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	<title>DELTA INDEX TV Archivi - Deltaindex</title>
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	<description>Business a misura di talenti</description>
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	<title>DELTA INDEX TV Archivi - Deltaindex</title>
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	<item>
		<title>VIDEO &#8211; Maria Anghileri (Confindustria Giovani): «Lavoro trovato grazie a parenti e amici? Non diventi un recinto»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 15:11:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. I microdati Istat elaborati dall’Osservatorio Delta Index raccontano un mercato che corre ancora sulle relazioni. Maria Anghileri, presidente Giovani Imprenditori di Confindustria: «Va bene, purché le reti si aprano a università e Its»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-maria-anghileri-confindustria-giovani-lavoro-trovato-grazie-a-parenti-e-amici-non-diventi-un-recinto/">VIDEO &#8211; Maria Anghileri (Confindustria Giovani): «Lavoro trovato grazie a parenti e amici? Non diventi un recinto»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Un nome fatto al momento giusto. La telefonata di un parente, la segnalazione di un amico. In Italia il primo lavoro di un giovane comincia ancora così, più spesso che da un annuncio o da un post sui social. Non è una sensazione. L’Osservatorio Delta Index ha rielaborato i microdati Istat della Rilevazione sulle forze di lavoro 2025, che chiede agli occupati attraverso quale canale hanno trovato il posto. Sotto i 30 anni il 30% è entrato grazie a parenti, amici e conoscenti: quasi uno su tre. Un altro 37,4% si è presentato direttamente all’azienda o è stato contattato dal datore di lavoro. Sommati, due giovani su tre arrivano al contratto attraverso un contatto personale. Gli annunci, tra i 20 e i 29 anni, si fermano al 7%. Sotto i vent’anni la rete di famiglia e amici pesa ancora di più: quasi quattro occupati su dieci, il 39,5%.</p>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Non per forza un male</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Che cosa dice questo dato a chi fa impresa? Lo abbiamo chiesto a Maria Anghileri, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria. La sua lettura non è una condanna. Il fatto che i giovani trovino lavoro più attraverso le relazioni che con annunci e social, spiega, conferma che nel nostro Paese le relazioni restano centrali. «Questo di per sé non è per forza un male». Il punto è un altro: quanto sono larghe. Per Anghileri conta che le relazioni siano il più estese possibile. Non chiuse dentro la cerchia di famiglia e amicizie, ma aperte all’università e agli Its, gli Istituti tecnologici superiori. Poi la sintesi: «La relazione non deve diventare un recinto».</p>
</div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Dove il recinto si allarga</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>I numeri vanno nella stessa direzione. Considerando tutti gli occupati, chi si è fermato alla licenza media ha trovato lavoro tramite parenti e conoscenti nel 35% dei casi. Tra i laureati la quota scende all’11,6%. Lo studio non cancella le relazioni: le cambia. Al posto dello zio o del vicino di casa arrivano il docente, il tutor dello stage, il compagno di corso già assunto.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>È qui che l’azienda ha margini di manovra. Un’impresa che recluta solo attraverso la rete dei propri dipendenti pesca sempre nello stesso bacino. I candidati assomigliano a chi c’è già, per provenienza e per percorso. Funziona finché funziona. Ma quando le posizioni restano scoperte per mesi, quel bacino si rivela troppo piccolo.</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Costruire relazioni prima di assumere</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Allargare il recinto significa costruire relazioni prima di averne bisogno. Aprire le porte a stage e percorsi di formazione scuola-lavoro. Entrare nelle aule degli Its e delle università, non solo nei giorni delle fiere del lavoro. Dare ai dipendenti più giovani il ruolo di ponte verso i loro ex compagni di corso.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Non si tratta di rinunciare al passaparola. I giovani continueranno a fidarsi di chi conoscono, le aziende di chi viene presentato da qualcuno. La differenza la fa il perimetro. Un’impresa che coltiva rapporti con scuole e atenei entra nella rete di ragazzi che altrimenti non l’avrebbero mai incontrata. Per un ventenne senza contatti, quella porta aperta può essere l’unica.</p>
</div>
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		<title>VIDEO &#8211; Maria Anghileri (Confindustria Giovani): «I giovani sono le nostre vere terre rare»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 14:25:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. La presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria chiede alle aziende autocritica, percorsi di crescita e senso. Ma anche condizioni per competere ad armi pari e pagare stipendi all’altezza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-maria-anghileri-confindustria-giovani-i-giovani-sono-le-nostre-vere-terre-rare/">VIDEO &#8211; Maria Anghileri (Confindustria Giovani): «I giovani sono le nostre vere terre rare»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body-big">
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</div>
</div>
</div>
<div class="" data-hx-revealed="true">Per anni il copione è stato lo stesso. Le imprese chiedono allo Stato di rendere l’Italia più attrattiva, mentre migliaia di ragazzi, soprattutto laureati, fanno le valigie. Maria Anghileri, presidente nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria e direttore operativo del Gruppo Eusider, sposta lo sguardo dall’altra parte del tavolo: sulle aziende.</div>
<div class="story">
<div class="article-body-full">
<div class="position2">«Anche le aziende devono fare autocritica», dice nell’intervista concessa a Ciclone Z in azienda, la rubrica dell’Osservatorio Delta Index. «Devono capire come poter essere più attrattive verso i giovani e quindi offrire percorsi di crescita, offrire un senso».</div>
</div>
<div class="article-body">
<p>Senso è la parola che pesa di più. Perché il ventenne che oggi si presenta a un colloquio non chiede solo quanto guadagnerà. «Chiede anche che impatto l’azienda può avere sul territorio, sul Paese», spiega Anghileri. «Hanno una mentalità molto diversa da quella che avevamo noi». E lo dice includendosi: anche lei appartiene a una generazione diversa da quella di un ventenne di oggi.</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure style="width: 147px" class="wp-caption alignleft"><a title="Maria Anghileri, presidente nazionale Giovani Confindustria" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/10/9/photos/anghileri-i-giovani-sono-le-nostre-vere-terre-rare_d5ad6ed6-c3e9-11f1-a31f-b7d0bf99ca0c_1920_2880.jpg" data-title="Maria Anghileri, presidente nazionale Giovani Confindustria"><img decoding="async" class="lozad" title="Maria Anghileri, presidente nazionale Giovani Confindustria" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/10/9/photos/cache/anghileri-i-giovani-sono-le-nostre-vere-terre-rare_d5ad6ed6-c3e9-11f1-a31f-b7d0bf99ca0c_1920_2880_v3_medium_libera.jpg" alt="Anghileri: «I giovani sono le nostre vere terre rare»" width="147" height="221" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/10/9/photos/cache/anghileri-i-giovani-sono-le-nostre-vere-terre-rare_d5ad6ed6-c3e9-11f1-a31f-b7d0bf99ca0c_1920_2880_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Maria Anghileri, presidente nazionale Giovani Confindustria</figcaption></figure>
<p class="zoom-gallery new libera left">È lo stesso filo che attraversa tutta la conversazione. I giovani che cercano lavoro e quelli che il lavoro lo creano, sostiene la presidente, sono più vicini di quanto si pensi. Eppure il mercato vive un paradosso: le imprese non trovano competenze, i ragazzi non trovano opportunità di qualità. Per trattenere un giovane non basta più un posto. Serve un percorso.</p>
</div>
</div>
<div class="article-body">
<p>I numeri le danno ragione. Il turnover della Generazione Z supera il 45%. Per Anghileri c’è una parte fisiologica, legata alla voglia di sperimentare a vent’anni, ma il dato deve far riflettere le imprese: un giovane non separa più la vita dal lavoro. E i microdati Istat (Istituto nazionale di statistica) elaborati dall’Osservatorio Delta Index mostrano che oltre metà delle assunzioni under 30 passa ancora da una relazione diretta o da una presentazione, non da un annuncio. Non è un male in sé, risponde la presidente, purché le reti si allarghino a università e Its (Istituti tecnologici superiori). «La relazione non deve diventare un recinto».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>L’autocritica, però, ha una condizione. «Le imprese devono essere anche messe in condizioni di operare ad armi pari rispetto ai competitor», avverte Anghileri. L’elenco è noto: un costo dell’energia più alto rispetto all’Europa, un cuneo fiscale e contributivo tra i più alti del continente, una tassazione tra le più pesanti. «E questo poi non ci permette di dare un salario competitivo ai giovani».</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il punto è tutto qui. Crescita, senso e impatto sono richieste che un’azienda può soddisfare da sola, cambiando il modo in cui seleziona, forma e accompagna chi entra. Lo stipendio no, o non del tutto. Ma aspettare che il contesto cambi non è una strategia. Per questo Anghileri consegna agli imprenditori una domanda semplice, quasi scomoda, da farsi prima di ogni assunzione: se avessi vent’anni, sceglierei la mia azienda?</p>
</div>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>VIDEO &#8211; SCOPRI IL &#8220;DELTA NAVIGATOR&#8221;: «Non basta essere online, bisogna essere visibili»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/video-scopri-il-delta-navigator-non-basta-essere-online-bisogna-essere-visibili/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 08:13:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella prima video-pillola della serie sull'attrattività, la career coach Federica Romagna spiega perché le aziende devono farsi trovare nei luoghi digitali frequentati dai ragazzi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-scopri-il-delta-navigator-non-basta-essere-online-bisogna-essere-visibili/">VIDEO &#8211; SCOPRI IL &#8220;DELTA NAVIGATOR&#8221;: «Non basta essere online, bisogna essere visibili»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Per un&#8217;azienda che vuole attrarre le nuove generazioni la domanda giusta non è &#8220;su quali canali comunichiamo?&#8221;, ma &#8220;siamo nei luoghi in cui i giovani ci cercano?&#8221;.</p>
<p dir="ltr">In questa prima video-pillola della serie dedicata all&#8217;attrattività, nata dalla collaborazione con l&#8217;Osservatorio Delta Index, ne parliamo con Federica Romagna, career coach e Top Voice LinkedIn.</p>
<p dir="ltr">Attrarre significa prima di tutto farsi conoscere nel modo giusto e nel posto giusto.</p>
<p dir="ltr"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Quanto è attrattiva oggi la tua azienda per la Gen Z?<br />
L&#8217;attrattività verso i giovani non si presume: si osserva, si misura, si può migliorare.<br />
Con Delta Navigator puoi fare gratuitamente una prima autovalutazione della tua impresa e individuare le aree su cui concentrare l&#8217;attenzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-scopri-il-delta-navigator-non-basta-essere-online-bisogna-essere-visibili/">VIDEO &#8211; SCOPRI IL &#8220;DELTA NAVIGATOR&#8221;: «Non basta essere online, bisogna essere visibili»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>VIDEO &#8211; Maria Anghileri (Confindustria Giovani): «Imprenditori giovani e lavoratori Gen Z più vicini di quanto si pensi»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/video-maria-anghileri-confindustria-giovani-imprenditori-giovani-e-lavoratori-gen-z-piu-vicini-di-quanto-si-pensi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 10:02:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=10497</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. La presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria nella prima videotip per Delta Index Tv: per trattenere i ragazzi nelle aziende non basta offrire un posto, serve un percorso. E al Paese chiede meno tasse sul lavoro</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-maria-anghileri-confindustria-giovani-imprenditori-giovani-e-lavoratori-gen-z-piu-vicini-di-quanto-si-pensi/">VIDEO &#8211; Maria Anghileri (Confindustria Giovani): «Imprenditori giovani e lavoratori Gen Z più vicini di quanto si pensi»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Siedono ai lati opposti del tavolo del colloquio. Da una parte chi assume, dall’altra chi cerca lavoro. Stessa età, ruoli rovesciati. Viene spontaneo pensare che vogliano cose diverse, se non opposte. <b>Maria Anghileri</b> la vede in un altro modo. È la <b>presidente nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria</b>, il movimento che riunisce gli imprenditori under 40 del sistema confindustriale: giovani, quindi, ma anche datori di lavoro. Ed è la protagonista della nuova serie di videotip di Delta Index Tv, brevi interventi registrati per l’Osservatorio Delta Index, che misura il rapporto tra le aziende e le nuove generazioni. La prima pillola parte proprio da qui: giovani imprenditori e giovani in cerca di occupazione sono la stessa generazione o hanno interessi diversi? La risposta non lascia margini. Secondo Anghileri chi cerca lavoro e chi fa impresa sono «più vicini di quanto si possa pensare»: condividono «le stesse aspettative, gli stessi desideri», cioè «creare un futuro in Italia».</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Il paradosso</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La vicinanza, però, non basta a farli incontrare. Anghileri lo definisce un paradosso: «Da una parte le aziende non trovano le competenze di cui hanno bisogno e dall’altra i giovani molto spesso non trovano opportunità di qualità». Due ricerche parallele che non si toccano. Le imprese lamentano posizioni scoperte, i ragazzi offerte che non valgono la scelta.</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure style="width: 163px" class="wp-caption alignleft"><a title="Maria Anghileri, presidente nazionale di Confindustria Giovani" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/10/5/photos/anghileri-imprenditori-e-lavoratori-piu-vicini-di-quanto-si-pensi_bfd16442-c0a0-11f1-a31f-b7d0bf99ca0c_1920_2880.jpg" data-title="Maria Anghileri, presidente nazionale di Confindustria Giovani"><img decoding="async" class="lozad" title="Maria Anghileri, presidente nazionale di Confindustria Giovani" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/10/5/photos/cache/anghileri-imprenditori-e-lavoratori-piu-vicini-di-quanto-si-pensi_bfd16442-c0a0-11f1-a31f-b7d0bf99ca0c_1920_2880_v3_medium_libera.jpg" alt="Anghileri: imprenditori e lavoratori più vicini di quanto si pensi" width="163" height="245" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/10/5/photos/cache/anghileri-imprenditori-e-lavoratori-piu-vicini-di-quanto-si-pensi_bfd16442-c0a0-11f1-a31f-b7d0bf99ca0c_1920_2880_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Maria Anghileri, presidente nazionale di Confindustria Giovani</figcaption></figure>
<h3 class="zoom-gallery new libera left">Il posto non basta più</h3>
</div>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="166963">Il primo passo, per la presidente, tocca alle imprese. E il punto è il verbo che usa: non attrarre, ma trattenere. «Per trattenere un giovane non possiamo offrire solo un posto di lavoro, ma dobbiamo anche offrire un percorso»: crescita, formazione e un salario competitivo.</div>
<div class="article-body">
<p>È un cambio di prospettiva che molte aziende faticano ancora a fare. Per la Generazione Z un contratto non è un traguardo, è un punto di partenza: conta capire dove porta. Se l’azienda non lo dice, o non lo sa, il giovane lo va a cercare altrove. Nel modello dell’Osservatorio Delta Index è il pilastro Trattenere, l’ultimo dei quattro dopo Attrarre, Selezionare e Formare. Ed è significativo che a indicarlo come responsabilità delle imprese sia chi le rappresenta.</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>La parte del Paese</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Le aziende, però, non possono farcela da sole. Anghileri chiede al Paese «di fare la sua parte» e di mettere le imprese italiane nelle condizioni di competere con quelle europee, che pagano meno tasse sul lavoro. Il nodo è il cuneo fiscale contributivo, cioè la distanza tra quanto un’azienda spende per un dipendente e quanto quel dipendente trova in busta paga.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Secondo l’ultimo rapporto Taxing Wages dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in Italia il cuneo per un lavoratore single con retribuzione media pesa il 45,8% del costo del lavoro. La media dei 38 Paesi membri è del 35,1%: oltre dieci punti di distanza. Tradotto: a parità di costo per l’impresa, al giovane arriva meno. E un salario competitivo diventa più difficile da offrire.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>La leva fiscale è nelle mani dello Stato. Il percorso, invece, si decide dentro l’azienda. Ed è da lì che, secondo la presidente dei Giovani Imprenditori, bisogna cominciare.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-maria-anghileri-confindustria-giovani-imprenditori-giovani-e-lavoratori-gen-z-piu-vicini-di-quanto-si-pensi/">VIDEO &#8211; Maria Anghileri (Confindustria Giovani): «Imprenditori giovani e lavoratori Gen Z più vicini di quanto si pensi»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «Giovani e aziende, serve un cambiamento. Delta Index è centrato»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-giovani-e-aziende-serve-un-cambiamento-delta-index-e-centrato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 15:42:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.deltaindex.it/?p=10486</guid>

					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Nell’ultima puntata dell’intervista, il Prorettore del Politecnico di Milano spiega perché le aziende devono modificare il loro atteggiamento: «Sono i talenti che scelgono le imprese»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-giovani-e-aziende-serve-un-cambiamento-delta-index-e-centrato/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «Giovani e aziende, serve un cambiamento. Delta Index è centrato»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Gruppi di studenti portati alle fiere del lavoro. Girano tra gli stand senza troppo interesse, con un gadget in tasca come unico bottino. Dall’altra parte, imprese che tornano a casa senza aver trovato chi cercavano. Giuliano Noci questa scena l’ha osservata di persona, e la chiama così: «Un dialogo tra sordi». Parte da qui l’ultima puntata dell’intervista che il Prorettore del Politecnico di Milano, alla guida dell’Hub della Conoscenza, ha rilasciato all’Osservatorio Delta Index. Un percorso in nove video nato dalla ricerca «Next Gen Power», che ha raccolto le voci di oltre 6.000 studenti delle superiori lombarde su lavoro, scuola, intelligenza artificiale e futuro.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Nelle puntate precedenti Noci ha messo in fila ciò che un’azienda deve sapere prima di assumere un giovane. Una generazione più insicura, che chiede di crescere nelle competenze e di essere accompagnata. Un divario troppo ampio tra le promesse del colloquio e la realtà dell’ufficio, che fa crescere gli abbandoni nei primi mesi. Uno stipendio che conta, ma non basta. La necessità di cercare i ragazzi molto prima della laurea. E i silos organizzativi, lontanissimi da chi è abituato a ragionare «in rete, in orizzontale».</div>
</div>
<div class="article-body">
<p>Nell’ultimo video il professore mette a confronto due sguardi. L’Hub della Conoscenza parte dai giovani, Delta Index si rivolge alle imprese. Il traguardo è lo stesso: avvicinare due mondi che oggi faticano a capirsi. Il punto di partenza è una constatazione. «Le imprese non scelgono più i talenti, sono i talenti che scelgono le imprese». Noci non la presenta come un giudizio: «Non sto commentando se sia giusto o sbagliato, sto osservando che questo è quello che avviene».</p>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-recent-on-screen7174058_371="27740" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="27740" data-gtm-vis-total-visible-time7174058_371="100" data-gtm-vis-has-fired7174058_371="1">Per le aziende la conseguenza è una sola. «<b>Le imprese devono fare un Delta</b>», dice Noci. Devono cambiare. Ed è questo, secondo lui,<b> il compito dell’Osservatorio: aiutare le imprese «a riflettere sulla necessità di cambiare». Poi aggiunge: «Mi complimento anche per il nome, Delta Index è da questo punto di vista molto centrato</b>». Cambiare, spiega, perché dall’altra parte del tavolo ci sono «soggetti che sono radicalmente diversi da noi». E la causa di questa distanza, per Noci, è la tecnologia, che «ha accelerato la metrica del tempo». Chi oggi ha un figlio di 14 o 15 anni, ragiona, è come se avesse davanti qualcuno che sta tre o quattro generazioni più avanti.</div>
<div class="article-body">
<p>Per un imprenditore o un responsabile delle risorse umane il messaggio è netto. Non basta allestire uno stand in fiera e aspettare i curriculum. Bisogna capire chi si ha davanti. La sfida, per Noci, è costruire «un piano di convergenza nella comprensione della diversità». È lì che si gioca l’attrattività di un’azienda verso la Generazione Z.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-giovani-e-aziende-serve-un-cambiamento-delta-index-e-centrato/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «Giovani e aziende, serve un cambiamento. Delta Index è centrato»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>VIDEO &#8211; Giuliano Noci (Polimi): «La Gen Z non vuole isolarsi: chiede luoghi dove stare insieme»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 10:46:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Penultima puntata con Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico: «Da un hackathon la richiesta di spazi di socialità. È una sfida importante ma è una sfida per il nostro futuro»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-la-gen-z-non-vuole-isolarsi-chiede-luoghi-dove-stare-insieme/">VIDEO &#8211; Giuliano Noci (Polimi): «La Gen Z non vuole isolarsi: chiede luoghi dove stare insieme»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Un fine settimana, un eco-ostello a Casalmaggiore, un gruppo di ragazzi chiamati a un hackathon. Alla fine resta una richiesta, convinta e determinata: spazi di socialità. A scuola, nei paesi dove vivono. Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell’Hub della Conoscenza, la definisce una cosa scontata, ma solo dopo averci riflettuto. Nella penultima puntata dell’intervista all’Osservatorio Delta Index è la seconda delle due sorprese che gli hanno lasciato tre anni di lavoro con i ragazzi dai 14 ai 18 anni.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Oltre il questionario</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Alla domanda su quale risultato della ricerca lo abbia colpito di più, Noci sposta lo sguardo. Un questionario, spiega, perimetra per forza il campo di indagine. Le sorprese vere sono arrivate da quello che succede fuori dalle domande chiuse. «In questi tre anni mi hanno sorpreso due cose», dice. «Non una, due».</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">La creatività che spiazza i manager</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>La prima nasce dal metodo. In ogni territorio l’Hub della Conoscenza ha creato comunità di imprese e reti di istituzioni scolastiche e le ha fatte lavorare insieme su progetti. Il risultato, in positivo, è stata la creatività dei ragazzi: «La capacità di pensare in modo radicalmente diverso rispetto a quello che pensano i manager aziendali». Manager che Noci, in alcuni casi, ha visto restare sorpresi. È la conferma di un’idea che il Prorettore aveva messo sul tavolo già nella seconda puntata. I ragazzi sono migliori di come li immaginiamo, e spesso siamo noi a non farli uscire dal guscio.</p>
</div>
<h3 class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="25557">La cameretta e il bisogno degli altri</h3>
<div class="article-body">
<p>La seconda sorpresa riporta Noci al punto di partenza dell’intervista. Nella prima puntata aveva descritto una generazione connessa al mondo ma povera di relazioni fisiche, fragile, sola. Nella seconda aveva dato un nome al meccanismo: l’egosfera generata dalle tecnologie e dalla bolla del Covid. Qui il ragionamento si chiude. Chiudersi in cameretta, in un’apparente connessione con il mondo virtuale, non ha spento il bisogno di stare con gli altri. Lo ha enfatizzato. E lo ha esasperato, dice Noci, «per la loro fragilità e per la nostra incapacità di guidarli». Poi la domanda che il Prorettore si è posto dopo l’hackathon: «E gli oratori poco frequentati e gli immobili vuoti che abbiamo?». I territori sono pieni di spazi senza persone che potrebbero essere restituiti alla socialità. «È una sfida importante ma è una sfida per il nostro futuro».</p>
</div>
<div id="scroll4" class="article-body">
<h3>Perché riguarda chi assume</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Nelle puntate precedenti Noci aveva parlato di insicurezza e accompagnamento, della promessa tradita al colloquio, del peso reale dello stipendio, del ritardo di chi cerca i giovani solo a laurea acquisita, dei silos organizzativi e del pessimismo verso il futuro. Le due sorprese di questa puntata consegnano alle imprese due indicazioni concrete.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>La prima riguarda il modo di guardare i giovani. Un’azienda che li incontra solo al colloquio valuta un curriculum. Un’azienda che li coinvolge in un progetto rischia di scoprire idee che al proprio interno nessuno avrebbe avuto. La sorpresa dei manager misura quanto le imprese sottovalutino i ragazzi.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>La seconda riguarda il luogo di lavoro. Un ragazzo che chiede spazi di socialità a scuola e in paese porterà la stessa domanda in azienda. Per molti giovani il lavoro sarà uno dei pochi contesti di relazione fisica e quotidiana. Un inserimento fatto di una scrivania, un badge e una piattaforma online non risponde a quel bisogno. Non è un argomento contro il lavoro da remoto. È un argomento per progettare i momenti in cui si sta insieme, invece di lasciarli al caso.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>È una lettura che va nella stessa direzione di quanto osserva Delta Index dal lato delle imprese. Trattenere un giovane non dipende solo da ciò che l’azienda offre, ma da quanto riesce a farlo sentire parte di qualcosa. L’ultima puntata dell’intervista sarà dedicata proprio all’incrocio tra i due sguardi: quello dell’Hub della Conoscenza, che parte dai ragazzi, e quello di Delta Index, che parte dalle aziende.</p>
</div>
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		<item>
		<title>VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «Il pessimismo dei ragazzi è un problema anche per le imprese»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 10:57:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Settima puntata dell’intervista a Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano: «Le paure dei giovani sull’intelligenza artificiale e sulle guerre nascono dalla stessa radice»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-il-pessimismo-dei-ragazzi-e-un-problema-anche-per-le-imprese/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «Il pessimismo dei ragazzi è un problema anche per le imprese»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Ottanta per cento: è la quota di studenti lombardi che indica guerre e conflitti come il principale rischio per la propria vita futura. E il sessantadue per cento, in un altro capitolo della stessa ricerca, teme che l’intelligenza artificiale porti via creatività e valore umano: più di quanti &#8211; il 47% &#8211; temano di perdere il posto di lavoro. Due paure che sembrano non parlarsi, emerse dall’indagine «Next Gen Power» condotta su oltre 6.000 studenti delle superiori dall’Hub della Conoscenza. Nella settima puntata dell’intervista a Delta Index Tv, Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell’Hub, le tiene insieme in una frase sola: «C’è un pessimismo rispetto al futuro».</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Il filo che le unisce</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il sentiment, spiega Noci, affiora implicito nei numeri e diventa esplicito quando con i ragazzi ci si parla. È il punto di contatto tra le due paure. E non è un dettaglio d’atmosfera: chi il futuro dovrà abitarlo lo guarda già oggi con diffidenza, e chi diffida finisce per prenderne le distanze senza dichiararlo. «È un tema pericoloso per il futuro dei nostri territori», avverte il Prorettore.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<h3 class="position2">Non la sostituzione, il governo</h3>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="55647">Sull’intelligenza artificiale Noci chiede di essere precisi. La paura dei ragazzi non è che la tecnologia sostituisca l’uomo o lo superi. È che vada oltre la dimensione umana perché nessuno è in grado di governarla.</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure class="zoom-gallery new libera left">
<p><figure style="width: 194px" class="wp-caption alignleft"><a title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell'Hub della Conoscenza" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/11/photos/il-pessimismo-dei-ragazzi-e-un-problema-anche-per-le-imprese_4a6c53cc-adce-11f1-8045-40f5526b45ff_1920_2552.jpg" data-credits="GIAN VITTORIO FRAU" data-title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell'Hub della Conoscenza"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="lozad" title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell'Hub della Conoscenza" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/11/photos/cache/il-pessimismo-dei-ragazzi-e-un-problema-anche-per-le-imprese_4a6c53cc-adce-11f1-8045-40f5526b45ff_1920_2552_v3_medium_libera.jpg" alt="Il pessimismo dei ragazzi è un problema anche per le imprese" width="194" height="258" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/11/photos/cache/il-pessimismo-dei-ragazzi-e-un-problema-anche-per-le-imprese_4a6c53cc-adce-11f1-8045-40f5526b45ff_1920_2552_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell&#8217;Hub della Conoscenza (Foto di GIAN VITTORIO FRAU)</figcaption></figure></figure>
</div>
<p>«L’intelligenza artificiale è utile, è fondamentale, dobbiamo governarla», dice. «Per governarla va messa al servizio dell’uomo». E dietro la richiesta c’è un’indicazione scomoda: «è un tema di sfiducia verso la scuola e verso coloro che fanno policy». I numeri della ricerca lo confermano: il 71% degli studenti usa già strumenti di intelligenza artificiale per studiare, ma il 56% ritiene che la scuola non stia fornendo le competenze per farlo davvero.</p></div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Perché riguarda chi assume</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Nelle sei puntate precedenti Noci aveva lavorato dentro il perimetro dell’impresa: l’insicurezza del giovane candidato, ciò che i ragazzi chiedono davvero &#8211; crescita, valori, accompagnamento -, la promessa non mantenuta al colloquio, il peso reale dello stipendio, il tempismo sbagliato di chi cerca i giovani solo a titolo di studio acquisito, i silos che li allontanano. La settima esce dai cancelli e poi ci rientra. Perché un ragazzo che non riesce a proiettarsi in avanti è lo stesso che, assunto, non costruisce un percorso: si affida al breve termine, e il breve termine non trattiene nessuno.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Vale anche per la tecnologia. La domanda di governo non si ferma alla porta della scuola: un’azienda che introduce strumenti di intelligenza artificiale senza dire a un neoassunto chi decide, con quali regole e con quale ricaduta sul suo lavoro, riproduce esattamente il meccanismo che i ragazzi imputano al sistema formativo. È la differenza tra adottare e governare. È il terreno su cui Delta Index misura le imprese del proprio panel: non se l’azienda usa l’intelligenza artificiale, ma se accompagna chi entra a usarla. Il pessimismo sul futuro non si smonta con una campagna di employer branding. Si smonta facendo vedere a un ventenne che dentro quell’impresa un futuro è progettabile.</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «I ragazzi hanno un sistema operativo diverso dal nostro»</title>
		<link>https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-i-ragazzi-hanno-un-sistema-operativo-diverso-dal-nostro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 08:34:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Sesta puntata dell’intervista a Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano: chi fatica ad attrarre i giovani deve rompere due schemi, l’orgoglio del lavorare tanto e i silos</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-i-ragazzi-hanno-un-sistema-operativo-diverso-dal-nostro/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «I ragazzi hanno un sistema operativo diverso dal nostro»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Alla fine di un’intervista costruita tutta intorno ai giovani, la domanda si rovescia sulle imprese: un solo consiglio a chi fatica ad attrarli. E Giuliano Noci non parla di employer branding, né di stipendi, né di piani di carriera. Parla di due convinzioni che le aziende italiane si portano dietro da decenni e che oggi lavorano contro di loro.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Noci è Prorettore del Politecnico di Milano e guida l’Hub della Conoscenza che ha promosso «Next Gen Power», la ricerca che ha raccolto la voce di oltre 6.000 studenti delle scuole superiori lombarde su lavoro, scuola, intelligenza artificiale e futuro. L’Osservatorio Delta Index lo ha incontrato per chiedergli cosa dovrebbero farne le imprese, di quei dati: questa è la sesta puntata della videointervista.</div>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Il primo schema: «Io lavoro e lavoro tanto»</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>«Il problema è che le aziende pensano di essere dalla parte giusta perché io lavoro e lavoro tanto», dice Noci. È l’assunto implicito di chi guida: la fatica come titolo di merito, e quindi come titolo di ragione. Davanti a una generazione che misura il lavoro con altri parametri, quell’assunto smette di funzionare e il rischio, per l’impresa, è chiudere il discorso prima ancora di aprirlo.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Rompere quello schema, avverte Noci, non è un dettaglio: «Se io accetto che ci sia una diversità, ho già costruito un pezzo di ponte tutt’altro che secondario». È la parte più controintuitiva del ragionamento: il primo investimento non costa nulla in termini economici, ma richiede di mettere in discussione un’identità. E ripaga in fretta, perché quando i ragazzi si fidano cominciano a chiedere. «Chiedono coordinamento e quant’altro», racconta il Prorettore sulla base della sua esperienza diretta con gli studenti, «diventa davvero molto stimolante e interessante».</div>
</div>
<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="27219"></div>
<div id="scroll2" class="article-body">
<h3>Il secondo schema: i campanili degli uffici</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Il secondo è più difficile, perché tocca l’organizzazione. Noci parte da un dato anagrafico: i ragazzi di 14-18 anni sono nati con internet e con una tecnologia che «li porta con l’ipertesto a muoversi in orizzontale», che genera connessioni. Vivono in un sistema a rete, nell’economia della condivisione. Le imprese italiane, invece, restano organizzate per funzioni separate. «Vivono molto di silos, di campanili», osserva Noci, «che non sono solo i campanili dei paesini, sono i campanili degli uffici». La conclusione è netta: è «quanto di più lontano dalla cultura e dal sistema delle aspettative di giovani che hanno un sistema operativo completamente diverso».</p>
</div>
<div id="scroll3" class="article-body">
<h3>Il filo delle sei puntate</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>Letto in sequenza, il ragionamento di Noci si chiude con coerenza. Nelle prime puntate aveva descritto una generazione fragile ma non svogliata, che chiede crescita di competenze, coerenza di valori e accompagnamento; poi aveva indicato nella distanza tra promessa e realtà la causa degli abbandoni precoci; quindi aveva rimesso lo stipendio al suo posto &#8211; decisivo, ma non sostitutivo di tutto il resto &#8211; e aveva spostato indietro il momento dell’incontro, alle scuole e alle università.</p>
</div>
<div class="article-body">
<p>Qui arriva il punto di caduta: nessuna di quelle correzioni tiene se l’azienda resta divisa in compartimenti e convinta di avere ragione per default. È esattamente il terreno su cui lavora l’Osservatorio Delta Index quando misura i processi delle imprese su attrazione, selezione, inserimento e permanenza: la difficoltà a trattenere i giovani raramente nasce da un singolo errore: nasce da un’organizzazione che parla ai ragazzi con una grammatica che loro non usano più.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-i-ragazzi-hanno-un-sistema-operativo-diverso-dal-nostro/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «I ragazzi hanno un sistema operativo diverso dal nostro»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «Andare a cercare i giovani dopo la laurea è già troppo tardi»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 09:27:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Quinta puntata dell’intervista a Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano: il distacco tra scuola e impresa si colma con progetti comuni e con un ruolo nuovo per le risorse umane</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-andare-a-cercare-i-giovani-dopo-la-laurea-e-gia-troppo-tardi/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «Andare a cercare i giovani dopo la laurea è già troppo tardi»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="article-body">
<p>Un’azienda che si mette a cercare giovani quando questi hanno già il diploma o la laurea in mano arriva a giochi fatti. È il passaggio più netto della quinta puntata dell’intervista dell’Osservatorio Delta Index a <b>Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell’Hub della Conoscenza</b>, che ha condotto la ricerca «Next Gen Power» su oltre 6.000 studenti delle scuole superiori lombarde.</p>
</div>
<div class="article-body-full">
<div class="position2">Il dato di partenza è tra i più duri emersi dall’indagine: <b>gli studenti sentono la scuola lontana dal mondo del lavoro</b>. La domanda posta a Noci ribalta però il punto di vista e lo porta dove Delta Index lo tiene da sempre: che cosa possono fare le imprese prima ancora di assumere?</div>
</div>
<div id="scroll1" class="article-body">
<h3>Due percezioni che non si incontrano</h3>
</div>
<div class="article-body">
<p>«I giovani se ne vanno perché hanno la percezione che le imprese non siano adatte a loro, non sono coerenti con le loro aspettative», dice Noci. Dall’altro lato le imprese pensano che i giovani lavorino poco, e da questa convinzione nasce una reticenza che chiude il canale prima ancora che si apra.</p>
</div>
<div class="article-body">
<div class="float-img-article-cont left">
<figure style="width: 257px" class="wp-caption alignleft"><a title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell'Hub della Conoscenza" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/4/photos/andare-a-cercare-i-giovani-dopo-la-laurea-e-gia-troppo-tardi_670dd7ea-a841-11f1-866d-ec685075f526_1920_2552.jpg" data-credits="GIAN VITTORIO FRAU" data-title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell'Hub della Conoscenza"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad" title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell'Hub della Conoscenza" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/4/photos/cache/andare-a-cercare-i-giovani-dopo-la-laurea-e-gia-troppo-tardi_670dd7ea-a841-11f1-866d-ec685075f526_1920_2552_v3_medium_libera.jpg" alt="«Andare a cercare i giovani dopo la laurea è già troppo tardi»" width="257" height="341" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/4/photos/cache/andare-a-cercare-i-giovani-dopo-la-laurea-e-gia-troppo-tardi_670dd7ea-a841-11f1-866d-ec685075f526_1920_2552_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell&#8217;Hub della Conoscenza (Foto di GIAN VITTORIO FRAU)</figcaption></figure>
<p class="zoom-gallery new libera left">È lo stesso pregiudizio che il Prorettore aveva messo sotto accusa nella terza puntata. Qui però il ragionamento indica una via d’uscita: «Dobbiamo ricostruire un dialogo e la ricostruzione di un dialogo passa attraverso la possibilità di vivere delle esperienze comuni». Cioè fare qualcosa insieme, prima e fuori dal colloquio di selezione.</p>
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<h3>Il momento giusto non è dopo il titolo di studio</h3>
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<p>«È troppo tardi andare a cercarli quando sono diplomati o laureati», dice Noci, che porta come esempio la propria esperienza al Politecnico: capita sempre più spesso di laureare ragazzi che al momento della proclamazione hanno già firmato un contratto di lavoro da sei mesi.<br />
Per un’impresa il riflesso è immediato. Se il mercato si chiude prima del titolo di studio, aspettare la fine del percorso formativo significa competere per una quota di candidati sempre più ristretta. «Le aziende devono avvicinarsi al mondo della scuola e dell’università e costruire progetti che fanno conoscenza, dialogo, consapevolezza e reciproco avvicinamento». Non campagne di reclutamento, quindi, ma percorsi che facciano incontrare i due mondi mentre i ragazzi sono ancora sui banchi.</p>
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<h3>Il nuovo mestiere di chi gestisce il personale</h3>
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<p>L’ultimo passaggio tocca da vicino l’organigramma delle aziende. Per Noci il responsabile delle risorse umane «non è più un soggetto, come è stato concepito nel passato, che gestisce relazioni sindacali». Diventa «elemento cruciale di un motore aziendale che può vivere e creare valore se e solo se ha capitale umano preparato e motivato».<br />
È una promozione che porta con sé un carico nuovo. «Il responsabile delle risorse umane si nobilita, ma deve fare un lavoro molto diverso rispetto a quello che ci siamo immaginati nel passato»: un lavoro che si misura sulla capacità di avvicinarsi ai giovani e alle scuole e di essere «cinghia di trasmissione tra la scuola e il mondo del lavoro».</p>
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<p>È il terreno su cui Delta Index misura le imprese del proprio panel: la distanza tra scuola e azienda non è un tema di politica scolastica, è una variabile interna che decide chi riuscirà ad attrarre i giovani e chi resterà a guardare.</p>
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		<title>VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «All’estero prendono il doppio: la paga non è una variabile minore»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Bonassi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 08:27:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DELTA INDEX TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CAPITALE UMANO. Quarta puntata dell’intervista a Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano: all’estero i giovani trovano paghe doppie, ma «le coscienze non ce le possiamo lavare dicendo ti pago bene»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-allestero-prendono-il-doppio-la-paga-non-e-una-variabile-minore/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «All’estero prendono il doppio: la paga non è una variabile minore»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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<p>Un diplomato bergamasco o comasco, insomma lombardo, che attraversa il confine e va a lavorare nel Canton Ticino, o che risponde a un annuncio a Eindhoven, non fa un salto nel buio: trova una busta paga che parte dal doppio di quella che avrebbe firmato a casa sua. È il dato di realtà da cui parte Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell’Hub della Conoscenza, nella quarta puntata dell’intervista dell’Osservatorio Delta Index.</p>
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<div class="position2">Il tema è quello su cui, più di ogni altro, circolano frasi fatte: ai ragazzi di oggi lo stipendio interessa poco, contano altre cose. «Non è vero», risponde Noci. E la ricerca «Next Gen Power», condotta su oltre 6.000 studenti delle scuole superiori lombarde, lo dice con i numeri: il 54% indica l’indipendenza economica come principale obiettivo di vita, il 44% teme di non riuscire a raggiungere una condizione stabile.</div>
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<h3>Il confronto con l’estero</h3>
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<p>«È evidente che lo stipendio non può non essere considerato», dice Noci. Chi si affaccia in Svizzera, in Francia, in Olanda trova retribuzioni che «vanno dal doppio in su». E qui sta il punto che riguarda direttamente le imprese lombarde: quelle possibilità di mercato sono ampie e, osserva il Prorettore, molto facilmente raggiungibili. Per questo i ragazzi hanno segnalato con nettezza che la variabile stipendio non è una variabile secondaria.<br />
Non è una rivendicazione ideologica. È una constatazione di chi ha davanti un’alternativa concreta a un’ora di macchina o a un volo low cost di distanza.</p>
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<h3 class="position2">Ma non è sufficiente</h3>
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<div class="half-story" data-gtm-vis-first-on-screen7174058_371="57037">Detto questo, Noci chiude subito la scorciatoia opposta. Un buon stipendio non mette l’azienda in una sinecura rispetto a tutto il resto: non la esonera, cioè, dagli altri elementi che i giovani mettono sul tavolo. «Non ci sono compromessi», dice. «Per certi versi c’è un livello di aspettativa che mette lo stipendio al pari degli altri elementi».</div>
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<figure style="width: 204px" class="wp-caption alignleft"><a title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano" href="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/3/photos/allestero-prendono-il-doppio-la-paga-non-e-una-variabile-minore_ef97a7da-a76f-11f1-866d-ec685075f526_1920_2552.jpg" data-credits="GIAN VITTORIO FRAU" data-title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano"><img loading="lazy" decoding="async" class="lozad" title="Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano" src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/3/photos/cache/allestero-prendono-il-doppio-la-paga-non-e-una-variabile-minore_ef97a7da-a76f-11f1-866d-ec685075f526_1920_2552_v3_medium_libera.jpg" alt="«All’estero prendono il doppio: la paga non è una variabile minore»" width="204" height="271" data-src="https://storage.ecodibergamo.it/media/photologue/2026/9/3/photos/cache/allestero-prendono-il-doppio-la-paga-non-e-una-variabile-minore_ef97a7da-a76f-11f1-866d-ec685075f526_1920_2552_v3_medium_libera.jpg" data-loaded="true" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano (Foto di GIAN VITTORIO FRAU)</figcaption></figure>
<p class="zoom-gallery new libera left">Al pari, non al posto. È una differenza che cambia il modo in cui un’impresa costruisce la propria offerta: la retribuzione entra nella lista, non la sostituisce. E la frase che chiude il ragionamento è la più diretta di tutta l’intervista: «Le coscienze non ce le possiamo lavare dicendo ti pago bene».</p>
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<h3>Il posto della paga nel quadro generale</h3>
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<p>Questa puntata completa un percorso. Nella prima Noci aveva descritto una generazione che chiede sicurezza e accompagnamento; nella seconda, la richiesta di crescere in competenze e di ritrovare i propri valori nell’azienda; nella terza, il divario tra ciò che viene promesso al colloquio e ciò che si trova alla scrivania. Lo stipendio è il quarto tassello, e Noci lo colloca con precisione: «Non cercano solo quello e quindi non sminuiamolo, ma non è un valore assoluto».Per un’impresa significa che non esistono leve compensative. Non si può pagare poco contando sull’ambiente, e non si può pagare bene contando che basti.</p>
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<h3>La lettura Delta Index</h3>
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<p>È una lettura che si allinea a quanto l’Osservatorio Delta Index rileva sul proprio panel di aziende benchmark: la retribuzione pesa nella fase di attrazione, ma non spiega quasi mai da sola perché un giovane resta o se ne va. Le imprese che perdono ragazzi dopo pochi mesi raramente sono quelle che pagano meno del mercato: sono quelle che, sulle altre dimensioni, non hanno costruito nulla. Attrarre con la busta paga è possibile; trattenere richiede che tutte le altre voci reggano lo stesso confronto.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.deltaindex.it/journal/video-giuliano-noci-polimi-allestero-prendono-il-doppio-la-paga-non-e-una-variabile-minore/">VIDEO – Giuliano Noci (Polimi): «All’estero prendono il doppio: la paga non è una variabile minore»</a> proviene da <a href="https://www.deltaindex.it">Deltaindex</a>.</p>
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