In Lombardia un 1° Maggio con gran sete di giovani: nelle piccole imprese la domanda under 30 supera le grandi

C’è una domanda che rimbalza ogni Primo Maggio nelle sedi delle associazioni di categoria, dei sindacati, nei convegni sul lavoro: dove sono finiti i giovani? La risposta, almeno in Lombardia, arriva questa volta dai dati. E dice una cosa precisa: li cercano soprattutto le piccole imprese e l’artigianato, molto più delle grandi aziende e delle multinazionali. È quanto emerge dal Focus Lavoro pubblicato da Confartigianato Lombardia in vista del 1° maggio 2026, un’analisi dettagliata che incrocia i dati Excelsior di Unioncamere con le previsioni del Sistema Informativo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I numeri sono chiari e, per certi versi, sorprendenti.

Una domanda che cresce

Nel 2025, le micro e piccole imprese (MPI) lombarde (quelle con

meno di 50 dipendenti) hanno programmato 178.510 ingressi di under 30, pari al 32,6% del totale delle assunzioni previste. Una quota che non solo supera di oltre tre punti percentuali la media complessiva del mercato del lavoro lombardo (ferma al 29,5%), ma che è cresciuta di 3,1 punti rispetto al 2021, quando si attestava al 29,4%. Nello stesso periodo, la variazione per le imprese più grandi è rimasta quasi piatta, a +0,8 punti. Detto in modo ancora più diretto: le piccole imprese e l’artigianato stanno aumentando la loro fame di giovani a un ritmo quattro volte superiore rispetto al resto del mercato.

Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Lombardia

«In Lombardia le micro piccole imprese e le aziende artigiane sono assetate di giovani perché garantiscono quella continuità del fare e il know-how che altrimenti rischiano di andare dispersi e perché, già oggi, rappresentano uno dei principali motori dell’innovazione. Gli ingressi programmati dalle MPI lombarde di under 30 rappresentano il 32,6% del totale, oltre 3 punti in più rispetto al complessivo del mercato del lavoro.

Eugenio Massetti, presidente Confartigianato Lombardia

Una MPI può dare grande soddisfazione a un ragazzo che desidera crescere: non sei chiuso in una singola mansione né confinato in una fase del processo. Puoi vedere come nasce un’idea, come si trasforma in prodotto o servizio, come incontra il cliente. Nelle nostre realtà l’impegno personale si vede e fa la differenza, il talento lascia traccia. E le imprese hanno voglia di investire sui giovani, tanto che – quando una nuova risorsa entra in azienda – si impiegano, in media, 15 mesi di formazione».

Il paradosso: li cercano, ma non li trovano

Qui si apre però il paradosso che caratterizza il mercato del lavoro lombardo. Delle oltre 178.500 posizioni under 30 ricercate dalle MPI, ben 97.650 risultano di difficile reperimento: il 54,7% del totale. Un dato che sale ancora nelle imprese artigiane: su 25.000 profili under 30 ricercati, il 62,4% (circa 15.000 persone) è praticamente introvabile. Per capire la dimensione del problema basta confrontarlo con la media generale: la difficoltà di reperimento si attesta al 48,1% per tutte le imprese, mentre per le artigiane tocca il 62,7%. Uno scarto di quasi 15 punti percentuali che racconta quanto questo tessuto produttivo sia esposto alla crisi demografica in atto. I dati provinciali rivelano le situazioni più critiche: Cremona (60,4%), Pavia (60,4%) e Mantova (58,3%) guidano la classifica delle province lombarde dove risulta più difficile trovare under 30 per le MPI. Ma anche nelle province tradizionalmente più dinamiche la pressione è intensa: a Bergamo la difficoltà di reperimento si attesta al 53,5%, a Brescia al 56,8%, a Lecco al 56,8%.

Il tempo non è dalla parte di nessuno

La difficoltà non si esaurisce nella fase di ricerca. Anche quando un giovane viene trovato e inserito, la strada è lunga: le micro e piccole imprese impiegano mediamente oltre un anno (in alcuni casi fino a 15 mesi) per rendere pienamente operativa una nuova risorsa. È il costo invisibile della trasmissione del saper fare, di quel know-how artigianale che non si trasferisce con un manuale ma con il tempo, l’affiancamento, la pratica quotidiana. Ed è proprio per questo che il 68% delle imprese artigiane e delle MPI lombarde ha dichiarato di aver trattenuto il personale anche in presenza di un calo della produzione. Non è fedeltà sentimentale: è calcolo economico. Perdere una persona formata, in un contesto dove trovarne un’altra richiede mesi, significa rischiare la continuità operativa.

La demografia come destino

Dietro questi numeri c’è una trasformazione strutturale che i dati Istat fotografano con impietosa precisione. Nei prossimi vent’anni (2026-2046), la Lombardia vedrà crescere la popolazione over 65 del 35,9%, mentre quella under 35 si ridurrà del 7,6%. In termini assoluti: 874.752 anziani in più, 251.330 giovani in meno. Le province che soffriranno di più sul fronte giovanile sono proprio quelle del manifatturiero avanzato: Bergamo (-9,9%), Lecco (-10,2%), Como (-8,8%). Le stesse province che oggi esprimono la domanda più intensa di lavoro qualificato under 30. Nell’artigianato, questa transizione è già in atto da oltre un decennio. Tra il 2014 e il 2025, la componente di lavoratori autonomi artigiani under 30 si è ridotta del 50,7%, mentre quella degli over 55 è cresciuta del 29,8%. Tra i dipendenti, il divario è ancora più netto: +114,6% per gli over 55, +33,1% per gli under 35.

I giovani come leva di innovazione digitale

C’è però un dato che ribalta il racconto tradizionale, quello che dipinge le piccole imprese come realtà conservatrici, lente nell’adozione del digitale. Nelle MPI che hanno almeno un dipendente under 30, la quota di aziende che integra e utilizza strumenti di intelligenza artificiale raggiunge il 24%, sette punti percentuali in più rispetto alle imprese che non hanno giovani in organico. Il dato è rilevante perché smentisce il pregiudizio: non è la dimensione aziendale a determinare la propensione all’innovazione digitale, ma la composizione generazionale del team. I giovani portano con sé una familiarità con gli strumenti digitali che, innestata sul know-how dei lavoratori senior, produce risultati misurabili.

I profili cercati

La domanda si concentra su figure tecnico-operative precise: elettricisti nelle costruzioni civili, acconciatori, muratori, idraulici, meccanici e montatori di macchinari industriali, conducenti di mezzi pesanti, riparatori di automobili, attrezzisti e operatori di macchine utensili, montatori di carpenteria metallica. Il 68,7% della domanda richiede un diploma professionale o secondario, in particolare negli indirizzi meccanico, elettrico, elettronico, edile e termoidraulico. Sono i mestieri che costruiscono case, che riparano impianti, che tengono in funzione le linee produttive della manifattura lombarda. Mestieri concreti, spesso sottovalutati dall’orientamento scolastico, ma decisivi per l’economia reale.

La lettura Delta Index

Questa fotografia si sovrappone in modo significativo a ciò che l’Osservatorio Delta Index rileva ogni anno nel suo Report sull’attrattività delle aziende verso la Generazione Z. Le piccole e medie imprese lombarde – il cuore pulsante del sistema produttivo di Bergamo, Brescia, Como, Lecco e delle altre province del Nord – mostrano spesso un paradosso simile: alta voglia di giovani, bassa capacità di comunicarla e strutturarla. Il problema non è solo trovare i giovani. È costruire un’offerta di lavoro che risponda alle attese di una generazione abituata a cercare senso, crescita, riconoscimento. La visione espressa da Massetti – quella di un’impresa dove il talento lascia traccia, dove si vede nascere un’idea e diventare prodotto – è già una forma potente di attrattività. Manca, in molti casi, la capacità di raccontarla con strumenti adeguati. Il Primo Maggio 2026 consegna quindi alle piccole e medie imprese lombarde un messaggio chiaro: la corsa ai talenti under 30 è già aperta. Chi non si attrezza oggi per partecipare, domani potrebbe non avere più la squadra per correre.

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