatori di prossimità: le Camere di commercio favoriscono a livello territoriale la costruzione effettiva dei percorsi di apprendistato, secondo una logica di vicinanza. Tra i meno noti, ma ugualmente interessanti, c’è l’apprendistato francese, che cresce nella sua versione più simile al nostro apprendistato professionalizzante, non integrato con il sistema della scuola, dell’università e dell’Its. Che differenza ha? Porta all’ottenimento di una qualifica riconosciuta dal sistema pubblico: in Italia, invece, manca questa dimensione». Si torna al punto di partenza: valorizzare la formazione, l’essenza dell’apprendistato. Un modello ancora valido, ma da rilanciare restando «fedeli» alla sua vocazione.</p>
</div>
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		<item>
		<title>Uno sguardo oltre i confini italiani: la Gen Z cambia il lavoro ovunque, persino nel no profit</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/uno-sguardo-oltre-i-confini-italiani-la-gen-z-cambia-il-lavoro-ovunque-persino-nel-no-profit-britannico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Busi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 09:36:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Dalla ricerca britannica emerge un dato chiaro: anche nel no profit la Gen Z non rinuncia a salario, crescita e benessere. Un segnale che supera i confini e racconta un cambiamento globale nel rapporto tra giovani e lavoro</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le etichette servono per orientarsi. Ma nel lavoro, sempre più spesso, finiscono per confondere. Per anni abbiamo separato due mondi come se non potessero parlarsi: da una parte il lavoro retribuito, dall’altra il no profit, dove la vocazione dovrebbe bastare a compensare tutto il resto. È proprio da qui che vale la pena partire per capire cosa sta succedendo oggi tra i giovani e il lavoro. Perché se anche nel settore dove il senso dovrebbe prevalere sul salario emergono richieste economiche, aspettative di crescita e bisogni di benessere, allora significa che il cambiamento è più profondo. E soprattutto è trasversale.</p>
<p><strong>Uno sguardo oltre i confini</strong></p>
<p>Per leggerlo davvero, però, serve allargare lo sguardo. Uscire dai confini nazionali e osservare cosa accade altrove, anche in contesti che sembrano lontani dai nostri. È quello che fa l’Osservatorio Delta Index: mettere in relazione dati, esperienze e ricerche internazionali per capire se le trasformazioni che vediamo in Italia sono locali o parte di un fenomeno più ampio.</p>
<p><strong>Il caso del no profit britannico</strong></p>
<p>È in questa prospettiva che si inserisce la ricerca britannica “Expectations and Values at Work: A Generational View 2026” condotta a novembre 2025 da CharityJob, la principale piattaforma di recruitment dedicata al settore no-profit del Regno Unito. Il report scardina, infatti, uno dei più grandi pregiudizi esistenti proprio riguardo questo settore: la convinzione che la vocazione possa sostituire la stabilità economica. I dati di CharityJob restituiscono invece una realtà molto più pragmatica, in cui la competitività salariale, e non solo, ha smesso di essere un tabù ed è diventata un pilastro della scelta professionale per il 57% dei giovani, anche per chi sceglie di dedicare la propria vita al sociale.</p>
<p><strong>Le priorità della Gen Z</strong></p>
<p>Una volta garantita la base economica emerge poi una gerarchia di valori irrinunciabili per la Gen Z, che vede al primo posto la ricerca di un ambiente rispettoso e inclusivo (74%), seguito dalla necessità di sicurezza sul posto di lavoro (56%), dal grado di autonomia operativa riconosciuto ai dipendenti (55%), che considerano sempre più importante impegnarsi per aziende capaci di impattare positivamente sul territorio a livello sociale (52%) e comunicare internamente in modo coerente e limpido (44%).<img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-10041 aligncenter" src="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/03/infografica_delta_index_FIX-1-300x171.png" alt="" width="422" height="240" srcset="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/03/infografica_delta_index_FIX-1-300x171.png 300w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/03/infografica_delta_index_FIX-1-1024x585.png 1024w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/03/infografica_delta_index_FIX-1-768x439.png 768w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/03/infografica_delta_index_FIX-1.png 1400w" sizes="(max-width: 422px) 100vw, 422px" /></p>
<p>È evidente come gli under 27 non intendano più il lavoro soltanto come uno scambio tra tempo e denaro, anche in contesti senza scopo di lucro, ma come uno spazio in cui le proprie competenze possono emergere solo se ricambiate da elementi imprescindibili, attraverso i quali vengono valutate attrattività e credibilità di un’azienda.</p>
<p><strong>Crescita, pressione e salute mentale</strong></p>
<p>Quest’ultima non può però limitarsi ad attrarre un giovane nella fase iniziale, ma deve saper anche come mantenerlo nel corso del tempo, evolvendo insieme ad un mondo sempre più globalizzato e mutevole. La Gen Z manifesta infatti un’urgenza di progressione che mette alla prova la tenuta delle strutture gerarchiche tradizionali, con il 62% degli under 27 che si aspetta una promozione entro due anni dall’assunzione e il 7% che lo pretende, addirittura, nei primi dodici mesi.</p>
<p>Questa volontà di avanzamento verso l’alto non è mera ambizione, ma desiderio profondo di uno sviluppo professionale che il 76% ritiene essenziale, alimentato anche dalla consapevolezza che il mercato lavorativo di oggi sia saturo, tanto che il 74% dei giovani avverte la pressione dei troppi candidati per ogni singola posizione. In questo contesto estremamente competitivo la salute mentale diventa il fattore su cui si basa la qualità di un’azienda capace di accogliere i giovani, il 77% dei quali richiede supporto psicologico che possa aiutarli a fronteggiare un ambiente lavorativo sempre più esigente.</p>
<p><strong>Un cambiamento globale, non locale</strong></p>
<p>È proprio alla luce di questi dati che il divario tra la realtà britannica e quella italiana si accorcia, confermando come i giovani, indipendentemente dal contesto in cui sono occupati, cerchino ovunque gli stessi requisiti: salario, trasparenza, prospettiva di crescita e benessere. Difatti, le trasformazioni che osserviamo sul nostro territorio fanno parte di un cambiamento che non è locale, ma globale e generazionale.</p>
<p>L’Osservatorio Delta Index volge costantemente lo sguardo alle dinamiche internazionali proprio per decodificare queste tendenze e offrire alle aziende strumenti indispensabili per fronteggiare trasformazioni che, superate le vecchie etichette, stanno riscrivendo le fondamenta del nostro vivere sociale e produttivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il sogno di partire, il prezzo da pagare: giovani e trappole del lavoro all’estero</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/il-sogno-di-partire-il-prezzo-da-pagare-giovani-e-trappole-del-lavoro-allestero/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 09:09:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Tra percezione di migliori opportunità e difficoltà nel trovare lavoro in Italia, cresce la spinta dei giovani verso l’estero. Ma proprio su questo bisogno si inseriscono nuove truffe sempre più credibili, capaci di imitare i processi delle aziende e di sfruttare le fragilità di chi cerca un futuro.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È forte l’aspettativa, quando per settimane non arrivano risposte e poi, all’improvviso, qualcosa si muove. Una mail, un colloquio, addirittura più offerte insieme. Tutto rapido, fluido, quasi sorprendente per chi è abituato al silenzio. È in questo passaggio che si inserisce la storia raccontata dalla giornalista del Gruppo Sesaab per la Provincia di Sondrio, la collega Anna Savini: un giovane di 27 anni, disoccupato, che crede di aver trovato in Svizzera il lavoro che cercava da tempo e che invece si ritrova vittima di una truffa costruita nei dettagli. Non un tentativo improvvisato, ma un sistema organizzato, capace di replicare perfettamente linguaggi, tempi e modalità delle aziende più attrattive.</p>
<figure id="attachment_10026" aria-describedby="caption-attachment-10026" style="width: 182px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-10026 " src="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/03/anna-1-227x300.jpg" alt="" width="182" height="241" srcset="https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/03/anna-1-227x300.jpg 227w, https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2026/03/anna-1.jpg 401w" sizes="(max-width: 182px) 100vw, 182px" /><figcaption id="caption-attachment-10026" class="wp-caption-text">Anna Savini, la giornalista autrice dell&#8217;articolo sulla truffa</figcaption></figure>
<p>Il punto, però, non è solo la truffa. È il contesto in cui quella truffa diventa credibile. Negli ultimi anni il tema della mobilità internazionale dei giovani italiani si è rafforzato fino a diventare strutturale. Secondo l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, il 42% degli under 35 si dichiara pronto a vivere un’esperienza all’estero per un periodo prolungato. Non si tratta di una scelta marginale, ma di una prospettiva diffusa, che attraversa trasversalmente percorsi di studio e condizioni sociali.</p>
<h3>L&#8217;immaginario che agevola la truffa</h3>
<p>Le motivazioni raccontano molto. Non è solo attrazione verso l’estero, ma soprattutto una spinta che nasce da qui. I cosiddetti fattori “push”: la percezione di opportunità limitate, di percorsi lavorativi poco chiari, di difficoltà nel costruire un progetto di vita stabile. Accanto a questi si aggiungono i fattori “pull”, come migliori condizioni economiche, maggiore riconoscimento dei diritti e una qualità della vita ritenuta più elevata. Dentro questo scenario, l’estero assume una forza simbolica prima ancora che reale. Diventa il luogo in cui il lavoro funziona, in cui il merito viene riconosciuto, in cui le risposte arrivano. È esattamente su questo immaginario che si innesta la truffa. Le mail arrivano subito dopo l’invio del curriculum, i colloqui sono puntuali, le domande sono pertinenti, l’attenzione al candidato è alta. Tutti elementi che oggi definiscono un’esperienza di selezione efficace e attrattiva. Non c’è nulla di improvvisato: c’è, al contrario, una perfetta imitazione di ciò che un giovane si aspetta da un’azienda seria.</p>
<h3>A ingannare non è l&#8217;errore</h3>
<p>Il paradosso è evidente. A ingannare non è l’errore, ma la qualità dell’esperienza. Quando poi entrano in gioco richieste economiche &#8211; piccole cifre, apparentemente giustificate da pratiche amministrative &#8211; il meccanismo è già avanzato. A quel punto non si sta più valutando un’offerta, ma si sta difendendo un’opportunità che si teme di perdere. La pressione, le scadenze, perfino la minaccia di essere esclusi dal mercato del lavoro europeo completano il quadro. Non è solo una questione di ingenuità. È una questione di bisogno. E qui il ragionamento si allarga.Perché se da un lato questa vicenda conferma che non tutto l’estero è oro, dall’altro interroga direttamente il sistema delle imprese italiane. Il confronto, infatti, non è solo economico. È prima di tutto esperienziale. Da una parte il silenzio o processi di selezione percepiti come distanti, dall’altra una comunicazione immediata, coinvolgente, personalizzata. Anche quando è falsa. Il rischio è che si crei un vuoto relazionale prima ancora che occupazionale. Un vuoto che altri &#8211; non sempre soggetti legittimi &#8211; imparano a riempire.</p>
<h3>Costruire processi coerenti</h3>
<p>L’Osservatorio Delta Index lavora proprio su questo crinale: comprendere cosa rende un’azienda realmente attrattiva per la Generazione Z e come costruire processi coerenti con le aspettative dei giovani. Non si tratta solo di offrire lavoro, ma di rendere credibile l’incontro tra domanda e offerta, riducendo quella distanza che oggi spinge molti a cercare altrove, spesso sulla base di percezioni più che di esperienze dirette. La storia del giovane truffato, allora, smette di essere un episodio isolato. Diventa un segnale. Per i ragazzi, che devono imparare a riconoscere i meccanismi di chi sfrutta le loro aspettative. Per le aziende, chiamate a interrogarsi su quanto siano davvero presenti, visibili e accessibili nel momento in cui quei ragazzi iniziano a cercare lavoro. Perché quando il lavoro non risponde, qualcuno lo fa al posto suo. Anche nel modo sbagliato.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Manager e Gen Z, due idee di lavoro. Scontro tra ambizione ed equilibrio</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/manager-e-gen-z-due-idee-di-lavoro-scontro-tra-ambizione-ed-equilibrio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Lai]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 08:58:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAPITALE UMANO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Un’indagine internazionale su oltre duemila responsabili delle assunzioni e migliaia di giovani rivela un divario molto netto: solo il 2% degli under 27 condivide tutte le priorità dei manager</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Il dibattito sul rapporto tra aziende e Gen Z si è ormai trasformato in un luogo comune. Da un lato manager e imprenditori che faticano a trovare candidati «motivanti»; dall’altro giovani che percepiscono il lavoro come poco sostenibile o distante dalle proprie aspettative. Nel mezzo, una narrazione che spesso riduce il problema a una questione di atteggiamento: i giovani sarebbero meno ambiziosi, meno resilienti, meno disposti al sacrificio.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Eppure i dati raccontano una storia diversa. Più che una mancanza di motivazione, sembra emergere un disallineamento profondo tra i valori che guidano le organizzazioni e quelli che orientano le nuove generazioni. A metterlo nero su bianco è il report internazionale Hiring Managers vs. Gen Z Priorities, che confronta le priorità di oltre duemila responsabili delle assunzioni con la gerarchia di valori dichiarata da migliaia di giovani appartenenti alla Generazione Z.</div>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Riferimenti diversi</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il quadro che emerge è sorprendentemente netto: le aziende e i giovani stanno guardando al lavoro attraverso due sistemi di riferimento diversi. L’indagine restituisce inoltre un quadro coerente con quanto emerge dalle rilevazioni <b>Delta Index </b>, l’osservatorio italiano (con base a Bergamo) dedicato all’attrattività delle aziende verso la Gen Z. Anche nelle analisi condotte in Italia si osserva lo stesso scarto: per una quota crescente di giovani il lavoro resta importante, ma non rappresenta più l’unico centro attorno a cui organizzare identità e scelte di vita.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Il punto di partenza del report è semplice. Quando agli hiring manager viene chiesto quali caratteristiche considerino decisive nei candidati, la risposta (come si può leggere nell’infografica in pagina) è sorprendentemente compatta. I valori più citati sono tre: il desiderio di successo professionale, la volontà di imparare e crescere e la disponibilità a dedicare molto tempo ed energia al lavoro. Insieme rappresentano circa il 75% delle preferenze dei responsabili delle assunzioni.</div>
</div>
<div class="article-body">
<figure class="zoom-gallery new libera medium"><a href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/3/16/photos/manager-e-gen-z-due-idee-di-lavoro-scontro-tra-ambizione-ed-equilibrio_2712b458-2114-11f1-b8b2-2221012ac144_1920_1719.jpg"><img decoding="async" class="lozad" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/3/16/photos/cache/manager-e-gen-z-due-idee-di-lavoro-scontro-tra-ambizione-ed-equilibrio_2712b458-2114-11f1-b8b2-2221012ac144_1920_1719_v3_large_libera.jpg" width="100%" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/3/16/photos/cache/manager-e-gen-z-due-idee-di-lavoro-scontro-tra-ambizione-ed-equilibrio_2712b458-2114-11f1-b8b2-2221012ac144_1920_1719_v3_large_libera.jpg" data-loaded="true" /></a></figure>
<p>Si tratta, in fondo, del modello culturale che ha guidato per decenni la costruzione delle carriere: una persona ambiziosa, orientata ai risultati, desiderosa di migliorarsi continuamente e pronta a mettere il lavoro al centro della propria vita. Ma è proprio qui che emerge la distanza.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Quando si osserva la gerarchia dei valori della Gen Z, il quadro cambia sensibilmente. Il valore più diffuso tra i giovani non riguarda la carriera ma la possibilità di aiutare concretamente altre persone, nel proprio contesto sociale o nella propria comunità. Più della metà dei giovani intervistati inserisce questa dimensione tra i propri valori principali. Subito dopo compaiono altri elementi che raramente occupano il centro del discorso manageriale: sicurezza economica, qualità della vita quotidiana, relazioni familiari, impatto sociale. Solo in un secondo momento emergono valori direttamente collegati al lavoro, come l’impegno professionale o il successo nella carriera.</p>
</div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Lavoro in una cornice più ampia</h3>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="21505">Questo non significa che la Gen Z non attribuisca importanza al lavoro. Piuttosto indica che il lavoro è inserito in una cornice più ampia. Per molti giovani non rappresenta più l’unico strumento di realizzazione personale, ma una delle dimensioni attraverso cui costruire una vita soddisfacente.</div>
<div class="article-body">
<p>Il nodo più interessante riguarda proprio il concetto di successo professionale. Tra i manager è il principale indicatore di potenziale. Tra i giovani, invece, il rapporto con questo valore appare più ambivalente. Il report mostra infatti che oltre il 60% della Gen Z vorrebbe ridurre il peso della pressione verso il successo professionale nella propria vita ideale. È l’unico valore che presenta una variazione negativa tra vita reale e vita desiderata.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il dato non indica un rifiuto della carriera. Piuttosto segnala che la definizione stessa di successo sta cambiando. Per una parte significativa delle nuove generazioni riuscire nella vita non coincide necessariamente con scalare rapidamente una gerarchia aziendale o accumulare riconoscimento professionale. Può significare stabilità economica, autonomia nelle scelte di vita, tempo per le relazioni o benessere personale.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Questo cambiamento produce un effetto curioso nel mercato del lavoro. Più della metà dei giovani possiede almeno uno dei valori più ricercati dalle aziende. Ma solo una piccola minoranza possiede tutti e tre i valori contemporaneamente. In altre parole, il candidato ideale immaginato da molte organizzazioni è diventato un profilo statistico piuttosto raro.</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>La stabilità economica</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Un altro dato aiuta a comprendere il contesto in cui questa trasformazione si muove. Circa il 42% della Gen Z considera la sicurezza finanziaria una priorità centrale. Non si tratta necessariamente di ricerca della ricchezza, ma di stabilità. Questa generazione è cresciuta tra crisi economiche, aumento del costo della vita e precarietà lavorativa. In questo scenario la sicurezza economica assume un significato diverso: più protezione che status.</p>
</div>
<div id="scroll4" class="article-body">
<h3>La notorietà non interessa</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Allo stesso tempo, uno dei luoghi comuni più diffusi sulla Gen Z sembra essere smentito dai numeri. La ricerca di notorietà o fama pubblica &#8211; spesso associata alla cultura dei social &#8211; è tra i valori meno importanti per i giovani. Il messaggio che emerge dal report è quindi più complesso di quanto suggeriscano gli stereotipi generazionali. La Gen Z non rifiuta il lavoro. Ma tende a rifiutare l’idea che il valore di una persona sia definito esclusivamente dalla performance professionale.</p>
</div>
<div id="scroll5" class="article-body">
<h3>Integrare i nuovi concetti</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Per le aziende questo cambiamento apre una questione strategica. Non riguarda soltanto le politiche di recruiting o di employer branding, ma il modo stesso in cui il lavoro viene raccontato e organizzato. Se il linguaggio resta centrato esclusivamente su ambizione, competizione e performance, una parte dei giovani semplicemente non si riconoscerà in quella narrazione. Al contrario, le organizzazioni che sapranno integrare crescita professionale, qualità della vita e senso del lavoro avranno probabilmente un vantaggio nella competizione per i talenti. Il dibattito sulla Gen Z spesso oscilla tra entusiasmo e critica. Ma al di là delle semplificazioni, i dati indicano una trasformazione più ampia: il lavoro resta importante, ma non è più disposto a occupare tutto lo spazio della vita.</p>
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