Un nome fatto al momento giusto. La telefonata di un parente, la segnalazione di un amico. In Italia il primo lavoro di un giovane comincia ancora così, più spesso che da un annuncio o da un post sui social. Non è una sensazione. L’Osservatorio Delta Index ha rielaborato i microdati Istat della Rilevazione sulle forze di lavoro 2025, che chiede agli occupati attraverso quale canale hanno trovato il posto. Sotto i 30 anni il 30% è entrato grazie a parenti, amici e conoscenti: quasi uno su tre. Un altro 37,4% si è presentato direttamente all’azienda o è stato contattato dal datore di lavoro. Sommati, due giovani su tre arrivano al contratto attraverso un contatto personale. Gli annunci, tra i 20 e i 29 anni, si fermano al 7%. Sotto i vent’anni la rete di famiglia e amici pesa ancora di più: quasi quattro occupati su dieci, il 39,5%.
Non per forza un male
Che cosa dice questo dato a chi fa impresa? Lo abbiamo chiesto a Maria Anghileri, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria. La sua lettura non è una condanna. Il fatto che i giovani trovino lavoro più attraverso le relazioni che con annunci e social, spiega, conferma che nel nostro Paese le relazioni restano centrali. «Questo di per sé non è per forza un male». Il punto è un altro: quanto sono larghe. Per Anghileri conta che le relazioni siano il più estese possibile. Non chiuse dentro la cerchia di famiglia e amicizie, ma aperte all’università e agli Its, gli Istituti tecnologici superiori. Poi la sintesi: «La relazione non deve diventare un recinto».
Dove il recinto si allarga
I numeri vanno nella stessa direzione. Considerando tutti gli occupati, chi si è fermato alla licenza media ha trovato lavoro tramite parenti e conoscenti nel 35% dei casi. Tra i laureati la quota scende all’11,6%. Lo studio non cancella le relazioni: le cambia. Al posto dello zio o del vicino di casa arrivano il docente, il tutor dello stage, il compagno di corso già assunto.
È qui che l’azienda ha margini di manovra. Un’impresa che recluta solo attraverso la rete dei propri dipendenti pesca sempre nello stesso bacino. I candidati assomigliano a chi c’è già, per provenienza e per percorso. Funziona finché funziona. Ma quando le posizioni restano scoperte per mesi, quel bacino si rivela troppo piccolo.
Costruire relazioni prima di assumere
Allargare il recinto significa costruire relazioni prima di averne bisogno. Aprire le porte a stage e percorsi di formazione scuola-lavoro. Entrare nelle aule degli Its e delle università, non solo nei giorni delle fiere del lavoro. Dare ai dipendenti più giovani il ruolo di ponte verso i loro ex compagni di corso.
Non si tratta di rinunciare al passaparola. I giovani continueranno a fidarsi di chi conoscono, le aziende di chi viene presentato da qualcuno. La differenza la fa il perimetro. Un’impresa che coltiva rapporti con scuole e atenei entra nella rete di ragazzi che altrimenti non l’avrebbero mai incontrata. Per un ventenne senza contatti, quella porta aperta può essere l’unica.