Un ragazzo su tre non ha mai visto un’azienda. Nuovi ponti tra orientatori e imprese

Un ragazzo su tre non ha mai visto da vicino un’azienda. Non ci ha mai messo piede. Non ha mai visto come si lavora dentro un capannone, un ufficio, una linea di produzione. Non ha mai parlato con chi ogni giorno progetta, vende, costruisce. E poi ci chiediamo perché il lavoro, per molti giovani, resta un mistero. È da questa distanza concreta tra scuola e imprese che è partita la riflessione del convegno «Scuola e lavoro: costruire ponti per il futuro», ospitato all’Auditorium Olmi di Bergamo e promosso da Asnor – Associazione nazionale orientatori, in collaborazione con Aidp Lombardia e con il patrocinio della Provincia di Bergamo.

L’incontro ha riunito orientatori, dirigenti scolastici, responsabili delle risorse umane e rappresentanti delle istituzioni per discutere uno dei nodi più complessi del mercato del lavoro contemporaneo: il rapporto tra sistema educativo e mondo produttivo. Ad aprire i lavori è stato Paolo Motta del Gruppo Bergamo di Aidp Lombardia e a fare da filo conduttore dell’iniziativa è stata Helga Ogliari, organizzatrice dell’evento e figura che rappresenta simbolicamente il punto di contatto tra i due mondi, essendo attiva sia nella comunità degli orientatori sia in quella dei responsabili HR. «La transizione dalla scuola al lavoro – ha spiegato – è una delle sfide più rilevanti del nostro tempo. Per affrontarla serve una visione condivisa e soprattutto una collaborazione concreta tra chi orienta i ragazzi e chi poi li accoglie nelle aziende».

I relatori della tavola rotonda

 

Le esperienze dal territorio

Nel corso della mattinata si sono alternati interventi che hanno portato il punto di vista delle istituzioni, della scuola e delle imprese. Sono intervenuti Pasquale Gandolfi e Umberto Valois, presidente e vicepresidente della Provincia di Bergamo, Annie Pontrandolfo, presidente nazionale Asnor, e Marco Vigini, vicepresidente Aidp Lombardia. Accanto a loro hanno portato la loro esperienza Pamela Mologni di Bergamo Sviluppo, Erminio Salcuni, vicedirettore di ABF, Claudia Caccia, coordinatrice della progettazione e dell’internazionalizzazione dell’Istituto Paleocapa, Raffaella Donghi, CFO di Sangalli Spa, Laura Nember, senior educational specialist Lombardia di Gi Group, e Paolo Ferrari, founder e ceo di Skillherz e Delta Index.  Tra gli interventi più significativi anche quello di due studentesse diplomate all’Istituto tecnico Paleocapa di Bergamo, che hanno portato la loro esperienza diretta di passaggio dalla scuola al lavoro. Nel loro racconto è emerso con chiarezza quanto gli incontri con le aziende organizzati durante il percorso scolastico abbiano inciso sulle scelte successive. Le visite aziendali, i momenti di confronto con imprenditori e professionisti e le esperienze di contatto con il mondo produttivo hanno permesso loro di capire concretamente come funzionano le imprese e quali professioni esistono, rendendo molto più consapevole l’ingresso nel mondo del lavoro. Una testimonianza semplice ma efficace, che ha dato volto umano a un tema spesso affrontato solo attraverso numeri e analisi.

I dati che spiegano il problema

Proprio quei numeri aiutano a capire perché esperienze come quella raccontata dalle studentesse non siano ancora così diffuse. A margine del convegno sono stati presentati infatti alla stampa alcuni dati inediti raccolti dall’Osservatorio Delta Index su oltre 600 studenti, che fotografano la distanza tra giovani e sistema produttivo.

Il primo dato è emblematico: il 30% degli studenti non ha mai visitato un’azienda.

Un altro 33% l’ha fatto una sola volta, mentre solo il resto ha avuto più occasioni di entrare in contatto diretto con il mondo produttivo.

Non sorprende quindi un secondo indicatore: oltre la metà degli studenti dichiara di conoscere poco il tessuto economico produttivo del proprio territorio. Il 52,5% afferma di conoscerlo poco, mentre il 13,1% per niente.

Numeri che si collegano direttamente alle riflessioni emerse durante la mattinata: se i ragazzi non entrano mai nelle aziende, difficilmente possono immaginare quali professioni esistano e quali opportunità offrano. Alla domanda su chi dovrebbe aiutarli a conoscere meglio il mondo delle imprese, le risposte degli studenti restituiscono una fotografia significativa.

Il 29% indica la scuola, il 19% le istituzioni, il 18% le aziende.

Ma la risposta più interessante è un’altra: il 33% dei ragazzi ritiene che tutte queste realtà debbano lavorare insieme. Una sintesi quasi perfetta del senso del convegno. Il passaggio dalla scuola al lavoro, infatti, non può essere gestito da un solo attore: richiede una responsabilità condivisa tra sistema educativo, istituzioni e mondo produttivo.

Il corridoio tra scuola e impresa

In questo scenario si inserisce il brand Skillherz, sviluppato da Edoomark, che rappresenta uno degli strumenti pensati per mettere in relazione diretta studenti e imprese. Se l’Osservatorio Delta Index analizza il rapporto tra aziende e Generazione Z dal punto di vista delle imprese, Skillherz lavora invece direttamente con i ragazzi, accompagnandoli nella scoperta del lavoro. A raccontarlo durante il convegno è stato Paolo Ferrari, founder e ceo di Skillherz e Delta Index. «Quando si parla di mismatch tra domanda e offerta di lavoro – ha spiegato – si pensa subito alle competenze. Ma spesso il problema nasce molto prima: i ragazzi non conoscono il lavoro». Ferrari ha raccontato ciò che accade spesso negli incontri di orientamento con gli studenti. «Quando chiediamo cosa vogliono fare da grandi, le risposte sono quasi sempre legate alle professioni più visibili, quelle che vedono sui social o nei media. Ma quando iniziamo a raccontare cosa succede dentro le aziende del territorio, molti scoprono per la prima volta mestieri e tecnologie che non avevano mai immaginato».

Paolo Ferrari, ceo di Skillherz e Delta Index

 

Per questo il nodo dell’orientamento non riguarda solo la scelta del percorso di studi, ma la possibilità di incontrare concretamente il lavoro. «Se un ragazzo non entra mai in azienda – ha aggiunto Ferrari – difficilmente potrà immaginarsi dentro quel mondo. Il nostro compito è costruire quel corridoio tra scuola e impresa che oggi spesso manca». Un corridoio fatto di incontri, testimonianze, visite aziendali e esperienze dirette. Ogni anno, attraverso i progetti di orientamento di Skillherz, vengono coinvolti oltre 20 mila studenti e più di 310 classi, con percorsi che mettono i giovani in relazione diretta con le imprese del territorio. «Quando i ragazzi entrano davvero in azienda – ha concluso Ferrari – succede qualcosa di semplice ma decisivo: il lavoro smette di essere un’idea astratta e diventa una possibilità concreta».

Prima delle competenze servono esperienze

Il confronto di Bergamo ha messo in evidenza un punto spesso trascurato nel dibattito sul lavoro giovanile. Prima delle competenze servono esperienze. Prima del curriculum serve la conoscenza del lavoro. E prima ancora delle politiche occupazionali serve un incontro reale tra chi orienta i giovani e chi li accoglierà nelle aziende. Solo così quei ponti evocati nel titolo del convegno possono diventare strutture solide. Perché il lavoro, per essere scelto, deve prima di tutto essere visto da vicino.

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