«Vogliamo che i consulenti del lavoro ci considerino dei loro partner, non semplici fornitori». Lo ha detto Domenico Uggeri, vicepresidente e responsabile della Business Unit HR di Zucchetti, presentando a Lodi il nuovo Osservatorio. È lo stesso salto che un’impresa può chiedere al proprio consulente sul fronte dei giovani. Zucchetti ha presentato anche un manifesto in dieci punti e il nuovo brand Zucchetti HR Prof, dedicato ai professionisti del lavoro. Il messaggio vale anche a valle. La ricerca indica almeno tre terreni.
Il secondo è la trasparenza retributiva. Dal 7 giugno, con il decreto legislativo 96 del 2026, le aziende devono indicare ai candidati la retribuzione iniziale o la fascia prevista e non possono chiedere quanto guadagnavano prima. È una richiesta che la Generazione Z avanzava da tempo: sapere subito quanto vale un posto, senza scoprirlo al terzo colloquio. Un annuncio con una cifra chiara diventa così anche un modo per distinguersi. Il 50% dei consulenti la considera un’opportunità, il 60% tra gli studi con più di 20 collaboratori.
Tre adempimenti che, letti con Delta Index, diventano tre leve: attrarre con la chiarezza, accogliere con l’attenzione, trattenere conoscendo i propri numeri. Il consulente, in questo percorso, può essere davvero un partner.