<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>DELTA INDEX TV Archivi - Deltaindex</title>
	<atom:link href="https://www.deltaindex.it/journal/category/delta-index-tv/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.deltaindex.it/journal/category/delta-index-tv/</link>
	<description>Business a misura di talenti</description>
	<lastBuildDate>Wed, 11 Feb 2026 15:51:56 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.deltaindex.it/wp-content/uploads/2024/06/favicon-150x150.png</url>
	<title>DELTA INDEX TV Archivi - Deltaindex</title>
	<link>https://www.deltaindex.it/journal/category/delta-index-tv/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>VIDEO – L’assessore regionale Tironi: «Assumere senior o capire la Gen Z? La sfida è culturale prima che numerica»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/assumere-senior-o-capire-la-gen-z-la-sfida-e-culturale-prima-che-numerica/</link>
					<comments>https://www.deltaindex.it/journal/assumere-senior-o-capire-la-gen-z-la-sfida-e-culturale-prima-che-numerica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 15:50:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=9933</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Nella quarta e ultima puntata della video-intervista dell’Osservatorio Delta Index, l’assessore regionale Simona Tironi invita imprese e giovani a superare contrapposizioni generazionali. Il tema non è la scarsa voglia di lavorare, ma la trasformazione delle aspettative e dei modelli organizzativi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/assumere-senior-o-capire-la-gen-z-la-sfida-e-culturale-prima-che-numerica/">VIDEO – L’assessore regionale Tironi: «Assumere senior o capire la Gen Z? La sfida è culturale prima che numerica»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>C’è una stucchevole ripetitività quando si parla di Generazione Z: quella dei ragazzi «sdraiati», poco disposti al sacrificio, più attenti alle comodità che alla carriera. È un’immagine comoda, rassicurante per chi la pronuncia, perché sposta il problema altrove. Non siamo noi, sembrano dire certi imprenditori, sono loro che non hanno voglia. Eppure la storia insegna che ogni generazione è stata accusata di essere peggiore della precedente. Cambiano le parole, non il giudizio. È da qui che parte <strong class="gsto">Simona Tironi, assessore regionale</strong>, nella quarta e ultima puntata della videointervista dell’<strong class="gsto">Osservatorio Delta Index</strong>. Una chiusura che non evita il nodo più delicato, ma lo affronta frontalmente.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>I dati più recenti sul mercato del lavoro ci indicano che <strong class="gsto">cresce l’occupazione tra i profili senior, mentre l’ingresso dei giovani fatica</strong>. Un segnale che, letto superficialmente, potrebbe rafforzare la narrazione di una generazione meno appetibile per le imprese. Ma Tironi invita a non fermarsi alla superficie: «Nel corso della storia grandi filosofi hanno sempre etichettato i giovani come svogliati. È la storia che si ripete».Il punto, semmai, è un altro. Non siamo di fronte a ragazzi che non vogliono lavorare, ma a giovani che attribuiscono un peso diverso alla qualità del proprio tempo. La dimensione del benessere, dell’equilibrio tra vita e professione, non è un benefit accessorio. È parte integrante del patto lavorativo. E questo cambia radicalmente il modo in cui le aziende devono leggere il fenomeno.</p>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Ripensare il tema del trattenere</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Nel linguaggio dell’Osservatorio Delta Index, significa ripensare soprattutto il quarto pilastro: trattenere. Perché si può investire in attrazione, si possono strutturare meglio i processi di selezione &#8211; tema che nel Report 2024 ha mostrato come solo una minoranza delle imprese utilizzi strumenti avanzati oltre al colloquio standard &#8211; ma se il contesto organizzativo non è coerente con le aspettative dei giovani, il turnover diventa inevitabile. L’assessore Tironi non nega che esistano fragilità. Anzi, le riconosce apertamente. Le scuole, in particolare quelle professionali, intercettano ogni giorno ragazzi che hanno bisogno di strumenti in più per affrontare la complessità del presente. Per questo accanto all’offerta curricolare tradizionale, vengono inseriti percorsi strutturati dedicati allo sviluppo delle competenze personali: gestione dello stress, capacità relazionale, consapevolezza di sé. Non un intervento emergenziale, ma una strategia preventiva.</p>
</div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Bisogna essere nei luoghi dei giovani</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>È un passaggio che dialoga con quanto emerso nelle tre puntate precedenti della video-intervista. L’orientamento non può essere un evento isolato. Il rapporto tra scuola e impresa deve essere continuativo. I lavori vanno raccontati prima ancora di essere proposti. E le aziende, come mostrano i dati del capitolo «Attrarre» del Report Delta Index, non sempre sono presenti dove i giovani cercano informazioni: solo una minoranza ha sviluppato una strategia strutturata di employer branding .</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>La quarta puntata chiude il cerchio perché sposta il focus dal «cosa manca ai giovani» al «cosa sta cambiando nel lavoro». Se la Gen Z chiede equilibrio, non sta rifiutando l’impegno. Sta ridefinendo le condizioni attraverso cui quell’impegno può esprimersi. «Io posso dare il massimo di me stessa &#8211; osserva l’assessore &#8211; ma dall’altra parte deve esserci un bilanciamento». È qui che si gioca la partita culturale. Continuare a leggere la trasformazione come un deficit generazionale rischia di produrre un effetto collaterale pericoloso: irrigidire le organizzazioni proprio mentre il mercato del lavoro chiede flessibilità, dialogo, capacità di ascolto. La domanda, allora, non è se i giovani abbiano voglia di lavorare. La domanda è se le imprese siano pronte a lavorare in modo diverso. Perché il mismatch, oggi, non è solo tra domanda e offerta di competenze. È tra aspettative e modelli organizzativi. E in questo scarto si decide la competitività dei prossimi anni.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/assumere-senior-o-capire-la-gen-z-la-sfida-e-culturale-prima-che-numerica/">VIDEO – L’assessore regionale Tironi: «Assumere senior o capire la Gen Z? La sfida è culturale prima che numerica»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.deltaindex.it/journal/assumere-senior-o-capire-la-gen-z-la-sfida-e-culturale-prima-che-numerica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>VIDEO &#8211; L&#8217;assessore regionale Tironi: «Non è solo un problema di competenze: il lavoro che i giovani non conoscono»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/video-lassessore-regionale-tironi-non-solo-poche-competenze-il-lavoro-che-i-giovani-non-conoscono/</link>
					<comments>https://www.deltaindex.it/journal/video-lassessore-regionale-tironi-non-solo-poche-competenze-il-lavoro-che-i-giovani-non-conoscono/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 09:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=9899</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Tra innovazione tecnologica, sostenibilità e welfare, il mercato del lavoro cambia più in fretta della percezione che ne hanno i ragazzi. L’assessore regionale Simona Tironi spiega le radici del mismatch tra imprese e giovani: orientamento debole</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-lassessore-regionale-tironi-non-solo-poche-competenze-il-lavoro-che-i-giovani-non-conoscono/">VIDEO &#8211; L&#8217;assessore regionale Tironi: «Non è solo un problema di competenze: il lavoro che i giovani non conoscono»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Un’azienda su due in Lombardia dichiara di avere difficoltà a trovare giovani da assumere. Un dato che fotografa una criticità strutturale del mercato del lavoro e che solleva una domanda centrale: si tratta di un problema di orientamento, di competenze o di aspettative sbagliate? Secondo Simona Tironi, assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, la risposta non può essere univoca: «È un mix di fattori che vanno letti insieme». Alla base del mismatch c’è innanzitutto una scarsa conoscenza del mondo del lavoro da parte dei giovani. «I ragazzi &#8211; osserva Tironi &#8211; conoscono il lavoro della mamma, del papà o di una cerchia molto ristretta di esperienze familiari». Tutto ciò che sta fuori da questo perimetro resta spesso astratto o, peggio, ancorato a un’idea superata di lavoro. È qui che si produce una prima distorsione: molte professioni vengono escluse a priori perché percepite come «vecchie», poco attrattive o lontane dalle aspirazioni personali. «Peccato &#8211; sottolinea l’assessore &#8211; che innovazione tecnologica, robotica e intelligenza artificiale abbiano completamente trasformato quei lavori». La distanza non è quindi solo informativa, ma culturale.</p>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Portare i giovani nelle aziende, non spiegare il lavoro</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Per questo, secondo Tironi, l’orientamento non può limitarsi al racconto. «Non dobbiamo spiegare il lavoro ai ragazzi &#8211; afferma -. L’azienda non deve andare a scuola a raccontarsi: i ragazzi devono entrare nelle aziende». È solo lì, nei luoghi della produzione e dei servizi, che possono capire davvero cosa significhi una mansione oggi, come si è evoluta e quali competenze richieda. L’esperienza diretta diventa così lo strumento più efficace per superare stereotipi e pregiudizi. Non una lezione frontale, ma un contatto reale con ambienti, tecnologie e persone. Un passaggio decisivo per rendere le scelte formative e professionali più consapevoli.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Competenze in continua trasformazione</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il tema delle competenze resta centrale, ma va letto in una prospettiva dinamica. «Le competenze cambiano continuamente», ricorda Tironi, soprattutto in relazione alle due grandi transizioni che attraversano il sistema produttivo: quella tecnologica e quella della sostenibilità ambientale. Un cambiamento che non riguarda solo i giovani in ingresso, ma anche i lavoratori già occupati. Da qui la necessità, per le istituzioni, di investire in modo strutturale sull’aggiornamento continuo. «È nostro compito &#8211; spiega l’assessore &#8211; mettere a terra misure e investimenti per aggiornare le competenze dei lavoratori già in azienda», affinché possano continuare a generare valore e garantire competitività alle imprese.</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Le aspettative dei giovani stanno cambiando</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Accanto a orientamento e competenze, c’è un terzo elemento che le imprese non possono ignorare: le aspettative dei giovani verso il lavoro. «Oggi lo stipendio non è più al primo posto», osserva Tironi. Un’affermazione che segna una discontinuità netta rispetto al passato e che obbliga le aziende a ripensare il proprio modello organizzativo. I giovani chiedono qualità del lavoro, qualità dell’ambiente, attenzione al welfare e al tempo di vita. «L’impresa deve cambiare pelle», sottolinea l’assessore, puntando su contesti lavorativi in cui le persone possano stare bene e crescere. È questo il primo messaggio che i ragazzi restituiscono quando entrano in contatto con il mondo produttivo.</p>
</div>
<div id="scroll4" class="article-body">
<h3>Una sfida che riguarda imprese e istituzioni</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il mismatch tra domanda e offerta non è quindi il risultato di un solo anello debole, ma l’effetto di un sistema che deve riallinearsi. Orientamento precoce e concreto, competenze aggiornate e una nuova idea di lavoro sono i tre pilastri su cui costruire risposte efficaci. Una sfida che chiama in causa imprese, scuola e politiche pubbliche, e che non può più essere affrontata con strumenti del passato.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-lassessore-regionale-tironi-non-solo-poche-competenze-il-lavoro-che-i-giovani-non-conoscono/">VIDEO &#8211; L&#8217;assessore regionale Tironi: «Non è solo un problema di competenze: il lavoro che i giovani non conoscono»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.deltaindex.it/journal/video-lassessore-regionale-tironi-non-solo-poche-competenze-il-lavoro-che-i-giovani-non-conoscono/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>VIDEO &#8211; L&#8217;assessore regionale Tironi; «Orientamento, quanto è importante che la scuola entri davvero in azienda»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/orientamento-quanto-e-importante-che-la-scuola-entri-davvero-in-azienda/</link>
					<comments>https://www.deltaindex.it/journal/orientamento-quanto-e-importante-che-la-scuola-entri-davvero-in-azienda/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 09:16:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=9871</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. L’assessore regionale Simona Tironi spiega perché il vero salto di qualità passa dall’esperienza diretta nei luoghi del lavoro e da progetti come «LabLab», che ribaltano il rapporto tra studenti e imprese</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/orientamento-quanto-e-importante-che-la-scuola-entri-davvero-in-azienda/">VIDEO &#8211; L&#8217;assessore regionale Tironi; «Orientamento, quanto è importante che la scuola entri davvero in azienda»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>C’è un freno strutturale che continua a pesare in maniera notevole sull’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro: quello tra scuola e imprese, un freno che rischia di allungare la distanza anziché accorciarla. Un vuoto che non si colma con iniziative simboliche o con l’orientamento ridotto a qualche incontro occasionale, ma che richiede un cambio di paradigma. <strong class="gsto">Simona Tironi, assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro</strong>, lo definisce senza giri di parole «un buco nero» che va riempito con modelli nuovi, continui e concreti.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Quando la formazione è davvero duale</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La Regione Lombardia, in questi anni, ha osservato da vicino ciò che funziona davvero nel ridurre il mismatch tra competenze richieste dalle imprese e aspettative dei giovani. «Lo vediamo chiaramente nell’istruzione e formazione professionale e negli ITS Academy &#8211; spiega Tironi &#8211; perché sono percorsi che funzionano». Il motivo è semplice: la relazione con il mondo produttivo non è accessoria, ma strutturale. Gli studenti trascorrono una quota significativa del loro percorso formativo in azienda, fino al 50% del tempo, entrando in contatto diretto con i contesti in cui il lavoro prende forma.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">L’esperienza che costruisce consapevolezza</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Questa immersione produce un effetto spesso sottovalutato: la consapevolezza. «Respirare l’azienda, anche solo osservare come si crea valore e come si produce, restituisce ai ragazzi una percezione diversa del lavoro», sottolinea l’assessore. Non si tratta solo di apprendere competenze tecniche, ma di costruire un’identità professionale più solida. I giovani tornano a scuola più forti, più pronti, più orientati nelle scelte successive.</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Non solo aziende a scuola, ma scuole in azienda</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Da qui nasce una convinzione netta: non basta più parlare di «azienda che entra a scuola». Il vero salto di qualità avviene quando è la scuola a entrare stabilmente nelle imprese. Un passaggio culturale che coinvolge il sistema educativo, il tessuto produttivo e le politiche pubbliche. «Questo è il modello che dobbiamo portare sempre di più, anche in tutte le altre scuole», afferma Tironi.</p>
</div>
<h3 class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="4580">Orientare insieme ai ragazzi</h3>
<div class="article-body">
<p>In questa cornice si inserisce «LabLab», il progetto regionale pensato per rendere l’orientamento un’esperienza attiva e non calata dall’alto. L’elemento distintivo è l’approccio: il progetto è costruito insieme ai ragazzi. «Spesso &#8211; osserva l’assessore &#8211; immaginiamo soluzioni straordinarie per i giovani, ma senza coinvolgerli davvero. Qui abbiamo voluto fare il contrario». LabLab è una piattaforma digitale a cui accedono gli studenti del secondo ciclo di istruzione. Attraverso una web app, i ragazzi caricano informazioni su interessi, attitudini e competenze, comprese quelle che faticano a emergere nei percorsi scolastici tradizionali. Un algoritmo di intelligenza artificiale suggerisce aree tecniche e tematiche coerenti con il profilo dello studente, aprendo un ventaglio di possibilità spesso inattese. Da lì il passaggio è diretto: centinaia di aziende hanno già aderito al progetto, rendendo disponibili slot di job experience con tempi, modalità e durata decisi dall’impresa. Lo studente sceglie, prenota e vive l’esperienza. «È come acquistare un biglietto aereo &#8211; spiega Tironi &#8211; ma invece di una destinazione geografica si esplora un mondo professionale».</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<h3 class="zoom-gallery new libera left">Un ribaltamento nei rapporti con le imprese</h3>
</div>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il ribaltamento è evidente: non è più solo l’azienda a selezionare, ma il ragazzo a mettersi alla prova, a verificare sul campo se un settore o una professione corrispondono alle aspettative. L’esperienza, anche breve, diventa uno strumento potente di orientamento. «Capisce davvero che cos’è quella fetta di mondo che, non conoscendola, avrebbe magari escluso a priori», aggiunge l’assessore. Per le imprese, il valore è altrettanto chiaro. LabLab consente di incontrare giovani in una fase precoce, fuori dalle logiche del reclutamento tradizionale, costruendo una relazione basata sulla conoscenza reciproca e non solo sul colloquio finale. Un vantaggio strategico soprattutto per le piccole e medie imprese, che spesso faticano a raccontarsi e a intercettare talenti.</p>
</div>
<div id="scroll6" class="article-body">
<h3>Una priorità strutturale per il sistema lavoro</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il messaggio che emerge è netto: l’orientamento efficace non si fa a distanza, ma nei luoghi del lavoro. Richiede tempo, apertura e una governance pubblica capace di coordinare scuola e imprese. È su questo terreno che si gioca una parte decisiva della competitività futura, ma anche della capacità del sistema di offrire ai giovani scelte più consapevoli e meno casuali. Colmare il «buco nero» tra scuola e lavoro non è più una sfida rimandabile. È una priorità strutturale che passa dall’esperienza reale, dall’incontro diretto e da modelli che mettono i ragazzi nelle condizioni di scegliere, conoscendo davvero.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/orientamento-quanto-e-importante-che-la-scuola-entri-davvero-in-azienda/">VIDEO &#8211; L&#8217;assessore regionale Tironi; «Orientamento, quanto è importante che la scuola entri davvero in azienda»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.deltaindex.it/journal/orientamento-quanto-e-importante-che-la-scuola-entri-davvero-in-azienda/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>VIDEO &#8211; L&#8217;assessore regionale Tironi: «Orientamento dei giovani, non un evento. Ma un percorso continuo»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/orientamento-dei-giovani-non-un-evento-ma-un-percorso-continuo/</link>
					<comments>https://www.deltaindex.it/journal/orientamento-dei-giovani-non-un-evento-ma-un-percorso-continuo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2026 10:45:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=9834</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Per Simona Tironi, assessore di Regione Lombardia, l’orientamento deve aiutare ragazze e ragazzi a conoscere da vicino il mondo del lavoro, a far emergere passioni e talenti e a compiere scelte più consapevoli in un contesto professionale profondamente cambiato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/orientamento-dei-giovani-non-un-evento-ma-un-percorso-continuo/">VIDEO &#8211; L&#8217;assessore regionale Tironi: «Orientamento dei giovani, non un evento. Ma un percorso continuo»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>C’è un errore di prospettiva che continua a condizionare il modo in cui parliamo di orientamento: considerarlo un momento. Un incontro, una fiera, un evento di passaggio collocato a ridosso di una scelta scolastica o professionale. Oggi, però, questo approccio non regge più. Non regge di fronte a un mercato del lavoro che cambia rapidamente, né di fronte a generazioni che chiedono strumenti più solidi per leggere la complessità. È da qui che prende forma la visione espressa da <strong class="gsto">Simona Tironi, assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Lombardia</strong>, che rimette l’orientamento al centro delle politiche pubbliche, ridefinendone il perimetro e la funzione. Non più un evento isolato, ma un percorso continuo. Non un consiglio calato dall’alto, ma un accompagnamento strutturato e personalizzato.</p>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Orientare è prendere per mano</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Nelle parole dell’assessore emerge con chiarezza un cambio di paradigma: orientare significa «prendere per mano» ragazze e ragazzi e accompagnarli lungo un viaggio. Un viaggio che non ha una destinazione predefinita, ma che serve a far emergere passioni, inclinazioni, talenti. E, soprattutto, a costruire una relazione consapevole con il lavoro, inteso non come approdo casuale, ma come spazio di realizzazione personale e professionale. Questa impostazione nasce dalla consapevolezza che il mondo del lavoro che attende oggi i giovani è profondamente diverso rispetto a quello di solo pochi anni fa. Professioni ibride, competenze in continua evoluzione, transizioni tecnologiche e organizzative rapide rendono inefficace qualsiasi orientamento basato solo su descrizioni astratte o stereotipi professionali. Serve esperienza. Serve concretezza. Serve la possibilità di «toccare con mano».</p>
</div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Non selezione, ma preparare la scelta</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>È su questo terreno che la Regione sta investendo, spostando il baricentro dall’orientamento informativo a quello esperienziale. Non solo fiere o manifestazioni, ma occasioni strutturate in cui i giovani possano vedere, osservare, sperimentare cosa significa oggi lavorare in un’azienda, in un laboratorio, in un contesto produttivo reale. Un orientamento che non anticipa la selezione, ma prepara la scelta. Il valore strategico di questa impostazione è duplice. Da un lato, aiuta i giovani a ridurre il disorientamento e ad aumentare la consapevolezza delle proprie decisioni. Dall’altro, costruisce un ponte più solido tra sistema formativo e mercato del lavoro, riducendo quel divario che spesso si traduce in scelte poco coerenti, percorsi interrotti, ingressi fragili in azienda.</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Giovani più motivati per le aziende</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>In questo senso, l’orientamento diventa una leva di politica pubblica a tutti gli effetti. Non solo educativa, ma economica e sociale. Accompagnare i giovani significa renderli protagonisti, non spettatori, del proprio futuro professionale. E significa anche aiutare le imprese a incontrare persone più consapevoli, motivate e allineate. La sfida, oggi, non è spiegare ai ragazzi che lavoro esiste. È metterli nelle condizioni di capire chi possono diventare dentro quel lavoro. Ed è su questa capacità di accompagnamento, più che sulla moltiplicazione degli eventi, che si gioca la credibilità delle politiche di orientamento nel prossimo futuro.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/orientamento-dei-giovani-non-un-evento-ma-un-percorso-continuo/">VIDEO &#8211; L&#8217;assessore regionale Tironi: «Orientamento dei giovani, non un evento. Ma un percorso continuo»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.deltaindex.it/journal/orientamento-dei-giovani-non-un-evento-ma-un-percorso-continuo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>VIDEO &#8211; Il manager Alessandro Profumo: «Il lavoro del 2035 si decide oggi. Scuola e imprese davanti al futuro»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-il-lavoro-del-2035-si-decide-oggi-scuola-e-imprese-davanti-al-futuro/</link>
					<comments>https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-il-lavoro-del-2035-si-decide-oggi-scuola-e-imprese-davanti-al-futuro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 11:35:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=9830</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando il sistema Paese parla di lavoro e giovani incappa in un errore ricorrente nel modo in cui affronta l’argomento: ossia trattare il futuro come una variabile indipendente, qualcosa che accadrà comunque. Per Alessandro Profumo (già Ceo di Unicredit e Leonardo, oggi presidente di Rialto Venture Capital), invece, il futuro è una responsabilità da assumere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-il-lavoro-del-2035-si-decide-oggi-scuola-e-imprese-davanti-al-futuro/">VIDEO &#8211; Il manager Alessandro Profumo: «Il lavoro del 2035 si decide oggi. Scuola e imprese davanti al futuro»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando il sistema Paese parla di lavoro e giovani incappa in un errore ricorrente nel modo in cui affronta l’argomento: ossia trattare il futuro come una variabile indipendente, qualcosa che accadrà comunque. Per Alessandro Profumo (già Ceo di Unicredit e Leonardo, oggi presidente di Rialto Venture Capital), invece, il futuro è una responsabilità da assumere ora. «Leonardo oggi progetta un aereo che volerà nel 2035», osserva. «Capire quali competenze serviranno allora non è un esercizio teorico, è una necessità concreta». È da questa prospettiva di lungo periodo che si chiude l’ottava puntata della videointervista realizzata dall’Osservatorio Delta Index. Una conversazione che tiene insieme scuola, imprese, tecnologia e persone, evitando scorciatoie narrative e ponendo una domanda di fondo: come si costruisce un lavoro sostenibile in un Paese che invecchia e accelera allo stesso tempo?</p>
<h3>La fabbrica come luogo di appartenenza</h3>
<p>Profumo parte dall’esperienza industriale. La fabbrica non è solo un luogo produttivo, ma un contesto identitario. «È importante che le persone non solo siano formate per lavorare in fabbrica, ma sentano la fabbrica come propria». Quando questo accade, spiega, cambiano anche i risultati: «È impressionante quanto si fossero ridotti i fermi macchina perché le persone consideravano la macchina come un pezzo di casa loro». Un messaggio che parla direttamente a un tessuto produttivo come quello lombardo, fondato in larga parte sulle piccole e medie imprese, dove il rapporto tra imprenditore e collaboratori resta un asset competitivo, ma non più sufficiente se non viene strutturato.</p>
<h3>Orientamento: il punto d’incontro necessario</h3>
<p>Sul tema dell’orientamento, Profumo è netto: non può stare solo nella scuola, né solo nell’impresa. «Deve stare in mezzo». Le aziende, sostiene, non possono limitarsi a criticare il sistema formativo senza chiarire di quali competenze avranno bisogno. «È importante interrogarsi su che tipo di professionalità saranno necessarie nel tempo e accompagnare i ragazzi anche nella comprensione delle loro passioni». L’orientamento, in questa visione, non serve a «pescare» candidati, ma a educare alla scelta. Perché «ognuno di noi fa il meglio quando svolge attività in cui vede una passione e un obiettivo sociale».</p>
<h3>Competenze che cambiano, formazione che non finisce</h3>
<p>Il mondo del lavoro, però, non è più lineare. «Io non credo che una persona che esce dal sistema formativo possa essere adeguata per tutta la vita professionale che svolgerà». Da qui l’insistenza sulla formazione continua: non come costo o adempimento, ma come investimento strutturale. Le grandi aziende possono permettersi academy interne. Le PMI, no. Per questo Profumo richiama il ruolo dei corpi intermedi e delle filiere: «Bisogna mettere insieme le aziende per accompagnare masse più ampie di persone». È una logica consortile che consente anche alle realtà più piccole di restare competitive senza snaturarsi.</p>
<h3>Diversità, merito e mobilità sociale</h3>
<p>In una scuola professionale (come il Pesenti dove si è svolta l’intervista) che parla «40 lingue», il tema della diversità diventa centrale. Profumo non ha dubbi: «La diversità è un valore, contribuisce a mantenere flessibilità mentale e a crescere». Ma il vero discrimine resta la competenza. «Alla fine gli imprenditori guardano se una capacità serve o non serve, non al colore della pelle». Il rischio, semmai, è tecnologico: macchine sempre più complesse richiedono competenze ibride. «Bisogna mantenere la capacità meccanica, ma anche saper utilizzare macchine che saranno sempre più innovative». Una sfida che il sistema italiano può affrontare proprio grazie alla flessibilità delle PMI, se sostenute lungo la filiera.</p>
<h3>Attrattività, stipendi e qualità della vita</h3>
<p>Il nodo dell’emigrazione giovanile non viene eluso. «All’estero gli stipendi sono spesso molto più alti. È un problema strutturale». Per Profumo, le imprese devono attrezzarsi a pagare di più, ma non basta. «C’è anche il tema del rapporto tra vita lavorativa e vita privata. I giovani non cercano solo il posto fisso, ma qualità della vita». Qui entra in gioco la capacità di retention: capire perché le persone arrivano, perché restano e perché se ne vanno. Un tema che riguarda direttamente la leadership.</p>
<h3>Oltre il mito del «talento»</h3>
<p>Profumo smonta anche una narrazione diffusa: quella della Talent Acquisition come caccia ai profili pronti. «Ognuno di noi ha dei talenti. Il problema è che siamo tutti diversi». Le aziende, avverte, non funzionano con soli “geni”. Funzionano con persone diverse, gestite bene. E la gestione delle persone non può essere delegata solo alle direzioni HR. «Le persone le devono gestire i capi. Le direzioni del personale devono aiutare i capi a farlo». Perché «le persone sono il primo asset di qualsiasi azienda».</p>
<h3>Errore, feedback e cultura della responsabilità</h3>
<p>Uno dei passaggi più netti riguarda la cultura dell’errore. «Non bisogna formare i ragazzi, bisogna formare chi ha la responsabilità dei ragazzi». In Italia, osserva, l’errore non è tollerato. E senza errore non c’è crescita. Serve feedback, delega e capacità di contenere il rischio. «Bisogna consentire di sbagliare, ma evitare che il danno sia eccessivo». Una competenza manageriale, prima ancora che educativa.</p>
<h3>Il patto minimo per il futuro</h3>
<p>La chiusura è una proposta concreta. Un patto generazionale tra scuola, imprese e istituzioni. «Impegno a studiare quali competenze serviranno», «sviluppare capacità consortili», «investire nella formazione dei capi» e «valorizzare chi vuole proseguire gli studi, anche con sostegni finanziari condivisi». L’idea è semplice e ambiziosa: non lasciare che il futuro accada. Costruirlo. Ora.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-il-lavoro-del-2035-si-decide-oggi-scuola-e-imprese-davanti-al-futuro/">VIDEO &#8211; Il manager Alessandro Profumo: «Il lavoro del 2035 si decide oggi. Scuola e imprese davanti al futuro»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-il-lavoro-del-2035-si-decide-oggi-scuola-e-imprese-davanti-al-futuro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>VIDEO &#8211; Il manager Alessandro Profumo: «L’errore fa paura alle aziende. Ma senza non possono crescere»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-lerrore-fa-paura-alle-aziende-ma-senza-non-possono-crescere/</link>
					<comments>https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-lerrore-fa-paura-alle-aziende-ma-senza-non-possono-crescere/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2025 10:26:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=9788</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Dalla settima puntata della video-intervista dell’Osservatorio Delta Index al manager Alessandro Profumo (ex Unicredit e Leonardo) emerge una sfida culturale chiave: trasformare lo sbaglio in un alleato educativo. Le imprese che vogliono attrarre giovani devono imparare a farne uno strumento di crescita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-lerrore-fa-paura-alle-aziende-ma-senza-non-possono-crescere/">VIDEO &#8211; Il manager Alessandro Profumo: «L’errore fa paura alle aziende. Ma senza non possono crescere»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>C’è un passaggio della conversazione con Alessandro Profumo che colpisce per chiarezza e radicalità: il tema dell’errore non riguarda solo i giovani, ma il modo in cui una società – e prima ancora le sue aziende – concepiscono la crescita. È da qui che prende forma la settima puntata della video-intervista dell’Osservatorio Delta Index al manager ex Ceo di Unicredit e Leonardo, dedicata alla cultura dell’errore come leva educativa e organizzativa.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Il punto di partenza è una constatazione netta: oggi viviamo in un contesto che tende a penalizzare lo sbaglio, a esporlo immediatamente al giudizio pubblico e a trasformarlo in un marchio. Un meccanismo che agisce con particolare forza sulle nuove generazioni. <strong class="gsto">«Siamo in una società che ti mette un po’ in croce se sbagli»</strong>, osserva Profumo, richiamando un clima culturale che lascia poco spazio alla sperimentazione e all’apprendimento progressivo.</div>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Un cortocircuito evidente</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Nel mondo del lavoro questo approccio produce un cortocircuito evidente. Alle ragazze e ai ragazzi si chiede di essere pronti, competenti, affidabili fin dal primo ingresso in azienda, ma allo stesso tempo non si costruiscono contesti nei quali sia possibile apprendere davvero. L’errore viene vissuto come una deviazione da correggere, non come una tappa del percorso. Eppure, come sottolinea Profumo, il tema è semplice quanto scomodo: <strong class="gsto">«Se non tolleri l’errore, non farai mai crescere le persone».</strong></p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">La riflessione chiama direttamente in causa il ruolo delle imprese e, soprattutto, della leadership. Tollerare l’errore non significa abbassare gli standard o rinunciare alla responsabilità, ma riconoscere che la crescita professionale passa inevitabilmente da tentativi, aggiustamenti, ripensamenti. <strong class="gsto">È una logica di investimento, non di concessione</strong>. Le organizzazioni che pretendono performance immediate senza prevedere margini di apprendimento rischiano di bruciare capitale umano prima ancora di averlo sviluppato.</div>
</div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Il carico della pressione sociale</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Nel rapporto con la Generazione Z questo nodo diventa ancora più strategico. I giovani entrano nel mondo del lavoro portandosi dietro un forte carico di pressione sociale, aspettative elevate e una scarsa tolleranza collettiva verso l’errore. In questo scenario, l’azienda può scegliere se replicare il modello punitivo esterno o se differenziarsi, diventando uno spazio protetto di crescita. Un luogo in cui sbagliare non equivale a fallire, ma a capire meglio come migliorare.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Profumo allarga ulteriormente il campo, spostando l’attenzione dagli under 27 agli adulti. Il vero tema, suggerisce, non è solo come educhiamo i giovani, ma come noi stessi siamo disposti a metterci in discussione. <strong class="gsto">La cultura dell’errore riguarda prima di tutto manager e imprenditori</strong>, chiamati a rivedere il proprio rapporto con il controllo, con l’autorità e con il cambiamento. «Noi dobbiamo capire come diventiamo motori di cambiamento per noi stessi», afferma, ribaltando la prospettiva tradizionale.</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left"></div>
<p>In questa chiave, l’errore diventa uno strumento di leadership. <strong class="gsto">Accettarlo significa spostare il focus dalla mera esecuzione allo sviluppo delle persone, dal breve al medio-lungo periodo, dalla gestione alla costruzione</strong>. È un passaggio culturale complesso, che richiede tempo, coerenza e una chiara visione organizzativa, ma che incide direttamente sulla capacità di attrarre e trattenere i giovani.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Per l’Osservatorio Delta Index, questo tema si inserisce pienamente nel dibattito sull’attrattività delle imprese. Le aziende che sapranno costruire ambienti di lavoro capaci di valorizzare l’apprendimento, anche attraverso l’errore, saranno quelle più credibili agli occhi delle nuove generazioni. Non perché promettono percorsi facili, ma perché offrono contesti seri, maturi e orientati alla crescita reale.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-lerrore-fa-paura-alle-aziende-ma-senza-non-possono-crescere/">VIDEO &#8211; Il manager Alessandro Profumo: «L’errore fa paura alle aziende. Ma senza non possono crescere»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-lerrore-fa-paura-alle-aziende-ma-senza-non-possono-crescere/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>VIDEO &#8211; Il manager Alessandro Profumo: «Formare prima di selezionare. Il talento non nasce mai pronto»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-formare-prima-di-selezionare-il-talento-non-nasce-mai-pronto/</link>
					<comments>https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-formare-prima-di-selezionare-il-talento-non-nasce-mai-pronto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 11:53:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=9774</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Alessandro Profumo (ex Ceo Unicredit e Leonardo) ribalta il concetto di Talent Acquisition: non servono giovani perfetti, ma capi capaci di far crescere le persone e tecnologie che democratizzino la formazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-formare-prima-di-selezionare-il-talento-non-nasce-mai-pronto/">VIDEO &#8211; Il manager Alessandro Profumo: «Formare prima di selezionare. Il talento non nasce mai pronto»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Come è nel suo stile, evita gli slogan e va dritto al punto. Nella sesta puntata della video-intervista realizzata dall’<strong class="gsto"> Osservatorio Delta Index </strong>, <strong class="gsto">Alessandro Profumo (ex Ceo Unicredit e Leonardo) </strong>smonta una delle mode più diffuse nel linguaggio manageriale contemporaneo: la Talent Acquisition come caccia al <strong class="gsto">«talento già pronto»</strong>. Per Profumo, la retorica del talento rischia di creare <strong class="gsto">aspettative irrealistiche </strong>sia per le imprese sia per i giovani. «Non siamo tutti talenti – osserva – e <strong class="gsto">non possiamo pretendere che un ragazzo sia completo, rifinito, perfettamente aderente ai processi aziendali</strong> appena esce dalla formazione». La questione, quindi, non è cercare l’eccellenza perfetta, ma costruire contesti capaci di far emergere potenzialità diverse.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">La leadership come asset critico</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il nodo organizzativo, nella lettura di Profumo, è molto chiaro: le persone devono essere gestite dai capi, non dagli uffici HR. Le risorse umane hanno un ruolo abilitante – forniscono metodi, sistemi, strumenti – ma la responsabilità ultima di crescita, motivazione, obiettivi e sviluppo resta nelle mani dei manager di linea. Sono loro il primo touchpoint con la forza lavoro, soprattutto con la Generazione Z, che valuta la qualità dell’ambiente attraverso la relazione quotidiana con il proprio responsabile. Per Profumo questo è un punto dirimente: «Le persone sono il primo asset di qualsiasi azienda. Senza di loro, le organizzazioni non funzionano». Ecco perché occorre investire non solo nei processi, ma anche nella maturità manageriale: saper valorizzare, accompagnare, trattenere e assegnare obiettivi non solo numerici significa costruire un clima che l’under 27 percepisce immediatamente.</p>
</div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>L’IA come leva per una formazione più democratica</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La puntata entra poi nel merito dell’investimento di Profumo in Pack, una startup HR guidata da un gruppo di giovani imprenditori. La scelta incrocia tre fattori: la fiducia nelle nuove generazioni, l’interesse per l’innovazione digitale e l’attenzione per i modelli evoluti di gestione del personale. Sistemi di assessment, coaching e mentoring sostenuti da piattaforme IA permettono, per Profumo, di democratizzare lo sviluppo delle competenze, superando il modello verticale che concentra le attività formative sulle prime linee. Con strumenti scalabili, ogni azienda può osservare i punti di forza e le aree di miglioramento dei propri collaboratori, favorendo percorsi personalizzati. È una direzione che parla direttamente alle imprese che vogliono essere attrattive per la Generazione Z: offrire crescita reale, non solo slogan.</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Dare forma alle persone, non inseguire miti</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La conclusione della puntata è un invito a rimettere al centro la funzione manageriale come presidio della crescita. La differenza tra un giovane che diventa risorsa stabile e uno che si disinnesca nel giro di pochi mesi non sta nella selezione perfetta, ma nella qualità dell’accompagnamento. Un messaggio che pesa su un mercato del lavoro dove i giovani chiedono contesti che li facciano crescere, e le aziende &#8211; come ricorda Profumo &#8211; non possono permettersi di sprecarne il potenziale. «Il personale &#8211; conclude &#8211; è il patrimonio di qualsiasi azienda».</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-formare-prima-di-selezionare-il-talento-non-nasce-mai-pronto/">VIDEO &#8211; Il manager Alessandro Profumo: «Formare prima di selezionare. Il talento non nasce mai pronto»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-formare-prima-di-selezionare-il-talento-non-nasce-mai-pronto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>VIDEO – Il manager Alessandro Profumo: «Pagare meglio, trattenere meglio. Il giusto equilibrio per le imprese»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/pagare-meglio-trattenere-meglio-il-giusto-equilibrio-per-le-imprese/</link>
					<comments>https://www.deltaindex.it/journal/pagare-meglio-trattenere-meglio-il-giusto-equilibrio-per-le-imprese/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 09:05:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=9663</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Il manager Alessandro Profumo, nella quinta puntata della video-intervista all’Osservatorio Delta Index, spiega perché retribuzioni adeguate e benessere organizzativo sono oggi leve strategiche di attrattività per i giovani lavoratori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/pagare-meglio-trattenere-meglio-il-giusto-equilibrio-per-le-imprese/">VIDEO – Il manager Alessandro Profumo: «Pagare meglio, trattenere meglio. Il giusto equilibrio per le imprese»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Nella quinta puntata della videointervista rilasciata in esclusiva all’ <strong class="gsto">Osservatorio Delta Index</strong> , il manager <strong class="gsto">Alessandro Profumo </strong>&#8211; ex ceo di Unicredit e Leonardo &#8211; affronta uno dei temi più sensibili del rapporto tra imprese e generazione Z: quanto le aziende sono pronte a investire, davvero, sulle persone. Dopo aver analizzato nelle puntate precedenti il ruolo dell’orientamento, la relazione con la scuola, il valore della diversità e l’impatto del calo demografico, il dialogo si concentra ora su una leva decisiva dell’attrattività: <strong class="gsto">retribuzioni adeguate e condizioni di vita sostenibili</strong>.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">La domanda di partenza riguarda la capacità del sistema produttivo italiano di rendersi più competitivo attraverso un miglioramento delle politiche retributive. La risposta di Profumo è netta: «Dobbiamo attrezzarci a pagare di più le persone e capire come essere attrattivi nel primo impiego e nella retention». Parole che entrano diritte in un nodo spesso eluso, ma che la nuova generazione rende impossibile ignorare.</div>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left"></div>
<p>Il punto, spiega, non è limitarsi allo stipendio. Il mercato del lavoro sta cambiando a una velocità che obbliga le aziende – soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni – a ripensare il modo in cui si presentano ai giovani. <strong class="gsto">La qualità della vita sta diventando una componente strutturale dell’attrattività</strong>: flessibilità, benessere, tempi di vita, possibilità di sviluppare competenze reali. La generazione Z valuta l’offerta nel suo insieme, non solo il dato economico.</p>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-recent-on-screen7174058_371="182563" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="182563" data-gtm-vis-total-visible-time7174058_371="100" data-gtm-vis-has-fired7174058_371="1">In questa prospettiva, Profumo collega la competitività alla capacità delle imprese di costruire ambienti in cui un giovane si senta riconosciuto e sostenuto. Un approccio che riflette in modo puntuale i dati dell’Osservatorio Delta Index: la retention nasce quando il giovane percepisce un investimento concreto nella sua crescita, non da un generico «stare bene» o da benefit marginali.</div>
<div class="article-body">
<p>Retribuzioni più alte, dunque, ma anche <strong class="gsto">una proposta organizzativa chiara</strong>, coerente, capace di dare direzione. «Essere attrattivi – ricorda – significa dedicare tempo e risorse per capire come trattenere le persone che lavorano con te». Una frase che ribalta l’idea che la permanenza dei giovani in azienda dipenda solo dalla loro «tenuta»: <strong class="gsto">sono le imprese a dover fare il primo passo</strong>, ripensando cultura organizzativa, percorsi di sviluppo e modalità di affiancamento.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Questa quinta puntata segna così un passaggio di sostanza nel percorso dell’intervista: dalle cornici generali del mercato del lavoro si entra nelle scelte operative, nei comportamenti concreti con cui un’azienda può diventare – o smettere di essere – attrattiva per una generazione che chiede trasparenza, crescita e condizioni di vita sostenibili.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/pagare-meglio-trattenere-meglio-il-giusto-equilibrio-per-le-imprese/">VIDEO – Il manager Alessandro Profumo: «Pagare meglio, trattenere meglio. Il giusto equilibrio per le imprese»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.deltaindex.it/journal/pagare-meglio-trattenere-meglio-il-giusto-equilibrio-per-le-imprese/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>VIDEO &#8211; Il manager Alessandro Profumo: «Nuovi italiani, nuova manifattura. Il merito come leva di mobilità sociale»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-nuovi-italiani-nuova-manifattura-il-merito-come-leva-di-mobilita-sociale/</link>
					<comments>https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-nuovi-italiani-nuova-manifattura-il-merito-come-leva-di-mobilita-sociale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 08:55:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=9574</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella quarta puntata della video-intervista, Alessandro Profumo, ex Ceo di UniCredit e Leonardo, riflette sulla diversità come un fattore competitivo che rafforza flessibilità e capacità di crescita, ma richiede un investimento serio sulle competenze.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-nuovi-italiani-nuova-manifattura-il-merito-come-leva-di-mobilita-sociale/">VIDEO &#8211; Il manager Alessandro Profumo: «Nuovi italiani, nuova manifattura. Il merito come leva di mobilità sociale»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-nuovi-italiani-nuova-manifattura-il-merito-come-leva-di-mobilita-sociale/">VIDEO &#8211; Il manager Alessandro Profumo: «Nuovi italiani, nuova manifattura. Il merito come leva di mobilità sociale»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.deltaindex.it/journal/video-il-manager-alessandro-profumo-nuovi-italiani-nuova-manifattura-il-merito-come-leva-di-mobilita-sociale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>VIDEO – Il manager Alessandro Profumo: «La rete è la chiave per unire scuole, ITS e imprese»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/profumo-la-rete-e-la-chiave-per-unire-scuole-its-e-imprese/</link>
					<comments>https://www.deltaindex.it/journal/profumo-la-rete-e-la-chiave-per-unire-scuole-its-e-imprese/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 09:05:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=9528</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel terzo episodio dell’intervista all’Osservatorio Delta Index, Alessandro Profumo evidenzia che per le Pmi il nodo non è la dimensione, ma la capacità di fare rete. Solo filiere costruite insieme a scuole, ITS, università e associazioni di categoria – come nella Motor Valley – possono avvicinare davvero la Gen Z e guidarla in percorsi strutturati</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/profumo-la-rete-e-la-chiave-per-unire-scuole-its-e-imprese/">VIDEO – Il manager Alessandro Profumo: «La rete è la chiave per unire scuole, ITS e imprese»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/profumo-la-rete-e-la-chiave-per-unire-scuole-its-e-imprese/">VIDEO – Il manager Alessandro Profumo: «La rete è la chiave per unire scuole, ITS e imprese»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.deltaindex.it/journal/profumo-la-rete-e-la-chiave-per-unire-scuole-its-e-imprese/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
